Guerra senza fine e senza vincitori

(LUCIO CARACCIOLO – lastampa.it) – Il primo Natale di guerra in Ucraina non promette di essere l’ultimo. Senza ammetterlo apertamente, sembra che tutti si siano rassegnati all’idea che la guerra continuerà fino a che uno dei due contendenti non getterà la spugna. Vista la tempra delle parti in causa, l’attesa sarà lunga. E alla fine il “vincitore” potrebbe trovarsi in condizioni perfino peggiori del “perdente”. Perché uno scontro all’ultimo o al penultimo sangue nega l’essenza stessa della guerra: leva estrema per raggiungere una pace migliore di quella precedente all’inizio delle ostilità. Questo genere di guerra “infinibile” non prosegue la politica con altri mezzi, la esclude. Esempio di perfetta irrazionalità.

Quando il capo delle Forze armate americane, generale Mark Milley, stabilisce che “forse questa guerra non è vincibile per via militare”, esprime tale consapevolezza. Continuando così perderanno – perderemo – tutti. Gli americani meno di tutti. Gli europei più degli americani. Ucraini e russi molto ma molto più di americani ed europei.

Sotto il profilo strategico, la Russia ha perso nel momento stesso in cui ha aggredito l’Ucraina. Per quanto possa apparire incredibile, Putin contava di risolvere la partita in pochi giorni, con un colpo di Stato che vendicasse l’onta del 2014 e gli evitasse il disonore di passare alla storia patria come l’imperatore che perse Kiev. La sua doveva essere effettivamente una “operazione militare speciale”. Solo ieri a Putin è scappato per la prima volta che la Russia è in guerra. Dovesse anche conquistare tre quarti d’Ucraina – ipotesi improbabile e costosissima sotto ogni profilo – per lasciarne avanzi a Polonia e Ungheria, come potrebbe gestire un territorio ostile e devastato? Quale che sarà la frontiera fra Russia e Ucraina alla fine provvisoria delle ostilità, il declassamento della Federazione Russa sulla scena mondiale è già un fatto. Nessuno può più considerare l’Armata Russa una gloriosa macchina da guerra, visto il grado di inefficienza e corruzione esibito alla prova del fuoco. Restano le seimila bombe atomiche, certo. Ma il loro impiego potrebbe coincidere con la fine della Russia. E del mondo.

Nel medio periodo lo scenario si presenta per Mosca particolarmente triste. In tre punti.

Primo: La Nato si schiererà di fatto o anche di nome a poche centinaia di chilometri dalle mura del Cremlino. La sua ala orientale, dalla Scandinavia alla Romania via Polonia, fieramente antirussa, sarà armata fino ai denti da americani e britannici, ma anche da europei storicamente filorussi, italiani compresi. Le basi americane in Europa slitteranno ancor più a ridosso della Federazione Russa. Pochissimi minuti separeranno i missili atlantici da Mosca.

Secondo: la Cina ha scoperto che la Russia è inaffidabile e non rappresenta più una carta importante da giocare nella sfida con l’America. Semmai il contrario. In ogni caso, la penetrazione di Pechino nell’Asia centrale ex sovietica sarà più agevole.

Terzo: la perdita dell’interdipendenza non solo energetica con la Germania, difficilmente recuperabile, priva Mosca del riferimento principale in Europa. Per tacere di Francia e Italia.

Se Putin resta al potere è solo perché l’”operazione speciale” si è trasformata in guerra di sopravvivenza. Motivo di più, secondo il signore del Cremlino, per farla durare il più a lungo possibile. Ma forse qualcuno a Mosca stabilirà che per vivere la Federazione Russa necessita di un altro presidente.

Quanto all’Ucraina, anche se dovesse riconquistare tutti i territori persi dal 2014 – ipotesi molto improbabile secondo gli americani – sarà un territorio devastato. Difficile credere che gli occidentali manterranno la promessa di ricostruire il paese invaso e destrutturato dai russi, mentre è evidente che le risorse domestiche non sono sufficienti a tenerlo decentemente in piedi. Tutto ciò al netto degli scontri di potere fra oligarchi e capimafia vari, finora sedati dalla priorità di respingere l’aggressore, ma con il cui ritorno di fiamma dovremo fare i conti. Sotto la cenere se ne scorgono alcuni segni.

Chi può fermare la guerra? In teoria, gli Stati Uniti. In pratica, le probabilità che Washington s’impegni davvero a questo scopo sono scarse. Vista dall’America, questa è una guerra per procura che serve a indebolire, forse ad annientare, il nemico russo, a spezzare le intimità euro(tedesco)-russe, a privare la Cina del suo unico strumentale partner nella partita del secolo per il primato planetario.

Quando nel 1991 scoppiarono le guerre jugoslave, il ministro degli Esteri lussemburghese, Jacques Poos, annunciò: “Questa è l’ora dell’Europa!”. Poos è morto cinque giorni prima che i carri di Putin si lanciassero verso Kiev, per impantanarsi. Supponiamo che non avrebbe rinnovato il proclama. E temiamo che una guerra jugoslava al cubo sia lo scenario meno improbabile per il conflitto in corso. Forse il migliore. Almeno finché le principali forze in campo ritroveranno il coraggio di osare non di risolvere la diatriba fra impero russo e nazione ucraina – impossibile – ma di provare a sedarla con le armi della diplomazia prima segreta poi aperta. Ci sono conflitti che si possono risolvere e conflitti che si debbono gestire perché irresolubili. Provare a risolvere conflitti solo gestibili significa prolungarli all’infinito. Rinunciare a gestirli è irresponsabile.

43 replies

  1. Nel suo ultimo libro, e anche su Limes, Caracciolo parla chiaramente di guerra tra Russia e US.
    Ormai sappiamo tutti che l’Ucraina è solo il capro espiatorio che verrà lautamente ricompensato . E ci guadagneranno i soliti, rimasti vivi.

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    • Se saranno aiutati è solo per una questione strategica ed è normale che sia così. Del resto, anche la nostra Italia e Germania non furono lasciate al oro destino post bellico solo perché sussisteva un analogo motivo.

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  2. Peccato che questo turacciolo infarcisca i suoi articoli di menzogne e propaganda.

    Di Larry Johnson
    Sembra che la CIA abbia accettato l’assurdità che la Russia avesse un’economia piccola e debole e che sarebbe crollata di fronte alle sanzioni occidentali. Un vero analista avrebbe sollevato il fatto che le sanzioni, storicamente, sono state inefficaci nel forzare il cambio di regime. Cuba e l’Iran sono esempi primari. Sembra che la CIA abbia indossato la sua uniforme da cheerleader, completa di pompon blu e gialli, e abbia ripetuto a pappagallo la menzogna secondo cui la Russia non poteva produrre razzi, proiettili di artiglieria e missili di precisione per sostenere una lunga guerra. Sono trascorsi dieci mesi dall’inizio dell'”operazione militare speciale” della Russia e continuano a distruggere le truppe e le infrastrutture dell’Ucraina come un letale coniglietto Energizer – quei fastidiosi Rooskies continuano ad andare avanti e indietro.

    Entriamo nel nuovo anno sotto una nuvola oscura e pericolosa. Il fallimento degli Stati Uniti e della NATO nel fermare la Russia potrebbe portare l’alleanza occidentale ad agire con maggiore disperazione e incoscienza. La Russia, da parte sua, lo ha ammesso questa settimana e sta adottando misure per aumentare le sue forze nel caso in cui ciò sfoci in una guerra mondiale. Continuo a pregare per la pace, ma non ci sono leader occidentali che abbracciano questo approccio. Stanno riponendo le loro speranze nell’eliminare Vladimir Putin senza prendersi un momento per considerare che il sostituto di Putin sarebbe probabilmente più nazionalista e meno incline a negoziare. Viviamo in un momento storico, epocale, che probabilmente segna l’inizio della fine del predominio americano negli affari mondiali.

    Vi lascio con una risata. Sembra che l’ex funzionario nucleare di Biden possa essere responsabile della scelta di moda di Zelensky nel suo recente discorso al Congresso degli Stati Uniti:”

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    • Ma è lo stesso Larry Johnson che il 22 marzo del 2022 affermava che “La Russia ha vinto la guerra, quello che resta è un lavoro di pulizia” oppure un’ altro? Perché c’è anche un ex giocatore di basket che si chiama così.

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      • Ma stai a leggere le veline di cogliostro?
        È chiaro a tutti che è un Infojato velinaro delle bufale spacciate dalla centrale propagandistica del Cremlino.
        Lui ha un solo compito: Esaltare e magnificare il suo mexdaviglioso dittatore folle e sanguinario.
        Ieri avevo scritto che per una serie di circostanze favorevoli, la quotazione del gas Me/h in Europa erano precipitate ai minimi da febbraio, con uno scarto del 16% rispetto ad inizio guerra. Meno 77% da inizio agosto.
        La sua risposta è stato il classico pippone Taglia&Cuci per esaltare la Russia e denigrare la UE.
        E pazienza se pure la quotazione del Rublo è ai minimi da 7 mesi, prova provata che la temporanea impennata fu causata dal suggerimento della Nabiullina, governatrice della Banca centrale russa, di imporre il pagamento delle materie prime in rubli e non più in Euro o Dollari.
        Oggi che gli acquisti di gas e petrolio si sono ridotti tendenza Zero son volatili paduli.

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      • Jolly boy
        Ancora fuori?
        Attento che se ti vede l’accalappia cani ti porta al rifugio dei randagi,
        Incredibile come un imbec1ll€ come te sia ancora a piede libero.

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  3. Caracciolo ha cessato di fare “l’obiettivo apparente” per sposare integralmnte la causa Usa e alla sua propaganda . Restano solo le seimila testate ucleari, la presenza in mezzo mondo dei suoi interessi economici strategici militari, le sue risorse sterminate etc…roba da poco.

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  4. Non so, @Cagliostro, ci sono punti di vista diversi. Petroni parla della debolezza US a causa anche delle divisioni interne che avrebbe incoraggiato Putin e Xi ad ” osare” di più.
    Come sempre ci sono più cose tra il cielo e la terra…
    Teniamo comunque presente che gli US hanno basi militari ovunque nel mondo e gli armamenti più moderni e sofisticati. Cosa non da poco: in caso di conflitto sono già ” sul posto”. Dovunque sia .

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    • Carlina
      Altra analisi di un ex militare usa
      “Gli Stati Uniti ei loro alleati europei sono stati ingannati dal loro uso della forza militare negli ultimi 30 anni. Non hanno mai dovuto combattere una nazione pari con la capacità di produrre tutto il proprio equipaggiamento militare che è alla pari con quello su cui fa affidamento l’Occidente. Hanno dispiegato le loro forze militari contro eserciti mal equipaggiati e scarsamente addestrati che mancavano di potenza aerea e di efficaci forze di artiglieria e carri armati. Gli Stati Uniti e la NATO furono cullati in uno stato di compiacenza.

      Ad aggravare il problema è stata la decisione dell’Occidente di trasferire gran parte della sua capacità produttiva all’estero. L’America non può più fare quello che ha fatto sulla scia dell’attacco del Giappone a Pearl Harbor nel dicembre 1941, quando gli Stati Uniti hanno trasformato la loro massiccia base industriale nella produzione di carri armati, aerei, munizioni, corazzate e portaerei. L’America moderna è specializzata nella produzione di armi grottescamente costose e inaffidabili che impiegano mesi e anni per apparire su un campo di battaglia.”

      Dagli usa al Canada molte voci fuori dal coro elencano la debolezza degli eserciti occidentali e il ritardo imbarazzante sullo sviluppo di nuove armi, molti parlano di un ritardo decennale in confronto ai russi, sia per gli aerei che per i missili

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  5. Sento continuamente invocare la “diplomazia”, quasi come sinonimo di “pace”.
    Quello che però vedo sono due contendenti assolutamente irremovibili sull’avere “tutto”, e anche un po di più.
    In questo scenario quale diplomatico può fare il miracolo?
    Bisognerebbe togliere dalla scena politica (e forse “fisica”) i più intransigenti e mettere al loro posto gente più “morbida”.
    Hitler voleva sacrificare fino all’ultimo tedesco per una vittoria impossibile, Mussolini probabilmente altrettanto. Solo la loro fine ha aperto la strada alla pace.

    Sarà cinico ma al momento non vedo altre speranze.

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    • Già. Però solo uno dei “contendenti” di questa tragedia (a me sembra che gli attori principali siano tre) non ha, di fatto, nessuna scadenza di mandato. Per gli altri due, la rimozione “fisica” potrebbe anche essere non necessaria, se nel 2024 non dovessero venire riconfermati.

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  6. Anch’io ho notato un cambio di “registro” di Caraccialo dopo l’inzio della guerra. Non che non si possa cambiare opinione, ma per un analista che deve prefigurare scenari tali repentine giravolte ne minano la credibilita’. Da un iniziale “Putin non poteva fare altrimenti” e “piu’ la guerra dura piu’ favorisce i Russi” a quest’ultimo articolo ve ne corre. Chiudo con una notazione. La disastrosa campagna russa in Ucraina, fa il paio con le altrettanto “brillanti” avventure militari americane in Corea, Vietnam, Iraq, Afganistan. Trarre conclusioni come quelle esposte da Carcciolo mi sembra davvero prematuro.

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    • Sì, il cambio di registro di Caracciolo è più che evidente, per constatarlo basta guardare i suoi video precedenti al 2022, peraltro interessantissimi. (Consiglio: dato che youtube non permette un filtro avanzato sulle date di caricamento, bisogna usare google. Ad esempio: ricercare “lucio caracciolo ucraina” su google.it e poi Strumenti > Qualsiasi Data > Intervallo di Date > 2014 – 2021 e infine selezionare “video”)

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  7. Dopo 10 mesi di conflitto in Ucraina Biden ha finalmente detto che questa è una guerra.
    Sono contenta che si sia svegliato dal coma.
    Immagino che se avessero buttato una bombetta puzzolente made in Mosca in una qualunque città americana avrebbe detto che era guerra subito!

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  8. Al netto delle visioni differenti e del rispetto per il professionista (40anni per la geopolitica)”che vorrebbe dire ma non può”,

    Questa però te la potevi risparmiare,Caracciolo

    “Difficile credere che gli occidentali manterranno la promessa di ricostruire il paese invaso e destrutturato dai russi”

    Le armi USA servono per distruggere (l’ukraina stessa) e il più grosso affare è la ricostruzione.
    Un OPA è da tempo aperta sulla torta Ucraina…e chi si mangerà il boccone più grosso?

    Toh! Ma guarda un po’…
    Per parcondicio
    Tratto da un giornale “serio” e letto da bravi “scenografi” americani😉

    Strano questo incontro tra Zelensky (💵💸)e Fink (💲💰🤑)di blackrock per un nuovo piano marshall.

    Forse
    la richiesta di pace dovrebbe partire proprio dalpopolo ucraino(la gente comune e incolpevole delle bombe che le piovono in testa) a seguito di una nuova consapevolezza
    riguardo al loro presunto eroe e condottiero🤦🏻‍♂️😳😔
    ed essere conseguenza di una “vera resistenza carbonara” verso un altro obbiettivo,o per lo meno non solo verso i russi…

    Dico forse…

    Ma nulla di questo avviene…stranamente?

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    • Gli ucraini cittadini “semplici” non sono mai pervenuti. Come succede in ogni guerra, è sempre la maggioranza silenziosa che subisce e paga.
      Anche in ” democrazia”.

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      • Carolina,
        Con la legge marziale,posso capire che chi prova a protestare rischia la pelle.
        Ma mi sarei aspettato dopo 9 mesi di conflitto,una tenue rete di dissenso verso Zelensky,anche anonima,da parte di quei ucraini che sono rifugiati in Europa.Noi siamo messi male economicamente,loro hanno perso tutto o quasi…Da loro dovrebbe scaturire la scintilla che accende la flebile speranza di un sguardo verso la pace,una reazione per mettere fine alla sofferenza.

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      • Non so se vi è capitato di vedere la ragazza ucraina che portano in TV, Alona cresciuta in Italia ma tornata a kiev per amore, dice dalla Berlinguer che la resistenza ucraina deve durare tutto il tempo necessario, (in pratica la vittoria sul campo) senno’ poi i russi li stuprano e li torturano. Questa madonnina dovrebbe rappresentare ufficialmente la voce degli ucraini e quindi non ci resta che sostenere la guerra… tutto il tempo necessario!

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  9. Quale altra condotta se non quella del cerchiobottista ad libitum potrebbe assumere chi scrive su quotidiani e dirige riviste di cui sono proprietari dei produttori di armi italiani? Quegli stessi che – com’è loro ininterrotta tradizione, già dal ventennio fascista, da cui seppur complici uscirono indenni e ancora più potenti perché sempre più connessi alle mafie economico-finanziarie che dominano il mondo occidentale. Nei paesi non allineati li chiamano oligarchi, lì capitalisti e, con questa qualifica politicamente più neutra si espongono però come i depositari di ogni soluzione riguardante la crescita del benessere e della civiltà dei popoli. Ma questa crescita si apprezza di più dopo le fasi di depressione economica e le distruzioni materiali e umane degli eventi bellici. La regia internazionale di queste distruzioni, riportate da sempre nella logica del business economico-finanziario (stesso ‘nobile’ fine delle più tradizionali seppure antitetiche mafie interne, Cosa Nostra in primis), da almeno un secolo è sempre la stessa: certamente poco individuabile nei suoi più autentici protagonisti perché di sistema. E ogni ostacolo a questa regia è rimosso o con la corruzione o con la violenza, perfino quando inizialmente considerato all’inverso in positivo e ben supportato (come fu per nazismo e fascismo in funzione anti-sovietica, per la Cina in funzione anti-nipponica e così appresso per Saddam in funzione anti-iraniana etc.).
    Adesso il nemico numero uno è il multipolarismo economico avviato dal BRIC e dallo SCO e che stava sempre più coinvolgendo anche i paesi europei. Non mentono i tanti commentatori che sostengono che questa guerra sia contro l’Europa e la sua autonoma crescita, per quanto i governanti – più o meno corrotti – si mostrino pronti a sostenerla all’infinito fino a svenare le proprie nazioni e non solo i contendenti europei.
    Bisogna cominciare a usare qualificazioni politicamente realistiche ed appropriate per difendersene convintamente. Mafie criminali economico-finanziarie costituite in ‘stati multinazionali’ che si sono impadroniti delle effettive istituzioni statali e le governano. Tutto il resto viene appresso …

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  10. Qualsiasi MONA in grado di usare una penna può scrivere un articolo come quello di Caracciolo.
    Perdita di tempo leggerlo proprio da MONA!

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    • Per contento Jolly boy
      Riporto le vittorie ucronazi sui russi ops. Scusate è il contrario, sono gli ucronazi che pur vincendo non hanno più armi comprese quelle fornite dall’occidente.
      Le forze di difesa antiaeree russe hanno abbattuto un elicottero Mi-8 delle forze aeree ucraine vicino all’insediamento di Kirovo nella Repubblica popolare di Donetsk. Sempre durante la giornata, quindici droni ucraini sono stati intercettati nelle aree degli insediamenti di Egorivka, Yelenovka, Kirillovka, Volodino, Artemovsk e Olhinka della Repubblica popolare di Donetsk, Kolomiychikha della Repubblica popolare di Luhansk, Novaya Zburyevka della regione di Kherson e Polohy della regione di Zaporizhia.

      📊 In totale, dall’inizio dell’operazione militare speciale distrutti (+?) nelle 24 ore precedenti:
      – 352 (+) aerei,
      – 192 (+ 3) elicotteri,
      – 2.719 (+ 15) velivoli senza pilota,
      – 399 sistemi missilistici antiaerei,
      – 7222 (+15) carri armati e altri veicoli corazzati da combattimento,
      – 936 veicoli da combattimento di lanciarazzi multipli,
      – 3.704 (+2) cannoni e mortai di artiglieria da campo,
      – 7.737 (+15) pezzi di armi speciali militari attrezzature automobilistiche

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  11. Al netto di altre cose, queste due frasi mi sgomentano:

    1- La Cina ha scoperto l’inaffidabilità della Russia.

    Ma di che parla, Caracciolo? Caso mai sono quei serpenti dei cinesi che non hanno mandato un fucile per la Russia, mentre la Russia/URSS a suo tempo mandò intere divisioni aeree per aiutare i Cinesi in Corea! I russi sono costretti a fare shopping dall’Iran.

    2- Terzo: la perdita dell’interdipendenza non solo energetica con la Germania, difficilmente recuperabile, priva Mosca del riferimento principale in Europa. Per tacere di Francia e Italia.

    Sicuro che sarà la Russia a patire le conseguenze di questa perdita? Perché i clienti si trovano anche fuori. E’ il gas russo per noi irrinunciabile

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    • I russi comprano dalla Cina. Le munizioni e i fucili (ammesso che ne abbiano bisogno) si possono comprare anche dalla Corea del Nord, ma, per esempio, i piccoli droni da ricognizione e attacco usati dai reparti russi di prima linea sono per la maggior parte made in PRC. Le armi iraniane non sono da sottovalutare, perché gli economicissimi droni Shahed 136 forniti dall’Iran, riequipaggiati con elettronica russa e rinominati Geran-2, si sono rivelati una sorpresa quanto a efficacia, oscurando la fama dei costosi droni turchi bayraktar usati dagli ucraini all’inizio della guerra. Contro questi ultimi, che ormai sembrano scomparsi dalla scena, i russi hanno trovato le contromisure (adesso gli ucraini vanno a ripescare vecchi droni di costruzione sovietica, come quelli usati per attaccare la base aerea di Engels), mentre quelli iraniani, in passato, hanno messo in difficoltà anche le difese antiaeree dell’Arabia Saudita, che pure compra a piene mani il meglio della tecnologia militare made in USA.
      Insomma, mai sottovalutare le armi dei paesi “poveri”, altrimenti si rischia di fare la fine dei superjet USA in Corea e in Vietnam.

      In quanto all’interdipendenza economica, fosse solo il gas sarebbe già accettabile. Il fatto è che la Russia esporta quasi ogni minerale e ora la torta se la papperanno i cinesi. In tema di energia, le centrali nucleari europee dipendono dall’uranio russo, che infatti è stato escluso dalle sanzioni. Il 20% del combustibile nucleare usato dalle centrali USA è russo e non esiste, al momento, chi è in grado di sostituirlo.

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      • I piccoli drone si comprano anche su eBay. I drone militari no. I volontari no.

        I polacchi hanno mandato migliaia dei loro in Ucraina, i cinesi manco un pulcino gli hanno mandato.

        Stanno lì ad aspettare che la Russia si indebolisca, incerti se aiutarla contro gli USA o aspettare che finisca in pezzi così la Siberia la prenderanno loro.

        Infidi, oppurtunisti e traditori. E anche idioti, perché se cade la Russia la Cina è la prossima.

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  12. E’ una guerra di sopravvivenza dove si giocano il futuro, sia la Russia che la Nato per la quale una sconfitta o un’azione debole (un’altra ritirata Usa) ne causerebbe lo screditamento come carrozzone armato dell’occidente, intanto quello UE già scricciola da un po’

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    • La Ue è morta e sepolta da un pezzo. O almeno lo è il progetto originario, quello dell’unione politica europea. Resta solo la normale amministrazione finanziaria nei limiti concessi dalla potenza protettrice al protettorato.

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  13. “Sotto il profilo strategico, la Russia ha perso nel momento stesso in cui ha aggredito l’Ucraina.”

    Bene. Quindi questa sarà la prima volta nella storia che chi acquisisce territori (la Russia) perde la guerra, mentre chi cede territori (in particolare gli USA attraverso la loro carne da cannone ucraina) vince.

    Non è che si diventa esperti di geopolitica per caso.

    Chissà a parti invertite (Ucraina-NATO che avessero acquisito territori russi) quale sarebbe stata l’analisi di Caracciolo. Ho il sospetto che sarebbe stata qualcosa tipo:

    “Sotto il profilo strategico, gli USA hanno vinto nel momento stesso in cui hanno aggredito la Russia.”

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  14. Caracciolo, umanamente,
    è da capire.
    Deve obbedienza a chi lo stipendia.
    E chi lo stipendia deve obbedire al “grande padre padrone bianco di Washington “.
    A leggere le sue disamine mi pare di vedere Damato passeggiare sui carboni ardenti facendo finta di non sentire i piedi arrostire.
    Povero diavolo, più dell’onor potè la busta paga.

    PS
    È un peccato che anche il Fatto si senta costretto, per bilanciare Orsini, ad ingaggiare reporter dall’Ucraina che pendono in favore del comico Nato.
    Come se non ce ne fossero abbastanza che imperversano su praticamente tutte le televisioni e giornali italiani e dell’occidente.
    Ma succede.
    A furia di voler dimostrare di essere imparziali di finisce per diventare patetici.

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      • Carmen,
        Parlo di tal Bosco,
        Non lo conosco ma da quel che leggo non mi sembra imparziale.
        Poi magari mi sbaglio io.

        Ricambio auguri di Buone Feste a Carlgen…
        E, naturalmente, a tutti i commentatori di Infosannio.

        Auguri anche alla redazione che ringrazio per permetterci di sfogare qualche giramento di c…jones che ci prende guardando a quanto succede nel nostro Paese e nel mondo.

        Buon Natale

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  15. “L’Italia fornisce veicoli militari Iveco VM 90T Torpedo all’Ucraina. Molte auto sono in uno stato deplorevole.

    Un video dell’Iveco VM 90T Torpedo consegnato è stato pubblicato sui social network ucraini. L’autore della voce usa un linguaggio osceno quando vede quali attrezzature l’Italia sta trasferendo in Ucraina. “È solo spazzatura!” riassume l’operatore.”

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  16. Ma soprattutto un augurio di buon Natale a tutti, amici e nemici, (nemici d’idee) perché non tarderà molto che blog come questo verranno sicuramente sanzionati dai democraticissimi nazi che di fatto gestiscono la nostra blogsfera e sono allergici alle idee contrarie ai loro desiderata e alla loro pseudo verità.
    Buon natale e buone feste a tutti

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  17. @Carlgen 14.29.
    A molti degli Ucraini che sono venuti qui non è parso vero di poter arrivare legalmente. Ricordiamo che l’Ucraina non è la Francia o la Germania: importiamo, purtroppo, molto di quello che incautamente disse l’Annunziata ( ma ora sono tutti fenomeni ed eroi).
    Il Dombass è la parte più povera del Paese, anche perché in guerra da anni. Nel resto della nazione la vita continua quasi normalmente e arrivano tanti soldi. E anche se ci fossero malcontenti, data l’opposizione fuorilegge e il divieto di manifestare, non lo sapremo mai. La disinformazione è la prima arma in ogni guerra.

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  18. Ultimamente trovo le analisi di Caracciolo un po’ mancanti.
    Meglio quelle di Massimo Gaiani che , sebbene scriva su una rivista lobbista, riesce ad essere equilibrato .
    Ecco un suo articolo pubblicato da Analisi Difesa
    La guerra logora anche chi non la fa
    20 dicembre 2022 di Gianandrea Gaiani in Analisi Mondo

    Costi finanziari alle stelle come i consumi di armi e munizioni per una guerra che sembra lontana dal concludersi e che i russi sembrano per ora voler combattere sulla difensiva con l’obiettivo di logorare gli ucraini e soprattutto i loro alleati.

    Se Kiev cerca di arruolare altre truppe per alimentare nuove offensive tese a riconquistare i territori perduti, in Europa e Occidente si cominciano a valutare le difficoltà a mantenere l’alimentazione delle forze ucraine a un ritmo sostenibile nel tempo. Gli Stati Uniti valutano se trasferire o meno all’Ucraina i missili da difesa aerea a lungo raggio Patriot per fornire un maggiore contributo al contrasto degli attacchi missilistici russi che stanno demolendo progressivamente tutte le infrastrutture energetiche del nemico.

    Obiettivi legittimi in guerra (del resto bersagli di questo tipo sono stati sempre al centro del mirino di tutte le guerre occidentali, dall’Iraq alla Serbia alla Libia), la cui distruzione sta comportando gravi difficoltà allo sforzo bellico ucraino (senza energia trasporti, industrie e reti informatiche non funzionano) peggiorando sensibilmente anche le condizioni di vita della popolazione che deve affrontare un inverno durissimo.

    L’assenza o la penuria di energia potrebbe mettere a dura prova il consenso nei confronti del governo e del presidente Volodymyr Zelensky che già da tempo ha messo fuori legge ogni forma di opposizione chiudendo televisioni, giornali e ben 12 partiti di opposizione e punendo per legge persino chiunque osi esprimersi a favore di negoziati di pace.

    Elementi che confermano come la guerra in atto sia anche una guerra civile, con milioni di cittadini ucraini schierati dalla parte dei russi e decine di migliaia che combattono al fianco delle forze di Mosca. L’offensiva missilistica contro le infrastrutture mira anche a complicare la situazione nei paesi europei, a tutti gli effetti ormai “nazioni ostili” per i russi, poiché è evidente che milioni di civili ucraini privi di luce, acqua e riscaldamento potrebbero cercare un rifugio sicuro e caldo a ovest, in un’Europa già in difficoltà per la sciagurata gestione della guerra e della crisi energetica (che secondo Bloomberg è già costata all’Unione mille miliardi di dollari) da parte della Commissione Ue che già oggi vede ridursi pericolosamente le riserve di gas.

    Patriot in Ucraina?

    Un contesto in cui ben si inserisce la vicenda dei missili Patriot chiesti da Kiev. La prima a proporre di metterli in campo è stata la Germania che voleva però schierarli in Polonia per “prevenire” sconfinamenti di missili russi nel territorio dell’alleato membro della NATO.

    Evidentemente un pretesto anche perché finora in Polonia è caduto solo un missile terra-aria ucraino appartenente a un sistema S-300. Berlino, dopo aver colto i potenziali rischi di un maggiore e diretto coinvolgimento nella guerra contro la Russia e aver recepito le minacce russe di rappresaglia, il 6 dicembre ha risposto picche alla proposta polacca di dispiegare in Ucraina i Patriot.

    Il ministro della Difesa di Varsavia, Mariusz Blaszczak, si è detto “deluso” dalla decisione di Berlino, dopo aver parlato con il suo omologo tedesco, Christine Lambrecht.

    I polacchi non avranno disponibili i Patriot che hanno ordinato agli USA ancora per molto tempo e sono quindi gli Stati Uniti oggi a dover gestire la “patata bollente”, tra indiscrezioni stampa che danno per imminente la consegna di due batterie e Il Presidente Joe Biden che il 16 dicembre ha affermato che una decisione verrà presa presto.

    Difficile però credere che simili armi vengano lasciate nelle mani degli ucraini ma è verisimile che nel caso vengano gestite in Ucraina da militari o contractors statunitensi o di altri stati membri della NATO, peraltro già 0resenti con migliaia di effettivi in Ucraina.

    La necessità di potenziare le difese aeree ucraine rimane del resto una priorità per l’Occidente e nei giorni scorsi sono circolate le voci circa la consegna di un altro sistema tedesco IRIS-T e di due SAMP/T, uno francese e uno fornito dall’Italia, come hanno rivelato fonti francesi (in barba all’inutile e paradossale segreto posto da Roma sulle forniture militari all’Ucraina). Si tratta di sistemi prelevati direttamente dalle dotazioni dell’aeronautica francese e dell’esercito italiano che si aggiungono ai vecchi Hawk spagnoli e forse ai sistemi Aspide/Spada italiani: armi piuttosto anziane e da tempo “scadute”, il cui impiego quindi non può offrire garanzie di efficacia e sicurezza.

    Scorte in esaurimento

    Il prolungamento del conflitto sta mettendo in grave difficoltà la capacità degli anglo-americani e dei loro alleati di mantenere un elevato ritmo di consegna di armi e munizioni, adeguato ai consumi e al logorio imposto da questa guerra convenzionale ad alta intensità.

    A fine novembre il New York Times ha sentito un alto funzionario dell’Alleanza Atlantica che ha ammesso che i due terzi dei Paesi della Nato hanno esaurito armi. mezzi e munizioni che potevano venire ceduti all’Ucraina.

    “Le scorte di armamenti di 20 dei 30 membri della Nato sono “piuttosto esaurite”, ha detto il funzionario che ha voluto mantenere l’anonimato, ma “i restanti 10 Paesi possono ancora fornire di più, soprattutto gli alleati più grandi”, ha aggiunto citando tra questi l’Italia, la Francia, la Germania e l’Olanda.

    La situazione delle scorte di armamenti è particolarmente difficile per la Polonia e gli Stati baltici, sottolinea il giornale, secondo cui nel complesso i Paesi della Nato hanno trasferito all’Ucraina armamenti per un valore di 40 miliardi di dollari.

    Il supporto militare all’Ucraina “non dovrebbe essere inferiore a quello degli ultimi sei mesi…. ma a parte questo, abbiamo bisogno di armi più moderne, più rifornimenti” ha detto il 15 dicembre il presidente Volodymyr Zelensky davanti ai leader Ue durante il suo intervento da remoto al Consiglio europeo. “Questo vale sia per la difesa aerea che per la difesa missilistica. E chiedo a ciascuno dei ventisette paesi dell’Unione Europea di decidere cosa si può fare nello specifico per aumentare la fornitura di sistemi di difesa aerea e missilistica – ha aggiunto Zelensky.

    “Questo vale anche per i carri armati moderni. Non c’è alcuna ragione razionale per cui l’Ucraina non dovrebbe riceverli ora. Ciò vale anche per l’artiglieria a lungo raggio e per i sistemi missilistici che potrebbero accelerare la fine dell’aggressione russa”.

    La criticità della situazione dei rifornimenti è stata presa in esame anche dal ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto: “In tutto il mondo l’industria militare, e anche in Russia, è in crisi di produzione e di approvvigionamento. Per assurdo questo è uno degli elementi che possono dare una svolta alla trattativa sull’Ucraina che tutti ci auguriamo”, ha detto in un’intervista su RAI 3.

    Intervenendo in Senato il 13 dicembre il ministro italiano ha ammesso che gli aiuti militari all’Ucraina possono avere un impatto sulle nostre Forze Armate.

    “Non voglio nascondere al Parlamento che quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo, pur non comportando oneri diretti e immediati nel lungo periodo, potrebbe incidere sulle nostre capacità”. E’ molto probabile che perdite, usura e consumi mettano in difficoltà anche i russi che devono fare i conti anche con gli effetti delle sanzioni poste dall’Occidente ma la portata di queste difficoltà è tutta da verificare.

    Fonti militari ucraine ammettono di aver trovato resti di missili russi esplosi prodotti in ottobre di quest’anno e se si escludono idroni-suicidi (munizioni circuitanti) a lungo raggio Geran-2 di origine iraniana (ma probabilmente ormai prodotti in Russia), tutte le armi impiegate appaiono prodotte in Russia e in molti casi stoccate in depositi sparsi per tutto l’immenso territorio della Federazione da molti anni.

    L’intensità dell’offensiva missilistica sulle infrastrutture energetiche e dei bombardamenti dell’artiglieria russa lungo i fronti di guerra non sembrano certo indicare difficoltà nei rifornimenti di munizioni nonostante diversi depositi siano stati colpiti negli ultimi mesi nelle retrovie da sabotatori o dai razzi lanciati dai sistemi HIMARS statunitensi e recentemente lo stesso Vladimir Putin abbia ammesso qualche difficoltà logistica.

    Gli Stati Uniti hanno più volte denunciato forniture alla Russia di armi e munizioni nordcoreane ma finora non ci sono stati riscontri in proposito dai campi di battaglia.

    Le previsioni dell’intelligence britannico, che nei suoi bollettini giornalieri riferisce dall’aprile scorso che la Russia sta finendo le scorte di missili balistici e da crociera, si sono rivelate errate o più probabilmente frutto più di intenti propagandistici che di attività d’intelligence (del resto non si sono mai visti i servizi segreti pubblicare bollettini di guerra quotidiani).

    Il 27 novembre il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha ammesso che “dopo nove mesi di conflitto, l’Esercito e l’Aeronautica della Federazione russa non sono state indebolite in modo sensibile”. Pevkur ha sottolineato che nonostante la Russia abbia subito considerevoli perdite, il suo potenziale ritornerà ad essere “prima o poi” quello del 24 febbraio, ponendo l’accento sul fatto che “il pericolo per i Paesi della NATO è pari a quello di inizio conflitto”.

    I russi “hanno ancora abbastanza missili per condurre diversi attacchi pesanti. Noi abbiamo abbastanza determinazione e autostima per rispondere” ha detto il 16 dicembre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un video messaggio.

    Come abbiamo sottolineato più volte questa è la prima guerra convenzionale ad alta intensità combattuta in Europa dalle ultime offensive alleate nella primavera del 1945.

    Tra le “lezioni apprese” che avevamo indicato già nel giugno scorso vi era l’inadeguatezza delle forze armate europee e occidentali a far fronte a un conflitto del genere perché non potremmo reggere migliaia di morti e feriti e perché le nostre dotazioni di armi pesanti e munizioni verrebbero azzerate dopo una o due settimane di guerra, in molti casi anche in pochi giorni.

    Correre ai ripari non è facile e richiede tempi lunghi, determinazione e ampi investimenti poiché l’industria della Difesa in Occidente non è strutturata per compensare in tempi rapidi perdite e consumi elevati come quelli registrati da una guerra convenzionale come questa in cui le forze ucraine “bruciano” migliaia di proiettili d’artiglieria al giorno e decine o addirittura centinaia di mezzi ogni settimana.

    Solo per citare un esempio, il Pentagono ha assegnato a Raytheon un contratto da 1,2 miliardi di dollari per fornire a Kiev 6 batterie di missili terra-aria NASAMS in aggiunta alle due già consegnate ma che verranno realizzate in non meno di due anni.

    Guerra convenzionale

    “Da quando è finita la guerra fredda un po’ tutti gli arsenali militari sono stati ridotti poiché non si pensava certo che una guerra convenzionale potesse tornare in Europa” – ha detto a fine novembre all’Adnkronos il generale Giorgio Battisti, veterano di molte missioni oltremare, membro del Comitato Atlantico e opinionista di Analisi Difesa.

    “Ci sono state le diverse missioni di peacekeeping, missioni all’estero che hanno fatto in modo che venisse privilegiata la parte leggera dell’equipaggiamento militare: armi individuali, mezzi non pesanti abbandonando un po’ le caratteristiche di un esercito convenzionale, appunto con carri armati e le artiglierie che servivano appunto durante la Guerra Fredda.

    Ora la guerra convenzionale ritornata in Europa si combatte con i droni e con i missili, a colpi di artiglieria e si parla di migliaia di colpi che sia i russi che gli ucraini sparano tutti i giorni. Mentre in Afghanistan gli Stati Uniti sparavano 300 colpi di cannone al massimo ogni giorno, nella guerra in Ucraina si sparano 5mila con delle punte di 20mila colpi al giorno.

    Questo dimostra come questa guerra abbia messo a nudo le nostre carenze. Una guerra che non può essere paragonata a quelle nei Balcani negli anni ’90 dato che erano guerre a bassa intensità, mentre qui lo scontro è tra due stati che utilizzano tutti gli equipaggiamenti degli arsenali di cui dispongono. Negli ultimi anni, in moltissimi paesi compresa l’Italia, è subentrata una forma di accanimento, possiamo dire, contro le industrie che producevano armi che sono state costrette o a riconvertirsi in altre produzioni o anche a chiudere” – ha evidenziato Battisti.

    “Circostanza che ha fatto sì, salvo che negli Usa, che tantissimi paesi abbiamo ridotto sensibilmente i propri magazzini, le proprie riserve militari. Una eventuale riconversione all’industria bellica non sarà facile, ampliare la capacità industriale di un paese non può realizzarsi in breve tempo.

    Ritengo che occorra evitare di rimanere completamente privi di armi e gli Stati Maggiori di tutti i paesi, compresi gli Stati Uniti, stanno studiando come non rischiare di rimanere sguarniti e rifornire allo stesso tempo l’Ucraina delle armi necessarie per difendersi. Anche perché gli Stati Maggiori devono tenere conto sempre del rischio che il conflitto si allarghi coinvolgendo direttamente paesi dell’Alleanza Atlantica” – ha concluso Battisti.

    Armi e munizioni agli sgoccioli

    Considerato questo contesto non sorprende che gli anglo-americani cerchino alternative al depauperamento delle proprie riserve di armi e munizioni anche tenendo contro che le capacità produttive statunitense di munizioni da 155 mm raggiungono i 15 mila proiettili mensili (molti meno in Europa), pari più o meno a tre giorni di fuoco dell’artiglieria ucraina: terminate le riserve disponibili, occorrerebbero anni per tornare a disporre di un livello accettabile di munizioni.

    Tra le alternative, Washington e Londra cercano di reperire armi e munizioni di tipo russo/sovietico da girare a Kiev in Africa e Asia, come nel caso del Marocco già illustrato da Analisi Difesa.

    Da un lato è indubbio che la guerra in Ucraina abbia dato un forte impulso alla spesa militare in diverse nazioni europee e negli Stati Uniti: molte nazioni un tempo membri del Patto di Varsavia hanno già ceduto a Kiev tutti o quasi gli equipaggiamenti ex sovietici di cui disponevano. In termini concreti però questo incremento delle risorse finanziarie richiederà anni per trasformarsi in nuove armi e munizioni per le forze NATO come per quelle ucraine.

    Per fare un esempio di sistemi d’arma peraltro di relativamente facile e rapida produzione, il ministero della Difesa britannico ha commissionato l’acquisto di un numero imprecisato di armi anticarro NLAW per 229 milioni di sterline che verranno consegnate tra il 2024 e il 2026 (altri 500 NLAW ordinati in precedenza arriveranno nel 2023) per compensare la cessione all’Ucraina di ben 10 mila armi anticarro (in gran parte NLAW) in pochi mesi.

    Occorre inoltre valutare se gli stanziamenti annunciati in Europa in modo altisonante sull’onda emotiva del conflitto risultino sostenibili di fronte alla crisi energetica e a quella economica e sociale che si stanno abbattendo sul Vecchio Continente.

    Secondo uno studio del think-tank britannico Royal United Services Institute (RUSI) “con la fine della guerra fredda l’Europa ha ridotto drasticamente il budget della difesa, ritrovandosi con eserciti e scorte d’artiglieria limitati, inadatti a sostenere nel lungo periodo il ritmo di una guerra come quella combattuta oggi in Ucraina. Ai tassi ucraini di consumo di artiglieria, le intere scorte britanniche potrebbero durare una settimana e gli alleati europei non sono in una condizione migliore”.

    Secondo dati ufficiali resi noti il 27 novembre il Regno Unito ha già armato l’Ucraina con quasi 7 mila armi anticarro NLAW, oltre un centinaio di veicoli blindati, semoventi antiaerei Stormer con missili Starstreak, diverse decine di obici M109 e cannoni trainati L119, lanciarazzi campali MLRS M270, oltre 16 mila proiettili d’artiglieria, missili Brimstone e 4,5 tonnellate di esplosivi al plastico. Materiale in parte già usurato o distrutto mentre le munizioni d’artiglieria sono state sufficienti per circa tre giorni di combattimenti.

    Per comprendere come anche per le scorte dell’US Army questa guerra non sia sostenibile nel tempo il RUSI evidenzia che nell’estate scorsa gli ucraini sparavano in un giorno 6/7 mila colpi d’artiglieria (i russi fino a 50mila), quando gli Stati Uniti riescono a produrne in un mese solo 15mila.

    La costruzione negli USA di uno stabilimento di munizioni ad hoc per l’esercito ucraino richiederà tempo e gli 800 mila proiettili da 155 mm previsti richiederanno due anni per venire prodotti. Secondo il RUSI “al culmine dei combattimenti nel Donbass, la Russia stava usando più munizioni in due giorni di quante ne avesse in magazzino l’intero esercito britannico”.

    Il Pentagono ha ceduto a Kiev circa un terzo delle riserve di missili anticarro Javelin e di quelli antiaerei Stinger: ripianare tali scorte richiederà rispettivamente 5 e 13 anni: troppi, soprattutto tenendo conto che altri conflitti potrebbero esplodere in aree diverse, incluso il Pacifico.

    Citando fonti del Pentagono, il New Yorker ha reso noto che gli Stati Uniti non intendono fornire all’Ucraina i lanciarazzi campali multipli HIMARS in grandi quantità a causa del costo (7 milioni di dollari) dei tempi di produzione di nuovi mezzi la limitata ma soprattutto per la difficoltà industriale a far fronte alle commesse di munizioni.

    “A fronte di una produzione di 9mila razzi all’anno le forze armate ucraine ne consumano almeno 5mila al mese”, afferma la fonte citata dal giornale.

    E bene evidenziare che gran parte dei 20 miliardi di dollari di aiuti militari statunitensi, degli oltre 3 miliardi di sterline forniti da Londra (secondo contributore) e dei 3,1 miliardi di euro forniti dall’Europa all’Ucraina (l’Italia ha speso finora quasi mezzo miliardo di euro secondo l’Osservatorio MIL€X) riguardano mezzi, armi e munizioni prelevati dai magazzini o dai reparti delle forze armate occidentali, che se ne sono privati non senza critiche da parte di molti ambienti militari.

    Citando fonti militari francesi, il magazine statunitense Politico ha rivelato a inizio dicembre che in Francia gli stock di munizioni e artiglieria si sono ridotti pericolosamente a causa delle donazioni all’Ucraina mentre fonti militari tedesche riducono oggi ad appena due giorni l’autonomia di fuoco dell’artiglieria in un conflitto convenzionale.

    L’ambasciatore polacco alla NATO, Tomasz Szatkowski, ha dichiarato alla radio polacca RMF che “i depositi militari dei paesi della NATO si stanno vuotando a causa degli aiuti all’Ucraina”. Un allarme che potrebbe aumentare i dissidi tra gli alleati considerato che il segretario generale della NATO, Lens Stoltenberg, continua a esortare gli stati membri a trasferire più armi e munizioni possibile a Kiev.

    Come ha rivelato all’ANSA un’alta fonte diplomatica alla NATO, all’interno dell’alleanza è in corso “un dibattito” sull’ipotesi di dare carri armati di produzione occidentale a Kiev dopo l’appello in tal senso del ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis.

    La questione però, sempre in termini concreti, è dove reperire in Europa tank per l’Ucraina considerato che alcune nazioni NATO hanno rinunciato a mantenere in servizio carri armati e chi ancora ne ha in organico dispone di flotte compresa tra i 150 (l’Italia) o e i 350 (la Germania) esemplari, solo per meno della metà operativi: flotte non cedibili se non si vogliono appiedare gli ultimi reparti corazzati rimasti in Europa. Pochi anche i mezzi in riserva che richiederebbero comunque ampi lavori per tornare a essere operativi.

    A Kiev il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha lamentato che la Germania non ha assunto al momento alcun impegno per la fornitura di carri armati Leopard 2 all’Ucraina.

    Il 15 dicembre Berlino ha consegnato all’Ucraina missili per il sistema di difesa area IRIS-T, due veicoli corazzati e 30 mila proiettili per lanciagranate da 40 mm, 5 mila munizioni da 155 mm, 4 ambulanze e 18 autocarri. In Belgio, come in altre nazioni europee, le pressioni politiche tese a dare più armi agli ucraini cozzano con le resistenze dei militari che temono di dover domani affrontare un contesto bellico ad alta intensità senza disporre di armi e munizioni.

    Manutenzioni oltre confine

    Sostenere lo sforzo bellico ucraino diventa difficile anche sul piano logistico poiché la carenza di energia e la devastazione dell’apparato industriale militare ucraino rendono ardue se non impossibili anche manutenzioni e riparazioni.

    A Michalovce, in Slovacchia, è stato aperto il centro per le riparazioni delle armi pesanti fornite dalla Germania all’Ucraina, come ha comunicato nei giorni scorsi il generale di brigata Christian Freuding, capo dello Stato maggiore speciale per l’Ucraina presso il ministero della Difesa tedesco. Presso il polo di Kosice verranno riparati, in particolare, i 14 obici semoventi Pzh 2000 che la Germania ha fornito insieme a Olanda e Italia all’Ucraina e che vengono ormai “cannibalizzati” per mantenerne qualcuno operativo secondo testimonianze dirette dal fronte

    Il centro in Slovacchia curerà la manutenzione anche dei 5 lanciarazzi multipli Mars e dei 37 semoventi antiaerei corazzati Gepard forniti a Kiev e in futuro anche dei 50 blindati ruotati Dingo di prossima consegna. L’ubicazione del centro logistico oltre i confini ucraini offre garanzie contro gli attacchi russi ma impone lunghi trasferimenti dal fronte dei mezzi da riparare.

    il viceministro della Difesa ceco, Tomas Kopecny, ha annunciato che migliaia di tecnici e operai ucraini delle aziende del settore Difesa lavoreranno negli stabilimenti di produzione di armi della Repubblica Ceca dove la produzione di alcuni sistemi d’arma nell’ambito di progetti comuni dovrebbe cominciare nella prima metà del 2023.

    La Svizzera invece si è impegnata a non fornire armi all’Ucraina. “Né al tempo della prima guerra mondiale, né durante la seconda guerra mondiale, abbiamo esportato armi. Non esporteremo armi e non parteciperemo direttamente o indirettamente a un conflitto militare né in termini di armi né con le nostre truppe in Ucraina, Russia o in qualsiasi altra parte del mondo”, ha sottolineato il 12 dicembre il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, aggiungendo che “c’è sempre pressione” sulla Svizzera da parte dei Paesi europei”.

    @GianandreaGaian

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