L’autostrada più inutile d’Italia finisce in un campo

Spesi nella TiBre 513 milioni per appena dodici chilometri. Un progetto realizzato alla velocità di 521 metri l’anno. Con costi aumentati del 115 per cento. A questo ritmo servirà un altro secolo per completare l’opera

(Christian Donelli, Fabrizio Gatti – today.it) – Alzi la mano chi non conosce Sissa Trecasali. Tranquilli, tra qualche mese il piccolo borgo agricolo lo sentiremo nominare in tutti i notiziari sul traffico. L’autostrada A15 della Cisa, che dal 1975 termina a Parma, sarà presto ribattezzata così: La Spezia-Sissa Trecasali. Ed è anche la prima infrastruttura che il prossimo governo verrà a inaugurare. Costo: 513 milioni. Tempi di realizzazione: ventitré anni, dalla prima convenzione approvata con decreto interministeriale nel 1999 a fine 2022 (si spera). Lunghezza: dallo svincolo dell’Autosole alla frazione di Ronco Campo Canneto, tutti in Emilia, appena 12 chilometri. Ma sì, non porta lontano: fanno 42 milioni 750 mila euro a chilometro, per una velocità media di avanzamento di 521 metri l’anno. Il risultato più spettacolare, però, è che nonostante tutto questo denaro e il tempo impiegato, la nuova autostrada finisce dritta in un campo. Con tanto di strisce e limite di velocità: 40 all’ora, come dimostra la foto.

Il casello pronto per l'inaugurazione del nuovo tronco della Tirreno-Brennero in provincia di Parma
Il casello pronto per l’inaugurazione del nuovo tronco della Tirreno-Brennero in provincia di Parma

Non ci saranno pericoli per gli automobilisti. Una nuovissima rampa, al termine di una virata di tre quarti di orologio, li farà atterrare sulle sei piste di un altrettanto nuovissimo casello. E oltre la sbarra, li attenderà il nulla. È per questo che gli abitanti della zona, con la tipica spietatezza di provincia, l’hanno etichettata come l’autostrada più inutile d’Italia, come ha raccontato la nostra redazione di ParmaToday. Anche se i documenti ufficiali la presentano con il marchio TiBre, abbreviazione altisonante di Tirreno-Brennero.

I piloni nel verde

Una volta completata, la nuova opera dovrebbe infatti, almeno nelle intenzioni, sottrarre traffico pesante all’A1 per convogliarlo direttamente a Nogarole Rocca in provincia di Verona, sulla stessa Autobrennero in arrivo da Modena. Solo che il paesino veneto è a 72 chilometri. E a questo ritmo, ci vorranno altri 138 anni per raggiungerlo.

La prima repubblica aveva fatto di meglio: in venticinque anni, a partire dal 1950, ha realizzato – dall’idea all’inaugurazione – tutti i 110 chilometri della Cisa tra La Spezia e Parma. Gallerie e viadotti compresi, che da allora collegano la Pianura Padana al mare attraverso l’Appenino. I 12 chilometri da Fontevivo, dove è stato costruito il raccordo con l’Autostrada del sole, a Sissa Trecasali non attraversano montagne. Soltanto una lussureggiante pianura. L’ingegneria nazionale ha comunque potuto mostrare le sue capacità, facendo ricadere parte del tracciato in un’area umida lungo il fiume Taro. Proprio lì, dove l’acqua di falda sgorga tra i piloni a due metri di profondità.

I ritardi per le piene

La Salt (Società Autostrada Ligure Toscana), che ha finanziato l’opera con i pedaggi in cambio della concessione da parte dello Stato, e l’impresa di Parma, Pizzarotti spa, che si è aggiudicata l’appalto, hanno avuto i loro grattacapi: i ritardi provocati dalla pandemia, la scarsità dei materiali di costruzione subito dopo i lockdown, l’aumento dei prezzi e le piene del Taro. All’apertura del cantiere, il 26 settembre 2016 dopo diciassette anni di carte, era prevista la consegna a febbraio 2020. Lo scorso mese di maggio il termine dei lavori è stato ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2022.

Lo svincolo di Sissa Trecasali all'uscita del nuovo tronco dell'autostrada Tirreno-Brennero
Lo svincolo di Sissa Trecasali all’uscita del nuovo tronco dell’autostrada Tirreno-Brennero

I tempi così dilatati e le varianti al progetto hanno ovviamente provocato un aumento dei costi: dal miliardo e 267 milioni iniziali per tutta la tratta fino alla provincia di Verona si è arrivati alla previsione di due miliardi e 730 milioni, come riporta il “Sistema informativo legge opere strategiche” della Camera dei deputati. Già così è un aumento del 115 per cento, che polverizza il ribasso del venti per cento con cui l’impresa si era aggiudicata l’appalto. Ma se applichiamo il costo chilometrico del lotto A1-Sissa Trecasali a tutti gli 84 chilometri del progetto, l’aumento porterebbe la spesa a tre miliardi e 591 milioni. Ai quali va poi aggiunto il costo di un nuovo ponte autostradale sul Po.

La battaglia persa

Non è un bel precedente, visto che l’Italia sarà inondata dai 191,5 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Abbiamo un numero adeguato di progettisti e uffici tecnici all’altezza della sfida? E se abbiamo impiegato ventitré anni per spendere (con molte perplessità) 513 milioni, riusciremo a rispettare i tempi previsti dal Pnrr? Ma, soprattutto, lo Stato sarà in grado di accelerare i tempi di realizzazione e di controllare tutta la filiera?

Uno dei viadotti del nuovo tronco della Tirreno-Brennero nell'area alluvionale del Taro
Uno dei viadotti del nuovo tronco della Tirreno-Brennero nell’area alluvionale del Taro

A circa due chilometri di campi dal nuovo svincolo, Dario Bernardi, 46 anni, laureato in sociologia, è anche barista, salumiere, edicolante, tabaccaio e proprietario dell’unica trattoria di Ronco Campo Canneto. Una frazione di seicento abitanti sugli ottomila di Sissa Trecasali, lungo la provinciale che arriva a Parma, spina dorsale di quella che viene da qualche tempo chiamata la Food Valley emiliana, la via della buona cucina. Bernardi è il fratello del sindaco del paese, che ha guidato la battaglia (ormai persa) di buona parte dei concittadini contro il progetto dell’autostrada. “Lo sviluppo dell’Emilia e dell’Italia non può passare da opere incompiute come questa – dice -. A questo punto mi auguro che venga completata, ma ci sono i soldi per finanziarla? A forza di disseminare cemento, si affonda il concetto stesso di Food Valley. Dove c’è l’autostrada andavamo a giocare da bambini, a raccogliere funghi, a correre in bicicletta. Fa male sapere che abbiamo perso tutto questo per un’opera che non serve a nulla”.

È un po’ il modello delle cattedrali nel deserto padano. L’aeroporto a Parma. La stazione dell’alta velocità a Reggio Emilia. Lo svincolo dell’Autobrennero a Modena. Mancava solo l’autostrada per andare a Sissa.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Interno

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11 replies

  1. Si rimane a dir poco stupefatti,in più nuova rabbia si accumula in corpo a leggere queste notizie,non è possibile che non ci siano responsabili per questo macello istituzionale.VERGOGNA!

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  2. Qualche fenomeno al limite del genio vuole eliminare il Reddito di Cittadinanza, lo Stato piange miseria (anzi, chiagn e fott) su tutto da sempre, i miliardi per le armi da spedire a quei nazisti del governikkio ucraino filoguidato da Washington li si trovano sempre e comunque… quando basterebbe che questa opera, questa autostrada del piffero, assieme agli altri lavori inutili e dispendiosi che da sempre esistono in questo paese da terzo mondo… accuratamente venissero semplicemente evitati. D’accordo dar da mangiare a tutti, maestranze e politica di turno, affaristi e lobby, ma così è allucinante. Poi te credo che quando qualcuno trova una scappatoja per non pagare le tasse, ne approfitti, eh! Sarà qualunquismo da quattro soldi, non lo nego, ma non mi pare che nell’ambito dello Stato Italiano per converso, la classe dirigente sia invece così dettagliata nello svolgere il proprio lavoro. Insomma, a cialtroneria… cialtroneria e mezzo. È sicuramente comprensibile. 🤷🏼‍♂️

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    • Con 513 milioni avrebbero potuto aiutare 607.819 poveracci con il RdC… e non si sarebbe vandalizzato una pianura e costruito un infrastruttura inutile… ma è evidente che bisogna aiutare gli amici degli amici che…portano voti!

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  3. E fintanto che non si azzera questo disastro…mandando in galera i responsabili …sarà sempre così.
    Chi è stato a fare il progetto ,chi l’ha finanziato, chi l’ha realizzato : tutti in galera…invece si troverà alla fine il solito c…ne che pagherà per tutti!
    E i cittadini invece che fanno ? Dormono? Ritornare in piazza a battere le pentole no?Scommetto che rivvinceranno gli stessi politici colpevole di tale obbrobrio!

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  4. Continuate a votarli, (eliminiamo il RDC alcuni ne approfittano)
    SEDUTA N° 525 (Antimeridiana) Assemblea – Allegato B 20 Ottobre 2015

    Resoconto stenografico SENATO della REPUBBLICA

    Maurizio ROSSI – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti – Premesso che:
    in Liguria si sta consumando una vera e propria corsa a rinnovi e proroghe delle concessioni portuali da parte di alcuni terminalisti. In primis perché i terminalisti, pur avendo scadenze nel 2020 e oltre, tentano di scongiurare i, per loro, temuti effetti dell’annunciata imminente pubblicazione del regolamento sulle concessioni, che si attende dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ormai da 21 anni. Altro motivo è il temuto accorpamento delle autorità portuali: questo ha prodotto una particolare proliferazione di proroghe proprio nell’estate 2015 al fine, presumibilmente, di “ingessare” le attuali posizioni prima dell’accorpamento previsto tra Savona e Genova;
    è evidente quanto sia deleteria, per il futuro del sistema portuale italiano e per le città che ospitano i porti e che si attendono sviluppo e occupazione, questa corsa alle proroghe. Corsa che, valutando unicamente le proroghe richieste dagli attuali terminalisti al fine di anticipare la temuta riforma ministeriale e gli accorpamenti e non disegnando alcun progetto meditato del miglior utilizzo degli spazi demaniali, conseguentemente renderà statiche le banchine per i prossimi decenni. Basti osservare, infatti, che alcuni terminalisti con concessioni in scadenza nel 2020 (quindi non certo imminenti) hanno presentato richieste, motivate dall’urgenza di definire investimenti da fare, chiedendo sino a 60 anni di proroga e, addirittura, la richiesta di abbattimento del canone che è già molto ridotto rispetto ai prezzi medi europei. Il caso più emblematico di questa vicenda sembra essere una richiesta di proroga di 35 anni (circa) presentata da un terminalista, la cui attuale concessione scadrebbe fra ben 12 anni, nel 2027. Se accettata, porterebbe la data di scadenza della sua concessione al 2063,
    si chiede di sapere:
    a quali canoni standard tali concessioni debbano fare riferimento;
    quale coerenza debba esserci per il canone da applicare nelle diverse autorità portuali del Paese al fine di evitare posizioni di vantaggio competitivo tra soggetti concorrenti;
    trattandosi in particolare di aree demaniali, nell’eventualità che i canoni concessori risultino al di sotto di una media di mercato europeo, se si possa configurare un danno erariale nei confronti dello Stato;
    come il Ministro in indirizzo intenda gestire tutte le proroghe o “rinnovi anticipati”, come li definisce un’autorità portuale, così frettolosamente concessi in questi mesi a canoni bassi e senza seguire la normativa europea che prevede le gare;
    nelle more del nuovo, annunciato, regolamento, come si debbano comportare i presidenti e i commissari delle autorità portuali ai quali sono state presentate le richieste di proroga;
    se ritenga che detti atti possano causare infrazioni comunitarie verso lo Stato italiano o verso le autorità portuali e i concessionari beneficiari.

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