Come per la cannabis

(di Paolo Frosina – ilfattoquotidiano.it) – “Signori, è nel codice penale: se si parla di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche delle cosiddette mazzette, o del pactum sceleris della corruzione”. Nonostante la batosta referendaria, Carlo Nordio non rinuncia a esibire senza filtri la sua idea di giustizia. Rispondendo al question time alla Camera, il ministro rivendica orgogliosamente il concetto di “modestissima mazzetta”, elaborato nel suo ultimo libro per scagliarsi contro l’uso dei trojan – i virus-microspia installati nei telefoni – nelle indagini per corruzione. Nell’opera uscita a gennaio (Una nuova giustizia, Guerini) Nordio insultava la legge Spazzacorrotti del suo predecessore Alfonso Bonafede, definita “il delirio moralistico di un Parlamento semi-giacobino”: quella riforma, denunciava indignato, ha esteso i trojan alle inchieste per i gravi reati contro la Pubblica amministrazione, “con il risultato che ancor oggi, se un pm ravvisa l’ipotesi anche di una modestissima mazzetta, può chiedere e ottenere l’utilizzo di questo meccanismo diabolico. Dopo il referendum, vedremo di rimediare anche a questa inciviltà”, prometteva.
Alle urne poi è finita come sappiamo, e quel progetto per ora è finito in archivio. Ma Nordio, di fronte alla Camera, sceglie di insistere sulla teoria della mazzetta “omeopatica”: l’assist è un’interrogazione M5S sulla direttiva europea anticorruzione appena entrata in vigore, che, secondo vari giuristi, impone all’Italia di reintrodurre una forma di abuso d’ufficio, reato abrogato ormai due anni fa. “La corruzione non può essere minimizzata parlando di ‘modestissime mazzette’ come ha fatto lei, ministro. In Europa sanno bene quanto sia importante contrastare la corruzione e, prima ancora, tutte le condotte in cui l’interesse privato schiaccia il bene pubblico”, ha incalzato in Aula Valentina D’Orso, capogruppo pentastellata in Commissione Giustizia, chiedendo se il governo abbia intenzione di rivedere le sue scelte per evitare una procedura d’infrazione. Una citazione provocatoria che il Guardasigilli raccoglie subito. “In premessa – esordisce – vorrei dire che quando si parla e si è parlato di ‘modeste mazzette’ e, ancora una volta, si è attribuito a questo ministro un linguaggio cosiddetto di strada, vorrei ricordare che il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico. Si parla di tenuità del fatto – ricorda – addirittura per escludere la punibilità di un reato; si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti e nelle circostanze attenuanti vi sono le particolari esigenze di tenuità del fatto. Quindi non è un sacrilegio usare questo aggettivo” chiosa l’ex pm. Un paragone, quello tra tangenti e sostanze psicotrope, smontato in due frasi da Giovanni Zaccaro, giudice in Corte d’Appello a Roma e segretario di Area, il maggiore gruppo delle toghe progressiste: “La concussione e la corruzione danneggiano tutti i cittadini, lo spaccio di una dose danneggia al più la salute di chi decide di comprarla. È evidente che i primi reati siano più gravi del secondo”, commenta al Fatto.
Nel merito dell’interrogazione, invece, Nordio annuncia che la direttiva Ue verrà semplicemente ignorata: “La risposta sulla reintroduzione del reato di abuso d’ufficio è nettamente negativa”, afferma. “Abbiamo dimostrato all’Europa che sta nella discrezionalità degli Stati predisporre i sistemi anticorruzione, e in questo l’arsenale preventivo e repressivo dell’Italia è il più ricco di tutti”, con “ben 17 fattispecie di reato”. Secondo Nordio, la previsione europea “non ha niente a che vedere” con il reato abrogato in Italia, “perché non tipicizza nessuna fattispecie incriminatrice e non individua condotte determinate”. Una tesi che si appoggia sull’ambiguità del testo della direttiva, fatto annacquare dall’Italia in cambio del suo sì: nella versione finale, l’articolo 7 obbliga gli Stati membri a perseguire solo “determinate violazioni gravi” commesse dai pubblici ufficiali, consentendo inoltre di “limitare l’applicazione” del reato a “determinate categorie” di funzionari pubblici. A rivolgersi a Nordio nel question time anche Forza Italia, che con il deputato Pietro Pittalis ha chiesto di accelerare l’iter della proposta di legge per rendere più difficile il sequestro degli smartphone da parte dei pm, imponendo una complessa procedura governata dal gip: dopo l’ok al Senato ad aprile 2024, il provvedimento è ancora fermo alla Camera.