Roberto Scarpinato: “Mi candido contro la politica dei clan”

In corsa a Palermo. Non solo lotta alla mafia: il magistrato voluto dai Cinque Stelle spiega il suo impegno contro gli interessi di pochi e in difesa della Costituzione. “Il primo è che nel gennaio scorso ho cessato di essere un magistrato a seguito del mio pensionamento e ho quindi riacquistato un diritto prima incompatibile con il mio ruolo […]

(DI GIUSEPPE PIPITONE – Il Fatto Quotidiano) – Dottore Scarpinato, perché ha scelto di impegnarsi in politica?

Per due motivi. Il primo è che nel gennaio scorso ho cessato di essere un magistrato a seguito del mio pensionamento e ho quindi riacquistato un diritto prima incompatibile con il mio ruolo. Il secondo è la consapevolezza che se tu non ti occupi della politica, la politica si occupa comunque di te.

Che intende?

Gli antichi Greci, inventori della democrazia, ritenevano un dovere primario di ogni cittadino occuparsi della politica, cioè della vita della Polis, perché avevano capito che non esistono vie di salvezza individuali. Se la Polis si ammala a causa della degenerazione oligarchica e autoritaria del potere, si ammalano anche le vite dei singoli.

Lei ritiene che oggi si stia rischiando una degenerazione del potere?

Siamo in una fase regressiva dello stato democratico che alcuni politologi definiscono come il ritorno della clanizzazione della politica. Il moderno stato costituzionale nasce dal superamento dei clan, cioè dei gruppi di potere locali che prima si contendevano a proprio esclusivo vantaggio le risorse dei territori. Oggi, venuti meno i grandi progetti collettivi, la contesa politica reale rischia di regredire a competizione tra clan sociali, gruppi di interesse, ristrette oligarchie interessate solo a spartirsi le risorse collettive.

Quali sono i motivi di questa regressione della politica?

Una pluralità concorrente di cause, alcune endogene legate cioè alla storia nazionale, altre esogene dovute a fattori di carattere internazionale. Quanto alle cause nazionali, basti ricordare che lo Stato italiano è sorto con molto ritardo rispetto ad altri stati europei, e, anche per questo motivo, ha sempre sofferto una fragilità strutturale. Ancora più fragile è la nostra democrazia, sempre a rischio di involuzione autoritaria. La nascita della prima Repubblica è stata tenuta a battesimo da una strage politico mafiosa, quella di Portella della Ginestra che ha segnato l’incipit della strategia della tensione, e si è conclusa nel sangue con le stragi politico mafiose del ’92 e ’93 che hanno rischiato di mettere in ginocchio lo Stato. Tra la prima strage e le ultime si è susseguita una sequenza pressoché ininterrotta di stragi con finalità politiche che non ha uguali in nessun Paese europeo, nonché una lunga serie di omicidi politici talora dissimulati sotto altre causali di copertura e come suicidi o incidenti.

Quali riflessi hanno avuto questi fatti nell’evoluzione politica italiana?

Questi e altri eventi dimostrano che nel nostro paese la lotta politica si è svolta su un duplice livello. Al livello palese e legalitario delle competizioni elettorali, della dialettica parlamentare e istituzionale, delle manifestazioni di piazza, si è intrecciato il livello occulto di una lotta politica condotta dietro le quinte dalle componenti più retrive delle classi dirigenti da sempre tenacemente ostili alla Costituzione e che non hanno esitato a mettere in campo la violenza stragista, nonché l’alleanza con le mafie ed altri specialisti della violenza, per condizionare a proprio vantaggio il gioco politico e per sabotare l’evoluzione democratica del paese.

È in questo contesto che si colloca la sistemica attività di depistaggio delle indagini sulle stragi?

Quasi tutte le indagini sulle stragi sono state caratterizzate da depistaggi posti in essere da apparati statali, con varie coperture politiche, finalizzati a coprire gli esecutori e impedire di individuare i mandanti e complici eccellenti. Il fatto che i depistaggi siano stati ripetuti anche per le indagini del ‘92 e ‘93 e abbiano continuato a susseguirsi sino a epoca recente, dimostra come questa modalità occulta di lotta politica non sia archiviabile come storia del passato e come il presente sia figlio del passato.

In che modo tutto questo influenza il dibattito sul fronte delle riforme della giustizia?

Alla luce di tale peculiarità della storia nazionale segnata da una criminalità di settori significativi delle classi dirigenti che nel tempo si è manifestata nello stragismo, nei patti occulti con le mafie e nella corruzione sistemica, è evidente perché in Italia la questione giustizia sia inestricabilmente intrecciata alla questione dello Stato e della democrazia, e non sia riducibile – come in altri paesi europei di democrazia avanzata – a mera questione di tecnicalità e di risorse. E si spiega anche perché in Italia la questione giustizia dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso sia sempre rimasta al centro del dibattito politico: caso unico al mondo. I miei colleghi stranieri non riescono a comprendere come e perché in Italia si arrivi a rischiare una crisi di governo per temi come la riforma della prescrizione che altrove interessano solo specialisti di settore e sono relegati ad argomenti secondari. Ho dovuto fare loro un breve riassunto della storia politica nazionale per spiegare quale era la vera posta politica in gioco dietro l’apparente tecnicismo della questione.

Perché la questione giustizia è diventata centrale a partire dalla seconda metà degli anni Settanta?

Dalla fondazione dello Stato Unitario sino agli anni Settanta non vi sono stati contrasti tra la politica e la magistratura. Tale armonia protrattasi per più di un secolo, era dovuta nel periodo della monarchia liberale e del fascismo a un ordinamento che sottoponeva il pubblico ministero alla direzione della politica, e al fatto che nei primi venti anni successivi alla nascita della Repubblica, la nuova Costituzione che garantiva l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, era rimasta in larga misura lettera morta. I vertici degli uffici giudiziari si erano formati culturalmente nel periodo precostituzionale e, tranne poche eccezioni, mantenevano un atteggiamento di sostanziale sottomissione alle direttive politiche. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta, a causa della complessiva maturazione democratica del Paese e del ricambio generazionale nella magistratura, la nuova Costituzione diventa diritto vivente. Cessa la lunga stagione dell’impunità dei potenti, iniziano i primi processi che coinvolgono personaggi ai vertici della piramide sociale e ha inizio la narrazione di Palazzo di una guerra della magistratura contro la politica. La storia della ostilità del Palazzo nei confronti di magistrati come Giovanni Falcone, oggetto di campagne di delegittimazione, emarginato e ridotto all’impotenza dopo che aveva osato alzare il livello delle indagini oltre il livello della mafia militare, è emblematica e riassuntiva di mille altre storie similari.

Quale è la situazione attuale?

È in corso un inquietante processo di restaurazione del passato di cui si colgono tanti segnali. Nella patria del Gattopardo, il passato rilegittimato e giustificato, un passato di convivenza tra Stato e mafia, un passato di occulte transazioni tra Stato legalitario e Stato occulto, un passato di rimozioni e di amnistia permanente tramite amnesia collettiva, sta tornando ad essere la cifra del presente e del futuro.

Quali sono i segnali che ha colto?

Ritornano in campo da protagonisti della politica personaggi condannati per collusione con la mafia e per altri gravi reati. Si celebra nelle aule del Senato la memoria di vertici dei Servizi Segreti, come il generale Gianadelio Maletti, condannato per avere depistato le indagini sulla strage di Piazza Fontana. Si normalizza la cultura dell’omertà giustificando come motivazione eticamente condivisibile la scelta di non collaborare con lo Stato dei mafiosi stragisti irriducibili e depositari di segreti scottanti che chiamano in causa i complici eccellenti delle stragi del ’92 e ’93, autorizzando così con la riforma dell’ergastolo ostativo la loro fuoriuscita dal carcere solo alla condizione che sia provato che hanno deposto definitivamente le armi. Si approvano leggi che riportando indietro l’orologio della storia ai tempi del primo Novecento, ripristinano il trionfo della gerarchia nella magistratura e introducono surrettiziamente forme di controllo e di condizionamento della politica sull’attività giudiziaria.

Lei perché ha scelto i 5 stelle? In passato aveva mai avuto proposte da altri partiti?

Non avevo mai ricevuto proposte da alcun altro partito. E a dire il vero non sono io che ho scelto i 5 Stelle, ma loro che hanno scelto me, proponendomi una candidatura. Per me si è trattato di una scelta difficile e sofferta.

Perché?

Dopo trent’anni di stress e di rinuncia a una vita normale dovuti al mio impegno in prima linea sul fronte dell’antimafia che mi ha procurato tanti nemici e odi, avevo programmato una progressiva fuoriuscita di scena e di dare priorità ai miei affetti familiari.

E invece?

Una parte di me aveva bisogno di pace e tranquillità, ma alla fine ha prevalso l’altra parte, quella che ha fatto propria la lezione degli antichi greci alla quale ho accennato all’inizio di questa intervista: se la Polis si ammala, se la democrazia avvizzisce, se la prepotenza si autolegittima rivestendosi della forza della legge, se l’ingiustizia sociale diventa normalità quotidiana e se non hai l’anima del prepotente o del servo, non vi sono vie di uscita e di salvezza individuali.

Cosa le ha detto Conte per convincerla ad accettare?

Mi ha assicurato che la questione mafia, cancellata in questa campagna elettorale dall’agenda degli altri partiti, sarebbe rimasta invece centrale in quella dei 5 Stelle, come del resto dimostra sia il fatto che la scuola di formazione politica del Movimento è stata inaugurata a Palermo con un seminario sul tema dei rapporti tra mafia e politica proprio mentre altri celebravano il ritorno in campo di Dell’Utri e Cuffaro o restavano silenti, sia l’impegno profuso dai 5 stelle in Parlamento per mettere a punto una riforma dell’ergastolo ostativo che scongiurasse il rischio di una fuoriuscita dal carcere di pericolosi boss mafiosi. Inoltre l’attacco concentrico e incessante di quasi tutto l’establishment di potere nei confronti dei 5 stelle per le riforme promosse allo scopo di ridurre le sacche di impunità dei colletti bianchi, come la riforma della prescrizione e la legge Spazzacorrotti – un attacco che ha spesso travalicato i limiti della fisiologica critica politica, trascendendo in forme di bullismo mediatico – è dal mio punto di vista, un segnale significativo che non sono integrati e omologati nel sistema e che quindi hanno una capacità di proposta e di mobilitazione politica che può muoversi nella giusta direzione come forza di resistenza contro le manovre dirette a ripristinare una giustizia classista forte con i deboli e debole con i forti.

E cosa ha chiesto lei a Conte prima di accettare la candidatura?

Ho detto che mi consideravo come un candidato indipendente e che, quindi, mi riservavo il diritto di esprimere sempre le mie idee e di manifestare il mio eventuale dissenso da scelte che non dovessi condividere. L’indipendenza ha segnato tutta la mia pregressa carriera di magistrato e mi è rimasta cucita nell’anima. Una indipendenza che è garanzia che la funzione pubblica – magistrato ieri, forse parlamentare domani – viene esercitata nell’esclusivo interesse e al servizio dei cittadini, facendo barriera insormontabile a interessi e pressioni di gruppi di interesse.

52 replies

  1. Tanto di cappello, davanti ad un discorso del genere. Parole di assoluto valore da parte di uno degli eredi morali del pool antimafia che fece tremare i potenti ai livelli più alti, negli anni difficili delle stragi di Stato.
    Chissà come si sarebbe comportato, al posto di dj Fofó, davanti alla controriforma di Draghi sulla spazza-corrotti.
    Ci sarebbero voluti 15 profili di questa levatura nel listino bloccato, al posto di tanti miracolati lacchè e portaborse, ma comunque è un inizio e bisogna darne atto.

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  2. “Siamo in una fase regressiva dello stato democratico che alcuni politologi definiscono come il ritorno della clanizzazione della politica. Il moderno stato costituzionale nasce dal superamento dei clan, cioè dei gruppi di potere locali che prima si contendevano a proprio esclusivo vantaggio le risorse dei territori. Oggi, venuti meno i grandi progetti collettivi, la contesa politica reale rischia di regredire a competizione tra clan sociali, gruppi di interesse, ristrette oligarchie interessate solo a spartirsi le risorse collettive”.

    Queste sono le parole di tuono che voglio sentire.

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    • Questo lo dedico ai “possibilisti”, coloro che “devi per forza allearti con qualcuno per portare a casa le tue proposte, altrimenti che fai, sterile e solitaria opposizione?”
      Se servono spiegazioni aggiuntive riguardanti il contenuto sono a completa disposizione:

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      • Nooooo per carità di spiegazioni ne hai date fin troppe, solo che non accetti le idee altrui. Se pure avessi il 40% dei parlamentari spiegaci come pensi di fare da solo. O ti allei con qualcuno per avere più del 50 per cento, condividere alcune iniziative, mediare su altre o fai opposizione senza risultati a chi ha avuto meno consenso, i quali alleatisi fanno i loro comodi.

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  3. Come per Cafiero de Raho anche per Scarpinato ritengo che coloro che hanno ancora dubbi sul voto o sull’andare al voto dovrebbero mettere subito da parte ogni esitazione, se non altro per il dovutissimo rispetto a costoro.

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    • Eh sì, non erano nemmeno degni di entrare all’inferno! Nudi, di corsa dietro all’insegna, etc, etc…

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      • Ho fatto questo commento in un altro articolo solo che per errore li ho messi all’inferno. Un tizio un poco stizzito mi ha risposto
        Prima di sfregiare Dante si informi meglio su google Allora ho capito che o avevo beccato un ignavo oppure un elettore della Meloni che giustamente ha interpretato il mio messaggio come una chiamata al voto.

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      • Oh mamma… in realtà se tu ti riferivi alla prima cantica non era un errore: gli ignavi sono nell’anti-inferno che, come l’inferno, è raccontato nella prima delle tre cantiche che compone “la Commedia” e questa prima cantica si intitola “Inferno”

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      • Comunque mmi sono scusato e ho fatto riferimento a una vecchia canzone di Guccini
        Chiedo tempo son della razza mia per quanto grande sia il primo che ha studiato

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  4. Cagliostro che ne pensi?Ormai sei nel coro anti Conte di Confindustria giornaloni bullo.di Rignano l’evasione di Arcore etc. etc.?

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    • Secondo me la nuova profetessa di FDI ha un solo programma. Sperare che i potenziali elettori del Movimento se stiano casa.
      That’s all folks.

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  5. Finalmente qualcuno che ricorda il passato, non come una pagina buia della storia italiana in cui commemorare le vittime, con passerelle di visibilità ipocrita, ma come metodo antidemocratico ed anticostituzionale di gestione sociale, economica, giuridica e quindi politica del paese, senza la comprensione del quale non si può leggere né passato né presente, e neppure avere la consapevolezza dei pericoli futuri! Ci sarebbe da stampare l’ intervista e tappezzarci ogni strada o piazza delle città per risvegliare la memoria degli italiani e metterli di fronte ad una scelta che non mi pare abbia alibi : se fra Cuffaro e Scarpinato, scegli il primo, sei come lui, se non scegli nessuno, significa che non hai colto o non ti interessa la differenza fra i due , e questo è ancora peggio. ….come scritto da Gramsci ” odio gli indifferenti”……

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    • Einstein: “Il mondo non sarà distrutto da quelli che fanno il male, ma da quelli che li guardano senza fare nulla”

      Per me, la più grande accusa agli indifferenti.

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    • Quando andavo alle “superiori” (un po’ di anni fa) avevo il prof. di diritto, un avvocato che ripeteva sempre a noi studenti: “studiate ragazzi, perchè l’ignoranza è il peggiore dei mali”.
      Puoi tappezzare tutte le città con questa intervista o con altre che fanno un’analisi imparziale e circostanziata di ogni fatto, ma senza il “sapere” da parte di chi dovrebbe ricevere i messaggi non si otterrà nulla. La massa non ha la conoscenza e la competenza necessarie per discernere tra uno Scarpinato e un Dell’Utri, e preferisce rimanere nella propria ignoranza evitando accuratamente di informarsi e di valurare i fatti; costoro si abbeverano e si nutrono di slogan e della propaganda elargita dai mezzi di informazione e sui social.

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      • Secondo me invece sei troppo ottimista. Pensare che sia solo ignoranza? Magari! L’ignoranza si può combattere con l’instruzione. Invece in molti casi c’è la convenienza personale che trae soddisfazione dalla disonestà. Certo che mafiosi, evasori, corrotti e corruttori, parassiti del sistema e anche solo chi vive di raccomandazioni o sotterfugi sceglierà sempre i Dell’Utri agli Scarpinato. E questi atteggiamenti non si correggono con l’educazione, si possono solo combattere togliendo ai disonesti le opportunità. A questo dovrebbe servire la prigione quando il suo fine educativo miseramente fallisce.

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  6. Buone le idee per la campagna elettorale ma i magistrati in politica non hanno mai inciso per i temi presentati, gli danno qualche incarico e li mettono in naftalina, basti pensre a Pietro Grasso, una personalità di primo livello, procuratore nazionale dal 2005 al 2012, tre mesi dopo la pensione eletto al Senato col PD, passato poi con Leu, ha ricoperto anche la carica di presidente del Senato dal 2013 al 2018, non si ricorda per altro, e infatti per lui il tempo è scaduto, c’è il ricambio

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      • Non è una critica al magistrato, piuttosto un fatto oggettivo, prendere posizione pubblicamente è cosa ben diversa dal poter incidere con le riforme, come ad esempio ha potuto fare Bonafede e non potrà più fare il Movimento, a meno che non vinca le elezioni di nuovo. Ragazzi portare un dato o riflettere su un fatto non significa andare contro o parlarne male, capitele le cose

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    • purtroppo Pietro Grasso ha preso posizioni non sempre cristalline e coerenti con le sue “promesse”.

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  7. Si confonde la categoria con la persona
    Grasso non è TUTTI i magistrati
    se torniamo indietro col tempo, di magistrati in politica se ne contano a decine
    ma le responsabilità sono individuali e sono rarissimi quelli che sono entrati in politica DOPO da pensionati
    moltissimi invece gli opportunisti
    qualcuno:
    Scalfaro
    Violante
    Nitto Palma
    Finocchiaro
    Emiliano
    De Magistris
    Carofiglio
    Felice Casson
    Gerardo D’Ambrosio
    Silvia Della Monica
    Alberto Maritati
    Giacomo Caliendo (ex sottosegretario finito nell’indagine sulla P4)
    Roberto Centaro
    Pasquale Giuliano
    Claudio Vitalone
    Enrico Ferri e figlio Cosimo
    Gianfranco Amendola
    Ferdinando Imposimato.
    Di Pietro
    Tiziana Parenti
    Giuseppe Ayala
    Carlo Palermo

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  8. Carmen.Evidentemente parli di cose che non sai.Grasso fino all’ultimo ha assunto posizioni giuste su giustizia e tematiche sociali. È per questo che non verrà rieletto.Cagliostro.Disco rotto vomita insulti e partecipa al coro anti Conte con Confindustria giornaloni il bullo di Rignano l’evasore di Arcore e il baciamadonne.

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  9. Dalla pagina Facebook “Da sinistra per Conte” :
    “LA QUESTIONE MORALE

    Questo voto svelerà quanto contano legalità e antimafia
    Peter Gomez
    Il 26 settembre sapremo quanto ancora contano in Italia parole come legalità, antimafia e anticorruzione. Le posizioni della coalizione di destra sono note: Matteo Salvini vuole abolire lo scioglimento dei comuni per mafia; assieme a Forza Italia ha tentato di cancellare via referendum la custodia cautelare in caso di pericolo di reiterazione del reato e con Fratelli d’Italia propone il forzista Renato Schifani come presidente della Regione siciliana. Il fatto che Schifani sia attualmente imputato per violazione del segreto o che la sua indagine per concorso esterno in associazione mafiosa sia finita in archivio con motivazione poco lusinghiere, non scompone la destra. Nessuno da quelle parti rilegge le parole di Paolo Borsellino, il magistrato trucidato da Cosa Nostra collocato da Giorgia Meloni nel pantheon di Fratelli d’Italia. Secondo Borsellino spetta alla politica selezionare ed escludere dalle istituzioni non solo chi viene condannato, ma anche chi ha avuto rapporti sospetti con gli uomini legati ai clan (nell’archiviazione di Schifani si legge, tra l’altro, “sono emerse talune relazioni con personaggi inseriti nell’ambiente mafioso o vicini a detto ambiente nel periodo in cui questi era attivamente impegnato nella sua attività di legale civilista”. Che però “non assumono un livello probatorio minimo per sostenere un’accusa in giudizio”).
    Carlo Calenda e Matteo Renzi su giudici, reati e processi la pensano come la destra, tanto che il loro programma è stato scritto da Enrico Costa un tempo corifeo di Silvio Berlusconi.
    Il Pd invece non è pervenuto. Dopo aver appoggiato senza se e senza ma la riforma del processo penale voluta da Marta Cartabia, la questione legalità è finita nel dimenticatoio. Nessuno tra i Dem ha battuto ciglio quando la commissione Europea, nel suo rapporto annuale sullo stato del diritto nella Ue, ha preso a schiaffi le nuove norme che a detta di Bruxelles mettono in pericolo l’indipendenza della magistratura e che, senza “un attento monitoraggio”, rischiano di mandare in fumo in appello i processi per corruzione.
    Tutti hanno poi taciuto quando tra i nomi dei candidati non è comparso quello dell’ex presidente del Senato, Piero Grasso, che più volte aveva messo in guardia da quella riforma. Grasso, è vero, non aveva chiesto di essere ripresentato, ma nessuno nel partito ha nemmeno pensato di domandarglielo. Ci sono infine gli alleati dei Dem di Più Europa, che sulla giustizia la vedono come Calenda e Berlusconi, e quelli di Sinistra Italiana e Verdi hanno come core business ambiente e giustizia sociale .
    Viene allora da chiedersi se il silenzio pressoché assoluto dei partiti sul tema legalità non possa finire per favorire il Movimento 5 stelle. I nomi dell’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho e dell’ex procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, candidati nel listino di Giuseppe Conte, marcano una grande differenza tra il Movimento e le altre forze politiche. È però tutto da valutare quale potrà essere l’interesse dei cittadini. È possibile che la rinnovata battaglia e il calibro dei personaggi messi in capo spinga tanti elettori pentastellati delusi a non rifugiarsi nell’astensione. Regola base di ogni campagna elettorale è del resto quella di rivolgersi a chi in passato ti ha già votato. Ma cosa faranno invece i potenziali elettori degli altri partiti? Per questo a settembre le urne non ci diranno solo chi governerà il paese. A seconda dei risultati e delle percentuali ci diranno anche quanto pesa ancora in Italia la questione morale.”

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  10. Cagliostro appendice comica del coro anti Conte.Evidentemente Scarpinato la pensa diversa.ente da te.Sei il bertinotti guzzanti tanto peggio tanto meglio.Posa il fiasco

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  11. Non a caso , nella Polis dei Greci, il cittadino che non partecipava alla vita politica nemmeno frequentando le assemblee in cui esprimere liberamente la sua opinione, era definito ‘IDIOTES’, cioè privato cittadino…Non è difficile riconoscere in questo termine l’origine di un nostro epiteto dispregiativo, pari a un insulto, IDIOTA,

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    • Marina gatti
      Esatto si possono definire idiotes tutti i grulli che si precipitano dietro il primo pifferaio che promette mari e monti sapendo, a meno che sia più idiotes di quanto si pensi, che il contesto economico sociale in un periodo di recessione come quello che ci sta piovendo addosso sono solo vane promesse,

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  12. Cagliostro mi sembri Cottarelli.Il voto cagliostretto non è una cambiale in bianco.I tuoi anatemi alla Savonarola de noantri sono utili allo status quo imperante.Duro come il marmo e puro come l’aria attorno all’ilva

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  13. Peter ti rispondo qui, ri-cor-dare significa ridare al cuore e quindi alla mente, è uno stimolo per l’ ignoranza, cioè per chi ignora, qualcuno sarà in grado di raccogliere lo stimolo e magari informarsi, altri no, ma divulgare per ricordare conviene sempre! Inoltre ci sono due tipi di indifferenti, quelli ignoranti, comunque sempre emancipabili, e quelli indifferenti anche se non ignoranti. ….sono quelle persone che scelgono per sigle e contenitori, dove solo il loro è quello perfetto…….non votano Scarpinato perché candidato con il M5S e giudicano non la persona, ma la sigla, come se eleggere a rappresentante della Nazione, cioè di tutti noi, Scarpinato o Grasso o altro parlamentare che abbia svolto il proprio ruolo con disciplina ed onore, indipendentemente dalla sigla, piuttosto che referenti di organizzazioni criminali, massoni, corrotti o addirittura condannati, non faccia alcuna differenza, per cui si può essere indifferenti alla scelta! Avere un Parlamento formato da chi svolge la propria funzione pubblica con disciplina ed onore sarebbe già un successo. …..non è così da 70 anni perché si vota il contenitore e non le persone, dentro il contenitore. ….la legge elettorale perfetta sarebbe quella senza sigle, perché secondo la Costituzione si eleggono i rappresentanti della Nazione….. odiamo i partiti per poi scegliere esclusivamente in base ad appartenenza partitica, per cui A, B, C sono poltronari, collusi e venduti, mentre chi sta in D è perfetto a prescindere, non per sé stesso, ma perché sta nel contenitore D, oppure tutti i contenitori sono uguali, senza alcuna rilevanza e differenza sul contenuto…..mentalità chiesastica da fanatismo religioso!

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    • Ma è mia impressione che questa volta almeno per quanto riguarda M5S i nomi conteranno e non ci sarà bisogno di turarsi il naso.

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  14. Massimo, speriamo. ….ma non ci credo. …è la storia di questo paese che genera dubbi. …come il sonno della ragione, gli incubi!

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  15. Dio deve amare tantissimo i grulli per averne creati così tanti,
    Abbiate almeno il buon gusto di non dichiararvi tali,
    Va bene essere innamorati dello scudiero del momento, almeno aspettate che diventi cavaliere e vi doni una giostra,

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    • Il tuo è ODIO PERSONALE, sganciato da qualsiasi ragionamento oggettivo.
      Neghi persino la qualifica di “galantuomo” datagli da Dibba, indirettamente dando del falso e/o del grullo anche a lui.
      Ti senti l’unico ad avere la verità in tasca?
      Va bene essere deluso, ma non è prendendo a pugni un muro che risolvi il tuo problema e cambi il tuo stato d’animo.
      Ti rompi solo le nocche.
      E, detto tra noi, a Conte sai quanto gliene può fregare di non essere stimato da te.
      Noi invece, che già lo sappiamo, ci annoiamo a morte a leggere la sfilza di epiteti con cui ossessivamente lo indichi.
      Chi ha bisogno di ripetere i “concetti” in continuazione vuole autoconvincersene, più che convincere gli altri.

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  16. Il bello è che conte, l’incapace, il disastro candida scarpinato e cafiero de raho e il centro destra Gallera…. E i sondaggi danno la destra prossima al 50%….
    Qualcuno sta barando oppure cari italiani…..
    Saluti

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