Morto il prete del mistero: cos’era nascosto sotto la cupola di San Pietro

Muore improvvisamente monsignor Michele Basso, il prete dei misteri in possesso di un vero tesoro. 30 casse piene di opere d’arte sono sigillate in una stanza sotto la cupola di San Pietro. Restano gli interrogativi sulla loro provenienza

Immagine da Wikipedia

(Federico Garau – ilgiornale.it) – Mentre gli occhi di tutti sono ancora puntati sul Vaticano dopo la scomparsa del papa emerito Benedetto XVI, arriva la notizia di una morte piuttosto misteriosa, non solo per le sue circostanze, quanto per la figura del personaggio che è venuto a mancare.

La morte improvvisa

È stato trovato senza vita nella sua stanza monsignor Michele Basso, anziano canonico di San Pietro. Alcuni sacerdoti vicini a don Basso, preoccupati dal fatto che il religioso non rispondesse al telefono, lo hanno raggiunto nel suo appartamento, sito nelle vicinanze della basilica di San Pietro. Il prete era riverso sul proprio letto, con le gambe scivolate all’esterno, e indossava ancora il pigiama. Ogni tentativo di rianimarlo è risultato inutile.

Chi conosceva monsignor Michele Basso ha spiegato che l’uomo soffriva di malesseri da tempo. L’ipotesi è che abbia accusato un malore. Considerata l’età avanzata, si è pensato a un infarto.

Ma perché don Basso, canonico di San Pietro, viene considerato come una figura misteriosa? Da tempo, in Vaticano, si cerca di fare luce, in modo molto discreto, sul “tesoro” posseduto dal religioso. Appassionato collezionista d’opere d’arte, monsignor Michele Basso aveva accumulato nel tempo un ingente numero di pezzi pregiati. Reperti archelogici, dipinti, sculture, schizzi e disegni, tavole, messi insieme nel tempo. Il Messaggero parla addirittura di 30 bauli dal contenuto ancora sconosciuto.

Un fatto, questo, che imbarazza le autorità vaticane, le quali da tempo cercano di risalire alla provenienza di queste opere. Come ne è entrato in possesso don Basso? Il mistero potrebbe essere scomparso insieme a lui.

Silenzi e inchieste interne

Negli anni, come abbiamo detto, le autorità vaticane hanno cercato di fare chiarezza. I sospetti ci sono eccome, e non sono mancate inchieste interne condotte con la massima riservatezza. Ad oggi, tuttavia, non è stato possibile risalire alla provenienza delle meraviglie che costituiscono il tesoro.

Si parla di decine di pezzi antichi, e di pregio. La collezione venne presa e collocata in apposite casse ignifughe che furono sigillate e successivamente sistemate in una zona ricavata proprio sotto la cupola di San Pietro. In totale, fa sapere Il Messaggero, che si occupa del caso, si tratta di circa 70 pezzi, fra sculture, reperti antichi, tavole, dipinti e molto altro.

Le autorità vaticane sono a conoscenza di tutto. Il segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin ha già visto le casse con le opere. Interrogato più volte sulla questione, don Basso ha sempre assicurato che tutti gli oggetti erano regolari e reperiti con tempo e pazienza.

In passato, però, venne aperta un’inchiesta sul caso dalla procura di Roma. Inchiesta poi archiviata. Le domande, dunque, restano. Specie ora che il possessore è morto. Si tratta di collezioni ereditate? Oppure sono donazioni? In Vaticano si cercano ancora le risposte.

Un mistero nel mistero

Fra i meravigliosi pezzi dovrebbe esserci anche una copia del celebre vaso di Eufronio, o cratere di Sarpedonte. Il pezzo originale, rinvenuto nel 1971 da alcuni ladri di tombe, venne acquistato dal Metropolitan Museum of Art di New York. Nel 2006 l’opera è tornata in possesso dell’Italia, dopo non poche controversie.

E qui il mistero si infittisce. Se è vero che il cratere, come dichiarato, è stato trovato nel 1971, com’è possibile che ci sia una copia, quella in possesso di don Basso, risalente alla fine del 900?

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