Bus interregionali, Forza Italia prova il blitz anti-concorrenza: “Servizio solo su autorizzazione”

Un emendamento al decreto Aiuti Quater presentato dai forzisti Ronzulli, Damiani e Lotito, propone di tornare a un regime in concessione per il trasporto passeggeri su gomma a lunga percorrenza. Di fatto le imprese private come Itabus e Flixbus verrebbero bloccate. Il governo Draghi aveva liberalizzato il settore

(Giovanni Pons – repubblica.it) – MILANO – L’Europa chiede di liberalizzare, l’Italia si è impegnata a farlo con il Pnrr. Ma Forza Italia prova a spingere il trasporto su gomma, e in particolare il servizio degli autobus a lunga percorrenza, in direzione opposta: un passo indietro verso la statalizzazione. Il passo del gambero è contenuto in un emendamento proposto da tre esponenti di Forza Italia, Ronzulli, Damiani, Lotito, per il Decreto Aiuti Quater, approvato dal governo il 18 novembre scorso e in conversione il 17 gennaio 2023. Una modifica che prevede il ritorno a un regime di autorizzazione, e ostacolerebbe le operazioni di società private come Itabus e Flixbus.

In pratica i tre esponenti di Foza Italia propongono di cancellare ciò che è appena stato fatto dal governo Draghi, cioé rendere più facile per i privati che hanno imprese di trasporto passeggeri collegare capoluoghi anche tra diverse Regioni, facendo pagare i biglietti meno di quelle aziende pubbliche che hanno il vantaggio di essere sussidiate dallo Stato. Ora si vuol tornare indietro. “Al fine di preservare la redditività del settore del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sottoposto a obbligo di servizio pubblico – si legge nell’emendamento – sono apportate le seguenti modificazioni”. E qui si entra nel vivo, ritornando a un regime autorizzativo da parte delle Regioni e anche dei diretti interessati pubblici per operare le tratte interregionali. “Nell’ambito dei predetti percorsi sono ammesse relazioni di traffico intraregionali limitate ai capoluoghi di provincia e previo nulla osta della regione interessata, sentiti gli enti locali competenti e i gestori dei servizi di trasporto pubblico regionale e locale assoggettati ad obbligo di servizio pubblico”. 

In pratica si mettono fuori gioco tutte quelle imprese private che gestiscono i trasporti via bus tra capoluoghi di provincia e regioni e si mettono in difficoltà anche i treni perché non potranno più emettere biglietti per tratte che prevedono un percorso su ferro e poi un prolungamento su strada. Un duro colpo alla concorrenza, quindi, proprio quando il governo Meloni è chiamato a dare una spinta decisiva alle liberalizzazioni con il decreto Concorrenza, i cui decreti attuativi non sono ancora stati varati, e che viene richiesto dall’Europa per erogare i soldi del Recovery fund. 

Inoltre c’è da chiedersi se Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia e promotore da sempre dell’imprenditoria privata e delle liberalizzazioni sia d’accordo con l’emendamento presentato dai suoi esponenti di partito. Chi può esserci dietro questa manovra così retrograda? I rumors di queste ore riferiscono che i diretti interessati sono alcuni esponenti siciliani e pugliesi che gestiscono il trasporto pubblico locale e che vogliono mantenere i sussidi senza avere la concorrenza dei privati. Costoro avrebbero fatto presa su alcuni esponenti di Forza Italia che avrebbero promosso l’emendamento. Ma per Berlusconi, e anche per la premier Meloni, c’è il rischio di una figuraccia in Europa proprio nel momento in cui bisognerebbe introdurre più mercato per ottenere i fondi che gli altri paesi ci mettono a disposizione.

E infatti, a riprova delle tensioni all’interno della destra di governo, è molto probabile che in fase di voto sia La Lega di Salvini sia Fratelli d’Italia votino contro l’emendamento, sostanzialmente affossandolo. In questo caso il blitz rimarrà un tentativo maldestro di alcuni esponenti di Forza Italia, di favorire alcuni interessi rimasti ben nascosti.

1 reply

  1. Sarebbe il primo segnale verso altra modalità di gestione del TPP. Il trasporto pubblico non è gestibile con la concorrenza; la naturale evoluzione è la mobilità privata e la mobilità collettiva residuale quando si applica il principio della concorrenza.

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