Il partito di Conte

(Giuseppe Di Maio) – Che siano democrazie o sistemi autoritari, quando ad un padrone scappa un servo lo rincorre e lo crocifigge fino alle porte della città. I dominanti si distinguono dal resto del popolo per la loro dieta carnivora: sono falsi, violenti, assassini, e… feroci. Chiunque abbia a cura il rispetto della creatura umana, delle istituzioni, e della legge, chiunque abbia indicato ai più una via d’uscita dalla schiavitù, è diventato per loro un nemico da eliminare. Evitando di annotare gli omicidi degli altri, quelli di casa nostra, dall’unità della nazione in poi, sono uno straordinario elenco di vittime della loro ferocia: preti, giudici, giornalisti, politici, imprenditori, gente comune. Insomma, se il padrone non riesce a vincere con le armi della persuasione, dell’imbroglio, della mistificazione, allora fa uso della violenza, il suo piatto forte.

Quando il M5S ebbe il suo primo successo elettorale, mi sperticai in nere previsioni sull’incolumità dei suoi portavoce. Memore delle stragi della Repubblica (ieri se n’è ricordato una che ha ucciso tanta parte delle nostre speranze democratiche) e del ventennio, temetti una sfilza di false accuse contro i grillini, cocaina infilata nelle loro tasche, bombe nei seggi elettorali, portaerei nella baia di Napoli. Invece, se si eccettua il polverone per due carriole di sterro nell’orto di Di Maio, si può dire che al padrone è bastato un po’ di imbroglio e la sola mistificazione. E pensare che io avevo tenuto accuratamente nascosta una prova fotografica dove Luigi è straordinariamente somigliante a Matteotti. Sì, è vero: è stato inutile. E’ bastato molto meno.

Il mestiere del portavoce è durissimo e contraddittorio. Per i dominanti e i loro servi la faccenda è semplice: l’interesse privato coincide con le loro politiche. Ma per chi avesse intenzione di curare gli interessi della collettività, attenuare le disuguaglianze estreme, gratificare gli sforzi di tanta gente derubata dai trucchi del padrone, allora per questi si prepara il baratro dell’incoerenza. Cosa fare della propria vita privata una volta che si sono regalati anni al bene comune? La gloria non basta, l’onore passa e rischia di nuocere alla sopravvivenza economica. I due mandati sono un guado profondo, e il rischio di affogare nel transito dalla vita politica a quella privata è serio, e il padrone lo sa.

Giuseppe Conte fa paura perché è uno dei pochi che è immune da questo feroce dilemma. Lui il mestiere ce l’ha, e fortuitamente non ha dovuto penare né investire tempo e denaro per raggiungere il vertice politico. Ora si può dedicare con serenità a un programma senza sponsor. Proprio oggi si deciderà ciò che era chiaro fin dall’inizio, cioè da almeno un anno e mezzo. Il partito di Conte non ha niente a che vedere con il M5S. Lui per correttezza ha voluto raccogliere un’eredità che però è irriformabile. Ma è chiaro che il partito superstite sarà mille anni luce lontano da quello grillino. Quello grillino non sarebbe stato capace di stare all’opposizione una volta passato dal governo, ma quello di Conte sì. Quello di Conte è capace di stare ovunque, perché è un partito vero: un chiaro obiettivo per la comunità nazionale.

Ah, una citazione per i dubbiosi. “All’opposizione non ci vai” — diceva De Mita — “ti ci mandano”.

4 replies

  1. FRANCESCOMARIA TEDESCO
    Caro presidente Conte, come le è venuto in mente di rovinare l’estate a Draghi?

    Caro presidente Conte (virgola, punto e virgola)
    Le scrivo questa mia e me ne scuso in anticipo perché non sono degno di indirizzarle queste righe: la prego dunque di considerare la mia faccia sotto ai suoi piedi. Lei che ha avuto il mondo nelle mani, che durante la pandemia ha retto le sorti di una nazione e di un continente – ma abbondandis ad abbondandum, perché no? del mondo; lei che ha tenuto Matteo Salvini in pugno con il piglio del dominatore, sorretto da una potente competenza, baciato dal successo (ha anche una fidanzata molto bella e pure lei, mi permetta, è un bell’uomo elegante).Lei che ha il potere vitae necisque ed è già nei libri di storia e anche in quelli di geografia per via delle vette inarrivabili, Lei, caro presidente Duca-Conte, le volevo dire allei. Ma no, cosa ha capito? Non nel senso di allearsi, ma volevo dire a lei che ha avuto finalmente il fegato e le frattaglie per chiedere a Mario Draghi (sempre sia lodato) di rispondere su alcune questioni vitali per il paese. Draghi, che non solo non deve chiedere mai, ma nemmeno rispondere. Draghi sta quasi per esaurire il tempo per rispondere e ancora nicchia (con rispetto parlando).N
    el frattempo allui gli stanno scrivendo tutti: lo scrittore Antonio Scurati gli ha scritto una lettera molto dura e critica che non so come non gli sia tremata la mano, poi gli ha scritto pure Rettore. Ma poi le genti che si sono riversate in piazza: c’erano i parlamentari di Italia Viva con tutti i loro elettori (ventitré), si dice che anche i camionisti siano con Draghi e pure un bambino con un tazebao.
    Ora io dico, caro presidente Conte: ma come le è venuto in mente di andare a rovinare l’estate a Mario Draghi, che tutto il giorno lavora per noi e tiene anche spenta l’aria condizionata che a Putin lo manda ai pazzi? Cos’è questa moda di volere le risposte non su uno, non su due, non su tre (e potrei continuare) ma addirittura su nove punti? Lei, caro presidente Conte, dovrebbe già ritenersi fortunato perché Draghi ha accettato di fare il presidente del Consiglio dando una lezione a lei e a tutti i politici italiani.
    E qualcuno sta già vedendo i risultati: guardi com’è cresciuto Luigino, che era gracile, piccolo e gli dicevano che non capiva niente, che il papà trafficava in carriole, e adesso invece è un bambino vero e tutti gli dicono che è il miglior ministro degli Esteri dai tempi di Pasquale Stanislao Mancini e ha messo la testa sulle spalle tanto che è più responsabile di Scilipoti.E poi basta con questa mania di decidere insieme, che il presidente del Consiglio è un primus inter pares e che ci vuole la collegialità (che poi al Collegio su Rai2 facevano vedere che i professori erano severi, mica che decidevano con gli alunni).
    Draghi non deve essere disturbato quando fa le manovre, al massimo potete mettere D’Incà seduto nel bagagliaio che fa “bip bip” quando la macchina si avvicina al muro.Caro presidente Conte, non vi andava bene di fare come Matteo Renzi, che Draghi parla e lui annuisce? Invece no, dovevate contrariare Draghi dicendogli quella brutta parola, “Parlamento”, che quando la sente scappa subito al Quirinale.Insomma, caro presidente Conte, con questa mia le chiedo di ripensarci. E quando torna a sostenere il governo mi raccomando, non si lasci scappare quelle parolacce tipo “poveri”, “questione sociale”, “guerra” (quale guerra?). Certo che non mi deluderà, la saluto cordialmente.Ps: Mi saluti Mario e gli dica che io gli ho voluto più bene che a… Uguale, uguale!

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  2. Ma che dice questo poveretto…Ha mischiato un paio di supercazzole senza senso…Il servo he insegue il padrone per crocifiggerlo…La difficoltà di un portavoce…Conte che già ha un lavoro (appunto! Non sta lì per la poltrona come lui), ed è stato catapultato in politica senza fatica, capirai come ci è capitato lui, per puro culo e senza arte né parte si è trovato a fare il vicepremier e il ministro, e per ultimo cita il democristiano De Mita (comunque altra razza dell’omino Di Maio) con cui ha in comunanza solo il luogo di nascita (Avellino). Un articolo scritto senza dubbio da lui, in cui è stato solo attento ai congiuntivi ( suo vecchio handicap), ma per il resto: il nulla assoluto, come lui.

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