
(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – E’ stata costretta ad ammetterlo Glovo, il servizio di corriere a richiesta che acquista, ritira e consegna prodotti e merci: eh si, è stato un brutto errore di comunicazione licenziare Sebastian Grassi, grafico di 26 anni schiantato contro un’auto mentre correva per rispettare i tempi di un consegna, quando era già morto. Eh si, meglio sarebbe stato licenziarlo prima e evitare tanti contrattempi, se perfino il sindaco Nardella, uomo di punta del partito che ha allestito la fine del lavoro tramite Jobs Act dice di essere scosso: “è l’ennesimo caduto sul lavoro, ma ciò che fa più rabbia è l’ennesimo rider morto mentre correva per rispettare i tempi di consegna. Come Willy a Livorno, Roman Emiliano sul Terragno, Romulo a Montecatini. Una corsa per pochi euro. Una corsa che costa la vita”.
Ogni secolo ha i suoi crimini e misfatti e sul ventesimo – che si raccontava come quello che aveva collocato il lavoro al centro del patto di cittadinanza, sicché al dovere di contribuire al benessere materiale e spirituale della società corrispondeva il diritto di trarne le risorse e le opportunità per condurre una vita appagante e dignitosa, pesa invece l’impronta infausta di essere tornati all’Ottocento, al capitalismo predartorio, alle filande, all’asbestosi, ai padroni delle ferriere e ai ragazzini raccontati da Dickens chini sui telai a sputare sangue. Un secolo di finzioni se di Sebastian Grassi di parla come di altri rider, di lavoratore “autonomo” come se l’autodeterminazione e l’indipendenza di un persona si configurassero con la scelta del percorso da compiere, dei rischi da affrontare di notte sulla strada, della corsa pazza per combattere la concorrenza di altri fattorini magari meglio attrezzati o più giovani. È una figura arcaica quella del rider, senza qualifica, senza talento, senza qualità alcuna, autorizzata perché si tratterebbe degli addetti a una occupazione a termine, di quelle “alla spina”, che servono a tirar su un po’ di paga mentre si inseguono ben altri sogni e propositi di affermazione e carriera. Sono attualmente 28 milioni gli europei che lavorano per 500 diverse piattaforme internet. Secondo la Commissione europea, 5,5 milioni di essi non sono correttamente classificati nè adeguatamente tutelati, tanto che da più di un anno si recita a soggetto “per meglio regolamentare il lavoro sulle piattaforme digitali, da Deliveroo a Uber, con l’obiettivo di tutelare lavoratori che in questi anni sono rimasti alla mercé di una grave incertezza normativa, di cui molte aziende, piccole e grandi, si sono approfittate.
Una legge nazionale c’è, ma non è applicata. I protocolli regionali sono sottoscritti da piccole realtà territoriali è importante e serve, ma l’hanno sottoscritto poche, piccole realtà del territorio, e ci sono anche le sentenze dei tribunali che danno ragione ai rider, ma tre aziende, in particolare, Glovo, Deliveroo e Uber, che non intendono sottoscrivere accordi né locali né nazionali, a fronte delle scarso interesse dei sindacati che da poco hanno deciso di impegnarsi su queste vertenze. Poveri ragazzi! La combinazione criminale perfetta perpetrata ai danni della nostra bella gioventù, criticata, tradita, sierata, caricata di aspettative frustrate all’origine, è di sicuro quella che promette lavori facili e da macinare per fare cassa a cominciare dalle medie, mettendo insieme Buona Scuola e Jobs Act, i miti perversi dell’ideologia neoliberista: meritocrazia, competitività, fidelizzazione, cultura del marketing estesa agli individui trasformati in merce. Ricordiamoceli i mai abbastanza puniti patron di questi crimini, il presidente del consiglio impegnato alla cancellazione del Lavoro, dei suoi valori, delle garanzie, delle prerogative, dei diritti conquistati in anni di lotte, per trasformarlo in mediocre condizione di servitù, nel doveroso appagamento di aspettative modeste frutto di mansioni esecutive, nell’unica possibilità di mantenersi un posticino al sole grazie al completo assoggettamento alle pretese padronali, nell’accettazione di obbligatori sacrifici e rinunce come vuole l’austerità meritata dopo aver voluto troppo quando ormai si è aperta la via della penitenza. O il suo ministro che perorava la causa del nuovo lavoro minorile che avrebbe salvato i ragazzini da vizi sconvenienti e agi diseducativi, capricci e malcostume. Fece addirittura intendere di desiderare lo stesso trattamento per la sua stessa prole, da indirizzare verso quei lavoretti negletti dai percettori di reddito di cittadinanza che preferivano stare a poltrire sui divani di casa a guardare le serie tv.
I genitori che accettano di mettere i ragazzini al lavoro gratuito, sono gli stessi che hanno imposto loro, o accettato, la vaccinazione. In ambedue i casi i figli devono sottoporsi a una sperimentazione infelice e rischiosa per aggiudicarsi l’affiliazione e l’integrazione nella società, per studiare, fare sport, andare in birreria. Ci si vaccina e li si fa vaccinare a costo dell’esposizione a pericoli ormai accertati per farli essere “uguali”, per sottrarli alla condizione di paria o peggio, di anticonformisti inaccettabili, quando l’unica condizione imposta dal sistema è quella di bravo soldatino, addestrato a obbedienza e adesione entusiastica e profittevole agli ideali neoliberisti. Ci si sottopone a un volontariato che non insegna nulla se non preparare a un futuro prestabilito, grazie alla formazione a servizi specialistici esecutivi, a premere ripetitivamente sempre lo stesso maledetto tasto, che concede salario, un posto aleatorio, una collocazione precaria è vero, ma che regala l’illusione di essere provvisoriamente tra i salvati, grazie alla rinuncia a ogni spirito critico, alla libera espressione di talento e qualità personali.
Ragazzi, non esageriamo: è stata una mail partita automaticamente dal sistema che ha registrata la mancanza di consegne. Mica da una persona che è stata immediatamente avvertita del decesso… Ormai un’ idea di come funzionano questi sistemi dovremmo averla tutti…
Insomma, mettiamo un attimo in moto anche il cervello: va bene che l’ effetto “Signora mia, a che punto siamo arrivati.,..” è l’ unico scopo della Lombroso, ma a tutto c’è un limite…
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Non fa ridere, Carolì.
Vabbé che sei sempre CONTRO a prescindere, ma potresti anche autolimitarti alle volte.
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Davanti a un commento così stonato e sciocco sento l’esigenza di reagire.
È curioso che la signora Carolina inviti altri a mettere in moto il cervello quando dovrebbe mettere in moto il suo, evidentemente impedito dall’astio che per non so quale ragione nutre nei confronti di Anna Lombroso. Se mettesse in moto il cervello si renderebbe conto che nessuno, tranne forse lei, pensa che il licenziamento possa essere avvenuto sapendo della morte del rider. È evidente che si tratta di un licenziamento scattato automaticamente per mancata consegna. Ma il problema è proprio questo, quello di un sistema crudele, cinico e spietato, che licenzia automaticamente, in modo anonimo e impersonale, senza sapere, senza capire, senza esaminare le ragioni, di un sistema che costringe quei lavoratori a correre rischiando la morte per pochi denari, per consegnare in tempo per non essere licenziati… e si arriva all’assurdo di essere licenziati da morti con un messaggio partito automaticamente. È proprio questo che indigna e fa orrore, ma evidentemente la signora Carolina trova tutto questo normale e accettabile.
Mi permetto di dare un consiglio alla signora Carolina: se non le piace quello che scrive Anna Lombroso o se non è in grado di capirlo si limiti a non leggere, si dedichi a letture che le si confanno maggiormente.
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la cosa più sprezzante e aberrante è che glovo e affini, non fanno i soldi con le consegne. il cibo, i prodotti li fanno altri, le consegne i rider…. e glovo che fa? aggrega dati. i dati sui gusti e le preferenze degli utenti. li aggrega e li rivende. è così che fa i soldi. tantissimi soldi.
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Le cose sono due:
primo la Lombroso mette in stretta relazione la morte ed il licenziamento, non solo nel titolo ma anche nel pezzo ( leggere per credere).
Secondo: tutti i servizi e le merci che ci vengono offerte sono appunto” offerte”, anche il servizio di Glovo che molti ragazzi accettano non perché muoiono di fame ma come aiuto, momentaneo, a continuare gli studi o pagarsi una nuova autonomia: se si fanno molte consegne si guadagna benino. Ovvio che se hai famiglia e figli lo stipendio non basta e le condizioni non sono adeguate, ma c’è di peggio.
Essendo appunto un servizio e non un obbligo, di Glovo si può fare a meno: quindi anziché stracciarsi inutilmente le vesti occorrerebbe non usare il servizio suddetto oppure sensibilizzare chi lo usa a farne a meno; Glovo sparirebbe in un attimo.
Si dovrebbe però anche spiegare dove e come impiegare i suoi ( tanti) lavoratori che rimarrebbero per strada. Reddito di cittadinanza?
Insomma, stracciarsi le vesti gratis è comodo e fa tanto ” bontà”, essere concreti molto meno. Ma in qualche modo la pancia si deve pur riempire, e non domani o nel migliore dei mondi possibili. Oggi per molti c’è Glovo, domani tutti in regola da Lombroso and Friends?
Alternativa immediata, altrimenti non vale…
Dobbiamo comunque abituarci: è l’andazzo statunitense iperlibetista del ” fired” : metti le tue scartoffie in una scatola e ti accompagnano alla porta, o ti licenziano appunto tramite SMS.
Non siamo forse nel meraviglioso mondo dei ” buoni”? Nell’Occidente portatore di benessere e libertà?
Cosa ci lamentiamo quindi? Il modello è quello, andrà sempre peggio.
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Signora Carolina, prendo atto del fatto che apprezza o comunque accetta l’esistente e la situazione attuale del mercato del lavoro. Non mi permetto certo di non riconoscerle questo diritto. Mi permetterei invece di rinnovare il consiglio di evitare di leggere e di commentare letture che non sembra in grado di comprendere. Temo però che questo mio consiglio non verrà ascoltato.
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Vede, @Charlie, non si tratta di “apprezzare” o di “accettare”, ma di smetterla di fare i compagneros da divano e dare un’ occhiata alla realtà.
Se Glovo esiste è perchè “noi” ( cittadini) la usiamo: non io e lei, forse, ma in tanti lo fanno ed immagino che neppure loro apprezzino la situazione del mercato del lavoro esistente ( per altro imposta dal turboliberismo anche Dem…). Se nessuno lo usasse, Glovo fallirebbe. E’ la somma che fa il totale: agire individualmente anzichè elevare grida manzoniane invocando una improbabile ( impossibile?) empatia della quale chi deve riempirsi la pancia qui ed ora importa meno di zero. Ripeto: è la somma dei singoli comportamenti che fanno la differenza.
I pianti greci degli psendoimprenditori che “non trovano personale” ( convenientemente amplificati dai media), non citano mai il fenomeno che ha portato a questa (per lo più pretestuosa: il discorso è diventato un’ arma di propaganda politica contro il Movimento) situazione: l’ impiego nella logistica.
Migliaia e migliaia di persone – per lo più giovani ma non solo – in questi ultimi anni piuttosto di avere il padrone col fiato sul collo nel retrobottega, hanno preferito dedicarsi alle consegne: di pacchi con i colossi del trucking o del delivery: più libertà di movimento, sei da solo, il controllo è a distanza, più scelta delle ore lavorative e se ti impegni per più ore guadagni di più.
Avrà certamente notato le migliaia e migliaia di addetti a questi “nuovi” lavori, molti dei quali sono immigrati, ma non solo. Provi a parlarci ( la “percezione” di prima mano è sempre meglio di quanto ti indottrinano politici e giornali). Io sono particolarmente “affezionata” ad una ragazza di GLS: sempre di corsa, spesso si lamenta, ma … molto meglio di stare nel bar dove lavorava prima, dove guadagnava la metà e con la “padrona” sempre addosso.
Ho usato Just Eat solo una volta, per necessità. Mi sono fermata un attimo a parlare col ragazzo della consegna: un universitario che “grazie” a quel lavoro (guadagnava benino perchè lavorava molto: “Lo faccio finchè ne ho voglia e non trovo di meglio, fanno tutti così, poi ci sono anche le mance: una ventina di euro al giorno li metto insieme anche con quelle, spesso di più.” mi disse) non viveva più in casa con i genitori.
Si era nel momento delle proteste dei riders (sacrosante) alle quali partecipavano, mi disse, per lo più immigrati politicizzati dai sindacati.
Gli chiesi se non trovasse scandaloso dovere lavorare con così tanta fretta: “Sono andato via di casa e abito con degli amici: a fine mese dobbiamo pagare l’ affitto: se lascio questo, domani mi assume lei ?”.
Il punto sta proprio qui: tutto scandaloso, tutto disprezzabile, tutto da cambiare, ma a fine mese c’è l’ affitto, ci sono le bollette, l’ auto, si deve mangiare…
Insomma, se non si ha una soluzione diversa – e migliore – non si può sputare sul piatto in cui si mangia: Hic Rhodus, hic salta.
L’ indignazione da divano non accontenta il padrone di casa…
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Glovo e soci non sono altro che di chi li usa.
Fatevi na pasta o una minestra e non rompere i maroni.
Durante il lockdown erano diventati tutti pizzaioli,ma vaffan… va
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