La Sanità dimenticata: così il servizio pubblico esclude i più deboli

Liste d’attesa fino a due anni, 8 mila medici in fuga, fondi sotto la media Ue. Cinque milioni e mezzo di italiani rinunciano alle cure

(PAOLO RUSSO – lastampa.it) – ROMA. Con quasi 100 milioni di visite ambulatoriali saltate durante il Covid e in parte da recuperare, un milione e 774mila ricoveri in meno rispetto all’era pre-pandemica, le liste d’attesa si allungano all’infinito. Tanto che una recente indagine di Cittadinanzattiva denuncia che il 71% degli assistiti si è trovato ad attendere oltre i limiti stabiliti dalla normativa nazionale. Il 53% dei casi ha riguardato gli interventi chirurgici e gli esami diagnostici, il 51% le visite di controllo. Cosi si arrivano ad attendere fino a due anni per una mammografia, circa un anno per una ecografia, una tac o un intervento ortopedico. Perché ad aggravare la situazione negli ospedali, già sguarniti di letti e personale, c’è la fuga di medici e infermieri verso il privato. Al quale, si rivolgono sempre più anche gli assistiti. Quando possono permetterselo. Perché, come rivela l’Istat, tanti rinunciano del tutto alle cure. Erano 3,1 milioni nel 2019, sono saliti a 4,8 l’anno successivo per arrivare a 5,6 lo scorso anno.

Questo mentre anziani e cronici sono in aumento, e l’Adi, l’assistenza domiciliare integrata, si fa carico appena del 2,9% di loro. Per chi dal medico può ancora andare con le sue gambe c’è invece la piaga di un’assistenza territoriale che, come la pandemia ha ampiamente dimostrato, fa acqua da tutte le parti. Perché i medici di famiglia sono sempre meno, hanno orari di apertura dei loro studi formato small e non lavorano in team con gli specialisti ospedalieri.

Occorrono parecchie righe per scattare solo un flash sulla lenta agonia della nostra sanità. Il sistema più universalistico del mondo. Quello che sulla carta offre tutto gratis, o quasi, a tutti, ma che di fatto sta escludendo le fasce più deboli della popolazione dalle cure. Perché il tempo passa, la popolazione anziana e i malati cronici aumentano e i finanziamenti non seguono il passo della domanda di salute. Così, se grazie anche alla bravura dei nostri professionisti della salute fino a ieri si è retto facendo miracoli, ora quei 37 miliardi tagliati alla sanità nei dieci anni precedenti al Covid stanno facendo affondare la barca. Il rapporto del mese scorso dell’Ocse indica che durante la pandemia tutte le nazioni hanno aumentato la spesa sanitaria, ma l’Italia resta comunque sotto la media Ue, con 2.609 euro di spesa pro-capite contro una media europea di 3.159. Ma con Paesi equiparabili al nostro come la Germania a quota 4.831, la Francia a 3.764, la Gran Bretagna a 3.494, ma anche lì con problemi di tenuta del sistema che giorni fa ha visto attuare il primo sciopero degli infermieri della storia del Regno. E, sempre secondo l’Ocse, l’Italia è fanalino di coda in Europa per prestazioni saltate durante la pandemia: -22,7% di assistiti con problemi di disordine mentale, -16% di screening oncologici, -14,6% di accessi ospedalieri di malati cronici, -12,3% di Tac e risonanze eseguite. C’è persino un 14,9% che ha dovuto posticipare interventi di rimozione di un tumore.

A corto di soldi e personale, il sistema sanitario pubblico continua a perdere terreno anziché recuperarne. A certificarlo sono i dati di Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionale. Nei primi sei mesi di quest’anno ci sono state 3,4 milioni in meno di visite di controllo rispetto al 2019, mettendo così a rischio la salute di malati oncologici, diabetici, cardiopatici. E se il sistema pubblico arretra, quello privato avanza. L’ultimo monitoraggio della spesa sanitaria condotto dal Mef sul 2021 indica che dai 34,8 miliardi del 2019 la spesa sostenuta di tasca propria dagli assistiti è salita a 37 miliardi. E ad arginare questa deriva a poco serviranno i 2,15 miliardi in più di fondo sanitario portati faticosamente a casa dal ministro della Salute, Orazio Schillaci. Vuoi perché ben 1,4 miliardi sono assorbiti dal caro bollette e vuoi anche per quei 3,8 miliardi di buco pregresso per i costi non coperti del caro energia e delle spese per il Covid. Soldi che le Regioni dovranno metterci di tasca propria. Il che lascerà poco spazio agli investimenti. A cominciare da quelli che servirebbero per ripopolare corsie e ambulatori di medici e infermieri. Lavoro di per sé improbo, visto che nemmeno questa Finanziaria ha rimosso il paradossale vincolo imposto alla Regioni di non superare per il personale la spesa del lontano 2004, diminuita pure dell’1,4%.

E così, con gli stipendi tra i più bassi d’Europa, condizioni di lavoro sempre più dure che impongono anche doppi turni senza riposo, tra medici e infermieri è iniziata la grande fuga dall’Ssn. Magari per lavorare a gettone, visto che con due o tre turni ci si porta a casa lo stipendio mensile di un dipendente. Le proiezioni sui dati Agenas dicono che entro il 2027 andranno in pensione 41mila tra medici di famiglia e ospedalieri, che diventano 50mila se si considerano anche gli ambulatoriali. A questo si aggiungono gli 8mila camici bianchi che secondo il sindacato Anaao dal 2019 al 2021, stanchi di fare gli eroi, si sono licenziati. Magari per andarsene all’estero dove gli stipendi sono più alti e le condizioni di lavoro migliori.

Se a portare in agonia il malato sono state le politiche di taglio ai fondi e una cattiva programmazione della formazione medica, una spintarella verso il precipizio gliel’ha data anche la disorganizzazione. Come quella documentata dal rapporto appena pubblicato dal ministero della Salute sulle Sdo, le schede di dimissioni ospedaliere. Su quasi 5 milioni di ricoveri l’anno, il 27,04%, quasi uno su tre, è «inappropriato». Dato persino in leggera crescita rispetto all’anno precedente. Detto così non fa ancora effetto, ma in termini assoluti si tratta di oltre 1,3 milioni di ricoveri che si sarebbero potuti evitare se ci fosse un’assistenza territoriale in grado di farsi carico dei casi meno urgenti e complessi.

L’altra piaga è quella dello spezzatino dei reparti, attuato più per conservare il posto ai primari che non per la sicurezza del ricoverato, visto che questa va a farsi benedire quando si fanno pochi interventi l’anno, perché gli errori poi chiaramente aumentano. Prendiamo il by-pass coronarico. Un decreto ministeriale indica che sotto 200 interventi l’anno è meglio chiudere o accorpare, ma solo il 33% delle strutture rispetta lo standard di sicurezza. Stesso discorso per il tumore della mammella, dove è oltre la soglia di sicurezza solo il 16%, mentre lo standard di mille parti l’anno è rispettato solo da 142 punti nascita su 500. Inefficienze che spetterebbe ai manager sanitari nominati la politica rimuovere. Se la politica badasse a questi e non ad altri parametri di giudizio.

6 replies

  1. I governi di dx e di sx hanno chiuso i piccoli ospedali e privatizzato la sanità. Draghi ha tagliato 6 miliardi alla sanità pubblica. La Meloni altri 2,2 miliardi. La Lega ha eliminato metà della sanità pubblica della Lombardia e un terzo di quella del Veneto, arricchendo la sanità privata.
    Mi chiedo: ma tutto questi che li hanno votati sono tutti tanto ricchi da permettersi delle laute assicurazioni private o sono tutti talmente sani da essere sicuri di non ammalarsi mai?

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  2. UN popolo di anziani abbandonato, denatalizzazioni,giovani in fuga,mancanza di lavoro,e contratti capestro …. fanno si che questa Nazione debba esplodere perchè il “privato” ne faccia un boccone solo!

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  3. Esperienza personale: in casa l’influenza o il COVID, non è dato di sapere.

    Chiami i dottori del servizio di guardia, non hanno manco la TACHIPIRINA! 10 anni fa arrivavano anche a farti un’iniezione se necessario, adesso di grazia che ti misurano la pressione, che lo so fare pure io!

    C’é il sospetto che l’influenza sia COVID? Niente paura: NON HANNO I TAMPONI per farti l’esame, quindi devi fartelo da te oppure chiamare altra gente.

    Ma che caxxo di fine hanno fatto le USCA?

    Questi sono peggio dei nazi, sia di destra che di sinistra: se hai i soldi ti curi sennò no.

    Al figlio di una mia amica il dottore di famiglia, quando aveva il COVID, non s’é fatto vedere, ne è arrivato uno che per 2 visite di 5 minuti l’una ha preso 500 euro! E ha pure dato delle cure sbagliate!

    Rendiamoci conto, dopo quasi 3 anni dall’emergenza COVID a che punto siamo ridotti! E Caldarrosta è ancora lì che fa le riforme costituzionali! LUI, che ha distrutto la rappresentanza elettorale col Porcellum!

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  4. Però, però… Ho avuto purtroppo la necessità di frequentare un paio di ospedali tedeschi. Pubblici. Universitari. Pulizia assoluta, addetti silenziosi e accuratamente vestiti e puliti (nessun transitare con stivali e tacco su e giù per le corsie chiacchierando, camice aperto e capello “selvaggio”) trucco leggerissimo, unghie corte, rispetto assoluto per il paziente (anche se italiano). E nessuna ressa in Pronto Soccorso (da noi, anche prima del Covid…) nè parenti vocianti nei corridoi, nè personale ogni minuto compulsante al cellulare. Insomma, medici ed infermieri cortesi, rispettosi e professionali. Si capisce che c’è qualcuno che controlla il rispetto delle regole di comportamento e della pulizia, personale e dei luoghi.
    Fatevi un giretto da noi, in qualunque ospedale (del Nord, a Sud non so): come minimo ci sembra che non ci sia alcun ordine e che ognuno faccia quello che gli pare (pulizia e decoro compresi…). Le chiacchiere poi si sprecano: almeno non le facessero davanti ai pazienti in attesa in corridoio da ore per una esame o una visita ambulatoriale. Una volta gliel’ho anche detto, ma ho subito capito che… non conviene: nessuno controlla alcunchè.
    Che fanno i Primari?

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