Crisi cinema italiano: la soluzione? Chiudeteli, e ringraziate Franceschini

Che il cinema italiano sia in crisi non è certo la scoperta dell’acqua calda. Eppure si sfornano sempre più film

(Luigi Lupo – true-news.it) – Quella del cinema italiano è una crisi annunciata, e poco c’entra col Covid e lo streaming. Insomma, se l’offerta è bassa, c’è poco da stupirsi. Eppure si producono sempre più film per via degli aiuti governativi (della legge Franceschini), con buona pace del botteghino

Che il cinema italiano sia in crisi non è certo la scoperta dell’acqua calda. Eppure si sfornano sempre più film. Un ossimoro? Mica tanto.

Per vederci chiaro bisogna affondare nella legge Franceschini (del 2017), apprezzata in particolare da produttori e distributori, e ci mancherebbe altro, che permette di assorbire i fondi statali per produzioni che non escono nemmeno in sala, perché non hanno affatto l’ambizione di essere viste. Ma intanto incassano soldi. In parole povere, più i film costano e più beneficiano di aiuti governativi, con buona pace della puntatina al botteghino. Ecco allora una sequela di film amatoriali e a contenuto sociale (quelli che costano di più, per capirci), che pescano dalle tasche dello Stato e che si rivelano nel contempo solo delle solenni rotture di coglioni.

Poi dici la crisi… La verità è che la cinematografia made in Italy non ha più stimoli, inutile cianciare.

Intanto noi italiani siamo gli unici a non essere tornati in sala nel post pandemia. E perché dovremmo? Se come dicevamo vengono rifilate sempre le solite commediole di basso se non scarso profilo. Per non parlare di quello che viene mercanteggiato anche dalle produzioni estere, e che finiscono per ammorbare anche i cinefili più incalliti.

Questo il ventaglio delle offerte ricorrenti: film per bambini; millesimo capitolo horror della trilogia; un supereroe Marvel qualsiasi primo in classifica; commedie alla Pretty Woman con Julia Roberts e Cloney che litigano, sai che scintille. Meglio spararsi nelle palle, o nel clitoride, a seconda dei casi.

Cinema, una crisi annunciata

Ciò nonostante sopravvive l’inspiegabile sforzo di escogitare una soluzione per il 2 novembre del botteghino. Ancora a cercare scusanti per quei 6 italiani su 10 che non hanno mai visto un film in sala nel 2022, intanto che le sale chiudono e gli incassi sono più che dimezzati rispetto al pre-pandemia.

Allora è colpa del Covid? Della mancanza di tempo? Cavolate. Come già spiegato, se l’offerta è nulla, è inutile stupirsi. Intanto che gli esercenti battono per una doverosa finestra tra l’uscita del film al cinema e in streaming, senza peraltro scandagliare un’analisi più precisa. Infatti per gli appassionati la visione cinematografica batte ancora quella casalinga, certo a netto della qualità. Quindi no, non è nemmeno colpa di Netflix, Prime, e via scorrendo, dove peraltro almeno godi della comodità di gustare un film senza interruzioni, vicini chiassosi, e freddo a tradimento.

Insomma, un cane che si morde la coda, non c’è niente da fare.

Cinema italiano, la soluzione

Ebbene, arrovellandosi nel cercare vie d’uscita, la prima e più sentita potrebbe essere proprio quella di chiudere le sale. Sbaraccare tutto, perché ormai è un settore finito. Kaputt, come la Roma di Mourinho. Ma se preferiamo essere meno drastici, possiamo virare su altro, tra il serio e il faceto persino. Per primo, non affidarsi a un inverno da cine – panettoni, ne abbiamo piene ogni parte del corpo, ma puntare più che altro alla visibilità dei vari festivalini, grandi o meno che siano, il miglior spottone per qualunque pellicola.

Così s’incontra l’amato attore sul red carpet, che per sbaglio tira dentro anche Emma e Elodie (ma lasciamo andare), e incuriositi poi dritti a vedere proprio quel film, definito degno per comodità. Ancora, come suggerisce Gianfranco Gallo, perché non premiare i film prima dell’uscita? Tanto si gratificano sempre gli stessi attori e registi, almeno dalla pubblicità ricavata poi si va tutti al cinema. O addirittura, come anticipava quel genio di Massimo Troisi (oltre 30 anni fa) a proposito di idee latitanti, per questo l’America fa le guerre, solo per spingere il botteghino.

Allora, basta fare una guerra pure dalle nostre parti… eh sì che ne abbiamo già una vicina in Ucraina, dove costantemente sovvenzioniamo con le armi. Basterà? Pensateci. Pensiamoci. Questo e altro per amore del cinema…

2 replies

  1. Attualmente il cinema italiano produce film mediamente vomitevoli.
    Non so se è solo il mio gusto, ma ormai quando vedo che un film è italiano l’ho già scartato a metà.
    Forse è per il meccanismo degli incentivi, che favorisce i soliti noti e dimentica come fossero invisibili gli altri, fra i quali magari qualcuno bravo ci sarebbe, ma risulta schiacciato da un sistema che del prodotto finale si disinteressa.
    Il risultato sono questi pipponi che trasudano buonismo e politicamente corretto, recitati male e diretti male da persone che non hanno niente a che vedere con l’arte.

    Non che l’Europa in generale sia messa molto meglio. Caratteristiche simili ai film italiani si ritrovano anche in quelli tedeschi e francesi.
    In Europa un po’ meglio fa il Belgio secondo me, e la scandinavia. La Grecia segue un percorso tutto suo, con film disperati che risentono ancora moltissimo dell’ultima crisi del paese. Anche gli inglesi e i russi mediamente sono meglio della media europea, forse hanno un sistema diverso di finanziamento statale.

    Ma la crisi del cinema è mondiale, penso sia dovuto al fatto che i film costano moltissimo, e il mercato è divenuto l’unico in grado di produrli, e mercato e arte non possono convivere per più di 5 minuti.

    Ultimamente per il mio gusto i film mediamente migliori li ha prodotti la Corea del Sud, non so perchè, forse un momento magico come quello italiano di mezzo secolo fa.

    Penso che i talenti siano equamente distribuiti nel mondo, quindi immagino che le differenze stiano nel sistema di sostegno statale, e forse dove non esiste si producono paradossalmente film migliori.

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