Guardia, un paese bellissimo pieno di brutture

(Raffaele Pengue) – C’è la chiesa del santo con gli affreschi in bella vista, la chiesa sconsacrata per i convegni, un paio di musei per pochi intimi, il palazzo con vista mozzafiato; infine il poderoso maniero. Sembra di sentirla la voce del sindaco di Guardia Sanframondi (tra l’altro con delega al turismo) che ti implora di non ignorare quel puntino sulla mappa italica, di regalargli un po’ della tua attenzione, magari poi pubblicare un post decantandone i tesori nascosti: anche noi siamo parte del Paese “più bello del mondo”. Bello per chi, poi? Non sarà che ci troviamo di fronte al tipico ritmo verbale di un venditore di bellezza? Se ti trovi a far parte del Paese più bello del mondo, d’altronde, che altro puoi fare se non aderire a questa retorica? Spacciarti per bello, anche se bello non sei, finendo a volte per risultare grottesco? La verità, a cui Guardia – e molti luoghi d’Italia – sembra non volersi arrendere, è che è un paese bellissimo (nella sua parte antica) fatto, per la maggior parte, di brutture. Un posto in cui il turista non ha nessun motivo per venire, ma che ciò nonostante le amministrazioni locali che si sono susseguite da più di un trentennio continuano a inseguire la chimera del turismo. L’enoturismo è il petrolio di Guardia. Era il ritornello di saggezza spicciola raccontato da qualcuno tempo fa dal ballatoio di piazza Castello. Guardia è un luogo privo di una narrazione positiva. Ma che, nonostante questo, continua a credere di essere attraente, di poter interessare a qualcuno perché – come quasi dappertutto in Italia – c’è un qualche bene storico-architettonico.

Possibile non si riesca a comprendere che il senso di un luogo prende forma anche e soprattutto negli occhi dei visitatori che lo guardano? Se non vali una visita, allora, forse non vali a basta. Questa, è Guardia oggi: un luogo dove nessun turista (che non sia un’artista straniero: piccole cerchie privilegiate e autoreferenziali, ma molto cosmopolite) si sognerebbe mai di mettere piede. Un luogo brutto per i canoni turistici nazionali, ma ricco di senso e identificazione per chi lo abita. Luogo della memoria, delle radici e della prospettiva di chi ci vive. Luogo dove, nonostante tutto, si desidera restare. Mutato ma riconoscibile o almeno riconosciuto dai suoi abitanti. Una comunità “trascurata”, ai margini della Valle Telesina e che quando si mette il vestito della domenica appare fuori posto, se non grottesca.

Eppure un’alternativa esiste, solo che per trovarla – data la forza omogenizzante della narrazione dominante – dobbiamo mettere da parte l’illusione di poter sedurre chi viene da fuori, e dunque abbandonare l’idea di investire le scarse risorse a disposizione in servizi per fantomatici turisti. Passare la palla ai cittadini, interrogarli sulla loro quotidianità e su come questa potrebbe migliorare. Non ci sorprenderebbe forse venire a sapere che gli abitanti di Guardia se ne infischiano dei limiti attrattivi della loro comunità e si concentrassero invece sul degrado e sull’assenza o sul mal funzionamento delle infrastrutture della vita quotidiana che hanno a disposizione: i presidi sanitari e socio assistenziali assenti sul territorio, le scuole, il sistema locale di trasporto pubblico ecc… Una comunità dove soltanto l’ordinario (e il più delle volte neanche quello) è al centro dell’azione pubblica, che si cura di rendere attrattivo il paese per qualche sporadico turista, e non si impegna ad attrezzare la vita quotidiana delle persone con beni e servizi essenziali.

Esiste, quindi, una rilevante domanda di vita quotidiana a Guardia, che chiede una politica pubblica attenta alla specificità del luogo. Una politica non solo orientata alla valorizzazione del turismo, ma incentrata sul valore della vita quotidiana dei suoi abitanti. Basta con l’imbalsamazione della storia verso un territorio, un paesaggio che visibilmente volge esclusivamente verso la monocultura viticola. In questo modo finisce per essere privilegiato non lo sguardo profondo e radicato, ricco di memoria, della “coscienza di luogo”, ma quello del turista (o enoturista) di passaggio che cerca curiosità e ristoranti, nei suoi passaggi “mordi e fuggi”.

Insomma, a Guardia si può anche vivere bene, fregandosene dei turisti che mai arriveranno, a patto però che si investa in servizi pensati per (e con) coloro che vi abitano. Il benessere di una comunità passa anche e soprattutto dalla sua qualità della vita. Perché da Guardia – bella o brutta che sia – le persone non se ne vogliono andare. Un paese, Guardia, come quello del passo de La luna e i falò di Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

In conclusione, Guardia è un paese bellissimo pieno di posti brutti, sì, ma questi posti brutti sono carichi di senso per chi vi abita: si può forse ripartire da qui.

14 replies

  1. Penna elegante,testa fine e stile alla Sherwood Anderson.
    Questo autore potrebbe parlare del nulla,ma Ti fa arrivare in fondo.
    Decisamente superiore ai soloni/e che parlano di massimi sistemi.

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  2. Hey Carlgen ti sei dimenticato di finire l’argomento Atlantia!!!!!😂
    E magari prezzo del gas /sanzioni che ultimamente ne ho sentite delle belle😱

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  3. @ Ugo
    Dario,vuole inzigarmi…mi sta prendendo in giro.
    Sulla correlazione sanzioni gas glielo ho spiegata qualche mese fa.anche se un po’ ritardato(😄🤣) dovrebbe essere in grado di averla compresa. Io sono in ferie … non mi tirate in mezzo.😉.buonaserata

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  4. X Ugo
    Googleggia ttf e Gme e guarda un semplice istogramma dello storico prezzo gas ultimi 24 mesi. Capirai da te quante cag@te continuano a dire sulle sanzioni, la guerra e Putin che ci fa male.e la gente ci crede.
    Di più non ti so dire… bisogna che ritorni dalle ferie il guru Carlgen 😂😂😂

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  5. X Dario il pirla

    https://www.google.com/amp/s/www.affaritaliani.it/amp/economia/becchi-il-prezzo-del-gas-non-c-entra-con-il-ttf-la-replica-di-affari-811856.html

    Anche becchi con affaritaliani.it ci stanno arrivando in ritardo di qualche mese.

    Ugo, tu che sei 5stelle de fero, dovresti conoscerlo.
    Bisogna usare la testa e non il cULo.
    Lascia perdere gli ultras.lascia perdere Putin.
    Speculazioni in massima parte.
    P.s.: non credere neanche troppo sia a becchi che ad affari italiani che di imprecisioni ne dicono a gogo (sanno poco più che niente)
    Alla prox

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