Meglio le bomboniere che i poveri: salviamo il matrimonio

Volendo esagerare, tirare un po’ la corda, fantasticare un po’ insieme all’onorevole Domenico Furgiuele (Lega), si può ipotizzare uno scambio di prigionieri: italiani poveri contro bomboniere. Il governo post-fascista che taglia sussidi a chi non ce la fa, e la proposta di finanziare i matrimoni[…]

(di Alessandro Robecchi – Il Fatto Quotidiano) – Volendo esagerare, tirare un po’ la corda, fantasticare un po’ insieme all’onorevole Domenico Furgiuele (Lega), si può ipotizzare uno scambio di prigionieri: italiani poveri contro bomboniere. Il governo post-fascista che taglia sussidi a chi non ce la fa, e la proposta di finanziare i matrimoni in chiesa – era la prima idea di Furgiuele – locomotivamente fischiata (cit. Marinetti), tanto da allargare subito la profferta di benefit a tutti gli sposalizi italiani, che l’importante è soccorrere il comparto del wedding, signora mia.

Basterebbe questo, per dire delle componenti da operetta e delle priorità dei puffi del governo Meloni, dettagli, spigolature che emergono, chissà quanto involontariamente dalle cronache, a contrastare invece la narrazione ufficiale: una Meloni corrucciata e responsabile, che studia, che pare serissima, china e concentrata sulle carte. Ma sapete com’è, in quei contesti di orgoglio mascelluti, è un attimo che si cade nel Federale con Tognazzi, nella parodia, nel gorgo del ridicolo. Ed ecco infatti il ministro dell’Istruzione (e del merito! ahahah!) buttare subito lì nuove fantasiose repressioni, i lavori “socialmente utili”, da usarsi contro violenti e indisciplinati e anche – maddài! – in occasione delle occupazioni scolastiche. Una cosa che fa scopa con il pasticcio dei rave party: più di cinquanta e fa sei anni di galera, oppure tutti a imbiancare il liceo. Quanto a rifare i tetti dello stesso liceo, che cadono spesso e volentieri in testa agli alunni, il ministro non dice, non fiata, non argomenta, essendo un lavoro socialmente utile che spetterebbe a lui.

E sia, seguiamo le cronache dei nostri eroi. Mentre ministri e sottoministri si arrovellano per cercare nuove soluzioni ad antichi problemi (“i telefonini fuori dalla classe”, i “tutor per affiancare i docenti”, “buca”, “buca con acqua”, eccetera, eccetera), nel cuore del potere meloniano c’è qualche timore nuovo. “L’impatto di cancellare di botto il Reddito di cittadinanza è devastante”, dice la ministra del Lavoro, riportata con virgolette qui e là. Tradotto in italiano, significa quel che molti dicono da sempre: che il reddito è un argine, una diga che protegge chi non ce la fa, e toglierlo di botto in un anno di recessione sarebbe come accendere una miccia. Cioè il contrario della vulgata retorica delle destre più estreme e ottuse, Italia Viva, Lega e Fratelli d’Italia, sempre concentrate a dire cretinate sui divani, i fannulloni e varianti più o meno offensive. Cazzate: di quei 660 mila a cui verrà tolto ossigeno tra qualche mese, pochissimi potranno trovare un lavoro. Bassa scolarità, nessuna formazione, soggetti deboli: cancellare il reddito significa consegnarli alla disperazione o alla manovalanza della criminalità, oppure, nel migliore dei casi (speriamo) al conflitto sociale.

Dopo aver sbraitato per anni, ora se ne accorgono pure al Consiglio dei ministri, ma è tardi per tornare indietro, quindi niente, pochi mesi e poi smantellamento dell’unica legge che abbia aiutato, negli ultimi anni, le fasce più disagiate della società.

La legge finanziaria – la stessa che ci dice che un professionista da 85.000 euro l’anno pagherà le tasse di un dipendente che ne prende 30.000 – è dunque una netta e precisa (in qualche caso rivendicata) ricerca dello scontro. Davanti al timore di ampi disagi sociali si scelgono deliberatamente il conflitto e la contrapposizione, le mani sui fianchi e la mascella volitiva: la dichiarazione di guerra è stata consegnata nelle mani dei poveri.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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10 replies

  1. Robecchi credo l’abbia sempre pensato. Non ne ho le prove, perché non leggo tutti i suoi articoli, ma penso di sì. Cosa? Quanto sia stata strumentale e ingiusta, addirittura vergognosa, la campagna antiRdC che i media, gli “intellettuali”, gli opinionisti i picchi pallini interpellati hanno diffuso in questi 3-4 anni. Che fossero di destra, di centro o di pseudosinistra ( a quest’ultima categoria non solo includo il grosso dei politici piddini ma soprattutto i giornalisti, vedi Repubblica, Corriere, Stampa etc.).
    Ma non vi fa specie la falsità di una marea di spietati e corrosivi bastonatori dei 5stelle ( di questa pseudosinistra) che ora pur di attaccare il governo di centrodestra ( pessimo) si scoprono a fare distinguo e a segnalare l’importanza del provvedimento su cui hanno sempre sputato fiele? Vergognosi loro più del Governo Meloni.

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    • Paolo, danno l’impressione di voler cavalcare la protesta, non solo per opporsi al Governo, ma per fingere che il RDC sia una loro misura, non avendo loro prodotto niente da difendere!

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  2. Già ai tempi del Governo Draghi (2021) era stato ipotizzato un intervento per circa 25.000 euro, poi non andato a buon fine, come non è andato a buon fine questo. C’era già chi ciu faceva i conti sopra:

    https://www.trend-online.com/risparmio/bonus-matrimonio-regalo-draghi/

    In realtà nulla di fatto in entrambi i casi. Ci hanno pensato però le Regioni: il Lazio la più “ricca”:

    https://www.regione.lazio.it/nellazioconamore

    Nessuno ha protestato, mi risulta…

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    • Carolina grazie per queste perle fiscali, non ne sapevo nulla.
      Menomale che secondo certi giornalacci e pennivendoli Draghi avrebbe eliminato i bonus.
      Ormai penso si possa consigliare una modifica della Costituzione inserendovi il seguente nuovo articolo:
      Lo Stato agevola ogni iniziativa privata, che concerne un interesse ad esclusivo vantaggio di chi lo pone in essere, mediante l’assegnazione di bonus fiscali. Il criterio di assegnazione dei bonus è sempre commisurato al reddito dichiarato, mai al patrimonio posseduto; chi non ha un reddito o ne ha uno che non gli consente di vivere dignitosamente è considerato un fannullone e come tale non avrà diritto ad alcun sostegno da parte dello Stato.

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  3. In realtà il discrimine tra la povertà e la sopravvivenza è il possesso di una casa. Chi può contare su un appartamento ereditato magari dai nonni o pagato dai genitori, oppure con un cospicuo aiuto da parte degli stessi per l’acquisto, riesce a campare anche con uno stipendio modesto. Un tempo si riusciva a risparmiare ( si ” viveva” poco, non certo apericene ogni sera o vestiti firmati) e dopo qualche anno si contrattava un mutuo, con già un gruzzoletto come anticipo. Ora con gli stipendi che ci sono e il costo di un affitto ( 7 -800 euro per un monolocale), oltre alle utenze, non si riesce neppure a mangiare. Quindi si rimane in casa con i genitori , con i quali, ovviamente, si entra in conflitto sempre più spesso con esasperazione di entrambi.
    I prezzi delle case sono alle stelle, quindi affitto, altrettanto costoso. E si va avanti così, a lavorare per la mera sopravvivenza, senza futuro.
    E poi piangiamo se i nostri giovani, stanchi di fare le vacche da mungere da parte di chiunque abbia quattro muri da affittare magari in nero, se ne vanno all’estero.

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