La Russia non firmerà alcun trattato di pace “sottomessa” alla Nato

(di Alessandro Orsini – Il Fatto Quotidiano) – Immaginiamo per un istante che la guerra si concluda con la sconfitta umiliante della Russia: che cosa accadrebbe? Secondo gli “irresponsabili della guerra”, vale a dire quella schiera di persone che vive soltanto nell’hic et nunc della politica internazionale, tutti i problemi sarebbero risolti. La Russia capirebbe di essere troppo debole rispetto alla Nato e non si azzarderebbe più a intraprendere iniziative sgradite al blocco occidentale. In sintesi, la Nato stabilirebbe con la Russia una relazione di subordinazione diretta simile a quella che si creò tra l’Inghilterra e la Cina dopo la guerra dell’Oppio. Come il trattato di Nanchino diede inizio all’imperialismo europeo in Cina, il trattato che Putin firmerebbe con il tacco di Zelensky nella schiena darebbe inizio all’imperialismo occidentale in Russia. Peccato che queste siano soltanto fantasie pericolose.

Cerchiamo di affrontare il discorso realisticamente, cioè seriamente, iniziando da una domanda ben precisa: che cosa è accaduto alla Russia in Cecenia? Sotto Eltsin, perse la prima guerra cecena, tra il 1994 e il 1996. Poi, però, rinvigoriti sotto Putin, i russi si riorganizzarono e vinsero la seconda guerra russo-cecena combattuta dal 1999 al 2009 con grande sostegno popolare. La Russia ha guerreggiato con tanta determinazione perché quella cecena era una guerra esistenziale. Se la Cecenia avesse vinto, la Russia avrebbe perso una porzione di territorio. Una guerra esistenziale per una grande potenza è una guerra che, potenzialmente, non ha mai fine e che può riattivarsi anche dopo decenni. Un esempio? La crisi Cina-Taiwan e Cina-Hong Kong. L’odio anti-occidentale della Cina ha strisciato per decenni nel sottosuolo come un fiume carsico e adesso emerge in superficie.

Ecco la tesi che qui vogliamo esporre: se la Russia perdesse in Ucraina, l’Europa non smetterebbe di vivere nelle fiamme dell’inferno. Probabilmente, gli adulti di oggi si salverebbero, ma al prezzo di consegnare ai loro figli un futuro assai infelice. Prendiamo il caso della Germania. Umiliata nella Prima guerra mondiale, tornò all’attacco sotto Hitler: milioni di morti e l’Italia rasa al suolo. Breve: la sconfitta della Russia in Ucraina nel 2023 potrebbe costare decine di milioni di morti nel 2053 con la differenza, rispetto a Hitler, che Mosca possiede migliaia di testate nucleari.

La Russia non firmerà nessun trattato “ineguale” con l’Occidente. Ecco perché il problema dell’Ucraina deve essere risolto con la diplomazia, la quale non può trionfare se prima milioni di europei non avranno assunto la prospettiva antropologica che fa da sfondo a ogni pace duratura. Questa prospettiva si basa sul riconoscimento che milioni di russi hanno il diritto di vivere in sicurezza; una sicurezza che nessuno Stato sentirebbe propria essendo circondato da un potentissimo esercito nemico: la Nato in Georgia, Finlandia, Ucraina, Estonia, Lettonia, Lituania e magari, un giorno, pure in Bielorussia.

Il problema fondamentale dell’Italia al tempo del governo Meloni è l’assunzione di una prospettiva umana in un tempo disumano caratterizzato dalla sirianizzazione di una guerra nel cuore dell’Europa. Nel momento in cui contribuiscono a sirianizzare la guerra, gli italiani diventano disumani giacché la sirianizzazione implica il sacrificio consapevole della vita di centinaia di bambini in nome della lotta per il potere. Sotto la guida di una donna politicamente inesistente, l’Unione europea accetta e alimenta questo sacrificio programmando l’invio indefinito di armi al posto di una grande iniziativa diplomatica.

8 replies

  1. Sì, ma c’è un dato ancora più preoccupante; qualsiasi trattato di pace che consenta alla Russia di conservare le sue ambizioni di superpotenza, rappresenterebbe una sconfitta forse definitiva per gli USA. Infatti gli Stati Uniti difficilmente potranno mai prevalere su una Cina solidamente alleata alla Russia e agli altri BRICS. Si aprirebbero definitivamente le porte del mondo multipolare (e magari anche l’Europa potrebbe un giorno finire per sfilarsi il guinzaglio…) Il fatto che gli USA abbiano appena aggiornato la loro dottrina militare strategica prevedendo l’uso ‘preventivo’ dell’atomica, non fa ben sperare.

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  2. In merito all’odio anti- occidentale cinese, basta leggere i libri ( scritti negli anni ’90 ) di Tiziano Terzani. Aveva vissuto molti anni in Cina, ne parlava la lingua, aveva assunto un nome cinese ed era di idee comuniste. Dopo, deluso dall’iperliberismo e dall’ossessione per ” quian”, il denaro, osò scriverlo e venne arrestato ed espulso.

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    • Ho sempre pensato che Terzani sia stato sempre controcorrente, nel senso dell’ubriaco che guida contromano.

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      • «Gli americani scappavano con quegli elicotteri con i fari, la gente ci si attaccava e veniva ributtata di sotto. All’ambasciata americana c’era il caos. Quella notte sentivi la Storia. […] E quando vidi i primi carri armati entrare nella città, e la prima camionetta carica di ribelli, di vietcong, venire giù per rue Catinat con loro che urlavano Giai Phong! Liberazione! per me era la Storia. Piansi. Non soltanto all’idea che la guerra era finita, ma perché sentivo la Storia. Quella era la Storia. E infatti, a ripensarci trent’anni dopo, quel giorno ha cambiato la storia dell’Indocina.»
        (Tiziano Terzani in La fine è il mio inizio, Longanesi)

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  3. L’Occidente deve cambiarsi la testa.

    Liberarsi dell’ossessione per l’ideologia nefasta dell’ipercompetitività e di quella parallela della produzione sfrenata di armi.
    Diventi, se ne è ancora capace, esempio di civiltà e umanesimo.

    Civiltà e umanesimo che hanno trovato posto, dal dopoguerra ad oggi, solo in produzioni cinematografiche e televisive, cioè false. E che sono servite solo a mascherare l’orrida realtà delle bombe dei guerrafondai occidentali cadute a migliaia sul mondo per decenni causando centinaia di migliaia di morti innocenti.

    L’Occidente ha perso la faccia e la guerra per procura in Ucraina è l’emblema mortifero della sua decadenza.
    Speriamo abbia ancora gli anticorpi per liberarsi dei suoi criminali che infestano i piani alti del potere.

    Certamente non darà una mano l’italia fascistoide della melonera.
    E nemmeno la pseudosinistra di Letta inginocchiata da anti al guerrafondaio Nato Draghi.

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  4. “Il sottile filo della menzogna dalla crisi di Cuba ai nostri giorni
    Date: 2 Novembre 2022Author: ilsimplicissimus

    Sebbene la distorsione della verità e la vera propria menzogna abbiano ormai raggiunto livelli metafisici, esse sono sempre state una caratteristica, per così dire nascosta, del cosiddetto “mondo libero” e i cittadini occidentali hanno vissuto nell’illusione di una pluralità informativa che è esistita per qualche tempo, ma che è scomparsa negli anni ’90 del secolo scorso. Paradossalmente i cittadini del “secondo mondo” ovvero quello comunista erano in realtà meglio informati, anche se dovevano mettere in conto le rigide sbarre dell’ideologia. Per mostralo voglio prendere una vicenda che oggi – alla vigilia di una possibile guerra guerra nucleare – viene spesso evocata, come quella più vicina a noi, ovvero la crisi dei missili a Cuba. Al tempo ero un bambino e dunque non avevo elementi di giudizio, ma ricordo molto bene l’insieme di suggestioni che venivano fornite e che son o ancora oggi il nucleo della narrazione. Dunque accadeva che il cattivo Fidel Castro capo di una nazione sovrana, ma sfortunatamente vicina al corpaccione territoriale degli States, ai apprestava ad ospitare missili di fabbricazione sovietica che l’ancor più cattivo Krushev aveva inviato nell’isola caraibica. A quel punto il presidente Kennedy si oppose a questa sorta di minaccia che veniva da un’isola fino a pochi anni prima posseduta per intero dagli Usa e in particolare dalla sua malavita mafiosa: così prese il telefono rosso e fece sapere al leader dell’Unione sovietica che non avrebbe tollerato quei missili ( che peraltro ancora non c’erano) e che se essi non fossero stati ritirati ci sarebbe stato il conflitto nucleare. Mosca cedette e fu una grande vittoria per l’America, qualcosa sul quale in seguito si fondò parte del mito kennediano.

    Inutile dire che le cose andarono in maniera radicalmente diversa. La vicenda nacque quando gli americani cominciarono a sistemare i loro missili nucleari a raggio intermedio in Turchia, praticamente a ridosso del confine sovietico. Per mesi Mosca cercò di trattare per evitare che questa minaccia nucleare si concretizzasse, ma di fronte al diniego statunitense e di Kennedy in persona, non ebbe altra scelta che rispondere pan per focaccia sistemando i propri missili a Cuba. Tutto si risolse non perché Kruscev si impaurì, ma quando gli Usa furono costretti a smantellare la loro minaccia nucleare in Turchia. Quindi in sostanza fu l’Unione Sovietica a spuntarla contro la provocazione americana e non il contrario, ma generazioni di occidentali si bevono la rituale storiella, sebbene la dinamica della vicenda non sia per nulla segreta e si trovi in buoni testi di storia. Allo stesso modo adesso ci si vuole far credere al “ricatto nucleare di Putin” o qualche stronzata del genere che non ha logicamente alcun senso visto che la Russia non ha bisogno di usare armi nucleari tattiche e tantomeno bombe sporche, intanto perché sta vincendo come anche un idiota potrebbe constatare poi perché può disporre di ordigni convenzionali più potenti delle nucleari tattiche come le bombe termobariche. Ma siccome questo la gente non lo sa, non sa cosa sia una bomba sporca, cosa sia una testa nucleare tattica e pensa persino che l’Ucraina stia vincendo, è di fatto disarmata di fronte al luridume informativo che si trova davanti.

    In realtà tutto questa insensata narrazione non ha nulla a che fare con Putin o con ordigni nucleari di vario tipo. Fa parte invece di un disperato tentativo di compensare il fallimento narrativo che alla fine non potrà che essere chiaro anche a coloro che vivono sotto una spessa coltre di bugie . Il problema per l’Occidente collettivo è semplicemente questo: l’80% della popolazione mondiale ha rifiutato di unirsi a esso nel condannare, sanzionare o altrimenti punire la Russia, compresi con alcuni paesi molto grandi come Cina e India anzi demograficamente molto più grandi dell’area Nato. La maggior parte del mondo, compresa l’Asia, il Medio Oriente, l’Africa e l’America Latina, sta osservando attentamente la Russia che distrugge sistematicamente quello che era un enorme esercito equipaggiato e comandato dalla Nato comprendendo perfettamente che ciò che si sta svolgendo sotto i nostri occhi è la Waterloo di Washington. Alcuni paesi (l’Arabia Saudita, per esempio) sono così sicuri del risultato che già si rifiutano di obbedire ai dettami Usa. Questo è un problema, perché tutto ciò che gli Usa sanno fare è imporre la loro volontà: trattare gli altri alla pari o cercare opportunità per negoziare un vantaggio per tutti semplicemente non fa parte della loro natura storica e una volta screditati tutto ciò che sanno fare è abbaiare e sbavare. Come del resto certi pseudo giornalisti. Così, i narratori di Washington e quelli di Bruxelles hanno deciso di giocare la carta del nucleare e accusare la Russia di ricatto atomico . Quel che la Russia ha fatto è stato solo decimare non solo l’esercito ucraino, ma le armi inviate dalla Nato, quindi inglobare accettare quattro ex regioni ucraine nella Federazione Russa sulla base di referendum locali seguiti da vicino da un buon numero di osservatori internazionali, e quindi annunciare che difenderà questi regioni contro l’attacco straniero con tutti i mezzi necessari. Che sono ovviamente anche quelli nucleari, ma solo come come risposta ad attacchi atomici da parte occidentale.

    In effetti il peggior nemico dell’occidente è la realtà stessa da cui i cittadini sono tenuti ben distanti anche se per la verità non si danno molto da fare per sortire dal sonno dogmatico, dall’ipnosi nel quale giacciono.”.

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