Il risiko fuori porta dei “Nominati” della politica

(Dott. Paolo Caruso) – Mentre ormai speditamente si avvicina l’ora x, il 25 settembre giorno delle consultazioni politiche, e per la Sicilia quelle del rinnovo del parlamento regionale con la chiusura a breve delle liste, a livello nazionale per i partiti terminato il problema delle alleanze, delle coalizioni, e dei collegi è suonato il gong che segnala la fine della partita e la definitiva presentazione delle liste dei candidati, ” Le jeux son fait, rien ne va plus”… ( i giochi delle candidature sono fatti e nulla va più). Ora dopo la bufera degli ultimi giorni e gli strascichi all’interno dei partiti pare regnare sotto le ceneri di una calma apparente il fuoco non spento delle polemiche, le minacce, gli abbandoni, le vendette incrociate tra i capi corrente, tra chi rimanendo relegato a figura marginale e come in uso nel gergo calcistico “non riuscendo a toccare palla”, e chi invece forte della sua subalternità e fedeltà assoluta al segretario politico è stato premiato con la candidatura e la scelta di collegi sicuri. Candidati anche privi di radicamento territoriale, nomi altisonanti, veri e propri specchietti per le allodole, ma anche perfetti sconosciuti alle popolazioni locali o peggio ancora personaggi noti alle cronache giudiziarie. L’agone fuori dal “palazzo” riapre con tanto schiamazzo, ma con le piazze, terminali da sempre dell’impegno politico, semivuote, svuotate da qualsiasi sentimento ideologico e di credibilità,  mentre ai soliti contendenti della politica nostrana si associano come da tradizione i commenti delle tifoserie giornalistiche nazionali sempre più servili al potere. Così in questa atmosfera i partiti e i loro leader provano a scaldare “i motori” della politica in vista delle prossime consultazioni d’ autunno, in attesa di elaborare a breve programmi  che già mostrano i segni della ripetitività e della prevedibilità, costellati da vane promesse e da progetti difficilmente realizzabili. Ogni partito sta per mettere in campo i propri rappresentanti, nominati dalle segreterie, frutto spesso di  un vero mercato dell’usato, dove ogni venditore vuole esporre al meglio la propria mercanzia, e dove ogni candidato, come i tanti venditori di caldarroste presenti in autunno nelle nostre città, cercherà di ammaliare dietro una colonna di “fumo” l’attenzione e l’interesse dei cittadini. Nel Bel Paese rinasce lo spirito propagandistico dei partiti, che in stato soporoso rimangono ancora oggi ai margini della società civile. Il palcoscenico della politica si arricchisce di nuove comparse che si alternano ad altre, tutte pronte comunque a recitare per lo più lo stesso copione, e ad indossare la solita maschera dell’ipocrisia. Un copione che elenca ancora una volta  quello che i cittadini già conoscono a memoria e sanno che i partiti lo utilizzano solo a scopo elettorale. Del resto tutti conosciamo il malessere e i problemi economici che assillano il Paese, le difficoltà all’approvvigionamento energetico con prezzi sempre più proibitivi, la scarsa produttività, la crescente inflazione e il rialzo dei costi anche dei beni di prima necessità, la costante crescita della disoccupazione, la carenza dei servizi essenziali ( sanità, scuola, servizi agli anziani, ecc), l’annoso problema legato alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, il traffico e l’inquinamento delle città, i flussi migratori, il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione, l’incremento delle sacche di povertà, la sicurezza pubblica, e infine la mancanza di una concreta e razionale progettualità in termine ecologica. Scelte importanti che i partiti dovranno affrontare concretamente e non potranno esimersi dall’attuare con il procedere della prossima legislatura.  Bisognerà a tal uopo vigilare ed evitare il comodo e deleterio astensionismo.