Dietro il Qatargate c’è la manona di Abu Dhabi?

MEDIA, QATARGATE NATO DA OPERAZIONE SERVIZI SEGRETI EUROPEI

(ANSA) – L’inchiesta giudiziaria sullo scandalo Qatargate è stata avviata dopo quella condotta dai servizi di sicurezza belgi insieme ai servizi segreti altri Paesi europei. Lo scrive il quotidiano ‘Le Soir’. L’informazione è stata confermata dal ministero della Giustizia di Bruxelles.

QATAR: INQUIRENTI, IPOTESI EURODEPUTATI ‘A LIBRO PAGA’

(ANSA) – Una delle ipotesi su cui stanno lavorando i magistrati belgi nell’inchiesta sul cosiddetto ‘Qatargate’ è che ci possano essere degli europarlamentari ‘a libro paga’ per favorire l’emirato. Sarebbe questo un fronte degli accertamenti nell’indagine che ha portato all’arresto nei giorni scorsi, tra gli altri, dell’ormai ex vicepresidente Eva Kaili e dell’ex eurodeputato Antonio Panzeri. Sulla base di un ordine di investigazione europeo, nei giorni scorsi i magistrati milanesi hanno disposto una serie di perquisizioni eseguite dalla Gdf.

QATAR: TERMINATA UDIENZA, PROCURA PARLERÀ NEL POMERIGGIO

(ANSA) – E’ terminata la prima udienza davanti alla Camera di consiglio del tribunale di Bruxelles delle quattro persone fermate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate: l’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’ex eurodeputato socialista Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Niccolò Figà-Talamanca. La procura belga diramerà un comunicato con la decisione nel tardo pomeriggio. Uscendo dall’aula gli avvocati dei quattro imputati non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.

QATAR: PRIMA UDIENZA A BRUXELLES PER I 4 FERMATI

(ANSA) – E’ in corso davanti alla Camera di consiglio del tribunale di Bruxelles la prima udienza delle quattro persone fermate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate. La giustizia belga deve decidere se predisporre misure cautelari diverse dall’arresto per i quattro fermati oppure rimetterli in libertà. In aula – chiusa ai giornalisti – sono presenti, secondo quanto si è appreso, l’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, l’ex eurodeputato socialista Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e Nicolò Figà-Talamanca. Il pronunciamento dei giudici è atteso nel pomeriggio.

GUERRA DI SPIE DIETRO IL QATARGATE “QUELLE ONG SERVIVANO A FAR SOLDI”

(Antonio Massari – il Fatto Quotidiano) – Una soffiata dei Servizi segreti nella città più frequentata dai lobbisti di tutto il mondo. È stato uno degli input principali nell’inchiesta del procuratore belga, Michel Claise, che sta sconvolgendo il Parlamento europeo. Una soffiata giunta da un Paese rivale del Qatar – la voce più accreditata è quella che si tratti di “spie” degli Emirati Arabi – che si inserisce nel contesto di una “guerra” internazionale per gli affari. Una soffiata giunta nel 2021 e peraltro più che attendibile visto che, dopo molti mesi di intercettazioni, la Procura federale belga è intervenuta per sequestrare 1,5 milioni in contanti (in totale) ai principali indagati come la deputata socialista greca, Eva Kaili – ormai ex vicepresidente dell’europarlamento (è stata rimossa ieri dal ruolo) – e l’ex deputato italiano Pier Antonio Panzeri, fondatore della Ong Fight Impunity, ritenuta dall’accusa uno dei motori presunti delle manovre di corruzione. Non a caso, nel mandato d’arresto, compare una frase del compagno di Kaili, Francesco Giorgi (anch’egli tra gli arrestati, come gli stessi Panzeri e Kaili) che parla delle Ong come strumenti “che servivano a fare soldi”. Ed è ormai sempre più chiaro che è il settore dei diritti umani a essere nel mirino degli inquirenti.

Ieri un’altra giornata di perquisizioni e sigilli negli uffici di Strasburgo, mentre in Italia la Guardia di Finanza ha sequestrato circa 20 mila euro in contanti a Giorgi nella sua abitazione di Abbiategrasso (Milano). E proprio Giorgi, che è assistente parlamentare del deputato Pd Andrea Cozzolino, ma soprattutto è stato uno stretto collaboratore di Panzeri, secondo alcune indiscrezioni starebbe collaborando con la Procura belga. Fino a ieri gli assistenti parlamentari che avevano subito perquisizioni negli uffici e sequestri di tablet e telefoni erano dieci. Tra questi Francesca Garbagnati, che lavora con Alessandra Moretti (S&D), Giuseppe Meroni (Lara Comi, Ppe), Davide Zoggia (Pietro Bartolo, S&D) e Donatella Rostagno (Marie Arena, S&D). Nelle ultime 24 ore è stato il turno dell’intero gruppo di collaboratori di Eva Kaili, a iniziare dall’assistente alla vicepresidenza, Gerasimos Katsikogiannis, e degli assistenti accreditati Victor Dario Aguilar Mendez, Anastasios Papachristou e Dimitrios Zacharias. Nessuno di loro – né assistenti né parlamentari – è tra gli indagati e già ieri i loro uffici sono tornati a funzionare regolarmente. Nelle ultime ore sono stati apposti sigilli anche all’ufficio di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti Umani. Perquisito anche l’ufficio di un’altra dirigente dello stesso livello, Petra Prossliner. Fonti autorevoli hanno riferito al Fatto di acquisizioni anche nell’ufficio del lettone Eldar Mamedov (political adviser del gruppo dei Socialisti e Democratici a Strasburgo, esperto di Medio Oriente e autore di diversi articoli su The New Arab di cui uno del 22 febbraio 2019 dal titolo The dark side of the Uae (“Il lato oscuro degli Emirati Arabi”, ndr) e di Carlo Bittarelli, già collaboratore di Panzeri e attuale consigliere politico della Sottocommissione ai Diritti umani (quella presieduta fino al 2019 dall’ex eurodeputato bergamasco e oggi in capo alla sua fedelissima Marie Arena). Mamedov e Bittarelli non sono indagati.

Sempre ieri, è stato sospeso dal gruppo S&D Marc Tarabella, l’eurodeputato italo-belga che venerdì aveva subito la perquisizione della propria abitazione, alla presenza della presidente Roberta Metsola come previsto dalle regole di Strasburgo. Tarabella non risulta indagato e gode dell’immunità parlamentare, che viene persa solo in caso di flagranza di reato, ma secondo alcune ricostruzioni il suo nome figurerebbe tra quelli fatti nei primi interrogatori delle 4 persone fermate.

Ha risposto alle critiche Margaritis Schinas, finito nella bufera per i suoi recenti “elogi” al Qatar e la sua visita ad Abu Dhabi con Eva Kaili alla vigilia dei Mondiali: “Sì, ho ricevuto un pallone da calcio e una scatola di cioccolatini – ha detto in Aula il vicepresidente greco della Commissione Ue– che credo di aver lasciato all’autista che mi portava allo stadio”.

I fari degli inquirenti sul viaggio a Doha di Alessandra Moretti

(DI ANTONIO MASSARI – Il Fatto Quotidiano) – Tra le vicende da chiarire, sebbene non sia indagata, per gli investigatori ci sono anche gli spostamenti dell’eurodeputata pd, Alessandra Moretti, che è stata a Doha nel 2020. Moretti ha già spiegato pubblicamente che si trattava di un convegno sull’odio in Rete e che in quell’occasione si interessò del dramma dei profughi. Due giorni fa, sono stati sequestrati tablet e telefoni della sua assistente, Francesca Garbagnati, che non è indagata, ed è stata in passato una collaboratrice di Antonio Panzeri, accusato di corruzione dalla Procura belga. Moretti, interpellata dal Fatto sui suoi viaggi a Doha e i suoi rapporti con la Ong fondata da Panzeri, la Fight Impunity, è stata estremamente chiara: “Non ho mai partecipato a iniziative organizzate dalla Ong di Panzeri, né in Italia né all’estero”. Riguardo il viaggio a Doha, le abbiamo chiesto se abbia ricevuto doni di qualsiasi tipo, orologi inclusi, e la risposta è stata altrettanto categorica: “Assolutamente no”.

Nel mandato di arresto di quattro pagine disposto dalla Procura federale – sul quale oggi si celebrerà la prima udienza per gli indagati – la presunta associazione dedita alla corruzione viene descritta con molta chiarezza. Per l’accusa è composta dall’ex deputato Antonio Panzeri, dall’ormai ex vicepresidente dell’Europarlamento Eva Kaili, dal suo compagno Francesco Giorgi e da Niccolò Figà-Talamaca della Ong No Peace without justice. Il cuore della vicenda ruota intorno al ruolo di Panzeri e, con riferimento espresso ai Mondiali di calcio in Qatar, all’obiettivo della corruzione: ottenere dichiarazioni positive sul Qatar in seno al Parlamento europeo, riguardo la gestione dei diritti umani. Corruzione che sarebbe stata pagata in contanti (destinati in un caso, secondo gli inquirenti, all’acquisto di una casa a Cervinia) e pure in orologi di lusso. Nell’atto si menziona anche il Marocco, ma gran parte della vicenda riguarda prevalentemente il Qatar e vengono anche citati alcuni viaggia a Doha.

Intanto il gruppo parlamentare del Pd ha fatto una espressa richiesta alla Procura belga, attraverso i propri legali, per sapere se vi sia qualche indagato tra i suoi rappresentanti. E ha ricevuto risposta negativa.

Il clima resta ovviamente molto teso. Anche per via delle perquisizioni dei giorni scorsi. Gli inquirenti hanno sigillato (tra gli altri) anche gli uffici di Davide Zoggia, assistente dell’europarlamentare Pietro Bartolo (nessuno dei due è indagato), in passato collaboratore di Panzeri.

Nei giorni scorsi, il capogruppo del Pd nell’europarlamento, Brando Benifei, durante una discussione in delegazione, ha chiesto espressamente ai suoi colleghi se, da parte dei propri assistenti, avessero ricevuto alcun tipo di pressione sulle questioni che riguardavano il Qatar e i diritti umani. “La risposta – spiega Benifei al Fatto – è stata negativa: nessuna pressione”. E le posizioni di Giorgi? “Certo – commenta Benifei – con il senno di poi, e alla luce dell’inchiesta in corso, posso interpretare le posizioni ‘meno forti’ sui diritti umani in Qatar di Francesco Giorgi (collaboratore di Andrea Cozzolino, ndr), come collegate alla corruzione che gli viene contestata.

Ma solo ora. In quel momento mi apparivano per nulla strane. Vorrei aggiungere che la nostra è stata la linea più dura sul Qatar e quindi su di noi questa vicenda non ha prodotto alcun effetto”.

4 replies

  1. LO GIURO !!!!! NON SONO MAI STATO A DOHA. SI , HO VISTO DELLE FOTO. DA ARCHITETTO QUALE SONO , DICO CHE E’ UNA SCHIFEZZA.

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  2. Gnocca è gnocca, un po caruccia pare. P.S caruccia non vuol dire carina.(Non si sa mai, di questi tempi) ci si aspetta di tutto anche l’equivoco.

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