Il secondino del padrone

(Giuseppe Di Maio) So che quanto dirò sarà indigesto, ma se in questa campagna elettorale si sta parlando tanto del “reddito di cittadinanza” è perché c’è un partito pericoloso per le classi dirigenti, e perché la misura del reddito non riesce ad entrare nella nostra storia dello spirito. L’obiettivo della società, la sua ideologia profonda, è quello di creare la disuguaglianza per facilitare la scelta del gamete. Il compito stesso del capitalismo è quello di offrire un criterio in cui le disuguaglianze possano essere misurate con estrema precisione.

Le mitologie dei nostri tempi, il pensiero unico, i valori correnti che hanno sostituito quelli tradizionali, sono il segno della pervasività del sistema capitalista e della sua ferocia. Oggi ognuno di noi crede di essere ricco: se non lo è lo diventerà, se non lo diventerà lo è stato già qualche suo antenato, dal momento che oltre ad aver terrore della povertà se ne vergogna. Ma è a questo punto che ci si può accorgere della contraddizione, del trucco: da una parte il pensiero unico che reputa ogni lavoro degno, dall’altra i lavori umili e mal pagati che conducono inevitabilmente alla miseria. Da qui si potrebbe anche intuire che la disuguaglianza non è naturale, ma ideologica e politica.

Eppure ricordo che persino in Belgio, paese pioniere delle garanzie sul reddito, non è del tutto passato il disonore di essere poveri. Una signora mi raccontava come, in seguito a disgrazie, fosse costretta a ricevere uno di questi aiuti. “Horreur!” — mi diceva — “La figlia del più valente avvocato di Vallonia prendere la disoccupazione?” Ma per fortuna quell’aiuto c’era, e anche lei ne poté beneficiare. Tra i miei concittadini ad esempio, a cui non fanno difetto la spocchia e altre forme esteriori della lotta di classe, è stato fatto un sondaggio: un “sondaggione per l’alto vicentino sul reddito di cittadinanza”. Risulta difatti, che solo un misero 13% lo approva, il resto lo boccia, in una regione in cui ne sono erogati 40.124, per un totale di 88.229 persone coinvolte e un importo medio mensile di 446,80 euro. Qui e altrove in Italia si è rinunciato a ogni razionalità nella vita sociale, a ogni garanzia, convinti che il successo economico sia l’unica missione della nostra vita biologica e spirituale. Lo credono tutti, anche chi percepisce il rdc, tanto che, vergognandosene, ne parla male. E non vota convenientemente.

Quale miglior carceriere della vergogna di essere poveri in un mondo di ricchi, quale miglior programma elettorale. Ricordo ancor oggi i tre anziani suicidi per difficoltà economiche a Civitanova Marche, e la Boldrini accorsa, campionessa degli ultimi, che non immaginava, che non credeva ci potesse essere tanta sofferenza. L’ultimo report di Bankitalia e di Credit Suisse dice che il 7% più ricco ha il 50% della ricchezza nazionale e il 50% più povero solo l’8 %. Dalle ultime elezioni la disuguaglianza è aumentata a dismisura, e un pugno di bande padronali ambisce ad eleggersi il proprio parlamento. Con poche eccezioni, tutto l’arco delle proposte politiche è al completo servizio del padrone, un’intera democrazia al suo servizio. E pensare che è il popolo a votare.

4 replies

  1. La disuguaglianza, ed il piacere dei ricchi e potenti di mantenerla ed aumentarla, è il tetro retaggio della concezione cattolica della società, che rende impervio L’ ascensore sociale. In altri termini, l’essere ricchi nei paesi cattolici è uno status, in quelli protestanti calvinisti è frutto del lavoro e dell’inverno. E questo spiega , in estrema sintesi, tante differenze tra i paesi che compongono l’Europa

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  2. Al di là delle chiacchiere filosofiche che tanto piacciono all’autore c’è un fatto di cui nessuno (o quasi) parla.
    L’RdC sostiene in modo importante la domanda di beni di prima necessità, che poi è l’unico comparto economico che tiene ancora.
    Basta mettersi ad osservare i carrelli della spesa che escono dai supermercati.
    Questo permette a tante aziende (che quello producono) e a tanti lavoratori (che in quel settore lavorano) di non trovarsi oggi “per strada” con il cappello in mano.
    Eppure sono proprio questi che, più di altri, fanno la guerra al sussidio.

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  3. Se si parla tanto del Reddito di Cittadinanza solo è perché è da sempre strumentalizzato.

    Strumentalizzato elettoralmente dai 5stelle che ci hanno costruito la loro fortuna al Sud, dove c’è maggiore disagio, certo, ma pure maggiore tendenza ad approfittare dei soldi pubblici che siano stipendi o sovvenzioni (mia moglie è molisana; nella sua famiglia e nella cerchia di conoscenti – che non sono pochi – tutti lavorano, ma nessuno nel privato: tutti dipendenti pubblici).

    Strumentalizzato elettoralmente al contrario dall’altra parte sommando a critiche giuste e sacrosante una marea di sciocchezze buone per le orecchie di persone che sicuramente sgobbano, ma quanto ad attività cerebrale latitano parecchio.

    Entrambe le parti continuano così perché è molto più facile ed utile polarizzare la platea piuttosto che sedersi insieme ed analizzare la cosa con distacco per mettere a punto un sussidio che funzioni, senza che diventi pura assistenza (se non nei casi nei quali si può solo fornire assistenza e basta).

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