Piacenza, scandalo sindacalisti. “Picchetti e scioperi per utilità personale”

Nel mirino degli investigatori ci sono decine di episodi avvenuti e denunciati da marchi e multinazionali della logistica tra il 2016 e il 2021

(affaritaliani.it) – Grande scandalo nel mondo dei sindacati. Tutto nasce da una inchiesta dei magistrati di Piacenza. Per la procura “due distinte associazioni per delinquere” insinuate nei vertici dei sindacati Si Cobas e Usb, e che si sarebbero anche scontrate fra di loro in una sorta di concorrenza per il dominio nei magazzini della logistica, con i leader che avrebbero agito per profitto e interesse personale. Per i sindacati di base è invece “un attacco giudiziario” e “politico contro il diritto di sciopero” volto a “eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro”.

Sono decine gli indagati e 8 i dirigenti sindacali sottoposti a misura cautelare accusati a vario titolo dalla procura di Piacenza di associazione a delinquere, sabotaggio, violenza privata, interruzione di pubblico servizio, resistenza a pubblico ufficiale e istigazione a delinquere. Sei di loro sono finiti agli arresti domiciliari. Per un settimo sindacalista è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei giorni di martedì, giovedì e sabato a orari concordati con la questura e per un ottavo è stato applicato il divieto di dimora nella provincia di Piacenza.

Secondo l’inchiesta, spiega il Fatto Quotidiano, “proteste solo apparentemente volte alla tutela dei lavoratori” che avrebbero nascosto in realtà azioni delittuose. Nonostante la Procura sottolinei come l’indagine non riguardi i sindacati, ma gli indagati che li avrebbero utilizzati per perseguire finalità di carattere strettamente personale, i due sindacati di base hanno subito accusato la procura di offensiva contro il sindacalismo di base e delle lotte della logistica”, scrive il Fatto.

“Scioperi e picchetti organizzati per utilità personali dei sindacalisti”

Nel mirino degli investigatori ci sono decine di episodi avvenuti e denunciati da amministratori e avvocati di marchi e multinazionali del settore fra 2016 e l’autunno 2021 e raccolti nell’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Piacenza da 347 pagine: scioperi ai cancelli e sui tetti dei principali siti logistici della provincia – il ‘magazzino d’Italia’ Piacenza – picchetti, blocchi stradali e alle merci in uscita dagli hub dei più importanti brand e contractor, con quella che gli inquirenti definiscono a più riprese una “barriera umana” che impedisce “l’entrata e l’uscita dei mezzi”.

Da Leroy Merlin ad Amazon passando per Gls, Xpo, Ikea. Fino a Sda-Poste Italiane (che ha permesso di configurare il reato di interruzione di pubblico servizio) e l’americana TNT-FedEx, per la quale già nel 2021 due degli indagati odierni erano stati arrestati nell’ambito delle dura vertenza contro la chiusura del magazzino emiliano e poi scarcerati dal tribunale del Riesame. Questa volta la Procura guidata da Grazia Pradella, che aveva chiesto la custodia cautelare in carcere e ha spiegato che in nessun caso c’è “l’ipotesi di una sovrapponibilità tra organizzazioni sindacali e associazioni criminali”, ritiene di avere in mano elementi solidi e quantitativi anche di arricchimento personale attraverso le attività del sindacato.

Un esempio? Secondo gli inquirenti la prova del potere di uno degli arrestati starebbe nel fatto che “egli aveva ottenuto una buonuscita di ben 100mila euro, mentre gli altri lavoratori non ottenevano più di 25mila euro”, in una serie di bonifici che dai conti del sindacato partono verso la compagna del sindacalista (per un totale di 26mila euro) e nell’episodio in cui l’uomo avrebbe obbligato un lavoratore a imbiancargli casa. Il fatto sarebbe dimostrato da un’intercettazione avvenuta il 15 gennaio 2019 nel quale chiama un lavoratore e gli parla dei lavori da finire a casa sua per poi chiedergli di mettersi in contatto con un altra persona e “dirgli di fare malattia il venerdì” per non andare a lavorare “che sabato finiranno il lavoro”. 

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