All’inizio fu il Kosovo poi venne l’Ucraina

Vent’anni fa i leader della guerra appoggiati da Usa & C. finirono sotto processo per crimini contro l’umanità. Ora la vicenda di Kiev è divenuto stimolo a esasperare ogni nazionalismo, purché contro Mosca. La Storia parla, ma pochi la ascoltano, insegna ma quasi nessuno impara. […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – La Storia parla, ma pochi la ascoltano, insegna ma quasi nessuno impara. La Storia viene spesso travisata, tradita, sfruttata e allora si ribella e si vendica.

La storia dei conflitti prende il sopravvento sulla storia dell’umanità e la Guerra interviene al posto della Giustizia, che ne diventa il pretesto, ma facendosi livellatrice (nemesis) nel senso materiale e morale: azzerando istituzioni e uomini, pensiero e morale, ma soprattutto riportando i conflitti alle loro origini, ai delitti irrisolti o impuniti. In questi giorni l’Europa sta vivendo una fase drammatica della sua storia e invece di ricordarla e rispettarla, cercando di non ripetere errori e nefandezze, la bistratta costruendo una storia senza passato, un presente ingestibile e l’unica prospettiva di autodistruzione.

Il Kosovo è un piccolo posto nei Balcani (territorio equivalente al nostro Abruzzo) la cui storia è in questi giorni volutamente dimenticata e stravolta. Come nemico dichiarato onnipresente e pasticcione, la Russia è ritenuta responsabile di ciò che sta avvenendo in quell’area. La Russia vorrebbe allargarsi alla Serbia e quindi minacciare l’Occidente e la Nato. Il Kosovo “liberato” dalla Nato va difeso. La Nato è pronta a bombardare la Serbia, di nuovo, parola di Stoltenberg. Le forze di Kfor (inclusa la base americana di Bondsteel) non sono sufficienti a garantire la difesa da un attacco e sono praticamente ostaggi da sacrificare per giustificare un intervento armato di tutt’altro genere: gli americani hanno pronta la brigata di Vicenza e le forze dell’Alleanza hanno quelle aeree, navali, missilistiche e terrestri “over the horizon” dislocate oltre l’orizzonte kosovaro.

La storia è pronta a vendicarsi di tutto questo tempo passato a non concludere un solo progetto di vera stabilizzazione. Ovvero una stabilizzazione concordata fra Kosovo e Serbia e non sulla loro testa. Qualcuno tenta di minimizzare: è una questione di targhe automobilistiche e di traffico transfrontaliero e agli storici, quelli veri, sale il conato. Il Kosovo, come cuore dei Balcani, è il luogo che produce più storia di quanta ne possa digerire, diceva Churchill, dimenticandosi di aggiungere che la digestione era più difficile proprio per la politica e l’intervento occidentale e britannico in particolare. Da sempre. Il Kosovo è il luogo dove la Serbia combatté l’impero ottomano (Kosovopolje – 1389). Perse la battaglia, fu assoggettata ma arrestò i turchi salvando l’Europa e la cristianità.

Da quel posto, 600 anni dopo Milosevic, leader della repubblica di Serbia, ancora parte della federazione jugoslava, commise l’errore di dichiarare la Serbia erede e guida della federazione, riportando la questione balcanica sul piano più pericoloso e contrastato: il nazionalismo etnico padre e padrone della xenofobia, del razzismo e della discriminazione, nonché pretesto per le pulizie etniche. Il nazionalismo serbo riproposto da Milosevic innescò quello di tutte le altre repubbliche jugoslave e, dopo la caduta del Muro di Berlino, furono proprio i nazionalismi a guidare l’occidente e la Nato nella corsa ad accaparrarsi le spoglie dell’Urss, tra cui l’Ucraina.

Erano quelli i problemi irrisolti già a partire dalla Conferenza di Versailles del 1919, alla fine della prima guerra mondiale. Problemi che il Wilsonismo statunitense lasciava aperti per consentire agli stati irredenti di conquistare l’indipendenza e che di fatto iniziò a frantumare gli stati multietnici e favorire i movimenti nazionalisti estremi e bellicosi. E la Storia si vendicò con la Seconda guerra mondiale. Durante la Guerra fredda il processo di disgregazione degli imperi continuò con la decolonizzazione salvando solo l’Europa dove il conflitto tra i due blocchi avrebbe comportato la loro estinzione.

La fine dell’Urss e la riunificazione della Germania (3 ottobre 1990 – anch’essa su base etnica) furono viste come vittorie della democrazia e l’inizio di un periodo di pace, ma era già iniziato lo sgretolamento balcanico: in Kosovo. A luglio del 1990 il parlamento provinciale del Kosovo modificò la propria costituzione ergendosi a repubblica. La Serbia annullò sia la decisione sia lo status di autonomia fino a quel momento concesso. In Bosnia intervenne l’Onu con 40.000 uomini per uno dei suoi tanti fallimenti militari (1992) in mezzo a conflitti fra bande armate e delinquenti autori di massacri ai danni di bosniaci e serbi da parte di croati e mercenari al soldo degli Usa. Nel 1993 anche nella Russia di Eltsin, allineata con l’occidente ci fu una recrudescenza del nazionalismo patriottico e il leader del partito liberal democratico, rosso-bruno, Žirinovskij, in visita in Serbia parlò del suo impegno nella creazione di una “unione di stati slavi dalla Krajina a Vladivostok”.

Poi intervenne la Nato con il bombardamento su Banja Luka (1994) primo atto di guerra dell’alleanza atlantica contro la Jugoslavia in disfacimento e anticipazione del significato della nascente Partnership for peace (Pfp) a sua volta preludio all’allargamento della Nato: o con noi o contro di noi. Con le buone o le cattive.

Intanto in Kosovo continuava la repressione della polizia serba sulla popolazione albanese e l’azione di bande armate albanesi contro la polizia. Fino al 1998 queste formazioni kosovare furono considerate dagli stessi Usa come terroriste e perfino affiliate ad al Qaeda. E quindi nessuno mosse un dito. Anzi la Russia intervenne sul serbo Milosevic per convincere gli altri leader nazionalisti croati e bosniaci a siglare gli accordi di Dayton con i quali gli Stati Uniti in nome della pace costruivano un mostro geopolitico in Bosnia Erzegovina.

Il Kosovo fu riportato alla luce nel 1999, grazie a una lobby albanese negli Usa e ai vagheggiamenti del presidente Clinton sulla pace mondiale, la democrazia di mercato, la guerra umanitaria e il primato americano sul mondo perché “Stato più forte”, come disse ai cadetti dell’Accademia militare di West Point. Le bande irregolari dell’UCK furono legittimate dagli aiuti europei e americani, i tentativi di difesa diplomatica di Milosevic naufragarono sull’onda della campagna antiserba e dopo il presunto massacro di Racak, saltarono anche i colloqui di Rambouillet.

Così la guerra fu di nuovo chiamata a livellare la storia. Bombardamenti sulla Serbia, evacuazione degli albanesi per colpire meglio i serbi, profughi serbi mai più rientrati. Negli ultimi 22 anni di permanenza di truppe Nato e di altri paesi in Kosovo, non è mai cessata l’attività di disgregazione ed emarginazione della Serbia perché “filorussa”.

Il Kosovo si è dichiarato indipendente nel 2008 dopo che per anni Onu e Nato lo avevano impedito. Il riconoscimento è tuttora contestato dalla Serbia che dopo aver subito l’aggressione ha dovuto sopportare la graduale eliminazione della minoranza serba in Kosovo e le restrizioni imposte dalla Nato alla propria sovranità. Non è servito a nulla concedere il ritiro di tutte le istituzioni pubbliche statali dal Kosovo concordato nel 2013. Non è servito chiedere di essere ammessa all’Ue e alla Nato accettandone le condizioni, anzi tali richieste sono state usate come ricatto costante.

Tutti i leader della guerra kosovara glorificati e appoggiati da Usa, Gran Bretagna, Germania e Italia sono finiti sotto processo per crimini contro l’umanità, come quelli serbi che però sono stati condannati o sono morti in carcere. In compenso, il nazionalismo ucraino estremo, già fonte di disgrazie per l’Ucraina e l’Europa dalla fine dell’Ottocento in poi, sta ottenendo miliardi di dollari e armamenti americani ed europei e quindi è diventato lo stimolo a esasperare qualsiasi nazionalismo irrisolto o insoddisfatto, purché diretto contro la Russia, in Europa, e contro Russia e Cina nel resto del mondo. In realtà il patriottismo di questo genere, basato sulla dipendenza da una nazione esterna, è fittizio e svanisce con lo svanire dei soldi e del sostegno politico. Nel frattempo la guerra impazza e la storia è costretta alla vendetta.

Categorie:Cronaca, Mondo, Politica

Tagged as: , ,

20 replies

    • Ieri, l’ANSA ha inserito un trafiletto.
      Dovrebbe essere una vera notizia, URLATA ai quattro venti, a tutti coloro che hanno parlato in TV di stragi compiute da Putin in persona.
      Io sono basita.

      Piace a 1 persona

      • Come puoi vedere Antonia , tira piu’ un pelo di Conte o uno sbadiglio di Fratoianni o uno starnuto di Sileri che…….
        La realta’ e’ questa , purtroppo .

        Piace a 1 persona

    • Ne ha parlato il Fatto, ma la guerra in Ucraina è un po’ scomparsa dal radar dell’informazione.
      Aspetto un articolo di Severgnini , Gramellini o Fubini o Rampini, ( quanti ini) su questo argomento.

      "Mi piace"

      • Il report di Amnesty sembra quindi fotografare una realtà in cui le truppe di Kiev non esitano a mettere a rischio una popolazione che evidentemente considerano in buona parte ostile, non il proprio popolo da proteggere dall’invasore.

        Come in tutte le guerre vale poi la considerazione cinica che provocare vittime civili da attribuire al fuoco indiscriminato del nemico costituisce sempre un ottimo strumento di propaganda, elemento cardine della condotta della guerra da parte di Kiev, come dimostra ogni giorno lo stesso presidente Zelensky.

        Inoltre, come in tutte le guerre violenze e abusi si consumano su ambo i lati del fronte e, come in tutte le guerre civili, il confine tra invasore e liberatore è molto labile e dipende dai punti di vista. Così come vi sono “collaborazionisti” dei russi nei territori in mano a Kiev e degli ucraini nei territori controllati da Mosca e dalle milizie del Donbass che possono venire definiti traditori o patrioti sui differenti lati della barricata.

        Tutti elementi che rendono più complesso l’esame del conflitto in atto e la messa a punto di soluzioni per farlo cessare. Complessità che certo cozzano col una comunicazione dominante tesa a semplificare questa guerra dividendo i buoni dai cattivi, gli aggressori dagli aggrediti. Non a caso come in Russia è vietato definire “guerra” la cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina, Kiev vieta di parlare di “guerra civile” e di contestare la versione ufficiale del conflitto con una legge che ha portato tra l’altro a mettere al bando ben 12 partiti politici.

        Di questi elementi in Europa e in Italia (dove hanno preso subito il sopravvento militanza, tifoseria e ultimamente un considerevole disinteresse per il conflitto in Ucraina) si tiene davvero poco conto e in molti sono pronti a etichettare chi li evidenzia come “putiniano”.

        Eppure è proprio sulla comprensione di questi elementi che si potrà sviluppare la possibilità di far cessare al più presto un conflitto che si annuncia disastroso per le sorti dell’Europa.

        "Mi piace"

    • Eccome se ci interessa.
      In questo blog abbiamo postato vari video di Giorgio Bianchi, VN Rangeloni e altri che MOSTRAVANO non solo le testimonianze, ma anche le immagini relative ai fatti che Amnesty ora denuncia.
      Ovviamente, ora, una coltre di silenzio coprirà tutto.
      Sempre grazie allo zerbino di Biden e agli zerbini dello zerbino…quelli dell’agenda insanguinata.

      "Mi piace"

    • No, ombra, non è questione che tira più lo starnuto di Sileri, ma ciò che lo starnuto rappresenta e che, forse ti sembrerà strano, è direttamente collegato alla notizia che hai riportato tu.

      Tutte questi accadimenti, lo sai meglio di me, sono intessuti sul medesimo ordito, la trama del quale inizia a palesarsi ineluttabilmente…

      "Mi piace"

  1. Mi permetto di pubblicare la petizione tratta dai commenti all’articolo postato da Ombra che non era presente, sul blog, negli scorsi mesi e perciò ci tira le orecchie, non avendo idea di COME e QUANTO sia stato trattato questo argomento.
    Siamo quasi tutti bollati come “putiniani”, qui, ormai… ! Altro che liste di proscrizione…

    “Chi non conosce la Verità è uno sciocco, ma chi conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente
    Petizione diretta al Presidente Mario Draghi e al ministro Cartabia
    Andrea Rocchelli, fotogiornalista italiano era andato a documentare gli orrori della guerra in Ucraina, precisamente nel Donbass, ed è stato ucciso per questo. E’ stato assassinato insieme all’attivista per i diritti umani (e interprete) Andrej Nikolaevič Mironov, dal fuoco ucraino, il 24 maggio 2014. William Roguelon, unico sopravvissuto all’attacco, dichiarerà che il gruppo è stato bersagliato da numerosi colpi di mortaio e armi automatiche dalla collina Karachun, dove era stanziata la Guardia nazionale dell’Ucraina e l’esercito ucraino. Gli assassini non sono i russi ma i nostri alleati, addestrati e armati da noi. I “buoni”. Quelli che difendono la libertà. Nel luglio 2017 le indagini hanno portato all’arresto di Vitaly Markiv mentre rientrava in Italia, militare della Guardia nazionale ucraina col grado di vice-comandante al momento dell’arresto ma soldato semplice all’epoca dei fatti, con cittadinanza italiana. Markiv è stato sottoposto a misure detentive di custodia cautelare in attesa del processo che si è aperto a Pavia nel maggio 2018. Durante lo svolgimento del processo, Markiv viene anche accusato dentro e fuori l’aula di simpatie neonaziste. Si legge su Wikipedia: “Il 12 luglio 2019 la corte penale di Pavia ha giudicato Vitaly Markiv colpevole per concorso di colpa nell’omicidio di Rocchelli e Mironov e lo ha condannato a 24 anni di reclusione. Lo stato Ucraino è stato anch’esso giudicato colpevole nella medesima sentenza quale responsabile civile”. Markiv però se la cava, dopo l’intervento delle autorità dell’Ucraina che prendono le sue difese. Ed ecco il colpo di scena: “Il 3 novembre 2020 la Corte d’Assise d’appello di Milano, pur ritenendo colpevoli le forze armate ucraine dell’omicidio dei giornalisti, ha assolto Vitaly Markiv con formula piena escludendo alcune testimonianze chiave dall’impianto accusatorio per un vizio di forma”. Sul tablet e sullo smartphone sequestrati a Markiv, secondo i Ros, sono conservate oltre duemila fotografie. Alcuni scatti mostrano un uomo incappucciato, con una catena di ferro al collo, rinchiuso nel bagagliaio di un’automobile, una Skoda Octavia. In alcune immagini scattate poco dopo, si vede lo stesso uomo, con il volto ancora coperto, gettato in una fossa mentre qualcuno non inquadrato nella ripresa lo ricopre di terra. Altre fotografie ritraggono Markiv davanti alla stessa Skoda Octavia. Quando nell’aula è stata mostrata una foto di agenti della guardia nazionale ucraina con alle spalle una bandiera nazista, Markiv ha chiesto di prendere la parola e ha detto: «Non voglio che la guardia nazionale sia presentata come nazista. La bandiera ritratta in quella foto è soltanto un bottino di guerra» Peccato che il nemico fossero gli autonomisti del Donbass. Non c’è pace senza giustizia, non si annulla una sentenza per vizio di forma, dopo l’intervento delle autorità Ucraine che hanno parlato di complotto e di processo politico, intervento supportato anche da politici di lungo corso italiani. Chiediamo al presidente del consiglio Draghi ed al ministro della Giustizia Cartabia la revisione del processo. Ci sono due vittime innocenti, assassinate perché testimoniavano con il loro lavoro verità scomode, non ci possono essere colpevoli in libertà. La responsabilità penale è personale, indicare come responsabile l’intero esercito ucraino è inutile e sbagliato. Verità e giustizia per Andrea e Andrej.”

    Puoi firmare la petizione qui: https://chng.it/J4kY6Zdj

    "Mi piace"

  2. Se non ci fosse stata da parte degli anglosassoni la volontà di imporre sanzioni alla Russia (e per via indiretta anche all’Europa), la guerra in Ucraina sarebbe stata raccontata fin dal 24 Febbraio come viene raccontata oggi (e come è stata raccontata per otto anni): zero pagine, zero titoli, zero servizi.
    Come uno Yemen qualsiasi.
    I fenomeni che fino ad un mese fa si stracciavano le vesti per la libertà e integrità territoriale dell’Ucraina, sono oramai in modalità Capalbio e pertanto si limitano a discutere pensosamente, tra un paddle e un giro di bottiglia della cantinetta, dei vari Calenda, Letta, Conte e del pericolo delle liste antisistema alle elezioni.
    La verità è che l’obiettivo oramai è stato raggiunto con le sanzioni e che di quei poveri ragazzi che stanno morendo come le mosche, non è mai fregato nulla, a nessuno di questi qui. È l’immane ipocrisia di fondo, l’aspetto più ributtante di tutta la questione. Giorgio Bianchi

    Piace a 1 persona

  3. Mi rferivo in realta’ a chi dirige questo blog , non ai singoli utenti . Fra tanti post di politica interna , non pubblicare questa importantissima notizia mi ha lasciato , non me ne vogliano , diciamo perplesso .

    Piace a 1 persona

    • @Ombra
      Infosannio si basa sugli articoli dei più diffusi giornali italiani… se quelli non pubblicano, anche a loro, magari, sfugge.
      Ma, tranquillo, non ci hanno mai fatto mancare gli articoli “controcorrente” di Orsini, Mini, Capuozzo…non possiamo definirlo un blog di parte, almeno non di “quella” parte. Anzi…
      Comunque, qui ci occupiamo anche noi, come hai fatto tu, di riportare articoli interessanti da testate minori, alternative, specifiche e/o straniere.
      E, specie se sono lunghi, dopo un minimo di moderazione, passano.
      Magari, adesso, compare un articolo di commento della notizia pubblicato dal Fatto… Vuoi che il FQ non si applichi?
      Purtroppo gli altri infratteranno la notizia, figurati… con tutte le menzogne che ci hanno propinato…

      "Mi piace"

    • Non me lo fa leggere… Meglio così.
      Non ci posso credere a quanto siano scontati e irriducibili.
      Aspettiamo le ulteriori “rimostranze” de la Stampa, ora. 🤦🏻‍♀️

      "Mi piace"

  4. “in ogni teatro di battaglia gli ucraini hanno cercato di favorire l’evacuazione della popolazione. Quando iniziò l’attacco russo sul Donbass da Kiev giunse l’appello a lasciare le proprie case, poco dopo i missili di Putin massacrarono una sessantina di civili assiepati alla stazione ferroviaria di Kramatorsk che cercavano di fuggire. A Bucha i volontari partiti da Kiev aiutavano la propria gente a scappare sotto il fuoco dei carri armati russi, mentre i soldati (sempre russi) saccheggiavano. È vero che gli ucraini adattano le scuole a dormitori, del resto lo stesso fanno i russi e ogni
    esercito che opera in aree urbane. Ed è anche vero che nelle città contese i danni
    causati dai proiettili ucraini sono paragonabili a quelli dei russi. Ma non c’è alcuna intenzione ucraina di usare i civili come scudi umani. I russi sparano invece ad alzo zero sulle aree abitate. L’aspetto grave del rapporto di Amnesty è che non fa differenze tra vittime e persecutori. E, proprio per il profondo rispetto con cui abbiamo sempre guardato al fondamentale lavoro di Amnesty, ci preme in questo caso esprimere apertamente il nostro dissenso, argomentato da mesi di lavoro sul campo.”
    Eccone un estratto a firma Lorenzo Cremonesi.
    Guai a chi critica Slava Ukraïni!

    "Mi piace"