La verifica degli ispettori del ministero certifica lo scandalo delle coop dei familiari del deputato Soumahoro

(Giacomo Amadori e Paolo Gianlorenzo – la Verità) – La verifica degli ispettori del ministero dell’Imprese e del Made in Italy è iniziata e finita in pochi minuti. Davanti alla porta sbarrata della sede legale della cooperativa Karibu, la coop dei familiari del deputato dell’Alleanza Verdi e Sinistra Aboubakar Soumahoro. Nelle prossime ore gli 007 di via Veneto si recheranno anche presso il quartier generale del consorzio Aid (Agenzia per l’inclusione e i diritti), ma considerato come è andata la prima visita le premesse non sono delle migliori.

La sede chiusa si trova a Sezze (Latina), città che la leggenda vuole fondata da Ercole. Il piccolo centro storico è attraversato da corso Umberto e al civico 106 c’è una saracinesca abbassata. Sulla cassetta della posta nera c’è un’etichetta strappata su cui restano poche lettere («soc. c»). Ieri sulla cittadina pioveva a dirotto e chi scrive è stato costretto a cercare riparo mentre la strada si trasformava in un torrente. Gli ispettori son passati negli stessi minuti e hanno dovuto prendere atto di trovarsi davanti a una sede inattiva. Motivo sufficiente alla divisione ministeriale incaricata della vigilanza sulle cooperative per chiederne lo scioglimento.

Vedremo se andrà così. Nel frattempo il destino sembra segnato per l’altra creatura degli affini di Soumahoro, il consorzio Aid. Una notizia che abbiamo raccolto all’interno di Confcooperative, l’associazione delle cosiddette cooperative bianche.

Il 17 marzo 2022 la funzionaria Loretta Mobilia ha firmato una relazione di mancata revisione del consorzio Aid.

Una prassi normale, visto che tutte le organizzazioni di questo tipo, periodicamente, effettuano ispezioni ordinarie per verificare che le coop associate siano in regola.

Ma la Mobilia avrebbe tentato inutilmente di prendere contatti, «per le vie brevi», con il legale rappresentante dell’Aid. Stiamo parlando della presidente, Aline Mutesi, sorella di Liliane, la compagna di Soumahoro. La donna, nata nel 1989 in Ruanda, per il suo incarico, nel 2021, avrebbe percepito un reddito di poco più di 40.000 euro. Gli altri due consiglieri sono la madre, Marie Therese, e il fratello Michel.

Ma torniamo alla procedura di Confcooperative. In assenza di riscontri, la Mobilia avrebbe inviato una Pec, regolarmente consegnata, per informare il consorzio della revisione in corso. Successivamente sono state esaminate la visura storica e l’ultimo bilancio da cui emerge che «la cooperativa risulta attiva, le cariche sono regolari, ma il bilancio 2020 non risulta depositato». A questo punto la funzionaria è riuscita a parlare con la Mutesi per informarla della documentazione che era necessario predisporre. Ma l’imprenditrice africana non si sarebbe più fatta sentire. Per questo, otto mesi fa, Confcooperative ha avviato l’istanza di «scioglimento per atto dell’autorità con nomina di un liquidatore».

Ma da allora che cosa è successo? Questa la versione di Confcoperative: «Il 17 marzo abbiamo registrato l’indisponibilità del consorzio a farsi revisionare. Nei tempi previsti gli abbiamo ulteriormente intimato, come previsto dalla normativa, di mettersi in regola e dopo un’iniziale collaborazione sono spariti di nuovo.

Così, pur avendo tempo sino al 31 dicembre, nei giorni scorsi, abbiamo deciso di richiedere al ministero di avviare la procedura di cancellazione dell’Aid dall’albo». Istanza che dovrebbe diventare immediatamente esecutiva e che è pervenuta in via Veneto a inizio settimana. Ovvero dopo che la vicenda del consorzio era diventata di pubblico dominio e aveva raggiunto una risonanza nazionale.

Intanto, ieri mattina, nella sede operativa di Latina della Karibu c’erano sia la presidente, Marie Therese Mukamitsindo, della Karibu (la suocera di Soumahoro), che il figlio consigliere Michel. Poi i due, prima delle dieci, si sono allontanati e gli uffici sono rimasti chiusi a chiave. Un po’ più tardi abbiamo ritrovato la donna presso l’ispettorato del lavoro, dove aveva appuntamento con due ex operatrici che da mesi chiedono il pagamento di retribuzioni arretrate. S.S. reclama 8.000 euro, S.D.

(l’ultima a lasciare il posto di lavoro il 31 ottobre scorso) 22 mensilità, tredicesime e Tfr, per un totale di circa 30.000 euro. La presidente si è seduta al tavolo anche con la funzionaria dell’ufficio, Giulia Caprì, e con Gianfranco Cartisano, il sindacalista della Uiltucs che sta portando avanti le vertenze per 26 lavoratori.

La Mukamitsindo durante l’incontro si sarebbe consultata a lungo con il figlio e poi avrebbe provato a smarcarsi, pronunciando una frase che Cartisano riassume così: «Verrà il commissario, gli ispettori, quindi è inutile che facciamo questi accordi». Come se desse per scontato che la sua cooperativa sia destinata a chiudere o a passare di mano.

Ma l’esponente della Uil avrebbe ribattuto che al momento il datore di lavoro resta la Mukamitsindo. La donna non ha portato con sé le buste paga delle dipendenti, così come le era stato richiesto, e per questo le parti si sono riaggiornate al 29 novembre.

«La sensazione è che queste persone attendano che le istituzioni facciano pressioni per far loro ottenere il pagamento di quei crediti che sostengono di avere nei confronti degli enti pubblici», spiega Cartisano.

Che continua: «Stiamo cercando di avere un nuovo confronto in prefettura vista l’accelerazione degli eventi. Un tavolo prefettizio a cui far sedere le parti coinvolte, a partire da tutti gli enti che avevano in appalto i servizi della cooperativa Karibu e del consorzio Aid».

In queste ore stanno emergendo ulteriori novità. Per esempio abbiamo scoperto che in diversi Comuni della Provincia di Latina starebbero affiorando presunte irregolarità nell’affidamento e nella gestione dei servizi di cui erano incaricati la Karibu e il consorzio Aid.

Per esempio i consiglieri comunali di Priverno, Umberto Macci e Marcello Vellucci, hanno depositato presso la locale stazione dei carabinieri un esposto destinato alla Procura penale, a quella della Corte dei conti del Lazio e per conoscenza al prefetto di Latina, Pierluigi Faloni.

Nell’atto i consiglieri ricordano in che modo, secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, debba essere gestito l’affidamento dei servizi d’accoglienza da parte dei Comuni destinatari di fondi del ministero dell’Interno. A partire dalla necessità di organizzare gare di evidenza pubblica e, sopra certe soglie, con pubblicazione a livello comunitario.

Cosa che a Priverno non sarebbe accaduto. Infatti, subito dopo aver richiesto un finanziamento al fondo nazionale per le politiche e i servizi di asilo, il Comune avrebbe ritenuto «opportuno individuare nella cooperativa Karibu di Sezze quale soggetto del terzo settore avente le caratteristiche necessarie per la progettazione e la gestione del servizio di accoglienza integrata a favore del richiedenti asilo e del rifugiati, in linea con il progetto Spar, in quanto soggetto che gestisce analoghi servizi nel distretto del Monti Lepini».

Così in tre anni alla coop sono stati assegnati circa 550.000 euro. Alla fine, Macci e Vellucci evidenziano che tutto questo è avvenuto «senza nessuna gara a evidenza pubblica» e chiedono alla Procura e alla Corte dei conti di «verificare la correttezza o meno dei comportamenti assunti».

UN UOMO DEL GIRO DI MONTANTE IN UNA DELLE IMPRESE DEI SOUMAHORO

(Fabio Amendolara – la Verità) – Più si scava nella storia delle coop pontine della Grande signora di Umuganda, Marie Therese Mukamitsindo, suocera del già sindacalista e ora deputato con gli stivali di gomma Aboubakar Soumahoro, più il profilo della cooperatrice sembra trasformarsi in quello di un capitano d’industria. E non solo dell’accoglienza.

Quando Karibu e Consorzio Aid nel 2021 sono andati a picco con i bilanci, cominciando ad accumulare debiti con il fisco, con i fornitori e con i dipendenti (aspetto sul quale si sono concentrate le indagini della Procura della Repubblica di Latina), Marie Therese, da imprenditrice con esperienza ventennale, ha subito registrato una nuova impresa. Il 4 marzo 2021 a Nola (Napoli) nasce la Edelweiss. Non una semplice società, ma un «contratto di rete dotato di soggettività giuridica». Il presidente del Cda è Marie Therese (che è anche rappresentante d’impresa).

La sede è in via Monsignor Paolino Menna, nel Parco Stella Maris, zona quasi centrale della città, famosa per il suo polo commerciale. Gli obiettivi strategici: «Acquisizione e offerta di servizi che per complessità e difficoltà sarebbero altrimenti al di fuori della portata di ogni singola società». E, così, Marie Terese, da cooperatore si è trasformata in una specie di Mr Wolf, l’iconico personaggio di Pulp fiction, celebre per questa frase: «Sono il signor Wolf, risolvo problemi». Ma oltre a risolvere i problemi complessi per le società aderenti alla rete, Edelweiss si propone anche di gestire e realizzare case di riposo, residenze per anziani, residenze sanitarie assistenziali e di riabilitazione, centri vacanze per persone anziane e per disabili. Asciugato il business dell’accoglienza, insomma, la novella Mr Wolf ha diversificato i suoi interessi.

Proponendosi perfino di lavorare nel settore dell’assistenza domiciliare, del telesoccorso e anche di facchinaggio e vigilanza antincendio. Infine, ispirandosi a Federica Sciarelli, la conduttrice della trasmissione Rai Chi l’ha visto?, vorrebbe cercare «persone scomparse». Nello statuto di Edelweiss c’è entrato di tutto: dall’impiantistica agli interventi di restauro, fino al giardinaggio e alla falegnameria.

Edelweiss per ora risulta inattiva. Ma quello di offrire servizi a una rete di imprese deve essere un po’ un pallino di Marie Terese. Sempre nel 2021, ma a maggio, nasce anche Impresa comune Geie Arl, con un sottotitolo: «Imprese e professionisti per il bene comune». Questa volta l’impresa è attiva. Registrata a Roma, con sede in via Antonio Bertoloni e forma giuridica da «gruppo europeo di interesse economico». La costituzione, proprio per la forma giuridica scelta, è finita in Gazzetta Ufficiale il 25 maggio 2021, con la pubblicazione di uno stralcio dell’atto registrato dal notaio Pasquale Farinaro l’1 aprile 2021. Il presidente del Cda è il lobbista palermitano Nicola Colicchi, classe 1956, già componente del comitato nazionale della Compagnia delle Opere e consulente della Camera di Commercio di Roma.

Nel 2001 fu indagato dalla Procura di Milano in una grossa inchiesta sulla realizzazione di un depuratore, e fu assolto. Poi a Potenza, intercettato con Gianluca Gemelli, l’ex compagno dell’allora ministro Federica Guidi (che si dimise), nell’inchiesta in cui Guidi si lamentò per i continui favori che gli avrebbe chiesto il fidanzato: «Con me ti comporti come un sultano… oh mi sono rotta… mi tratti come una sguattera del Guatemala». La conversazione finì su tutti i giornali. Come quelle di Colicchi, che sembrava brigare per fare un grosso favore a un ammiraglio della Marina militare italiana. Finì in cavalleria. Il suo nome è saltato fuori ancora una volta in un’inchiesta giudiziaria solo qualche anno dopo.

Nell’indagine sul Sistema messo su dall’ex professionista dell’Antimafia Antonello Montante finirono anche alcune telefonate di Colicchi con Paolo Quinto, all’epoca braccio destro della senatrice del Pd Anna Finocchiaro. I documenti furono acquisiti, ma servirono agli investigatori solo per ricostruire una rete di relazioni. Che Colicchi deve essere un fuoriclasse a tessere. Nella sua nuova avventura imprenditoriale, non si sa come, ha ingaggiato anche Marie Terese. Che nella Arl presieduta da Colicchi è consigliere d’amministrazione. Nella società Marie Terese ci è entrata con la Karibu, versando 1.000 euro (come tutti gli altri associati, 20 in tutto) e acquisendo il 5 per cento delle quote. Rimarrà in carica fino al 2023.

Questa volta la sfida è ambiziosissima: Impresa comune Geie si propone di «realizzare un nuovo protagonismo delle imprese, dei professionisti, degli enti giuridici anche pubblici o non profit, nei processi di sviluppo delle loro attività, orientate anche alla sostenibilità». Marie Terese, insomma, sta sul pezzo. Nello statuto della società compaiono più volte termini quali «digitalizzazione», «efficienza ecologica», tecnologia» e, addirittura, «intelligenza artificiale». Gli obiettivi? «Cogliere opportunità sul mercato attraverso l’elaborazione, la realizzazione e la gestione di progetti complessi». Operazioni, queste ultime, nelle quali la Grande signora di Umuganda ha dimostrato di sapersi muovere con una certa disinvoltura, grazie all’esperienza maturata con il grande affare dell’accoglienza pontina.

9 replies

  1. Va sempre peggio per il sindacalista ingenuo, ma veramente non ci aveva pensato che quelle immagini di parvenu della sua signora stonavano fino allo scalpore? A screditarlo ci hanno pensato moglie e suocera non i giornalisti, non questa volta. Troppo sprovveduto e impreparato

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      • Si gians..Leggo che, a quanto pare, lo stanno scaricando proprio i suoi. I Verdi e Sinistra italiana vogliono vederci chiaro. Il verde Bonelli parla di una leggerezza riguardo il sostegno alla candidatura di Soumahoro. Capito?… una leggerezza dice l’ineffabile Bonelli, in pratica chiede conto a Fratoianni, l’ineffabile2, (anche inutile per quanto inconcludente) che potrebbe vedersi costretto a prendere le distanze dal suo candidato di punta.

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  2. Vicenda Soumahoro a parte, sulla quale concordo coi commentatori precedenti, penso comunque che se i giornaloni destrorsi si occupassero in modo così famelico dei fattacci dei LORO parlamentari, dovrebbero centuplicare le pagine e non avrebbero spazio per altro.
    Puro sciacallaggio, riservato al “nemico”, meglio se nero.

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  3. Bianco o nero chi entra in Parlamento come outsider, oggi piu che mai, è sottoposto a un setaccio inesorabile e soprattutto deve essere preparato a navigare nella vasca degli squali. Al seggio ce lo hanno fatto arrivare ma come poteva pensare che non gliel’avrebbero fatta pagare, per i suoi …se viene meno l’immagine non gli serve più a niente, e per quegli altri… se si presenta come un succulento bocconcino, sulle coop dell’accoglienza e le sue signore più furbe di lui. Tendo a credere nella sua buona fede ma ciò temo non servirà

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