Rocca e i suoi fratelli (civici) d’Italia

(Edoardo Sirignano – lidentita.it) – Siamo ormai entrati a pieno nelle festività. Ecco perché il film, si perde o si vince, deve avere sempre la stessa trama, proprio come accade per i cinepanettoni di Boldi e De Sica. Il regista, questa volta, non è De Laurentiis, ma Fdi. Il titolo della pellicola sarà quello che tutti si aspettano, quello che piomba giù quando non si sa che pesci pigliare. Stiamo parlando ovviamente del “classico civico”. In questo caso, se vince il merito è nostro, mentre se perde si usano le due paroline magiche del politichese: “Non tira”. Diversamente, invece, puntare tutto su un attivista duro e puro come Rampelli, Trancassini o Colosimo. In questo caso, un eventuale scivolone sarebbe stato attribuito direttamente a Meloni. La premier, per nessuna ragione al mondo, può e deve indossare i panni della perdente. Ecco perché si pesca il solito coniglio dalla società civile e si va nelle migliori sale cinematografiche o campagne elettorali senza rischiare nulla. Cambierà solo il posto in cui si svolgerà il tormentone. Se nel cinema si passa dal Nilo all’India in un batter d’occhio, per il centrodestra, oggi, non sarà più “Natale in Comune”, festa danneggiata da un ancora sconosciuto Gualteri, ma “Natale in Regione”.

Il nuovo divo

La nuova star dei conservatori si chiamerà Francesco Rocca. Quest’ultimo è stato fatto dimettere addirittura dalla presidenza della Croce Rossa Italiana. L’obiettivo è uno soltanto: vedere Giorgia, Ignazio, Guidone e gli amici di Colle Oppio sfilare davanti il palazzone della Cristoforo Colombo. A rivelare la gioiosa notizia, a pochi giorni dal decennale di Fdi, è chi viene già chiamato il prescelto: “Ho scelto di mettermi a disposizione del territorio. Come esperto di sanità pubblica, penso di poter portare un valore aggiunto”. Il problema, però, è che l’avvocato, fino a ieri impegnato nel mondo del volontariato, nel Lazio non dovrà battersi solo con il Covid, ma con le armate congiunte di Pd, Iv, Azione, nonché con cinghiali, gabbiani e chi ne ha più ne metta. Pur essendo l’avversario da battere un assessore uscente alla salute, il rischio, quindi, è che il nuovo successo termini proprio come il prequel. L’incubo Michetti, pur essendoci un top player e e una strategia ben precisa, è sempre dietro l’angolo. Anche in quell’occasione si diceva il puro, l’imbattibile e poi sappiamo come è finita. L’economista, il tribuno della plebe, nel giro di qualche mese, viene dimenticato e tutti tornano felici e contenti a spartirsi le poltrone.

Il miracolo possibile

Le differenze rispetto alla corsa per il Campidoglio, però, sono tante. Innanzitutto il 25 settembre non è lontano. Tanti sono coloro che alle ultime politiche hanno perso e intendono salire preso sul carro del vincitore. Il presidente della Cri, poi, non è il tribuno scelto a caso. Si tratta di un avvocato stimato, un profilo che può rubare voti importanti sia tra i camici bianchi della sanità pubblica che nel privato. Stesso discorso vale per le ragioni che può mettere sul tavolo. Stiamo parlando di chi conosce a memoria le debolezze della macchina regionale, ovvero chi può cacciare dall’armadio ogni scheletro nascosto. Un nome, quindi, che potrebbe dar fastidio e non poco a una sinistra che ha scelto di scommettere ogni fish sull’uomo che ha portato il Lazio fuori dalla pandemia. La strategia della leader di Fdi, infine, è chiara anche ai bambini: ripartire dal modello inglese dei Tory, quello che parte dai civici, dalle associazioni, per battere una classe dirigente che non sa cosa dire. La vittoria di Rocca, pertanto, non può essere paragonata a un miracolo. Si tratta, al contrario, di un’impresa possibile, a maggior ragione se l’esponente della giunta Zingaretti dovrà tenere a bada il fuoco amico. Giuseppe Conte e la sinistra a lui vicina, nei prossimi giorni, presenteranno un loro candidato, primo avversario per D’Amato e miglior alleato per le destre.

Virostar

I protagonisti della pandemia, però, non sono di moda solo nel Lazio. Nella Lombardia, la terra dei panettoni per eccellenza, il Pd decide di puntare tutto sulla virostar Fabrizio Pregliasco. Quest’ultimo si mette a disposizione di Pierfrancesco Majorino, candidato del M5S e del Pd. Anche in questo caso, quindi, la solita trama. Stiamo parlando, d’altronde, del partito che alle ultime politiche ha candidato un tale Andrea Crisanti. Il problema è che lo zanzarologo, al posto, di curare la creatura dem, l’ha portata quasi alla morte. Bisogna, poi, ricordare che Attilio Fontana insieme alla sua vice e oggi sfidante Letizia Moratti, hanno già affrontato e vinto la pandemia. Sanno, pertanto, come battere chi fa dei vaccini e delle mascherine la principale arma per sbarcare il lunario o per andare nel salotto di Vespa.

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2 replies

  1. Mi viene un dubbio: la Destra candidi un impresentabile per non cadere nella trappola in cui è caduta la Raggi: il Lazio deve essere governato dai ” sinistri”, altrimenti ci sarà uno scandalo o anche solo uno Spelacchio al giorno.
    Vero o meno non importa: basta scriverne una volta… ed è per sempre.

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