Il Parlamento dei partiti, non degli elettori: la riduzione dei parlamentari

(PAOLO NATALE – glistatigenerali.com) – Si dice che il voto è il momento in cui gli elettori decidono che li rappresenterà in parlamento, ma da qualche tempo il loro potere decisionale pare regredire sempre più. Nelle prossime consultazioni poi il ruolo dei cittadini nella composizione di camera e senato sarà ancor meno risolutivo. Per due ordini di motivi: il primo è legato alla riduzione del numero di parlamentari e il conseguente ampliamento dei collegi, il secondo alla presenza nel Rosatellum dei listini bloccati. Oggi tratterò il primo dei due punti, domani il secondo.

Per ciò che attiene dunque al primo punto, il passaggio da 348 a 221 collegi uninominali, una riduzione di quasi il 37%, ha avuto come effetto immediato l’allargamento del territorio di riferimento di ciascuno dei collegi e il parallelo incremento del numero dei cittadini che votano in quel collegio. Una situazione questa che sminuisce ancora di più la capacità/possibilità degli elettori di scegliersi il candidato più idoneo, più vicino alla base elettorale.

Il collegio uninominale, in particolare con il voto maggioritario in un unico turno, aveva come scopo prioritario quello di far votare i cittadini il candidato che – in parte indipendentemente dal partito di appartenenza – veniva giudicato più capace di fare gli interessi del territorio, portandone le istanze nel parlamento centrale. In UK, è ad esempio capitato che un candidato che piaceva ai suoi elettori venisse rieletto anche se aveva cambiato partito, passando dai conservatori ai laburisti o viceversa. L’idea di fondo era quella di avvicinare i cittadini al proprio rappresentante, che tra l’altro almeno una volta alla settimana si recava nel territorio dove era stato eletto per rispondere alle domande dei suoi elettori, in una sorta di “accountability” del suo operato.

Anche in Italia, con il Mattarellum, l’istituzione dei collegi uninominali, associati a territori circoscritti, avrebbe dovuto favorire l’instaurarsi di un rapporto fra eletto ed elettori più diretto rispetto a quello che aveva configurato la fase politica precedente, sulla falsariga di modelli adottati con successo in altri Paesi, un po’ come capita nella elezione diretta del sindaco del proprio comune. Nel Mattarellum del 1994, con i due terzi degli eletti attraverso il maggioritario uninominale, il numero di collegi alla camera, ad esempio, erano 475, più o meno uno ogni 100mila elettori.

Con il Rosatellum del 2018, soltanto un terzo dei deputati venivano eletto in collegi maggioritari: da 475 si era passati a 232 collegi, raddoppiando il numero di elettori per collegio. Con la recente riduzione dei deputati, il numero di collegi passa a soli 147, uno ogni 320mila elettori. Al senato, con soltanto 74 collegi, il rapporto diventa addirittura di uno ogni 620mila elettori. È ovvio che le possibilità di “conoscere” i candidati che si presentano nei diversi collegi diviene una sorta di chimera.

Il voto, tranne nel caso di leader politici ben noti a livello nazionale, non sarà pertanto legato anche alla figura del candidato, spesso sconosciuto ai più, bensì al partito o alla coalizione di riferimento. Oltretutto, la scheda a disposizione sarà una sola, al contrario del Mattarellum, per cui non sarà nemmeno possibile operare un voto disgiunto tra partito e candidato, cosa che avveniva nella legge elettorale precedente. In numerosi casi, ad esempio nel 2001, al candidato di centro-destra, gli elettori che avevano votato un partito di centro-destra preferivano quello di centro-sinistra o di terze forze. Tanto che il centro-sinistra aveva costantemente più voti nel maggioritario che nel proporzionale; una situazione che portò la coalizione di Berlusconi a varare il famoso “Porcellum”, una porcata, come la definì il suo stesso estensore Calderoli, per evitare che questo si ripetesse.

In una situazione come quella attuale, dove i rapporti di forza a livello nazionale e sub-nazionale sono ben noti, è ovvio che il voto maggioritario non potrà che seguire la scelta del proprio partito di riferimento, indipendentemente dal candidato presente in quel collegio che, come si è detto, sarà in gran parte sconosciuto dalla maggior parte dei cittadini del collegio. Sappiamo già dunque, “prima” del voto, quale sarà indicativamente il risultato dei collegi maggioritari, senza che gli elettori abbiano voce in capitolo per giudicare in maniera alternativa le possibili “doti” del candidato e scegliere diversamente dal voto proporzionale, anche perché NON possono farlo, essendoci una scheda unica, a meno di tradire definitivamente il proprio partito, favorendo un partito avverso.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

5 replies

  1. La questione del numero di votanti maggiore di prima a fronte di pochi eleggibili non sta in piedi. Negli Stati Uniti che hanno 5 e più volte di popolazione di noi i, relativamente pochi, eletti al Parlamento sono scelti da una base di votanti larghissima. Addirittura, poi, al Senato, i rappresentanti sono solo 2 per ogni Stato, indipendentemente dagli abitanti.

    "Mi piace"

  2. Quoto Paolo Diamante: “La questione del numero di votanti maggiore di prima a fronte di pochi eleggibili non sta in piedi.”

    Anzi essendoci meno collegi disponibili ci sarebbe anche la possibilita’ di “conoscere” meglio e “seguire” meglio quello che fanno i nostri delegati una volta eletti…
    Insomma teoricamente gli eletti dovrebbero avere meno possibilita’ di imboscarsi ovvero di fare gli assenteisti a ‘mo di Antonio Angelucci.

    Certo che se poi gli elettori l’Angelucci di turno lo votano lo stesso BEN SAPENDO che si intaschera’ 15mila Euro al mese e sara’ comunque assente al 90/95% delle sedute.. beh… non ci si puo’ far nulla:
    tu puoi portare l’asino al fiume ma non puoi obbligarlo a bere…

    (e purtroppo di elettori-asini anzi di elettori-COMPLICI ce n’e’ un fottio… in tutta Italia ed i risultati si vedono!)

    Piace a 2 people

  3. Caro il mio Natalino bello, raramente ho letto tante scemenze una dopo l’altra. Succede quando il concetto di base che si vuole sdoganare è totalmente truffaldino: con la diminuzione dei parlamentari è diminuita anche la possibilità di voto per perdita di potere decisionale degli elettori. Ma per favore!! Anche un babbuino con la seconda elementare capirebbe che non sta in piedi.
    Prima i parlamentari erano 945, adesso 600, e per una stranezza della vita e delle sfere cosmiche, quei 345 parlamentari che mancheranno all’appello sarebbero stati tutti onesti, inteferrimi e politicamente geniali.
    Mentre i 400 eletti saranno tutti delle cacchette.
    Questo è il succo dell’assunto. Quindi, signor Natale, per favore, se ne vada a fare l’eremita in qualche montagna, che l’aria buona schiarisce le idee.

    Piace a 1 persona

  4. Il Rosatellum è una legge immonda e se pensiamo che porta il nome di uno che sta in un partito che non ha praticamente elettori, il problema della democrazia è ben noto. Per quanto l’analisi possa essere dettagliata, non incolperò il taglio dei parlamentari che proprio in democrazia è stato confermato con un referendum del 2020.
    Il problema quindi è sempre la legge elettorale che si fa sempre contro qualcuno o per favorire qualcun’altro e dal momento che m5s ancora esiste, tutti i partiti che facevano leggi pompate con premi di maggioranza al limite della costituzionalità, fregandosene altamente dell’alta astensione, si sono scoperti d’improvviso per il proporzionale, in modo da azzoppare il più possibile chiunque non sia gradito. Così il PD, che senza pudore se ne lamenta, la Lega e Forza Italia, partorirono l’ennesima leggina ridicola. Non dimentichiamo che a quanto pare nell’orgasmica adorazione per l’agenda Draghi non c’è stato il tempo di farne un’altra e non mi si dica che la prassi vuole che non ci si metta mano vicini all’elezione perché in passato si è fatto di peggio. La nostra classe politica non è capace di fare una legge elettorale per noi, ma neanche una legge elettorale che funziona. Paradosso vuole che non solo il Rosatellum viene da un signore nel partitino che non esiste, ma dello stesso fa parte l’ex premier il cui governo partorì l’Italicum, altra legge geniale costruita per funzionare con una riforma costituzionale di cui non si conosceva l’esito.
    Quindi prima c’era una legge fatta per una camera ma incompatibile per due ed ora una legge fatta per un parlamento ma che ora è ridotto. Se la smettessero di fare le leggi per se stessi, non ci sarebbe bisogno di cambiarle, ma se le facessero per noi, non ci sarebbe bisogno di loro.

    Piace a 2 people