Salario minimo manageriale

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Sarebbe fin troppo facile ironizzare sul dramma di Patrick Pouyanné, il manager della multinazionale francese Total che si lamenta di guadagnare meno dei suoi pari grado europei e americani: la miseria di sei milioni l’anno, per la gioia degli operai in sciopero e degli automobilisti in coda davanti ai distributori vuoti.

Pouyanné replicherebbe che la nostra è invidia sociale e che lui ha tutto il diritto di sentirsi sottopagato rispetto ai colleghi che in altre aziende svolgono un ruolo analogo. Quel che gli sfugge, temo, è lo scarso tempismo della sua iniziativa.

In epoche di benessere diffuso, le battaglie del grano tra milionari passano inosservate o comunque fanno meno scalpore. Ma in frangenti come questo, con elenchi sterminati di aziende trascinate al fallimento dal caro-bollette e centinaia di migliaia di famiglie che non riescono ad arrivare alla metà del mese, un manager che ostenta in pubblico il grafico dei suoi stipendi per far notare, piccato, che nell’anno del Covid ha guadagnato quattro milioni scarsi e, al fine di ricompensarsi da quel sacrificio immane, adesso se ne è assegnati sei, ecco, un tizio del genere ha completamente smarrito il senso dell’opportunità e forse anche della realtà.

Evidentemente il manager della Total ritiene di appartenere a una classe di semidei del tutto sganciata dal paesaggio circostante. Eppure (pensate un po’ come siamo combinati, noi umani) riesce lo stesso a sentirsi una vittima che soffre perché nessuno lo compatisce.

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