Rilevato dall’arch. Costanzo un secondo disegno della Cappella Palatina di Caserta: “L’opera è da attribuire a Luigi Vanvitelli”  

Per un suo nuovo, ampio e generale inquadramento storico-filologico della Cappella Palatina nella Reggia di Caserta, lo storico dell’arte Salvatore Costanzo, esperto delle opere del Vanvitelli e autore di numerose pubblicazioni sull’artista, rileva oggi la presenza di un prezioso disegno (in collezione privata eredi De Peruta), raffigurante lo spaccato della Real Cappella borbonica (1). Secondo il parere dello studioso, la composizione sarebbe stata eseguita da Luigi Vanvitelli a partire dal 1757 – circa un anno dopo l’inizio della costruzione – all’indomani della celebre “Dichiarazione dei disegni del Reale Palazzo di Caserta” (2).

In questa sede ci limiteremo, per brevità, a segnalare alcuni passi più significativi dell’intervento illustrativo dell’architetto Costanzo.

Il foglio in esame (mm. 450 x 620), fu concepito come variante del medesimo progetto contenuto nella Dichiarazione. Redatto con le opportune modifiche, dovette servire in primis per la realizzazione di alcuni modelli lignei elaborati da Antonio Rosz, ebanista di rara perizia, e dai suoi collaboratori tedeschi. Il Vanvitelli sapeva che un modello faceva “molto meglio effetto che un disegno”, come scrisse al fratello Urbano, e consentiva di verificare dal vivo l’esecuzione dei lavori man mano che procedevano (3). Nel 1758 “Monsù Rosz” completò il plastico della Cappella nella stessa scala metrica del Vestibolo e dello Scalone per consentire la composizione d’insieme. Da rilevare che rispetto all’impianto planimetrico del progetto originario, la Cappella Palatina subì alcune variazioni proporzionali, e fu sottoposta – nel contempo – a modifiche decorative interessanti la volta a botte; quest’ultima nella tavola della Dichiarazione presenta motivi ad archi incrociati, mentre nel foglio di variante verrà disegnata a cassettoni.

Il prof. Costanzo, con gergo tecnico da studioso dell’architettura vanvitelliana, continua la sua lettura dell’opera e si sofferma sulle molteplici cifre stilistiche che consentono l’attribuzione del disegno al Regio Architetto. Malgrado lo stato di conservazione del foglio non sia dei migliori, l’analisi dimensionale e formale consente di riconoscere alcuni aspetti del Vanvitelli disegnatore, tipici delle composizioni per la Reggia. Il disegno, realizzato a matita con delle parti colorate in giallo paglierino (finestroni ed ovali nella volta e nell’abside), reca la scritta “Taglio della Real Cappella di Caserta”, e mette in rilievo importanti elementi distintivi impiegati dal Maestro napoletano per l’elaborazione della sua architettura neoclassica, in cui riuscì con competenza a coniugare la tradizione rinascimentale con il linguaggio barocco (4).

Analizzando la grafia con la quale è segnato il titolo dell’opera, il termine “Taglio” rimanda immediatamente ad alcune delle precedenti tavole raccolte nella Dichiarazione (si vedano, ad esempio, i disegni preparatori per le incisioni delle tavole VII, VIII, IX e XI). Per la qualità del ductus e per i suoi particolari contenuti, il foglio di variante di cui si discute può considerarsi autografo di Luigi Vanvitelli. La sicurezza del tratto, la mano esperta (e abituata) a prendere importanti decisioni di fronte a scelte legate a nuovi equilibri proporzionali e assetti decorativi, non sembrano lasciare dubbi sulla paternità della composizione.

Attraverso un esame sereno della documentazione – chiarisce Salvatore Costanzo –  il confronto tra il disegno preparatorio per l’incisione della tavola XII della Dichiarazione (“Lato della Cappella Reale publica nella sua magiore estensione”) e quello dell’opera in esame, anche se si risolve a tutto vantaggio della prima, mette in luce che nel  nostro foglio è presente un tipo di grafica caratterizzata da una particolare risolutezza del tratto con decise delineature della matita; caratteristiche che portano ad un risultato visivo ed estetico che bene concorda con la matura sensibilità di Luigi Vanvitelli architetto neoclassico. Sta di fatto che la composizione esprime un senso di avvolgente sontuosità dello spazio della Cappella, reso evidente dalla maniera di raffigurare la consistenza plastica dei vari elementi costruttivi e decorativi con un tratto fermo e didascalico; notevole il modo di ombreggiare mediante l’uso di linee parallele, tipiche della grafica del Vanvitelli.

Ma per cogliere meglio la resa equilibrata dell’opera, la sua portata e il suo significato figurativo, occorre esaminare alcuni dettagli che suggeriscono di considerare il foglio come un lavoro riconducibile alle modalità grafiche messe in campo usualmente dal Vanvitelli nei disegni per opere di alta committenza, o comunque di particolare rilievo. Simili caratteristiche si riscontrano, ad esempio, nei grafici del Concorso per la facciata di San Giovanni in Laterano (sezione longitudinale del portico), nel progetto della chiesa gesuita in Ancona (sezione longitudinale), nella chiesa dei Padri della Missione di San Vincenzo de’ Paoli in Napoli (disegni per le decorazioni della cupola).

Secondo le convinzioni maturate dall’architetto Costanzo, allo stato degli studi è da ritenere che sia per motivi stilistici che compositivi, si possa escludere di assegnare la paternità del grafico in esame alla mano più modesta (di tono meno alto e meno elegante) di Carlo Vanvitelli, figlio primogenito di Luigi, tenendo conto della impossibilità che si tratti di una esercitazione accademica o di una copia giovanile. Va annotato che all’epoca dell’esecuzione del disegno (presumibilmente intorno al 1757), necessario a definire le modifiche da apportare alla fabbrica tradotte poi dal Rosz nella versione più prossima a quella definitiva, Carlo Vanvitelli era poco più che diciottenne. Solo più tardi, nel 1764, sarà assunto come aiuto del padre per le Reali Fabbriche di Caserta in sostituzione di Marcello Fonton.

Note

1. Il presente intervento – sottolinea il prof. Costanzo – nasce dall’aggiornamento di uno dei temi sviluppati in occasione della pubblicazione del mio ponderoso volume ‘La Scuola del Vanvitelli’, Clean Edizioni, Napoli 2006, nell’ambito della sezione dedicata ad accogliere inediti vanvitelliani, provenienti dal corpus dei disegni del celebre architetto napoletano. In questa sede, colgo l’occasione per ringraziare gli attuali proprietari del disegno di cui si discute (eredi De Peruta), per la cortesia e il supporto prestatomi durante l’opera di ricerca.

2. Giova ricordare che nella corrispondenza epistolare con D. Urbano, Luigi Vanvitelli espresse la sua soddisfazione sulle tavole che man mano venivano approntate per la “Dichiarazione”. Per il disegno della Cappella e della Scala regia scrisse: “Il disegno per grazia di Dio viene meglio di quanti ne ho fatti” (18 marzo 1752). La tavola fu incisa dal Nolli nell’ottobre del 1753, mentre la stampa della Dichiarazione vide la luce a Napoli, nella Reale stamperia (1756).  

3. I plastici ebbero gli effetti desiderati: a Carlo di Borbone e alla regina Maria Amalia piacquero molto, tanto che il Sovrano non mancava di mostrarli ai propri ospiti per sorprenderli con la grandiosità della sua opera da essi così efficacemente riprodotta (cfr. S. Costanzo, 2006, op. cit. Ed ancora: Archivio della Reggia di Caserta, v. 1568, fasc. 128: v. 444, c. 17).

4. Sull’ampiezza del registro espressivo del Vanvitelli, cfr. S. Costanzo, Luigi Vanvitelli, coniugazione tra cultura architettonica e ammaestramento, Informazione Campania del 10 ottobre 2022.

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