Alcune riflessioni sulla Matrix della Grande Menzogna

(Alberto Bradanini – lafionda.org) – Catlin Johnstone, una giornalista australiana eterodossa, in una sua angosciata analisi[1] afferma che la terza guerra mondiale è oggi una prospettiva che i media mainstream – e dunque i loro padroni su per li rami della piramide – ritengono possibile, come fosse un’opzione come un’altra. L’oligarchia occidentale e il suo megafono mediatico sono così usciti dal solco della logica e del buon senso, dando un lugubre contributo alla locomotiva che potrebbe condurre il mondo alla catastrofe.

Secondo un nugolo di cosiddetti esperti, alcuni qui di seguito menzionati, gli Stati Uniti devono aumentare subito e di molto le spese militari, perché occorre prepararsi a un inevitabile conflitto mondiale.

Questa patologica esegesi della scena internazionale viene presentata senza alcuna prova e con la veste di una necessità ontologica, come un incendio destinato a scoppiare per autocombustione. Il menu viene poi arricchito con l’elencazione dei nemici pronti a invadere l’Occidente, fortunatamente protetto dalla pacifica nazione americana, la sola in grado di difendere le nostre democratiche libertà.

Il funesto allargamento della guerra in Ucraina – che, coinvolgendo nazioni in possesso dell’arma nucleare, porterebbe allo sterminio della razza umana – sarebbe dunque l’esito di una congiunzione astrale come la gravitazione della luna sulle onde del mare. Essa non dipenderebbe – come invece pensano miliardi di persone al mondo, del tutto ignorate, ça va sans dire – dalla patologia di dominio e di estrazione di ricchezze altrui da parte di quella superpotenza che decide fatti e misfatti del governo ucraino e che dispone del potere di porre fine alle ostilità in qualsiasi momento, se solo rinunciasse alla sua irrealistica strategia di dominio unipolare del pianeta (una valutazione questa condivisa da numerose personalità e studiosi statunitensi, anch’essi ignorati).

Ai cosiddetti esperti e ai compilatori del pensiero imposto non passa per la mente che un cambio di postura da parte dell’unica nazione indispensabile al mondo (secondo il lessico malato di B. Clinton, 1999) metterebbe finalmente fine alle giustificate inquietudini del rischio atomico.

In un articolo dal titolo ‘L’America potrebbe vincere una nuova guerra mondiale? Di cosa abbiamo bisogno per sconfiggere Cina e Russia pubblicato su Foreign Affairs – rivista controllata dal Council on Foreign Relations, a sua volta megafono mediatico del Pentagono – si afferma che, ‘sebbene la prospettiva possa infastidire qualcunoStati Uniti e alleati devono seguire una strategia che conduca alla vittoria simultanea in Asia e in Europapoiché’, continua l’autore, Thomas G Mahnken, ‘Stati Uniti e alleati dovrebbero sfruttare il loro attuale vantaggio strategico combattendo su entrambi i continenti’. Mahnken non è uno sprovveduto e si rende conto che una guerra simultanea contro Russia e Cina non sarebbe una passeggiata. Sorvolando su un mondo di dettagli, la sua riflessione si sofferma su un punto: ‘per vincere una guerra del genere gli Stati Uniti devono aumentare, subito e di molto, la spesa militare’, poi si vedrà. Ciò comporta, precisa Mahnken, la necessità di accrescere la produzione militare incrementando i turni di lavoro degli operai, espandendo le fabbriche e aprendo nuove linee produttive. Il Congresso deve stanziare maggiori risorse e al più presto, poiché la spesa attuale per la difesa è inadeguata! A costui importa un fico se nel solo 2021, il bilancio Usa della difesa aveva già superato i 722 miliardi di dollari (cresciuto ancora del 10% nel 2022) equivalenti alla somma dei budget delle dieci nazioni che seguono in graduatoria, Russia e Cina incluse[2]. Nella logica di codesto esperto, ‘per aumentare produzione militare e scorte di armamenti gli Stati Uniti devono anche mobilitare i paesi amici, poiché ‘se la Cina avviasse un’operazione militare su Taiwan, Stati Uniti e alleati sarebbero costretti a intervenire’. E quando menziona gli alleati, egli si riferisce beninteso alle colonie europee che la retorica chiama partner della Nato, un’organizzazione militare questa guidata da generali americani ora diventata globale senza che governi e parlamenti degli stati membri ne abbiamo mai discusso (basta scorrere i comunicati dei vertici di Bruxelles, giugno 2021, e Madrid, giugno 2022), ma solo perché la strategia e gli interessi imperiali lo esigono.

Ad avviso di codesto signore, occorrerebbe distruggere il mondo per difendere un’isola vicino alla terraferma cinese, chiamata Repubblica di Cina. Di grazia, con l’occasione costui potrebbe forse spiegarci il perché. È invero una benedizione che i governi di Taiwan e Pechino mantengono la testa sulle spalle, diversamente da qualcun’altro in Europa, per impedire che il sogno segreto statunitense diventi realtà, scatenando un conflitto devastante.

Non solo, l’articolo menzionato continua: ‘mentre gli Stati Uniti sono impantanati nel labirinto cinese, al governo di Mosca si presenterebbe una preziosa occasione per invadere l’Europa’, corroborando in tal modo il bizzarro paradosso propagandistico secondo il quale Putin starebbe perdendo la guerra in Ucraina, ma avrebbe tuttavia la capacità di invadere i paesi Nato!

In un altro scritto dal titolo ‘Gli scettici hanno torto: gli Stati Uniti possono affrontare sia la Cina che la Russia’, Josh Rogin, editorialista del pacifista Washington Post, punta il dito sia contro i democratici, perché si limitano a un conflitto indiretto contro la Russia, sia contro i repubblicani che invece punterebbero a farlo (anch’esso indiretto) contro la Cina, sostenendo: ‘perché no tutti e due’?

Robert Farley (19FortyFive) nel suo elaborato dal titolo ‘L’esercito americano potrebbe combattere la Russia e la Cina allo stesso tempo?’, scrive che ‘l’immensa potenza di fuoco delle forze armate statunitensi non avrebbe difficoltà a combattere con successo su entrambi i fronti’, concludendo che ‘gli Stati Uniti sono in grado di affrontare Russia e Cina contemporaneamente … di certo per un po’, e con l’aiuto di qualche alleato’, in verità senza troppo entrare nel merito.

A sua volta, Hal Brands (Bloomberg), in “Possono gli Stati Uniti affrontare Cina, Iran e Russia contemporaneamente?’, pur riconoscendo che tale ipotesi sarebbe oggettivamente difficile da governare, raccomanda di intensificare le attività in Ucraina e Taiwan (sempre sul suolo e col sangue altrui), con l’occasione vendendo a Israele armi ancor più sofisticate per fronteggiare l’Iran, e indirettamente Russia e Cina.

In ‘La teoria delle relazioni internazionali suggerisce che la guerra tra grandi potenze sta arrivando, Matthew Kroenig (Consiglio Atlantico) scrive su Foreign Policy che sarebbe all’orizzonte una resa dei conti globale tra democrazie e autocrazie: ‘Stati Uniti e alleati Nato, più Giappone, Corea del Sud e Australia da un lato, e autocrazie revisioniste Cina, Russia e Iran dall’altro, e che gli esperti di politica estera dovrebbero adeguarsi di conseguenza’, senza precisare bene in cosa consisterebbe tale adeguamento, se non – e si tratterebbe di un buon consiglio – che il mondo è sempre più policentrico e multipolare, fortunatamente deve aggiungersi, e dunque l’Occidente si rassegni.

Alcuni di tali analisti indipendenti negano la tesi che la Terza Guerra Mondiale sia in arrivo, scoprendo d’altra parte l’acqua calda, vale a dire che un conflitto tra Grandi Potenze è già in atto – con specifiche caratteristiche, è ben chiaro (New Yorker di ottobre: ‘E se stessimo già combattendo la terza guerra mondiale con la Russia?’). 

Le pontificazioni elencate costituiscono l’evidenza che l’esercito della Grande Menzogna è pericolosamente uscito di senno. Il suo verbo obbedisce alla narrativa degli strateghi occulti che valutano l’ipotesi di un conflitto globale non solo possibile, ma persino naturale, e che nessuno può evitare. Nell’era dell’arma nucleare dovrebbe invece prevalere il principio di massima cautela, moltiplicando gli sforzi a favore del dialogo e del compromesso, della de-escalation e della distensione.

I governi assennati dovrebbero mettere al bando anche solo l’idea che un conflitto nucleare si può vincere, ascoltando la saggia e inascoltata voce della maggioranza dei popoli, tutelando così davvero quella democrazia che pretendono di rappresentare. L’umanità non può rassegnarsi a un destino di distruzioni e violenza orchestrato da oligarchie senza scrupoli.

Coloro che sostengono dialogo e compromesso sono invece demonizzati come sostenitori del sopruso e della debolezza davanti al nemico.

Secondo il vangelo della patologia atlantista, le nazioni autocratiche (il Regno del Male) costituiscono una minaccia per le democrazie occidentali (il Regno del Bene). Sorge spontaneo chiedersi come sia possibile indulgere in tale aberrante distorsione della logica fattuale.

In verità, chiunque opponga resistenza alla pseudocultura della sottomissione imperiale è destinato ad essere aggredito politicamente, economicamente e se del caso anche militarmente (purché non possieda l’arma nucleare, beninteso, perché non si sa mai).

Lo storico Andrea Graziosi, riferendosi al cosiddetto dibattito italiano sull’Ucraina, ma non solo, rileva la risibile conoscenza di temi di politica estera che prevale nel nostro Paese. A suo giudizio, la cultura politica italiana è irrilevante e provinciale, concentrata su aspetti periferici in una logica capovolta rispetto alle priorità e agli stessi interessi dell’Italia, un paese desovranizzato, marginale e asservito agli interessi altrui. I media rifuggono dall’analisi e dal rigore del ragionamento, mentre i pochi intellettuali coraggiosi vengono sommersi dai cosiddetti esperti, sempre di altro, mai dei contesti di cui si parla (solitamente giornalisti o politici improvvisati).

A sua volta, in un pregevole volume (Il virus dell’idiozia) lo studioso di filosofia della scienza, Giovanni Boniolo, ricorda un concetto dato per scontato, secondo cui la libertà di espressione viene confusa con la libertà di ignoranza, rendendo superflui i dati di fatto e innecessaria la loro conoscenza.

La preferenza del criterio binario (bene/male, bianco/nero, giorno/notte), utile talora per semplificare il discorso, s’impone in forma inconscia e universale assumendo le sembianze dell’evidenza, distorcendo la realtà e impedendo l’analisi critica e la presa di distanza dalle menzogne. All’individuo non restano che due opzioni: rinunciare alla comprensione, che viene delegata ai falsi esperti, o appagarsi con un’umiliante alterazione della percezione del mondo.

L’uso acritico degli stereotipi genera un ragionare piatto, che conduce a un’unica conclusione ammissibile, quella digeribile dal sistema.

Un’esemplificazione eloquente è costituita dai tre stereotipi della demonizzazione atlantista della Repubblica Popolare, trasformati in dogmi di fede incontestabili: 1) la Cina punta a dominare il mondo; 2) la Cina è un regime totalitario; 3) la Cina è un paese comunista, dove lo Stato controlla ogni aspetto della società, dell’economia e della vita degli individui.

Il ragionare non binario – che aiuta a non confondere la libertà di parola con quella di dire sciocchezze – suggerisce invece che: 1) non vi sono prove che la Cina intenda dominare il mondo; come ogni altra nazione cerca solo il suo legittimo spazio; 2) la Repubblica Popolare è un paese (da tempo) non totalitario e la sua dirigenza, con tutti i suoi limiti, gode di ampio consenso (nel 2019, 150 milioni di cinesi si sono recati all’estero e nessuno di essi ha fatto domanda di asilo politico in uno dei paesi visitati); 3) la società cinese non è il paradiso in terra, ma come ovunque un mondo complesso e talora contraddittorio, dove i poveri e una crescente classe media convivono con i ricchi, forse troppi, ma in proporzione non più che in Occidente. Le praterie della riflessione sarebbero a questo punto infinite, ma reputo che il punto sia sufficientemente chiaro. Premeva ricordare che ‘la propaganda è un’arte che nulla ha a che vedere con la verità’ (Gianluca Magi: Goebbels, 11 tattiche di manipolazione oscura), che ogni giorno il potere fabbrica di sana pianta calunnie e mistificazioni e che occorre tenere gli occhi aperti. Il conformismo rassicura, l’obbedienza deresponsabilizza. Il risultato è la regressione a livelli minimi di alfabetizzazione valoriale, politica e sociale, che si vuole refrattaria all’analisi critica, ma partigiana di sentimenti primitivi e facilmente manipolabili.

Ma il nostro destino non deve essere la sottomissione, prima di tutto dell’intelletto. Contrariamente a quanto si possa pensare, la sociopatia al potere ha bisogno di consenso, o quanto meno di silenzio, che è poi lo stesso. Non dobbiamo camminare come sonnambuli in un pianeta immerso nella distopia, divenendo complici inconsapevoli. Noi siamo ben più numerosi, e più umani. Possiamo costruire un mondo diverso, occorre solo coraggio e pazienza.


[1] http://www.informationclearinghouse.info/57311.htm

[2] https://www.wired.it/article/nato-spesa-militare-paesi-dati/#:~:text=Quest’anno%20Washington%20spender%C3%A0%20qualcosa,canto%20suo%2C%20spender%C3%A0%2029%20miliardi.

18 replies

  1. il sistema si accanisce contro tutti coloro che non si piegano alle sue decisioni indiscutibili e propagandate a mainstream a tappeto : il green pass ne è un esempio talmente evidente , che per trovarne uno simile ci si deve rifare alla stella di Davide imposta agli ebrei !!! eppure , anche qui , c’erano fenomeni che applaudivano il … mirabile provvedimento ……

    senza vergogna

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  2. “Alberto Bradanini Laureato in Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma, inizia la carriera diplomatica nel 1975.
    Tra i diversi incarichi ricoperti, dal 1996 al 1998 è stato console generale d’Italia a Hong Kong, dal 2008 al gennaio 2013 ambasciatore d’Italia in Iran, e dal 2013 al maggio 2015 ambasciatore d’Italia in Cina. È attualmente presidente del Centro Studi sulla Cina contemporanea.”

    È fresco di stampa il libro

    Cina. L’irresistibile ascesa

    di Alberto Bradanini,

    Sandro Teti editore 2022

    Bradanini vorrà sicuramente dire che “l’irresistibile ascesa”cinese si fermerà magari solo al 4 posto mondiale,solo il suo legittimo spazio insomma.Poteva intitolarlo “L irresistibile ascesa verso il 4 posto mondiale,non di più”…però adesso è già seconda.Si fermerà?

    Poi è sicuramente un paese non totalitario,chiedere agli “uiguri”
    https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio_culturale_degli_uiguri

    Poi la società cinese dove i poveri convivono con i ricchi come in Occidente,ne più ne meno

    https://www.notiziegeopolitiche.net/cina-xi-annuncia-la-fine-della-poverta-ma-la-soglia-e-meno-di-un-dollaro-al-giorno/

    Mi fermo qui per il voltastomaco.
    Eh si la propaganda di Goebbels l’abbiamo imparata bene.

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    • Ok, Calrgen, ti fa schifo la Cina.
      Ma il signore in questione ha scritto anche altro. E non ha detto cose che fanno venire il voltastomaco ma cose che fanno molto riflettere.

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      • Halimi sull’inserto “Le Monde Diplomatique” di questo mese (allegato al MAnifesto) indica esattamente questo aspetto: ovvero che sia la stampa che i politici e quindi anche il senso comune conosce la storia solo per quanto riguarda il periodo 1938-1945. Ogni aspetto è ricondotto a Hitler, Goebbels e ad ogni discorso complesso (complessità nel senso di articolato e non suscettibile a riduzionismi) la reductio ad hitlerum è l’arma finale per chiudere ogni discussione.

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      • GSI,
        Vedo che lei spesso ha il dente avvelenato.
        Io amo la cultura cinese da laotse fino a Mao(escluso)
        e il mio sogno prima di andare al cimitero è sempre stato fare la Transiberiana.(Mosca Pechino)

        Si ricorda Tiziano Terzani cosa pensava della Cina prima di viverci e cosa dopo averla lasciata?
        Non bisogna avere i paraocchi.
        Io non ho schifo della Cina
        Ho schifo dei Falsi.

        Può anche scrivere cose giuste ma se concludi scrivendo baggianate in malafede,
        Il prodotto è da gettare nella spazzatura.

        Se si fa una torta iniziando con farina,zucchero e uova e poi si aggiunge catrame,cemento e m3rda,
        Il prodotto finale lo getto nell’indifferenziata,così come farò con qualsiasi altro articolo di Bradanini.
        Se a lei piace libero di mangiarla.
        Io ho schifo di codesto autore, non della Cina ne delle opinioni altrui.

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      • Rilassati Carlgen,
        Quando si ha fame si prende quel che passa il convento e cerca di separare il commestibile dall’immangiabile.
        Se tu ti senti sazio bon per te.

        Dente avvelenato? Ognuno ha i suoi. Te compreso che ce l’hai con l’autore dell’articolo.

        La sua denuncia sulla deriva che l’Occidente sta prendendo in favore dell’accettazione di un’idea di “normalità” quando si parla di guerra anche nucleare, per me è buona.
        Se tu la scarti perché non ha citato il dramma che gli uguiri subiscono dai cinesi, mi chiedo dove pensi che si possa trovare un autore che sia perfettamente coerente con quel che scrive.
        Tu forse?

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      • GSI,
        Sono così rilassato qui sulla mia sedia,che non vado a mettere in bocca ad altri parole che non hanno detto(la Cina non mi fa schifo…e non vado in giro ad esportar democrazia: il popolo cinese farà la propria rivolta o rivoluzione da solo quando lo riterrà opportuno.)

        Non mi sento sazio ma nemmeno bulimico da rovistar nella spazzatura quello che è commestibile.
        Preferisco un buon digiuno zen.(quello cinese)

        Lei parla di coerenza, io dico captatio benevolentiae:
        Sa la usano anche i venditori di auto usate;prima ti mettono a tuo agio raccontandoti quello che ti piace sentire,poi chissà ….quale pacco acquisti.

        Anche alla stazione Centrale di Milano ci sono,da anni(si vede che hanno ottimi clienti),dei simpatici signori che vendono i Rolex a 100euro.
        La scatola è bella e originale, il sasso che c’è dentro un po’ meno.
        Ma lei che non butta via niente si terrà sicuramente la scatola…è comunque un buon modo anche questo di far girare l’economia…e stia tranquillo non verrò a vietarglielo commentando sotto un suo
        post.

        Se è un parente dell’articolista (ne ho già incontrato qualcuno di altra famiglia qui sul blog)
        e ritiene che la famiglia abbia subito un offesa…sono pronto a chiedere scusa.

        Mi domando dove siano i parenti del povero Gramellimi…boh magari saranno più intelligenti del caro Massimo e faranno altro durante la giornata.

        Saluti alla prossima.

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      • Carlgen,
        Non sono parente dell’articolista e non compro Rolex rubati.

        Vedo che te la sei presa peggio della Principessa sul pisello ma io volevo solo rilevare qualcosa di buono in quello che tu hai stroncato brutalmente.

        Magari se la merita anche la tua inappellabile sentenza.
        Per quanto mi riguarda è il primo suo articolo che leggo, non so chi sia se non per la descrizione che ne hai fatto tu.
        Ci starò attento.
        Buona serata e alla prossima.

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      • Tranquillo GSI
        Non sono sicuramente all’altezza di dare inappellabili sentenze e non mi permetto ergermi a chissà quale esempio da seguire,mi piace solo fare le pulci a quello che leggo.
        Mi dispiace solo quando mi vengono attribuite cose che non penso.Senza rancore per lei.
        Tra l’altro quando mi capita di leggerla il più delle volte sono sulla sua lunghezza d’onda altre volte meno,come è normale su un blog.
        Alla prossima discussione,
        Buona serata

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    • «Uiguri, anatomia di un falso storico
      Date: 12 Aprile 2021Author: ilsimplicissimus

      Ecco come nasce una fake news, non una di quelle che durano una settimana, ma che nelle intenzioni dei suoi propalatori sono destinate a diventare un crivello per l’opinione pubblica occidentale e per i nemici dell’unipolarità americana, in maniera che il signor X tornando a casa dopo una dura giornata di lavoro malpagato, si senta indignato per la terribile repressione da parte di Pechino degli Uiguri, popolazione a maggioranza mussulmana finora totalmente sconosciuta ai più e di certo non la più numerosa delle altre 8 comunità islamiche in Cina . Si comincia con una pianificazione come ha confessato Lawrence Wilkerson, Capo di Stato Maggiore dell’ex segretario di stato Colin Powell, si scelgono gli Uiguri perché sono sulla via della seta e perché qualche centinaio di loro è stato iniziato al terrorismo di stampo wahabita dall’Arabia Saudita, sono stati in medioriente e dunque costringono Pechino a operazioni di controterrorismo normali in ogni altra parte del mondo, ma non evidentemente in Cina. Poi si prosegue con qualche battito d’ali di farfalla, con qualche articolo su fogli online di fede stellestrisciante, magari collegati a qualche organizzazione sedicente umanitaria che ricevono abbondanti fondi dal dipartimento di stato o da qualche famigerato filantropo, poi l’argomento sbarca nei ricchi salotti della razza padrona dove si conversa amabilmente su come mantenere il dominio. Successivamente la cosa comincia a diffondersi in rete dove incontra dapprima le anime nere degli influenzatori e infiniti canali di penetrazione tra le anime belle senza testa. E cresce come una valanga, si arricchisce delle più disparate fantasie che nascono dal marcio inconscio occidentale; e infine i rivoli di questa narrazione sparsa vengono raccolti e ripresi dall’informazione mainstream così che alla fine diventano una verità incontestabile o contestabile solo da chi non a cuore l’umanità e men che meno la democrazia.

      A questo punto si scopre che lo Xinjiang, regione che l’indignato per contratto. non sa nemmeno dove si trova, è una specie di immenso lager dove un milione di Uiguri, anzi no due milioni o meglio ancora tre che è il numero perfetto sono internati in dozzine, centinaia, migliaia di campi perché di certo il pallottoliere non manca a Radio Feee Asia, di proprietà della Cia, media ufficiale di questa campagna. E poi si grida che la scrittura, la cultura, i costumi, la religione e la lingua uighur sono sradicate (in favore di quale delle cinque lingue che si parlano in Cina non viene detto, (ma dopotutto sono americani, mica possiamo chiedere cose troppo complesse), si sussurra che vengono forzati matrimoni tra Uiguri e cinesi Han che costituiscono la maggioranza della popolazione della regione, si racconta che si può essere imprigionati per il rifiuto di mangiare carne di cane, che si è costretti a gare di ballo forzato ben sapendo che queste manifestazioni danzanti non piacciono agli uiguri e giù di piccone con queste stronzate tra l’altro palesemente abborracciate e incoerenti di cui non esiste la benché minima prova. L’obiettivo naturalmente non è quello di interessarsi davvero di queste popolazioni che vivono al confine col Pakistan e presentano problemi di infiltrazione terroristica, in particolare dell’ormai “usatissima” Al Quaeda, ma di mettere in difficoltà la Cina attraverso una narrazione che sembra una sorta di autodafè dell’occidente perché immagina ciò che noi faremmo, ma che è lontanissimo dalla mentalità cinese: infatti gli Uiguri godono di una sorta di discriminazione positiva in materia di istruzione, vendita al dettaglio e creazione di società proprio per evitare problemi e oltretutto la regione che è la  più grande e allo stesso tempo di gran lunga la meno meno abitata dell’ex celeste impero (22 milioni di abitanti, nemmeno Shangai e 10 di uiguri) , è investita da un gigantesco piano di sviluppo che solo nell’ultimo anno ha portato in Xinjiang, noto per i meravigliosi paesaggi, 153 milioni di turisti. Si confondono resistenze dei residuali poteri tribal religiosi verso una situazione che rischia di marginalizzarli, con quella di conflitto etnico e repressione razziale.

      Ma andando al sodo da dove vengono prese queste notizie? Quali sono le fonti? Basta fare questa domanda per raccogliere con un kleenex tutta questa puteolente robaccia e metterla nel sacchetto che merita accanto alle pepite di Fido. Si tratta infatti esclusivamente di una tale Gay McDougall membro di un ente privato, il Cerd, sedicente centro per l’eliminazione della discriminazione razziale. che lavora talvolta per le Nazioni Unite, ma non è dell’Onu, particolare importante perché all’inizio della campagna condotta senza la minima pezza d’appoggio se non generici “rapporti credibili” citati dalla McDougall, sono stati erroneamente attribuiti dall’Agenzia Reuters alle Nazioni Unite le quali sono state costrette a smentire vista la puzza di bruciato che si spandeva tutto attorno. Il tutto segue uno schema che abbiamo imparato a conoscere grazie alla pandemia: pressioni private che condizionano in maniera determinante l’organismo internazionale. Anche la Reuters, da cui ha attinto a piene mani tutta l’informazione mondiale, alla fine ha cercato di chiamare a soccorso un sedicente centro per i diritti umani in Cina che opera naturalmente a Washington ed è sovvenzionata dal governo statunitense. Una fonte credibilissima come del resto Human Right da tempo espressione dell’amministrazione Usa, che si è aggiunta ad accreditare i “rapporti credibili” rimasti peraltro pura citazione. Tuttavia proprio nel corso di questa espansione esplosiva di fake news, lo stesso Cerd ha tenuto a far sapere che le notizie non derivano ufficialmente dall’organizzazione, ma esclusivamente dalla signora McDougall. Recentemente si sono aggiunte le testimonianza di un fantomatico Wuc “World Uyghur Congress”, una sorta di gruppo terrorista messo in piedi con i reduci della Siria da un personaggio che entra di forza in questa storia, ovvero da Erdogan. Il sultano di Ankara il quale crede che l’esigua minoranza etnica presente principalmente nella provincia cinese dello Xinjiang, sia il luogo di nascita della nazione turca.

      La cosa interessante è che vediamo ripetersi quasi senza variazioni il caso Tibet, area peraltro indefinita, dove il revanscismo di potere dei monaci è diventato chiave di volta di un movimento per l’indipendenza del tutto costruito a tavolino a diecimila chilometri di distanza. Si è preso il capo di una forma di buddismo ormai assolutamente marginale in Asia, il Dalai Lama, facendone una sorta di un papa arancione, esibito dappertutto, cruna dell’ago di un presunto movimento per la libertà tibetana, con tanto di costituzione custodita in India e testimonial hollywoodiani. Ci si fida sempre che l’uomo della strada legga solo i titoli della vita e infatti basta esaminare questa costituzione per vedere che essa non ha nulla a che vedere con la libertà, ma è quella di uno stato teocratico assoluto e arcaico nel quale gli ordini monastici hanno tutto il potere. Chiaro che ogni tanto, anche se ormai raramente, essi facciano qualche azione di protesta che viene spacciata come moto spontaneo della popolazione tibetana ( peraltro minoranza da sempre) la quale invece da almeno un ventennio è oramai estranea anzi apertamente ostile a queste dinamiche visto che investimenti, ferrovie, strade hanno ridato un po’ di vita al tetto del mondo. L’imperialismo cinese funziona così, è inclusivo, come del resto si vede bene in Africa, fa parte di una cultura diametralmente opposta a quella che si è affermata in occidente dopo la caduta dell’impero romano e che è diventata persino autodistruttivo nella sua versione più rozza. Ad ogni modo ormai è chiaro che Washington ha dato per persa la questione tibetana perché non è più strategica e si butta sugli Uiguri nella speranza di poter preparare sulla base di un’ennesima menzogna, misure muscolari del tutto ingiustificate. I veri uiguri sono quelli che si fanno prendere per il naso.».

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      • Chiunque tu sia,
        grazie per queste osservazioni critiche sulla vicenda Uiguri di cui ho molto sentito parlare per un verso ma mai nell’altro.

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  3. La retorica è sempre la medesima: l’ Occidente faro di civiltà.
    Ma solo l’ Occidente “buono”, quello che non costringe la donne a mettere il velo, ma attraverso la propaganda le costringe a diventare fin dalla più tenera età, delle Barbie in plastica, tutte uguali, stravolte dalla chirurgia estetica e arrapanti fino agli 80 (e più: mai vista la Milo?). Che le “costringe” a girare o seminude o con il saio di taglia over (attraverso la moda), a spendere 30.000 euro per un paio di scarpe per far vedere che “possono”, ad “avere le palle” come gli uomini e sbranarsi per la carriera, altrimenti non “valgono”.
    Che è il regno della libertà ma costringe ad inoculare nel proprio corpo preparati decisi di volta in volta dal Potere: solo con “l’ assenso informato, ovviamente… (Dare un’ occhiata alle vaccinazioni obbligatorie nel Mondo e scoprire ancora una volta che noi siamo Migliori: Tedeschi & C. che agiscono su base volontaria? I bambini muoiono per strada delle più tremente malattie….Li raccolgono ogni mattina a centinaia…).

    Che è un Paese Democratico ed il Popolo è Sovrano e le elezioni sono libere ma se non vincono i Dem sputtanamento continuo, disinformazione e odio sparso a piene mani ancora prima che il Governo si insedi (I 5stelle ne sanno qualcosa).
    L’ Europa faro delle libertà, ma costretta a fallire per una guerra che non la riguarda perchè ancora occupata capillarmente , a 80 anni dalla “liberazione”, da basi extraterritoriali cariche di armi atomiche.

    L’ Europa “buona e accogliente” che ha rispolverato lo schiavismo e dalla fine del Muro è diventata “globalista”: chi dissente viene sputtanato a vita, anche nel privato più nascosto, e se protesta manganellato a sangue. Conseguente polarizzazione delle ricchezze, ordine pubblico ai minimi, eserciti industriali di riserva per gli schiavisti, tratta delle schiave per una prostituzione che il Governo ovviamente non regola (siamo buoni, mica possiamo sporcarci le mani) e quindi prospera nel finto anonimato ( si fa ma non si dice: non siamo mica i cattivi Olandesi!!!) Manovalanza per ogn i tipo di delitti, violenza urbana, degrado. Abbiamo una disoccupazione alle stelle ma “abbiamo bisogno di lavoratori” . Ovviamente schiavi con cui sostituire gli autoctoni choosy che vogliono solo stare sul divano e pretendono di guadagnare più di 2 ero all’ ora.
    Se poi sono Meridionali il razzismo è assicurato.

    Devo continuare?

    Insomma, si dice: vuoi mettere con gli Stati totalitari che ti vengono a manganellare di notte mentre dormi?
    Anche questo non ce lo facciamo mancare: in mente Diaz e Bolzaneto?

    ( UNa piccola nota a margine: vedendo “come ” indossano il velo abitualmente le Iraniane, mi pare difficile che la povera ragazza sia stata arrestata solo perchè non “indossava correttamente il velo”. Qui c’è sotto una nuova “primavera” che ha già fatto centinaia di morti. Che dicono al Pentagono?)

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  4. Chi e come hanno creato la Cina potenza mondiale ma non hanno fatto conti con la potenza capitalista di stato

    L’ascesa della Cina come potenza mondiale
    Conversazione di Ashley Smith con Au Loong Yu(*) | 23 Luglio 2019 | Internazionale, Asia

    …..Ma dire che la Cina fa parte del capitalismo neoliberista non dà una veduta d’insieme. È uno Stato capitalista distinto, e una potenza espansionista che non è disposta a essere un partner di second’ordine degli Stati Uniti. La Cina è dunque una componente del neoliberismo mondiale, ma distinguendosi come potenza capitalista di Stato. Questa combinazione particolare significa che essa beneficia dell’ordine neoliberista e insieme rappresenta una sfida per questo e per lo Stato americano che lo controlla.

    …..Ironicamente, il capitale occidentale è responsabile di questa difficile situazione. I loro Stati e capitali hanno capito troppo tardi la sfida della Cina. Sono corsi a investire nel settore privato o in joint venture con le imprese pubbliche in Cina. Ma non hanno realizzato pienamente che lo Stato cinese è sempre dietro queste società, anche quelle che sono apparentemente private. In Cina, un‘impresa, anche veramente privata, deve piegarsi alle esigenze dello Stato.

    ……Lo Stato cinese ha utilizzato gli investimenti privati per sviluppare le proprie capacità, per poter sfidare i capitali americani, giapponesi ed europei. È dunque ingenuo accusare lo Stato e i capitali cinesi di rubare la proprietà intellettuale. È quanto avevano previsto di fare fin dall’inizio.

    …..Gli Stati capitalisti avanzati e le imprese private hanno dunque permesso l’emergere della Cina come potenza imperiale in ascesa. Data la sua natura particolare – capitalista di Stato – essa è particolarmente aggressiva e determinata a raggiungere e contestare le potenze che vi hanno investito………

    …….È vero che tra Democratici e Repubblicani esiste un consenso crescente contro la Cina. Anche eminenti liberali americani criticano la Cina di oggi. Ma molti di questi politici liberali dovrebbero essere prima biasimati per questa situazione. Ricordati che dopo il massaro di Tien Anmen nel 1989, sono stati politici liberali, come Bill Clinton negli Stati Uniti e Tony Blair in Gran Bretagna, che hanno perdonato il Partito comunista cinese, riaperto le relazioni commerciali e incoraggiato massicci investimenti nel paese.
    Certo, si trattava di impinguare i conti delle multinazionali occidentali, che hanno fatto enormi profitti sfruttando una manodopera a basso costo nelle fabbriche sfruttatrici cinesi. Ma credevano anche sinceramente, anche se ingenuamente, che l’aumento degli investimenti avrebbe portato la Cina ad accettare le regole di uno Stato subordinato nel capitalismo mondiale neoliberista e a «democratizzarsi» a somiglianza dell’Occidente. Questa strategia gli si è rivoltata contro, e ha permesso alla Cina di imporsi come rivale……

    https://mps-ti.ch/2019/07/lascesa-della-cina-come-potenza-mondiale/

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  5. Appena ieri eravamo otto miliardi, oggi già qualche migliaio in più. La notizia è stata comunicata senza alcuna preoccupazione, anzi, quasi come fosse stato raggiunto un record positivo. Che ganzi, siamo diventati otto miliardi! Largo agli umani e si fottano gli animali,, i vegetali e perfino i minerali. Gli esseri umani sono il virus mortale del pianeta sia per il numero insostenibile che per la loro incredibile imbecillità, nonostante si vantino di essere dotati di cervello. Largo al virus mortifico. Il solo modo per debellare la cancrena umana è una guerra nucleare globale immediata di tutti contro tutti. Non c’è altra soluzione. Io faccio il tifo per il pianeta, contro il morbo letale umano. Chi per primo schiaccerà il pulsante rosso e darà il via alla festa di inizio della terapia igienica, sarà un benefattore per la natura e amen per gli otto miliardi di dementi in continua e inarrestabile crescita.
    Umanità fottiti

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