Porgi l’altro guanciale

Enrico Letta e la contorta campagna pubblicitaria del Pd. I dem hanno lanciato lo slogan “Scegli”, senza però mettersi nei panni degli altri, degli indecisi, dei disinformati, dei giovani che vogliono solo essere agganciati in modo più diretto. La pubblicità comparativa ha fregato un’altra volta i creativi. E i meme si sono abbattuti su Letta.

(Paolo Landi – tag43.it) – La modernità della politica passa anche dalla grafica dei simboli e dalle campagne pubblicitarie: per questo l’Italia dei partiti dà un’immagine di sé ancora così arretrata. Tra i 101 simboli presentati spiccano per bruttezza quello di Fratelli d’Italia con la famigerata fiamma tricolore e quello della Lega, con il guerriero con l’alabarda, che a un millennial sembra al massimo l’asta di uno che fa il salto in alto. Il simbolo del Partito democratico è uno dei migliori, bisogna riconoscerlo. Il lettering è attuale, la grafica pulita, il rametto d’ulivo tra le parole “Partito” e “Democratico” non disturba, c’è armonia nel tondo che richiama i colori della bandiera italiana. Le premesse ci sarebbero, per cercare di vendere un prodotto impacchettato bene, il contrario della sbobba stantia della propaganda della destra. In America, già negli Anni 50, i politici si affidavano a esperti di pubblicità e media, che applicavano metodi di ricerca motivazionale nell’elaborazione dei discorsi, delle posizioni sui vari argomenti e sull’immagine dei leader.

Enrico Letta e la contorta campagna pubblicitaria del Pd

I giovani vorrebbero premiare chi parla di lavoro, ambiente, giustizia sociale

La seduzione del contatto, della semplicità, della sincerità faceva il suo ingresso nella politica, scandalizzando i tradizionalisti che inorridivano all’idea della politica-marketing. Ma basta rileggere McLuhan: quando scrisse Gli strumenti del comunicare (1964) già si rendeva conto che «la velocità elettrica» dei media, della tivù principalmente, faceva sì che la politica si allontanasse sempre di più dalla rappresentanza e dalla delegazione degli elettori, «per un coinvolgimento immediato dell’intera comunità nelle decisioni fondamentali», e ancora non c’erano Twitter e TikTok. Del resto: come fanno le promesse della destra conservatrice a convincere un giovane? Non fanno che parlare di concetti vecchi, adatti a una società di vecchi. Il mondo si globalizza e la destra vuole dazi e confini; la famiglia si allarga e loro ne vogliono una sola; l’economia ha bisogno di esperti e loro riesumano Giulio Tremonti. Ma che razza di soluzioni propongono per il futuro? Li votiamo per riavvolgere il nastro e tornare indietro? Un ragazzo e una ragazza degli Anni 20 del XXI secolo sarebbero certamente più in sintonia con l’idea di futuro del Partito democratico, o di quei partiti della sinistra liberale che pensano al capitalismo come all’unico modello economico legittimato, e cercano quindi soluzioni che garantiscano una vita migliore e più giusta in questo sistema, non in improbabili utopie, futuribili o retroattive: che scelgono quindi il pragmatismo e premierebbero chi parlasse loro di lavoroambientegiustizia sociale in modo semplice e diretto.

Non è qualche reazione simpatica a determinare il successo di una campagna

Perché, ci domandiamo, le campagne pubblicitarie del Partito democratico non seguono questi principi in apparenza così semplici? I manifesti che il Pd sta lanciando ora sono un mistero. Uno dice: “Con Putin / Con l’Europa. Scegli”. Non è affatto una scelta pleonastica, come il creativo di questo slogan pretenderebbe. Un altro dice: “Combustibili fossili / Energie rinnovabili. Scegli”. Per quest’inverno sceglierei senza dubbio i combustibili fossili, se no muoio di freddo, poi si vedrà. Un altro, criptico: “Discriminazioni / Diritti. Scegli”, parecchi scelgono di discriminare chi non è italiano, purtroppo. Parlare a quelli che la pensano come noi è l’esercizio più facile e i creativi del Pd non hanno voluto fare la fatica di mettersi nei panni degli altri, degli indecisi, dei disinformati, dei giovani che non sanno chi votare e che voterebbero volentieri il Pd se solo li agganciasse in modo meno contorto. Non era sufficiente “Scegli l’Europa. Vota Pd”? “Scegli un futuro di energie rinnovabili. Vota Pd”? “Scegli di non discriminare nessuno, perché siamo tutti uguali. Vota Pd”? Come per Salvini è partita anche qui la #sceglichallenge con le parodie “Pancetta o guanciale? Scegli“, “Perizoma o Bikini? Scegli”. Letta ha dimostrato sense of humour rispondendo su twitter #guancialetuttalavita ma non è questa reazione simpatica a determinare il successo di questa campagna, che un’impresa privata avrebbe inesorabilmente bocciato. È di nuovo il demone dispettoso della pubblicità comparativa che ha teso il trabocchetto al team dei creativi: è proprio vero che la semplicità è la cosa più difficile da raggiungere, quando si parla, quando si scrive, quando si comunica.

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5 replies

  1. Non ce lo vedo a fare una carbonara come cristo comanda.Quindi come diceva dentone bocciato senzandro bocciato.

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  2. “Dormi,
    tranquillo e asciutto,
    Enrico A Letto
    assorbe tutto

    Ma
    se ti sei bagnato,
    Enrico A Letto
    t’ha fregato”

    La nota filastrocca per i piú piccini.
    Reloaded.

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  3. “Uno dice: “Con Putin / Con l’Europa. Scegli”. Non era sufficiente “Scegli l’Europa. Vota Pd”?”

    Non era sufficiente che non vi morisse il prof di geografia? (sia al Pd che al giornalista?)

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  4. Travaglio qualche giorno fa ha detto che enricuccio ha cambiato tre agenzie pubblicitarie in un mese ( se non ricordo male).
    Ma poveracci come fanno?
    Puoi anche essere il miglior pubblicitario del mondo, ma se manca la materia prima…..
    È dura voler vendere una panda al prezzo di una Ferrari e convincere il pubblico che sono uguali o addirittura che la panda è meglio.

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