Putin prigioniero di una storia fittizia ma per la pace non è utile umiliarlo

Lo Zar (come Xi) vogliono il riconoscimento dello status di grande potenza e crea miti per rafforzarlo una pace duratura non arriverà da un trattato punitivo, come quello di Versailles con la Germania

(LUCIO CARACCIOLO – lastampa.it) – Ieri regnava ideologia, oggi identità. È questo cambio di paradigma a ritmare il tempo del gran ballo in maschera che chiamiamo storia.

Privi di ideologie sufficientemente attraenti per il grosso dell’umanità, protagonisti e comparse della scena geopolitica ricorrono a narrazioni introvertite rotanti sull’identità. Miti necessari, poco importa quanto (in)fondati. Mastice immateriale di società tendenzialmente asociali. Le identità sono fatte di storie maniacalmente specifiche. Abiti su misura, indossabili solo da chi li sente propri. Distintivi.

Durante una delle interminabili sedute videotelefoniche di psicoterapia geopolitica inflitte da Macron a Putin – privilegio dei monarchi – il re della Repubblica Francese è esploso: «Tu ti racconti delle storie!». Proprio così. L’imperatore di non tutte le Russie si è cucito con l’aiuto di “storici” di servizio una camicia di Nesso intrisa d’un veleno mortale: il risentimento. Verso l’America, che non gli riconosce il meritato rango di capo della grande potenza Russia. Quanto a noi europei, deposti i gloriosi abiti identitari al guardaroba a stelle e strisce, meritiamo solo disprezzo.

Caso non dissimile da quello di Xi Jinping, impegnato a riportare la Cina ai molto presunti allori di due secoli fa, raccontandosi supremo staffettista della “dinastia rossa” che il Cielo vuole redentrice dalle umiliazioni subite per mano europea, giapponese e americana. Tutti alla ricerca dell’identità perduta. Americani compresi.

Da dove questa smania di identità? Dall’orgoglio che agita l’uomo. Il thymós degli antichi greci. Cantato da Omero – “l’ira funesta” che muove Achille alla guerra di Troia – o descritto da Platone quale passione, terza parte dell’anima, distinta dall’intelletto e dagli appetiti corporei.

Il movente primario dei conflitti di potere non è l’acquisizione di beni materiali. È lo status. Identità riconosciuta da chi riconosciamo abilitato a riconoscercela. Diamo al thymós quel che è del thymós. È la brama di riconoscimento che muove la storia. Dimostrazione a contrario: i conflitti cessano, o sono almeno sedati, quando i contendenti si ammettono reciprocamente legittimati a convivere in pace. Si ha pace quando il vincitore riconosce pari dignità allo sconfitto, purché si riconosca tale. Non si ha pace quando il perdente è umiliato. Tutta la differenza fra Vienna 1815 e Versailles 1919 – scarto di cui continuiamo a pagare il conto.

Come le guerre di religione, quelle per l’identità sono all’ultimo sangue. Non si combatte per un pezzo di terra in più o in meno ma per il diritto più sacro cui si osa aspirare: il riconoscimento altrui. Senza del quale nessuno può davvero credere di essere quel che vuole essere. I conflitti della Guerra Grande vertono in prima e ultima analisi sull’identità. La Russia invade l’Ucraina perché vuole certificato da Washington il rango di grande potenza revocatole dal Numero Uno finita la pace della guerra fredda. La Cina intende concludere entro il primo centenario della Repubblica Popolare la rincorsa al primato che si racconta perduto con le guerre dell’oppio, quasi due secoli fa. Gli Stati Uniti intendono confermarsi Numero Uno perché sentono scivolarsi di mano lo scettro che impugnano dalla fine della Seconda guerra mondiale e non sono sicuri di volerlo difendere a ogni costo. Tre potenze eccezionaliste, ciascuna a modo suo. Anche tre potenze incerte del proprio status. Soprattutto tre potenze che non si riconoscono pari dignità. Bene non negoziabile.

Infine, la competizione nel triangolo Washington-Pechino-Mosca investe il resto del pianeta. Spazio che i primattori trattano da serbatoio di risorse anche umane (mercenari) a disposizione dove confinare le ramificazioni minori dello scontro principale. E dove le guerre sono intrattabili.

Nel tempo grigio del Covid fisico e mentale e della guerra d’Ucraina è arduo serbare lo sguardo sobrio che emergenza imporrebbe. Né possiamo aspirare a una visione ecumenica, capace di considerare le partite in corso come coefficienti della medesima equazione globale – a proposito di identità. Ma se la rissa nel triangolo Usa-Cina-Russia non verrà presto sedata la frattura fra Ordolandia e Caoslandia – mondi del relativo benessere e dei conflitti diffusi – si svelerà insanabile. O peggio – per noi – la marea del caos s’alzerà fino a investire le avanguardie dell’invidiabile umanità boreale. Formidabile impatto etnico e generazionale fra continenti demograficamente opposti dunque complementari. In quanto presidio (si fa per dire) della frontiera fra i due macroinsiemi, l’Italia ne sarebbe prima vittima.

20 replies

    • Più ideologico di così si muore. Altro che morte delle ideologie! Lucio Caracciolo esordisce come redattore di Nuova Generazione della FGCI (Fed. giovanile comunista italiana), passa poi a Repubblica, a Micromega, infine fonda Limes. Scrive per la Stampa. E’ membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA… in nome dell’identità o dell’ideologia? Vallo a sapere! Certo in nome dei suoi padroni, quelli che hanno la sede nei Paesi Bassi. Lui sa anche che Macron e Putin stanno al telefono per ore e Putin subirebbe le fesserie del Re della Repubblica di Francia. Per non dire di Xi Jinping colpevole di coltivare l’identità del proprio paese. La battaglia di mezzomondo contro la Nato e gli Usa, la UE e i loro alleati è per scuotere l’insopportabile giogo di costoro. Ce la faranno anche a scalzare l’ideologia di Caracciolo e di Limes.

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  1. “Il movente primario dei conflitti di potere non è l’acquisizione di beni materiali”.

    Quindi quel che USA, Russia e Cina hanno combinato e stanno combinando in giro per il mondo (immani tragedie) hanno una motivazione primaria: il bisogno di status. Non piú terra, piú materie prime, piú beni materiali. No.

    Questa me la segno. Per la mattina prima di andare al cesso, mica per altro.

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  2. Caracciolo de la Stampa sembra un Gramellini qualunque, ma a differenza di gramellini qualche ragionamento riesce a farlo solo che poi deve rimediare, allora che fa? la graffiata del titolo… non dobbiamo umiliare Putin, proprio ora che sta perdendo, anzi ha già perso, al massimo perde domani, si danno coraggio, prima o poi perde ma teniamoci pronti che non va umiliato

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  3. La storia dei popoli ,la loro cultura ,le loro tradizioni, il loro modo di concepire la vita, i sentimenti comuni a milioni di persone, non possono essere banalizzati come fa Caracciolo in questo articolo che sottintente che la globalizzazione culturale Usa è solo un’invenzione degli autocrati. Strano che lo scrivente, per altri versi, tra i pochi commentatori attenti a non essere troppo di parte, in questo caso smarrisce del tutto la propria obiettività e dimentica tutti i conflitti originati dagli americani e le loro motivazioni vere malcelate.

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  4. A Caracciolo piace vincere facile.
    “È la brama di riconoscimento(identitaria) che muove la storia”.

    Potente profonda e corretta l’analisi di filosofia politica,anche perché non L’ha formulata Caracciolo,ma Thomas Hobbes nel suo Leviatano.
    Il thymos a cui fa riferimento non è quello greco,ma quello Hegeliano.

    Però perché non la applichiamo diversamente al contemporaneo?
    Il Furbo Lucio:
    “La Russia invade l’Ucraina perché vuole certificato da Washington il rango di grande potenza revocatole dal Numero Uno finita la pace della guerra fredda”

    Andando a ritroso
    Non sarebbe meglio vederla così:
    Gli USA in grande crisi interna(economica e sociale) hanno paura di non vedere piu RICONOSCIUTO il proprio STATUS(identità)di numero 1 in ambito mondiale,perché impauriti (paura= interpretazione kantiana del homo homini lupus)dalla sempre più stretta simbiosi euroasiatica,e quindi provano a disgregare “l’identità russa” e i rapporti con gli stati(Europa) che fortificano suddetta identità.

    iniziando con un colpo di stato in Ucraina che porta come primo effetto L’inizio degli “ostacoli” al commercio(gas),

    quindi mettendo in pericolo il dominio geopolitico russo sul mar nero a scapito dei turchi (Turchia
    =NATO) con lo spettro del non rinnovo degli affitti dei porti di sebastopoli,

    infine con l’intenzione (guerra civile di 8anni)di sottrarre alla Russia il decennale dominio economico-industriale e in un’ultima istanza…(dominio) identitario del Donbass.

    La Russia vedendo la minaccia alla sua “esistenza identitaria”invade l’Ucraina.
    La CONDITIO SINE QUA NON per il riconoscimento altrui, è l’esistenza dell’identità stessa
    Che nel caso russo è stata messa in pericolo…Dagli americani usando l’Ucraina

    Al posto della supercazz0la finale perché non

    “In quanto l’individuo vuole conservare se stesso di fronte agli altri individui…ma poichè vuole anche esistere, sia per bisogno, sia per noia, socialmente, stipula un patto di pace  e si adopera per cancellare dal suo mondo almeno il più brutale “bellum omnia contra omnes”. Federico Nietzsche.

    Tutto ciò Usando magari l’eterogenesi dei fini di Adam Smith:
    “gli individui generano ordine sociale e sviluppo economico nonostante non agiscano con l’intenzione di generarlo, ma con quella di perseguire il proprio interesse personale.”

    Da secoli e secoli
    Niente di nuovo sotto il cielo.

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    • Eh già proprio così.
      Infatti gli usa sono potenti perché “posseggono” il dollaro in se’, o forse perché il dollaro è riconosciuto da tutti come riserva di valuta mondiale e quindi tutti lo usano per le transazioni finanziarie ? Non è grazie “al riconoscimento altrui “ che gli usa basano la potenza egemonica finanziaria?
      Agli USA non interessa invadere il Messico o il Canada, ma che il dollaro sia valuta di riserva mondiale,e lo fa cercando di indebolire gli altri,nella fattispecie e indirettamente la Cina.

      La Germania è forte per la sua economia in senso assoluto(è una merdina confronto la Cina), o forse perché è “riconosciuta” la più forte nel ambito europeo?
      Il tanto vituperato spread sui decennali si basa sul riconoscimento del primato dell economia tedesca (non francese o olandese):la Germania è usata come termine di paragone.E sai bene quanto lo spread btp-Bund è importante per l’economia italiana. Quando hai riconoscimento hai influenza, e quando hai influenza hai potere sugli altri.

      Tu compri la Ferrari come puro desiderio materialistico come dici tu ?
      Allora se hai solo questo desiderio di possesso tienila sempre nel box di modo che sia tutta per te.
      O forse la compri per mostrarla agli altri e ottenere il “riconoscimento altrui”, magari di qualche bella donna?

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  5. Questo” signore “con gli occhi stralunati è stato ospite della “signora” gruber per sere e sere, bene anzi male, perché un cojon come mi ha perso (cercando di capire) ore ed ore ad ascascoltali.
    🤦‍♂️

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  6. Religione, etnia, veri o presunti sgarbi diplomatici, veri o presunti incidenti di frontiera, attentati ecc

    Sono i pretesti

    Le motivazioni vere di una qualsiasi guerra è il mantenimento o la conquista di territori (anche solo come zona di influenza), cioè beni materiali. Esclusivamente.

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  7. Quindi…Kherson rimane territorio russo a detta dei russi ma la bandiera che ci sventola oggi è Ucraina e 30000 soldati russi sono andati sull’altra sponda del fiume 🤔

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  8. La CaraTura del personaggio, tra carta stampata e botte scolata.

    FIAT Lux Caracciolo, il più esimio cultore italico di geopolitica a perimetro atlantista, compiute le sue ardue operazioni intellettuali diventa il Turacciolo della botte che nel frattempo si è tracannata: da raffinato cerchiobottista ad efficiente sigillobottista, sigillatore di marca Gedi/Agnelli.

    Si proprio quei produttori d’armi che si arricchiscono enormemente grazie alle guerre in generale e alla guerra Russia-USA in Ucraina.
    Ma non solo, con una storia secolare di ‘strabilianti imprese’, appunto da im(puniti)prenditori di stato … :
    https://www.sialcobas.it/2016/03/come-gli-agnelli-hanno-rapinato-litalia-lungo-un-intero-secolo/

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  9. A proposito di Kherson e delle ritirate strategiche tipiche di una maniera vincente almeno bi-secolare di condurre la guerra dei russi, e che gli asini delle dirigenze Nato ignorano o fanno finta di ignorare (questione da bene approfondire soprattutto quando si tratta di personaggi in carriera per meriti non professionali, ma di asservimento a chi con le guerre pensa innanzitutto al business proprio e dei propri sodali … ) c’è tutta una fiorente letteratura militare, perfino di produzione statunitense.
    Un esempiuccio che calza a … nocciolo per il nostro esperto CaraTuracciolo delle supercazzole geopolitiche di Limes:

    La propaganda NATO è a nudo. Le implicazioni dello studio del “Marine Corps Gazzette”

    di Roberto Buffagni

    Espongo con la massima brevità le principali implicazioni, a mio avviso di eccezionale rilievo dello studio dedicato all’invasione russa dell’Ucraina pubblicato dalla “Marine Corps Gazette” nei numeri di giugno e agosto 2022. L’Autore è “Marinus”, un ufficiale superiore del Corpo dei Marines. La traduzione italiana integrale dello studio di “Marinus” è disponibile ai due link in calce [1]. Per intendere quanto sto per scrivere è dunque necessario aver letto con attenzione il testo di “Marinus” che mi accingo a commentare.

    1. Perché lo studio di Marinus è così importante? Perché è un eccellente studio del conflitto in Ucraina, radicalmente discordante dall’interpretazione ufficiale largamente diffusa in Occidente, ed è: a) scritto da un tecnico di elevata competenza b) scritto da Autore insospettabile di parzialità a favore dei russi c) pubblicato dalla rivista del Corpo dei Marines: indirizzato dunque anzitutto a un reparto militare che deve prepararsi ad affrontare i russi sul campo di battaglia, e al quale appartiene anche l’Autore. È autoevidente che per affrontare con successo un nemico sul campo di battaglia è indispensabile conoscerlo e valutarlo nel modo più accurato, realistico e veritiero possibile. Dunque lo studio di Marinus proviene da una fonte insieme competente, obiettiva e affidabile, che ha tutto l’interesse ad accertare la verità.

    2. Come valuta Marinus le capacità dell’esercito russo? Tutta l’analisi di Marinus delle capacità dell’esercito russo è improntata a una preoccupata ammirazione. Ammirazione per le capacità strategiche e operative, per la flessibilità e adattabilità delle manovre, per l’abile combinazione di tipi diversi di campagna (manovra e attrito), per l’intelligente adattamento della condotta delle operazioni ai fini politici e psicologici. Ammirazione preoccupata perché è possibile che il Corpo dei Marines debba, in futuro, incontrare sul campo un nemico formidabile. Se concordiamo con l’analisi di Marinus, tutti i (molti, diffusi) giudizi negativi e sprezzanti sull’esercito russo e sulla sua condotta delle operazioni in Ucraina sono erronei.

    3. Come interpreta Marinus le incursioni compiute dall’esercito russo verso Kiev e a Nordovest dell’Ucraina all’inizio delle ostilità, e il ripiegamento delle truppe russe verso Sudest di cinque settimane dopo? Come un “Grande Inganno che, pur avendo scarso effetto in termini di distruzioni dirette, ha reso possibile il successivo logoramento delle forze armate ucraine”. Se concordiamo con Marinus, le interpretazioni che attribuiscono ai russi l’intenzione di impadronirsi di Kiev e/o dell’intera Ucraina, e il successivo ripiegamento delle truppe russe al fallimento di questi obiettivi in seguito a una sconfitta sul campo, sono errate.

    4. Quali previsioni sull’andamento del conflitto si possono ricavare dall’analisi di Marinus? Marinus non fa previsioni sul futuro andamento del conflitto in Ucraina. Dal suo studio si possono ricavare, senza forzarne l’interpretazione, le seguenti valutazioni: a) il comando russo ha sin dall’inizio saldamente in pugno le operazioni militari, e le conduce nella direzione desiderata b) l’esercito russo ha una netta superiorità sull’esercito ucraino, nonostante gli aiuti e la direzione NATO: superiorità di comando, intelligenza strategica, abilità operativa, potenza di fuoco c) l’esercito russo ha inflitto e continua a infliggere gravissime perdite all’esercito ucraino, subendone relativamente molto poche. Se concordiamo con queste valutazioni di Marinus, la previsione più ragionevole è che l’esercito ucraino ha zero possibilità di rovesciare le sorti sul campo, e corre un serio rischio di essere annientato.

    5. Se l’analisi di Marinus è corretta, perché le direzioni politiche occidentali sostengono il contrario, ossia che l’esercito russo è di scarso valore e si trova in difficoltà, voleva impadronirsi di Kiev e ha fallito, l’Ucraina può vincere, non si deve trattare? È tutta propaganda? No, non è tutta propaganda. C’è anche quella, ovviamente, e tanta, ma la linea ufficiale occidentale dipende, a mio avviso, da un iniziale errore di interpretazione in buonafede. Mi spiego.

    6. A mio avviso, le direzioni militari e politiche occidentali hanno interpretato erroneamente quello che Marinus chiama il “Grande Inganno”, ossia le iniziali incursioni russe nel Nordovest dell’Ucraina, e il ripiegamento di cinque settimane dopo.

    7. Le incursioni russe nel Nordovest dell’Ucraina, all’inizio delle ostilità, sono state segnate da molteplici scontri. I russi non hanno conquistato nessuna città, e hanno subito diverse piccole sconfitte tattiche, subendo perdite significative, perché l’esercito ucraino – il più numeroso, addestrato, armato esercito NATO (de facto) europeo – era intatto e combattivo. Gli osservatori militari occidentali hanno interpretato le prime cinque settimane di guerra – un “Grande Inganno”, secondo Marinus – come una prova delle scarse capacità dell’esercito russo, del suo fallimento, delle sue “prestazioni drammaticamente inadeguate” [2]; e ne hanno concluso che fosse possibile infliggergli una sconfitta decisiva.

    8. Un errore di interpretazione delle prime cinque settimane di ostilità è più che comprensibile e scusabile, proprio perché – secondo Marinus – esse consistevano in una grande manovra diversiva, volta a ingannare il nemico sui veri obiettivi militari e politici russi, situati nel teatro principale delle operazioni: il Donbass.

    9. Quel che non è comprensibile o scusabile è la decisione strategica che ne hanno immediatamente ricavato le direzioni politiche occidentali, anzitutto statunitensi: rilanciare la posta strategica fino al cielo, enunciare ufficialmente come obiettivo occidentale l’indebolimento della Russia fino al punto di espellerla dal novero delle grandi potenze, rovesciandone il governo e forse frammentandola [3]; e impegnare su questa strategia massimalista e azzardata il prestigio degli Stati Uniti d’America, così privandosi di ogni futuro spazio di manovra politica e diplomatica.

    10. Vi sono forti indizi che le cose siano andate così: ossia, che un errore di interpretazione dell’andamento delle operazioni militari abbia innescato un grave errore politico-strategico, molto difficile – quasi impossibile – da rimediare. Vediamoli.

    11. Nella prima fase dell’invasione (dal 24 febbraio al 7 aprile) si sono tenuti 7 incontri diplomatici tra Ucraina e Russia: 28 febbraio, 3 marzo, 7 marzo, 10 marzo, 14-17 marzo, 21 marzo, 29-30 marzo [4].

    12. Il 16 marzo, “il presidente ucraino Volodymyr Zelensky afferma che i colloqui di pace con la Russia stanno iniziando a ‘suonare più realistici, ma è ancora necessario tempo’ per raggiungere una svolta. … La Russia ha continuato a fare pressioni sull’Ucraina affinché rinunci formalmente a qualsiasi intenzione di aderire alla Nato e riconosca formalmente le province separatiste di Donetsk, Luhansk e Crimea. I colloqui dovrebbero continuare mercoledì. Come riportato in precedenza, Zelensky martedì sembrava ammettere che l’Ucraina non si sarebbe unita alla Nato. Il negoziatore ucraino Mykhailo Podolyak ha affermato che ci sono state ‘contraddizioni fondamentali’ durante i colloqui, ma ‘certamente spazio per un compromesso’ “ [5].

    13. Il 28 marzo, Zelensky “ha utilizzato un’intervista video con media russi indipendenti per segnalare la sua volontà di discutere l’idea che l’Ucraina adotti uno ‘status neutrale’ e anche scendere a compromessi sullo stato della regione orientale del Donbass, al fine di garantire un accordo di pace con la Russia.” [6]

    14. Il 29 marzo le truppe russe abbandonano le loro posizioni avanzate in prossimità di Kiev e ripiegano verso la Bielorussia [7].

    15. Il 9 aprile Boris Johnson, Primo Ministro del Regno Unito, fa una visita a sorpresa a Kiev, incontra il Presidente Zelensky e dichiara: “L’Ucraina ha rovesciato i pronostici [“defied the odds”] e ha respinto le forze russe alle porte di Kiev, realizzando il più grande fatto d’armi del 21° secolo”. [8]

    16. Dal viaggio di Johnson a Kiev del 9 aprile in poi, cessa di fatto ogni dialogo diplomatico tra Ucraina e Russia.

    17. Le direzioni occidentali restano dunque disponibili a una trattativa con la Russia – certo, sperando di condurla da posizioni di forza grazie alle sanzioni economiche e all’invio di armi all’ Ucraina – fino alla fine di marzo, quando si conclude la prima fase dell’operazione militare speciale russa: il “Grande Inganno”, ossia la grande manovra diversiva su più direttrici verso il Nordovest del paese che, nell’interpretazione di Marinus, ha lo scopo di ritardare “il movimento delle forze ucraine nel teatro principale della guerra [il Donbass] fino a quando i russi non avessero schierato le unità di artiglieria, messo in sicurezza la rete di trasporto e accumulato le scorte di munizioni necessarie per condurre una lunga serie di massicci bombardamenti”.

    18. Invece le direzioni occidentali interpretano erroneamente il diversivo russo, lo fraintendono per un’operazione fallita che prova la debolezza militare russa, e dichiarano per bocca di Johnson che “L’Ucraina ha rovesciato i pronostici [“defied the odds”] e ha respinto le forze russe alle porte di Kiev, realizzando il più grande fatto d’armi del 21° secolo”; persuadono Zelensky a interrompere ogni trattativa credendo, e facendogli credere, di poter vincere la Russia sul campo; e il 24 aprile enunciano ufficialmente, con le dichiarazioni autorevoli del Segretario di Stato e del Ministro della Difesa statunitensi, i loro nuovi obiettivi strategici massimalisti: “Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto da non poter fare il tipo di cose che ha fatto invadendo l’Ucraina” [9], impegnando su di essi il prestigio degli Stati Uniti e chiudendosi ogni spazio di manovra politica.

    19. Nota questa secca, radicale svolta strategico-politica degli USA anche John Mearsheimer, nel suo articolo su “Foreign Affairs” del 17 agosto: “Inizialmente, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno appoggiato l’Ucraina per impedire una vittoria russa e negoziare da posizione favorevole la fine dei combattimenti. Ma non appena l’esercito ucraino ha iniziato a martellare le forze russe, specialmente intorno a Kiev, l’amministrazione Biden ha cambiato rotta e si è impegnata ad aiutare l’Ucraina a vincere la guerra contro la Russia. [10]” (Mearsheimer coglie la svolta, ma riproduce senza metterla in dubbio l’interpretazione errata della manovra diversiva russa, perché si affida all’analisi ufficiale, che in agosto è ormai dominante in tutto l’ Occidente, accademia compresa).

    20. Una volta che l’interpretazione erronea del “Grande Inganno” russo si è cristallizzata in consenso ufficiale dell’Occidente, costituendo la fondazione conoscitiva della strategia politica statunitense, si verifica quel che sempre accade in questi casi: chi appartiene al circolo degli analisti e dei decisori ufficiali, militari e politici, riflette e pensa solo all’interno di questo perimetro conoscitivo e politico. Pensieri e analisi discordanti incontrano anzitutto una forte resistenza interiore, perché metterebbero a rischio la reputazione e lo status di chi li proponesse; ed eventuali analisi incompatibili elaborate all’esterno del circolo dell’ufficialità vengono attaccate, svalutate, o ignorate.

    21. L’analisi di Marinus, per esempio, elaborata all’esterno dell’ufficialità accademica e politica, benché ovviamente né Marinus né la “Marine Corps Gazette” siano dei marginali o dei sovversivi anti-occidentali, viene completamente ignorata. Ho fatto personalmente un test via Twitter con un Senior Researcher del NATO College, un italiano che pubblica analisi militari anche sulla nostra stampa, e a) ignorava l’esistenza dello studio di Marinus b) non legge abitualmente la “Marine Corps Gazette” c) dopo aver letto rapidamente lo studio di Marinus, non ha capito che smentisce in toto la lettura ufficiale, condivisa e rilanciata anche da lui. Ha commentato che è “un’analisi operativa”, il che è parzialmente vero ma sostanzialmente errato (è soprattutto un’analisi strategica e politica, e in questo risiede il suo principale valore).

    22. I classici dell’arte militare, tutti, insegnano che quando un Capo di Stato Maggiore o un comandante in capo si trova di fronte a un evento bellico importante e imprevisto, deve anzitutto astenersi da reazioni immediate: perché la “nebbia della guerra”, l’incalzare di una marea di informazioni incerte e contraddittorie, la pressione di emozioni travolgenti, impediscono l’analisi lucida dei fatti. Prima di decidere la risposta all’evento bellico imprevisto, è indispensabile calmarsi, riflettere, vagliare le informazioni, e sospendere il giudizio finché non si sia ragionevolmente certi che la propria analisi corrisponde in larga misura alla realtà dei fatti.

    23. I consiglieri militari delle direzioni politiche occidentali hanno frainteso il significato delle prime cinque settimane di operazioni russe in Ucraina, e non hanno capito che si trattava di una complessa manovra diversiva. Questo è normale, comprensibile e scusabile, anche perché si trattava, appunto, di un “Grande Inganno” volto a indurre in errore il nemico. Non è assolutamente normale, comprensibile e scusabile che le direzioni politiche occidentali non abbiano sospeso il giudizio finché non fossero ragionevolmente certe che l’analisi militare corrispondesse in larga misura alla realtà dei fatti; e che abbiano deciso in una settimana (29 marzo, ripiegamento russo dai dintorni di Kiev – 9 aprile, viaggio di Johnson a Kiev) una linea strategica massimalista e azzardata, che elimina ogni spazio di manovra politica, e mette l’intero Occidente in rotta di collisione con una grande potenza nucleare come la Russia, per la quale l’attuale strategia occidentale rappresenta una minaccia esistenziale.

    24. La strategia occidentale contro la Russia si fonda su due pilastri: 1) che avvalendosi dell’esercito ucraino – integrato da “volonterosi” d’ogni nazione occidentale, armato e diretto dalla NATO – sia possibile infliggere una sconfitta decisiva all’esercito russo, o quanto meno, logorarlo al punto da destabilizzare la Federazione russa, provocandovi un regime change favorevole all’Occidente 2) che mediante sanzioni economiche pesanti e durevoli sia possibile, quanto meno nel giro di due-tre anni, destabilizzare la Federazione russa provocandovi un regime change favorevole all’Occidente. Lo studio di Marinus ci dice che il primo pilastro della strategia occidentale si fonda a sua volta su un grave errore. Che il secondo pilastro si fondi anch’esso su un grave errore ce lo sta dicendo la realtà dei fatti.

    25. Dove può condurci una strategia massimalista, azzardata, che si fonda su due pilastri che a loro volta si fondano su due gravi errori? Per capire i rischi che le direzioni occidentali ci fanno correre, è opportuno rileggere l’articolo di John Mearsheimer su “Foreign Affairs” del 17 agosto [11], “Giocare col fuoco in Ucraina/I rischi di una escalation catastrofica”, e meditare questo passaggio: “Washington e i suoi alleati sono troppo faciloni e arroganti. Sebbene sia possibile evitare un’escalation disastrosa, la capacità dei contendenti di gestire questo pericolo è tutt’altro che certa. Il rischio è sostanzialmente maggiore di quanto non ritenga il senso comune. E dato che le conseguenze di una escalation potrebbero includere una guerra di grandi proporzioni in Europa, e forse anche l’annientamento nucleare, ci sono buone ragioni per preoccuparsi seriamente.”

    Note

    [1] http://italiaeilmondo.com/2022/08/29/linvasione-russa-dellucraina-parte-i-e-ii-di-marinus_a-cura-di-roberto-buffagni/

    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-guerra_in_ucraina_la_posizione_di_un_ex_ufficiale_dei_marines_ribalta_la_versione_occidentale/45289_47195/

    [2] Lloyd Austin, v. nota seguente.

    [3]Anthony Blinken, Segretario di Stato, Lloyd Austin, Ministro della Difesa, 24 aprile 2022, in Polonia, alla frontiera con l’Ucraina: “Vogliamo vedere la Russia indebolita al punto in cui non possa fare il tipo di cose che ha fatto invadendo l’Ucraina” … Gli Stati Uniti sperano che la Russia sarà “indebolita” dalla guerra. … La Russia “Ha già perso molte capacità militari e molte delle sue truppe, francamente, e vogliamo fare in modo che non possa riprodurre molto rapidamente quella capacità” … “Lo stiamo vedendo quando si tratta degli obiettivi di guerra della Russia, la Russia sta fallendo, l’Ucraina sta avendo successo”. …l’esercito russo sta “fornendo una prestazione drammaticamente inadeguata”. “Stiamo vedendo che quando si tratta degli obiettivi di guerra della Russia, la Russia sta fallendo, l’Ucraina sta avendo successo”. Blinken ha affermato che l’obiettivo principale della Russia era “soggiogare totalmente l’Ucraina, toglierle la sua sovranità, toglierle la sua indipendenza”. [trad. mia]

    https://www.washingtonpost.com/world/2022/04/25/russia-weakened-lloyd-austin-ukraine-visit/

    [4] https://en.wikipedia.org/wiki/2022_Russia%E2%80%93Ukraine_peace_negotiations#:~:text=Peace%20negotiations%20between%20Russia%20and,Turkey%20prior%20to%20a%20fourth

    [5] https://www.bbc.com/news/live/world-europe-60746557?ns_mchannel=social&ns_source=twitter&ns_campaign=bbc_live&ns_linkname=62312ce1ec502b53cd48252f%26Zelensky%3A%20Peace%20talks%20%27sound%20more%20realistic%27%262022-03-16T00%3A45%3A05%2B00%3A00&ns_fee=0&pinned_post_locator=urn:asset:386adada-afe1-4a88-9447-86882c7cb18d&pinned_post_asset_id=62312ce1ec502b53cd48252f&pinned_post_type=share

    [6] https://www.theguardian.com/world/2022/mar/28/zelenskiy-hails-upcoming-ukraine-russia-peace-talks-amid-fallout-from-biden-comments-on-putin

    [7] https://www.theguardian.com/world/live/2022/mar/29/russia-ukraine-war-latest-news-live-updates-putin-moscow-kremlin-zelenskiy-kyiv-russian-invasion?page=with%3Ablock-62431a178f08abb4071acbce

    [8] https://www.theguardian.com/politics/2022/apr/09/boris-johnson-meets-volodymyr-zelenskiy-in-unannounced-visit-to-kyiv

    [9] V. nota 3

    [10] John J. Mearsheimer, “Giocare con il fuoco in Ucraina”, “Foreign Affairs”, 17 agosto 2022, traduzione italiana disponibile qui: http://italiaeilmondo.com/2022/08/18/12533/

    [11] V. nota precedente

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  10. Qui è Caracciolo sempre più prigioniero dell’aria fritta.

    Continua a spiegare ai lettori stupefatti che esiste il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il primo e il secondo, e a volte pure il dolce. Esistono persino gli Stati Uniti, la Cina e la Russia e ognuna cerca di contare più di quanto le altre due vorrebbero che contasse. Chi se lo sarebbe immaginato eh?

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  11. Credo sia inutile aggiungere che un’analoga visione debba applicarsi all’abbandono strategico di Kherson, come peraltro studiato da altri commentatori, incluso il nostro (generale) Fabio Mini. Mentre il galletto Stoltenberg annuncia urbi et orbi la grande ennesima vittoria ucraina! E i polli europei mandano armi che non si sa neppure che fine esattamente faranno!

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  12. Credo che Caracciolo si sia cimentato in un’analisi sociologica del perché dei conflitti moderni, più che politica o geopolitica. Può essere parziale, non condivisibile, ma francamente non vedo il motivo per “bruciare” Caracciolo. Io ho più volte espresso il mio parere sul conflitto russo-ucraino, che riassumerei senza indugi e timori, pur nella semplificazione, FILORUSSO. Ma non mi ha mai urtato il punto di vista di Lucio Caracciolo, che ha sempre mantenuto un minimo di obiettività. Certo, se scrivi su La Stampa devi dare un taglio di un certo tipo agli articoli. Non puoi dire che la Crimea è Russia ( come sa Caracciolo), non puoi dire che Zelensky e i suoi sono Mascalzoni ( come sa Caracciolo), non puoi dire che l’Ucraina ha “violentato” per 8 anni le aree del Donbass discriminando i filorussi/russofoni ( come sa Caracciolo). E allora la metti su un altro piano. Quello psicosociologico sulle Grandi Potenze. Ma Limes resta una rivista abbastanza corretta. E Caracciolo pure. Mi basta.

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