Il caro energia mette in ginocchio le cliniche private e le Rsa

(Clemente Pistilli – la Repubblica – Edizione Roma) – «In queste condizioni andiamo tutti falliti». Previsioni fosche quelle di Jessica Faroni, alla guida del gruppo Ini e presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata del Lazio.

Il caro-bollette, con costi per l’energia aumentati in pochi mesi di circa il 300%, sta pesando terribilmente sulle strutture sanitarie della regione, in particolare su quelle convenzionate, e sommato ad altre annose difficoltà del settore a breve rischia di portare diversi imprenditori a diminuire i servizi offerti e anche a chiudere direttamente i battenti.

All’Aiop aderiscono 120 strutture, che garantiscono 12mila posti letto e dove lavorano 14mila persone. In totale però i centri sanitari privati accreditati del Lazio sono circa 250, mentre i privati puri sono una trentina. Attività che erogano servizi fondamentali, ma che sono piombate in una crisi profonda.

Tanto per fare qualche esempio, una clinica media per acuti è passata da una bolletta da 50mila euro a gennaio a una da 60mila euro a maggio, per arrivare a 128mila euro ad agosto. E non va meglio per le Rsa, che hanno visto i costi per l’energia aumentare del 300% rispetto al 2021.

Difficoltà che vanno ad aggiungersi all’aumento dei costi per le diverse prestazioni e a quelli per il personale, mentre le tariffe sono bloccate dal 1996. Il risultato è quello che le strutture sanitarie accreditate continuano ad avere spese sempre maggiori e non riescono a incassare un centesimo in più per i servizi erogati. L’aumento delle bollette viene considerato il colpo di grazia. Tutti motivi per cui l’Aiop nelle ultime settimane sta chiedendo alla Regione di aumentare le tariffe, partendo dai rimborsi per posto letto.

«I privati non convenzionati – sottolinea la presidente Faroni – potranno aumentare i prezzi e consiglierò loro di farlo, ma tutti gli altri no». Poi aggiunge: «Il Ministero pensa addirittura a rivedere le tariffe, prevedendo ad esempio rimborsi inferiori del 30% per gli interventi di cataratta. Così facendo verranno forniti servizi peggiori». Un problema su cui ha lanciato l’allarme lo stesso assessore regionale alla sanità, Alessio D’Amato. «È necessario che il Governo predisponga delle misure idonee a garantire i livelli essenziali di assistenza, sterilizzando gli aumenti per le strutture sanitarie e garantendo così i servizi», ha dichiarato D’Amato due settimane fa.

Soluzioni però ancora non se ne vedono. «Faccio mio l’appello delle associazioni di categoria per affrontare assieme questa emergenza», ha aggiunto. D’Amato ha infine specificato che sono in corso investimenti molto importanti nell’uso della cogenerazione e delle energie rinnovabili, ma che occorre tempo prima del loro pieno utilizzo e che in questi mesi non si possono certo ridurre le prestazioni che invece devono essere aumentate.

L’Aiop punta così a veder riconoscere le strutture sanitarie come aziende energivore. «È l’unico modo per avere aiuti e poi vedremo», evidenzia la presidente Faroni. Il tempo per trovare soluzioni è poco e il pericolo che farsi curare nel Lazio diventi sempre più difficile altissimo.

Categorie:Cronaca, economia, Interno

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