Gemitaiz attacca Jovanotti: “90 euro per vederlo saltare vestito da pirata”

(ilmessaggero.it) – Gemitaiz esprime il suo pensiero su Jovanotti e il Jova Beach Party. E lo fa attraverso i social, con una story, con un messaggio a dir poco diretto. Il rapper ha voluto rispondere ai suoi fan ma anche esprimere il suo pensiero sul cantante che, in queste settimane, è stato al centro delle polemiche con gli ambientalisti. I suoi concerti lungo la spiaggia hanno scatenato il dibattito sui social. Gemitaiz, però, entra nel dettaglio musicale e artistico e sulla “evoluzione” che il suo collega ha avuto negli ultimi anni.

Ecco il testo della story apparsa sul profilo ufficiale del rapper “thetruegemitaiz”: «Raga non mi chiedete più se andrò anche io a qualche Jova Beach Party» scrive Gemitaiz. La story continua così: «Trovo che Jovanotti sia un pagliaccio e porti un carrozzone di qualunquismo cosmico. 60 o 90 euro per vederlo saltare vestito da pirata mentre passa da Benny Benassi ai Queen». L’attacco a Jovanotti si conclude così: «Avrà anche fatto del bene quando ha cominciato – dice Gemitaiz – ma da tempo è l’emblema del ribelle che appena ha visto il cash, si è venduto alla qualunque. Non c’andrei manco morto».

Spiagge, soldi, ambiente e insulti. Cosa c’è da sapere sul Jova Beach

IL TORMENTONE DELL’ESTATE – Il “Party”Spiccioli. al Demanio, ma i comuni investono pur di avere il tour. Polemiche su danni agli ecosistemi e sul lavoro

(DI LEONARDO BISON E VIRGINIA DELLA SALA – Il Fatto Quotidiano) – Sarebbe una polemica estiva, se solo non andasse avanti da tre anni. Il Jova Beach Party (JPB), il tour estivo di Jovanotti sulle spiagge d’Italia, tiene banco. Le posizioni sono note: da un lato chi vorrebbe rispedire Cherubini negli stadi per preservare i litorali, dall’altro l’artista che difende la sua mega festa sostenendo sia il maggior evento ambientalista realizzato in Italia. È nota anche la degenerazione sul tema: Jovanotti ha parlato di “econazisti”, qualcuno ha commentato con eccesso di aggressività. La materia è però complessa: proviamo a fare ordine.

Cos’è il Jbp e come funziona.
Il Jova Beach Party fu annunciato per la prima volta nel 2018: 14 date per l’estate 2019. Va benissimo: 600 mila spettatori totali, il 93% di commenti positivi sui social. Nel 2022 si riparte: ogni serata registra tra i 20mila e i 50mila spettatori. Ad oggi sono già 500mila i biglietti venduti, che vanno dai 65 ai 125 euro. Si esibiscono 160 ospiti da tutto il mondo. Il costo medio per ogni show è di circa 1 milione di euro e l’indotto generato è tra 80 e 120 euro per spettatore. Oltre al mega palco e maxi schermi, è una sorta di “villaggio”. Decine di marchi, da Sephora a Estathe, hanno angoli e terrazze di sponsorizzazione con tanto di visibilità social. D’altronde un concerto in spiaggia richiede un impegno economico e logistico più grande che negli stadi: i costi di allestimento, ci spiegano, sono il doppio (nonostante il risparmio dell’affitto) e la redditività è inferiore. Doppi anche il personale e i tempi di lavoro: 12 ore invece di 6. E Jovanotti non è una non profit. Lo ha raccontato il Sole: alla soglia dei 56 anni si appresta a festeggiare 56 milioni di euro totali di ricavi. Oltre ai dischi, i concerti fanno la differenza: in attivo pre-Covid, nel bilancio 2021 le due società che si occupano di produzione discografica e spettacoli erano entrambe in rosso.

La fabbrica green.
L’evento ambisce ad essere anche una fabbrica di progetti green: si prevede il recupero di 20 milioni di mq di spiagge, fiumi e fondali, opere di ingegneria e restauro naturali, progetti nelle scuole, borse di studio. Al concerto si evita la plastica, i gadget hanno l’opzione eco-friendly, il Banco Alimentare raccoglie le eccedenze di cibo, si diffondono messaggi ecologici. I brand sono coinvolti in queste buone pratiche che, però, appaiono ai critici puro greenwashing. Il concerto, secondo molti ambientalisti e cittadini, non dovrebbe tenersi in spiaggia.

Il ruolo del Wwf.
Il JBP si vanta molto della collaborazione col Wwf , che sfrutta l’occasione per amplificare i suoi messaggi. L’associazione sostiene che le spiagge scelte sono antropizzate, utilizzate da migliaia di bagnanti e destinatarie di altri eventi, magari privi degli accorgimenti che invece prende il JPB. In sintesi, il Wwf fa richieste, raccomandazioni e prescrizioni agli organizzatori e ai comuni e pretende vengano rispettate. Sono escluse spiagge all’interno di parchi, riserve, siti d’interesse comunitario e zone a protezione speciale. Ci spiegano: “Studiamo le possibili criticità: presenza di specie protette, legislazioni di nidificazione e in che periodo sono avvenute”. La data di Fermo è stata scelta, per esempio, in un periodo in cui fosse improbabile la nidificazione del fratino, uccello protetto simbolo di queste battaglie. Rimini è stata invece esclusa perché al concerto del 2019 alcuni fratini si erano riuniti attorno ad una delle vie di fuga. Si vigila poi sull’area attorno per 3 chilometri: in una delle tappe sono state trovate e monitorate delle uova di tartaruga, ma è evidente che il rischio zero non può esistere in un caso del genere.

Piante e dune.
La tappa del comune abruzzese di Vasto si terrà in un luogo che non aveva avuto il nulla osta nel 2019 e non avrà il “patrocinio” del Wwf. Il Jova Beach Party ha realizzato il piano acustico (per ridurre l’impatto del suono), ma il comune non ha invece ottemperato alle sue prescrizioni: non spostare un Luna Park in una zona di nidificazione del fratino e rinaturalizzare i corso d’acqua di Fosso Marino, tombato per il concerto. Il sindaco ha parlato di “ecoterrorismo” e Jovanotti scelto di fare comunque l’evento. Anche la tappa di Lido di Fermo ha fatto parecchio rumore. La spiaggia di Casabianca, scelta già nel 2019 e area di tutela del fratino, era destinataria di un progetto per ricostituire la vegetazione dunale e le stesse dune, una cosa che richiede tempo e pazienza. Nel 2019, il progetto viene mandato all’aria dal JPB e in due anni si prova a rimediare anche con esperti ingaggiati dal comune e il ricollocamento delle specie scomparse. Ancora una volta, quel lavoro viene spazzato via dal ritorno del concerto. È innegabile (lo dicono le foto e le delibere) che le dune esistenti vengano spianate e la vegetazione con loro. Il piano del dibattito è però se siano interventi reversibili o meno, se siano dune da tutelare o meno, se l’impatto sia o meno lo stesso di una concessione balneare, nei casi in cui le ruspe sono utilizzate quotidianamente. Il dibattito esiste: nel caso di Viareggio un professore associato di botanica, Giovanni Bacaro, ha individuato 4 habitat diversi da tutelare nell’area che sarà sbancata per il concerto. Mentre i post che mostrano foto delle spiagge prima e dopo il passaggio delle ruspe diventano virali sui social, insieme alla polemica. E qui (ri)nasce il nervosismo di Jovanotti.

L’ambientalismo degli altri.
Già nel 2019 l’artista, rispondendo alle critiche, aveva definito il mondo ambientalista “più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi”. Qualche giorno fa ha detto che la parola greenwashing “fa schifo come chi la pronuncia” poi ha specificato di riferirsi a “quei mitomani pericolosi che polarizzano violentemente la grande questione dell’ecologia dentro a piccoli brand personali”. In realtà all’opposizione di JPB ci sono anche associazioni come Legambiente, Lipu, Italia Nostra, Marevivo, Lav, Enpa, non certo meno importanti del Wwf, a non dire di biologi, ornitologi, accademici. Nel 2019 l’Ispra, ente di ricerca del Ministero dell’Ambiente, per la data di Roccella Jonica segnalava l’impossibilità di avere certezze su nidi e specie tutelate, nonostante i monitoraggi. “Jovanotti non ha mai aperto un dialogo con le organizzazioni ambientaliste che lo contestano” ha scritto il presidente della Lipu, Danilo Selvaggi, che teme il rischio di “spremitura” dei luoghi e la creazione di un precedente che diventi poi un’abitudine. “Che le spiagge siano ambienti già sottoposti a forti pressioni antropiche non può giustificare l’apertura di un nuovo fronte (i grandi concerti estivi). La replica del tour è stata una perseveranza spiazzante”. L’impatto zero, spiega, non esiste, ma tra impatto uno e mille c’è differenza: “Ignorarlo significa assumere una posizione sommaria”.

Chi paga cosa.
Per l’utilizzo delle spiagge la società organizzatrice dell’evento, la Trident Music, versa al demanio quote che definisce “non significative”. Il tratto di litorale viene chiuso al pubblico per diversi giorni, fino a 7, e comuni e regioni provvedono invece a pubblicità, ordinanze, polizia municipale e personale sanitario, livellatura e preparazione della spiaggia, oltre a compensare le eventuali perdite ai gestori degli stabilimenti balneari. Per capirci, a Vasto, spiega la Stazione Ornitologica abruzzese, solo la regione ha stanziato 120 mila. La stragrande maggioranza dei Comuni coinvolti è stata così soddisfatta dalla resa dell’evento nel 2019 da ripeterlo nel 2022. Il Friuli Venezia Giulia ha pagato 200 mila euro per ottenere la tappa di Lignano Sabbiadoro, mentre a Viareggio il comune ha assegnato 250 mila euro a una società terza per organizzazione e allestimento. In cambio, visibilità e indotto per il territorio: il Comune di Lignano lo stima in almeno 5 milioni. “Dopo la prima edizione – spiegano dal JPB – molti comuni hanno chiesto di poter ospitare l’evento. Le scelte sono cadute su località che avevano spiagge adeguate dal punto di vista degli spazi. Poi ci si è basati su valutazioni di logistica, sicurezza, ambiente, capacità ricettiva, dislocazione geografica, capacità professionale dei local promoter”.

La grana lavoro.
Sul JPB è calata pure la piaga del lavoro nero. A Fermo, l’Ispettorato nazionale (Inl) ha individuato 17 lavoratori in nero su 55 controllati e ha irrogato alle 4 società che collaboravano con Trident 87mila euro di sanzioni, oltre alla sospensione della licenza. Le irregolarità sono state poi risolte in 12 ore, come da legge, e sono tornati al lavoro. Il presidente di Trident, in una diretta Instagram con Jovanotti, aveva però smentito “categoricamente la presenza di lavoro nero” e il cantante aveva accusato i media di “killeraggio”. Come che sia, JPB non è certo l’eccezione: nel 2021 l’Inl ha individuato irregolarità nel 54% delle aziende del settore degli eventi musicali e fieristico, una su tre erano posizioni “in nero”. Senza dimenticare l’uso dei volontari: nei JBP si occupano di tenere pulita l’area, un onore ma anche un risparmio per l’organizzazione.

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9 replies

  1. Il mondo è pieno di rimbambiti che seguono e adorano un ebete falsovecchio e falsobambimo. Attaccato solo al dio denaro. Un ingordo e Jgnorante

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    • Rimbambiti c’è ne sono amigliaia chi segue un certo partito chi segue i veggenti chi influenser eccetera……quindi se ci sono persone che seguono Jovanotti facciano pure a me non piace d’altra parte siamo in molti e ognuno ha le sue preferenze non x questo bisogna insultarlo semplicemente non vado al suo concerto o lo insultiamo perché siamo invidiosi?? Brutta cosa……

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  2. Sono cose che andrebbero fatte negli stadi o nei luoghi appositi. Non nelle spiagge.
    Poi ognuno butta i soldi come crede e Jovanotti, il ” cantante cristiano” è molto potente.

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  3. Ognuno ha i propri gusti e spende i soldi come gli pare, sta però ai Comuni ed alle Regioni pretendere luoghi consoni.

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  4. … a proposito, ma il COVID non esiste più?

    Come è che appena 4 mesi fa i bar erano ancora chiusi ai novax e adesso è tutto aperto con decine di migliaia di casi al giorno?

    Tutto apposto? L’HUB vaccinale è diventato la spiaggia?

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  5. Che pagliaccio. Almeno avesse il coraggio di dire: “Faccio i concerti in spiaggia perche’ e’ figo”. Ma far passare questa carnevalata per il piu’ grande evento green di Italia e’ piu’ che ridicolo. Gli l’avra’ suggerita il suo amico Renzi?

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