
(Dott. Paolo Caruso) – Un 3 maggio 2026 passato sottotono, senza alcun risalto da parte delle Istituzioni, in particolare della Presidenza del Consiglio, che nella persona della Premier Meloni vede come fumo negli occhi la ricorrenza della giornata mondiale della libera informazione, istituita trentatré anni fa (1993) dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Una giornata celebrativa nella quale vengono enunciati i principi fondamentali della libertà di stampa e reso omaggio a tutti quei giornalisti che hanno sacrificato la vita nell’esercizio della loro professione in Paesi dove è soffocata la libertà di informazione, in territori di guerra. Ancora oggi in tutto il mondo molti giornalisti e operatori continuano a denunciare il clima di ingiustizia presente nei loro Paesi, le intimidazioni e spesso anche le violenze a cui sono sottoposti. Gli inviati sui vari fronti di guerra accendono i riflettori sulle violazioni dei diritti umani e ci raccontano storie di massacri che mai sarebbero venuti alla ribalta della cronaca, anche se poi come spesso accade alle parole e alle immagini purtroppo non seguono segnali forti da parte della politica internazionale e della stessa Europa. L’informazione libera, che rappresenta l’anima vitale del pensiero democratico di una nazione, oggi anche in l’Italia, ancor più del passato, viene distorta a pura disinformazione e sottomessa con una volontà intimidatoria e repressiva a logiche di Potere, da parte delle proprietà di giornali, gruppi editoriali, lobby, ecc. In Italia nei confronti di giornalisti e intellettuali l’ aria si fa sempre più pesante affermandosi la cosiddetta “Querela temeraria”, l’attacco per vie legali alla libertà d’espressione. Una corretta e obiettiva informazione, libera da censure, nel nostro Paese rappresenterebbe una lusinghiera premessa per una democrazia matura. Cosa che non si vede assolutamente con questa destra di governo, la cui Premier rigetta qualsiasi confronto con i Media preferendo monologhi a voci che potrebbero assumere posizioni di aperto dissenso. Anche la RAI, lottizzata da tempo remoto dai partiti, infatti è diventata esclusiva cassa di risonanza del Governo Meloni, una “Tele Meloni del servizio pubblico. Lo stato attuale fa sì che nella nuova classifica annuale che valuta il grado di libertà del giornalismo in 180 paesi del mondo, l’Italia continua a perdere posizioni rispetto agli anni precedenti, scendendo oggi dal 49.mo al 56.mo posto, risultando ultima tra i Paesi europei. La democratura meloniana anche se azzoppata dalla sconfitta referendaria porta in sé il seme della repressione e del bavaglio agli organi di informazione risultando ostile a qualsiasi forma di dissenso. Il bavaglio è più che mai attuale, infatti minacce e querele tentano di stroncare qualsiasi anelito di libertà di pensiero. Scriveva Calamandrei che “La libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. Allora cominciamo a difenderci e a riappropriarci della verità…..