Genova, propaganda e cantieri. Specialista nelle campagne popolari, a ora non ha affrontato i nodi della città, in primis i servizi

(di Marco Grasso – ilfattoquotidiano.it) – Genova. Una facciata splendente, addobbata con temi identitari che infiammano il cuore e scaldano la pancia del popolo della sinistra. Ma anche una casa che al suo interno è ancora un cantiere di promesse irrealizzate, che per giunta va a rilento. Si potrebbe raccontare così la Genova di Silvia Salis, provando a cercare la realtà oltre la narrazione. La sindaca di Genova si dice pronta a guidare l’Italia, ma nei suoi primi dieci mesi di mandato se l’è cavata meglio da leader politica, pur non avendo alle spalle un partito, che da amministratrice. La sua popolarità è legata soprattutto a posizioni di principio, espresse con toni radicali e grande efficacia comunicativa: antifascismo, Palestina, diritti civili, No al referendum costituzionale. Ma buona parte del programma proposto in campagna elettorale è rimasto finora un libro dei sogni, soprattutto sui temi economico-sociali e del recupero delle periferie. È vero che il tempo passato è ancora poco per un vero giudizio e che il centrodestra ha lasciato certamente un’eredità difficile, ma questo tipo di giustificazioni non dureranno per sempre.
Lgbt, Flotilla e antifascismo
Fra le prime misure Silvia Salis ha riaperto il riconoscimento delle coppie omogenitoriali, istituito uno sportello Lgbtq+ e restituito il patrocinio del Comune di Genova al Gay Pride. Poi, sembrerebbe dopo un’iniziale titubanza, ha abbracciato in modo netto la campagna della Flotilla, che ha riportato per le strade di Genova manifestazioni oceaniche, e la causa della Palestina. Ha appoggiato gli scioperi degli operai dell’Ilva, un sostegno che ha fatto passare in secondo piano un mezzo scivolone sul forno elettrico, proposta caldeggiata dal ministro Adolfo Urso (ma secondo alcuni irrealizzabile) che aveva già portato sul piede di guerra i comitati di Cornigliano. Inoltre, dopo una giunta di centrodestra che strizzava l’occhio alle commemorazioni della Repubblica di Salò, ha battuto senza esitazioni sull’antifascismo, questione sentita in una città medaglia d’oro al valore della Resistenza. Si è detta favorevole a cacciare CasaPound, ha concesso la cittadinanza onoraria a Sandro Pertini e ha portato a tre giorni i festeggiamenti del 25 aprile, cancellando di fatto la posticcia Festa della Bandiera, istituita dal centrodestra il 23 aprile, con il chiaro intento di oscurare la Liberazione. Tutto questo ha ancorato Salis a un’immagine di sinistra, visti anche i precedenti di sindaci progressisti che appena insediati si sono trovati a mettere la faccia su sgomberi di centri sociali, come successo a Marco Doria. Più di recente, hanno fatto il giro del mondo le foto della sindaca dietro la consolle della star della musica techno Charlotte de Witte, evento riuscito e dall’alto valore simbolico: una festa per i giovani, in una città di anziani, mentre a Roma c’è un governo che proibisce i rave. Ma al di là dei simboli, Salis sul tema ha posizioni moderate: sostiene che la sicurezza non sia un tema di destra, accusa il governo di non fornire risorse alla polizia e, dopo uno scandalo ereditato dalla giunta precedente, ha cambiato idea rimettendo i vigili a fare attività antidroga.
più tasse e tagli ai servizi
A volte però i numeri rivelano più delle parole: nel 2026 la giunta di Silvia Salis ha prodotto la miseria di sei delibere, la metà delle quali riguardano aspetti marginali. Nello stesso periodo del 2025 il centrodestra ne aveva prodotte il doppio. L’eredità lasciata dai predecessori è oggettivamente complessa, tra voragini nei bilanci, cantieri fermi e società partecipate disastrate. L’impressione tuttavia è che parte delle energie della sindaca siano drenate dalla ribalta nazionale, una sovraesposizione che le garantisce un dividendo tutto personale di popolarità. A gestire i guai – e annessi possibili futuri fallimenti – sono due superassessori del Pd locale, i più esposti in una giunta per il resto un po’ anonima: il vicesindaco Alessandro Terrile, delegato alla cura di bilanci disastrati, e Massimo Ferrante, incaricato di riattivare decine di cantieri fermi e di mettere una pezza a una serie impressionante di frane.
Il dossier più caldo è quello di Amt, l’azienda di trasporto urbano. Sotto campagna elettorale il centrodestra rivendicava le politiche di gratuità di metro e bus agli over 70 approvate da Marco Bucci. Poco dopo le elezioni, l’azienda si trova all’improvviso in crisi di liquidità e due istanze di fallimento. La nuova giunta caccia l’amministratrice e porta alla luce debiti per 280 milioni di euro, solo in parte sotto l’ombrello del Pnrr. Maggioranza e opposizione litigano sulla reale entità del buco, ma tutto ruota intorno a milioni di multe difficili da riscuotere. Morale della favola, il centrosinistra mette la faccia su un piano lacrime e sangue: via le esenzioni agli anziani (salvo se incapienti); stangata sugli abbonamenti (+20% in città, +33% fuori), che si abbatte sulle famiglie; incentivi all’esodo per il personale. Intanto, soprattutto nelle periferie, le corse vengono tagliate in modo massiccio. Il Comune, Regione e Città metropolitana sono chiamati a coprire milioni di euro. Ma altri pesanti disavanzi emergono intanto nei bilanci del teatro Carlo Felice e nella società Porto Antico, con l’annuncio dello stop al festival internazionale del Balletto di Nervi. Da un’emergenza a un’altra, il programma di Salis finora è perlopiù da realizzare: la città dei 15 minuti, il rilancio del lavoro e dell’economia, l’università, l’aumento delle case popolari e del social housing, le assunzioni negli asili. È indubbio che otto mesi non bastino per cambiare una città. C’è da capire se siano sufficienti per dimostrare di poter guidare un Paese.
gratta gratta e cosa ne esce? una bella statuina, qualcuno ricorda la MEB?
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Ripeto. Non conosco nulla di Genova e della Salis. A mala pena l’avrò sentita parlare una volta. Noto solo che, appena venuta fuori la molto improbabile sua candidatura alle primarie del cosiddetto “fronte progressista”, è partito il fuoco incrociato di giornalisti e conseguenti lettori appartenenti chi più chi meno allo stesso “fronte”. In prima fila naturalmente il guardiano del faro, ossia il Maresciallo.
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Ricordiamoci poi sempre. Se mai una donna dovesse ambire alla leadership di quel “fronte” dovrà avere le seguenti caratteristiche: over 65 anni, aria da Madre superiora, capelli bianchi mai curati, culo ampio, perenne gonna sotto il ginocchio e maglioncino di lana fatto in casa. Se no, nisba.
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