Letta-Calenda: un patto per perdere meglio, però insieme

(PAOLO NATALE – glistatigenerali.com) – Alla fine, l’alleanza tra Pd e Azione (con +Europa) è stata siglata: un patto con contenuti, ci dicono, non soltanto legati alla spartizione dei (pochi) collegi che vinceranno, ma anche di stampo programmatico, peraltro piuttosto generico. Insomma, è accaduto ciò che si supponeva sarebbe successo, pur con qualche litigio di troppo, forse un po’ pretestuoso.
Persa da tempo la possibilità di competere realmente con il centro-destra, attraverso un accordo almeno di medio periodo con il Movimento 5 stelle, sulla base di parole d’ordine importanti, come la transizione ecologica e la digitalizzazione “democratica”, l’unica via percorribile per il Partito Democratico per perdere in maniera non catastrofica le prossime consultazioni consisteva proprio in questa alleanza, oltre a quella con verdi e Sinistra Italiana.
Un po’ poco, in realtà: le stime sui collegi maggioritari ci dicono che con questa conformazione coalizionale Meloni e alleati dovrebbero vincerne almeno il 70-75%, da Nord a Sud, con le sole eccezioni delle grandi città e di una parte significativa delle ex-zone rosse, in Toscana e in Emilia. Mentre nella parte proporzionale il distacco tra i partiti di centro-destra e quelli di centro-sinistra appare dell’ordine di 15 punti percentuali, sia alla camera che al senato, dal momento che la platea elettorale da quest’anno è la medesima nei due rami del parlamento.
Cifre che ci consegneranno un parlamento con una schiacciante maggioranza di destra (o di centro-destra, se preferite), prossima al 60% dei seggi complessivi, insieme ad una piccola rappresentanza del Movimento 5 stelle, una quarantina di parlamentari in tutto, sui 600 a disposizione: un tracollo annunciato, dal 2108 ad oggi.
Forse era proprio questa l’occasione giusta per il Pd, visto un risultato negativo così certo e da tempo pre-annunciato, di provare a ripensare alla propria proposta politica, in modo da renderla più prossima alle constituency che da anni l’hanno abbandonato, i cittadini meno benestanti che si sono affidati alle parole d’ordine di Salvini prima e di Meloni oggi. Gareggiare da solo, senza inutili accordi con altre frange elettorali, certo non produttivi dal punto di vista dei consensi complessivi, forse sarebbe stata la soluzione migliore per dare inizio ad una indispensabile rifondazione del partito, sia nei programmi che nell’organizzazione interna, dando maggiore spazio ai giovani, ad esempio, come già accade in alcune realtà territoriali, con buoni risultati sia elettorali che di partecipazione.
Sarà per la prossima volta…

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