Carne d’oro e vip così Salt Bae è diventato il numero uno del mondo

(Marco Vassallo – veritaeaffari.it) – Look alla Johnny Depp, fisico scultoreo e un patrimonio stimato di oltre 50 milioni di euro raggiunto grazie alle sue bistecche d’oro. Lui si chiama Nusret Gökçe, è nato trentanove anni fa a Erzurum (Turchia) e ha una catena di steakhouse con più di venti sedi in tutto il mondo. Ma per tutti è Salt Bae, soprannome dovuto al suo iconico gesto di salagione della carne e che è stato immortalato in numerosi meme sul web. Curdo per natali è diventato il macellaio più famoso del mondo

Che sia Londra, New York o Dubai, la gente (facoltosa e non) prenota sperando di trovarselo proprio lì davanti, con giochi di coltelli e presentazioni teatrali riservate spesso ai suoi clienti. È anche grazie a tali abilità – e a un’intensa attività social -che il macellaio curdo è diventato forse il macellaio più famoso del mondo.

Salt Bae con Roberto Mancini

Da qualche tempo, sicuramente, il più criticato. Non solo dai vegani. Ci hanno pensato le recensioni su Tripadvisor, e i giudizi dei critici enogastronomici a sollevare il polverone nell’ultimo anno. Qualche mese fa il suo Nus-ret (questo il nome della catena) londinese era scivolato tra gli ultimi 100 locali per gradimento della città nel sito di recensioni.

Stupidamente costoso

Il temuto critico del Guardian, Jay Rayner, ad esempio, si era rifiutato addirittura di recensire il ristorante perché «stupidamente costoso». Questo l’ottobre scorso. Come se non bastasse il Daily Mail aveva definito poi il locale un McDonald’s per ricchi.

Salt Bae con Al Pacino

Incassi record a Londra In effetti alcuni critici qualificati e quelli da tastiera concordano su un punto: le sue bistecche non valgono il prezzo del biglietto. Basta andare sul web per rendersene conto. In rete, infatti, circolano le foto degli esosi scontrini (uno è arrivato addirittura a superare le 37mila sterline) emessi dalle bisteccherie Nus-ret.

8 milioni in tre mesi

E nelle ultime settimane i giornali britannici stanno dibattendo sulla cifra astronomica relativa ai primi incassi della sua ultima apertura londinese datata settembre 2021: in 4 mesi di attività, il ristorante ha incassato, infatti, 7 milioni di sterline, cioè più di 8 milioni di euro. Non c’è troppo da meravigliarsi, perché le critiche, si sa, possono spesso aumentare la curiosità culinaria e paradossalmente anche la reputazione. Ma questi dati fanno riflettere.

La storia e il menù

Prima di dare un occhio ai listini dei menu delle Nus-ret steakhouse, è bene conoscere un pochino la storia di Salt Bae. Nato da una famiglia povera, ai tempi delle medie fu costretto per motivi economici a lasciare la scuola e a lavorare in una macelleria di Instanbul, città dove apre il primo ristorante nel 2010. Dopo la gavetta, il successo social e globale arriva nel 2017, quando in rete si diffondono video virali in cui si esibisce in tagli pirotencici di bistecche e nella sua celebre spolverata di sale. Uno di questi contenuti raggiunse, ad inizio anno, le 10 milioni di visualizzazioni su Twitter.

Adesso Salt Bae ha un impero e tra i suoi sudditi annovera diversi vip: David Beckham, Leonardo Di Caprio, ma anche il nostro Andrea Bocelli che gli ha pure dedicato un video su Instagram. Avrebbe aperto anche a Milano se non ci fosse stata la pandemia. Oggi le varie sedi offrono alcune variazioni ma il pezzo forte è essenzialmente la carne. La Tomahawk di Wagyu, per la precisione: è una costata di pregiato manzo giapponese che nella versione ricoperta di oro alimentare ha toccato la cifra di 2.400 dollari.

È successo nel suo enorme locale di Las Vegas (4000 metri quadri e 576 coperti). Eh sì, perché la voce pregiata nelle sue carte in giro per il mondo, è proprio il menu Golden feast, che include varie specialità , tutte ricoperte d’oro a 24 carati. Oltre alla Tomahawk ci sono l’asado (che a seconda del peso può superare i 1000 euro), gli hamburger e la Istanbul steak; ma si possono ordinare pure il Golden cappuccino, e i baklava, tipici dolci turchi sempre intinti d’oro.

Prezzi esagerati?

A questo punto ci si chiede: sono le foglie di oro che fanno lievitare così i prezzi della sua carne, o c’è altro? Chiariamo subito che l’oro alimentare è spesso solo un effetto scenico. Non dà nessun sapore al piatto e costa intorno ai 150 euro al grammo. Una confezione di 20 fogli, ad esempio, potrebbe essere pagata intorno ai 15 euro. La Wagyu, invece? In alcuni casi, questo tipo di carne, prodotta da diverse razze di bovini, può arrivare addirittura a costare 1000 euro al chilo e non scende mai sotto i 100.

Sergio Motta, uno dei macellai più importanti di Italia e anche ristoratore, ci spiega che sicuramente i prezzi di Nus-ret raggiungono cifre astronomiche per motivi di immagine. «È tutta apparenza – sentenzia il macellaio di Inzago (Mi) – ma se parliamo di Wagyu bisogna chiarire una cosa: che solitamente i ristoratori mettono in proposta solo pezzi come la lombata e il filetto. E tutto il resto dell’animale chi lo mangia? Se non vendiamo l’intero animale il costo totale va caricato solo sulle parti nobili. Questo vale per tutti i tipi di carne». Se noi mangiassimo anche gli scarti, in pratica, avremmo sicuramente un costo più accessibile. «La Tomahawk è una costata, quindi è la parte migliore – continua – una piccola macelleria riesce a contenerli i costi, ma non le grandi catene della ristorazione».

D’oro ma low cost

La bistecca low cost Una cosa è certa. Per mangiare una bistecca d’oro non bisogna per forza spendere un patrimonio. John Stirk, un ristoratore di Sunderland ne aveva dato dimostrazione circa un anno fa. Prendendo ispirazione dalla celebre interpretazione di Salt Bae ha proposto nel suo locale una bistecca d’oro (per due) alla cifra di 120 euro. Il taglio è un ribeye. «Volevo dimostrare che la bistecca ricoperta d’oro può essere fatta meglio e offerta a un prezzo più economico – aveva dichiarato a suo tempo al Guardian – Ne sono convinto, non deve per forza costare un occhio della testa»

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10 replies

  1. proletari del mondo uniamoci per dedicargli una sincera e sonora pernacchia, se paga le dovute tasse, se i polli ci vanno, fa bene. Mi duole il pensiero di aver contribuito molto indirettamente, ma tanto scarico solo mp3 di bocelli, anzi no, preferisco Neil Young, Bennato e limitrofi

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  2. io a questi carnivori ricchi, gli farei venire la gotta.
    cmq Marchesi nella “Milano da bere” preparava il risotto alla foglia d’oro
    gli “arricchiti ne anadavano pazzi”

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  3. “Chiariamo subito che l’oro alimentare è spesso solo un effetto scenico. Non dà nessun sapore al piatto e costa intorno ai 150 euro al grammo.”

    Il problema non e’ se Al Pacino o Bocelli pagano cifre spropositate per una fetta di carne (anche perche’ dorata)… ma il problema sussiste quando lo fa (e lo fa!) anche chi non ha i loro redditi…
    Che e’ un po’ come il poveraccio che vota il Pregiudiato miliardario di Forza Italia sperando faccia i suoi interessi… (e lo vota!)

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