Il “Bando 21 Borghi” del Pnrr: un disastro che vale un miliardo

Due progetti su 21 bocciati e un terzo traballa. “Ventuno borghi straordinari torneranno a vivere. Un meccanismo virtuoso ha portato le Regioni a individuare progetti ambiziosi che daranno nuove vocazioni a luoghi meravigliosi. Sul Pnrr dobbiamo correre, c’è un cronoprogramma stringente […]

(DI LEONARDO BISON – ilfattoquotidiano.it) – “Ventuno borghi straordinari torneranno a vivere. Un meccanismo virtuoso ha portato le Regioni a individuare progetti ambiziosi che daranno nuove vocazioni a luoghi meravigliosi. Sul Pnrr dobbiamo correre, c’è un cronoprogramma stringente e lo stiamo rispettando”. Così Dario Franceschini, allora ministro della Cultura, il 18 marzo scorso alla presentazione dei progetti vincenti previsti dal Piano Borghi del Pnrr: 21 “borghi”, uno per Regione o provincia autonoma, si preparavano a ricevere 20 milioni del Pnrr ciascuno. Non contava che ormai da mesi si addensassero nubi e critiche su quel bando, a causa soprattutto dei criteri troppo arbitrari per la scelta dei Comuni vincenti e della concentrazione eccessiva di fondi in poche località a scapito di altre, con Unione delle Pro Loco, Touring club Italiano, Italia Nostra e Uncem (Unione Comuni e aree montane), tra gli altri, che ne avevano chiesto una totale revisione. Il bando era “un successo” per il presidente dell’Anci, Antonio Decaro.

Di quei 21 progetti, presentati alla stampa con un video emozionale che ne mostrava la prossima rigenerazione, oggi, dopo nove mesi, ne rimangono 19, ad attendere i 20 milioni. Il 14 dicembre scorso il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di un piccolo comune del Molise, Castel del Giudice, e ha sancito che la scelta della Regione, il Comune di Pietrabbondante, fosse da bocciare: i 20 milioni di finanziamento sono stati sospesi, e la Regione rischia di perderli, se non li assegnerà in fretta a chi ha vinto il ricorso. Si tratta del primo ricorso accolto riguardo la “linea A” del bando, quella dei 420 milioni per 21 borghi. Ma non del primo cambio di Comune beneficiario: già in aprile la Valle d’Aosta ha scelto di spostare il finanziamento da Fontainemore ad Arvier, il secondo Comune in graduatoria. Decisione che appare legata al fatto che il 24 marzo la procura di Aosta ha aperto un fascicolo sull’assegnazione dopo la mancata astensione, nel voto che ha approvato il progetto vincente, dei membri della Giunta comunale di Fontainemore che hanno interessi diretti su immobili da riqualificare. In settembre la procura ha archiviato l’indagine. In Abruzzo, invece, i 20 milioni sono per ora rimasti a Calascio, Comune scelto dalla Regione nonostante sia commissariato. Ma secondo l’Anac (l’Autorità Anticorruzione) Calascio ha vinto il finanziamento violando il codice degli appalti, “contravvenendo ai principi di concorrenza e par condicio (non avendo effettuato alcuna gara) e al principio dell’equo compenso” e inserendo nel progetto degli immobili in precedenza privati, comprandoli a 545 euro al mq, nonostante fossero sottoutilizzati o in degrado, quindi non garantendo “il rispetto del principio di economicità previsto dal codice degli appalti”.

Tutto bene nei restanti 18 bandi? Per ora parrebbe di sì, nonostante il malcontento dei Comuni esclusi, dato che tra i beneficiari figuravano realtà come Gorizia, che certo borgo non è.

Esclusi che hanno però avuto a disposizione la “linea B”: 380 milioni da dividere in 289 Comuni diversi: sono arrivate 1.794 domande per un totale di oltre 3 miliardi di euro di finanziamenti richiesti. In assenza di ulteriori stanziamenti o modifiche, saranno finanziati circa il 10% del totale, mentre fioccano i ricorsi da parte degli esclusi dalle graduatorie. Anche per questo il 14 dicembre, Angelantonio Orlando, responsabile dell’Unità di missione per l’attuazione del Pnrr presso il MiC, in audizione alla Camera ha chiarito che “in considerazione del grande impegno e dello sforzo progettuale messo in atto dai territori, e delle attese ormai maturate” data anche la grande fatica che i piccoli Comuni hanno nel creare progetti così complessi, “si sta valutando la possibilità di finanziare parte delle domande ammissibili con altre fonti finanziarie e nello specifico con il Fondo sviluppo e coesione di prossima assegnazione”. Se lo augurano centinaia di comunità e Paesi.

Nel frattempo non è ancora chiaro come e quando saranno distribuiti gli ultimi 200 milioni del miliardo stanziato per i borghi: quelli che avrebbero dovuto essere assegnati a imprese o aziende che volessero trasferirsi o aprire nei borghi (cioè in Comuni con meno di 5 mila abitanti, nella definizione del bando). Una linea che, secondo quanto scritto al ministro Gennaro Sangiuliano da Marco Bussone, presidente di Uncem, in una lettera del 1º dicembre, “senza opportuni accorgimenti rischia di fare danni e illudere che in quei borghi si possa rigenerare il tutto a partire da qualche start up o impresa artigianale incentivata dal Pnrr”. Scriveva Bussone di essere ancora una volta preoccupato “per l’avvio dei progetti e degli appalti, per il merito stesso dell’opportunità di investimento”. Sta proprio a Uncem e a Bussone il merito di aver creato la definizione di “lotteria” per il bando borghi, in una lettera dello scorso gennaio che auspicava un cambio nelle modalità e finalità degli stanziamenti.

Un anno dopo, e decine di ricorsi, litigi, note Anac e ambiguità, questa definizione appare ancora vincente.

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