Missione quasi compiuta

(Bartolomeo Prinzivalli) – Ha fatto benissimo Draghi a rassegnare le dimissioni, dato che il compito assegnatogli non poteva più essere portato a termine. No, non il pnrr, la gestione della crisi economica, la delicata situazione internazionale, la pandemia, niente di tutto questo ma qualcosa di immensamente più importante: la distruzione dell’idea che una forza antisistema possa avere voce in capitolo in Italia, lo smantellamento di ogni velleità rivoluzionaria popolare ed il ripristino della gestione elitaria nella politica tricolore. Crisi, pandemie e guerre cominciano e finiscono ciclicamente, ma un meccanismo di riappropriazione dell’interesse pubblico da parte del popolo potrebbe essere potenzialmente irreversibile, quindi deleterio per le caste che sarebbero le uniche a pagarne il prezzo, mentre per tutto il resto le parcelle arrivano come sempre agli ultimi, inermi e sottomessi.

Venendo a mancare il bersaglio da umiliare quotidianamente che senso ha rimanere?

Intendiamoci, la missione può considerarsi quasi compiuta. La quasi totalità delle riforme nel programma pentastellato è stata stravolta, degenerata, dismessa e ridotta a brandelli, trasformata in un guscio vuoto, epurata dagli effetti positivi lasciando soltanto le evidenti criticità, e con l’avallo degli stessi ideatori per giunta, novelli Abramo che uccidono i propri figli per compiacere il dio drago (grillino).

Non c’è miglior modo di spegnere la fiammella della rivoluzione che farne apparire i simboli come traditori.

Ovviamente quando apponi la tua firma su una riforma della giustizia talmente iniqua e criminale che nemmeno Berlusconi avrebbe osato presentarla, schifata da ogni magistrato antimafia e dall’Europa stessa che millantavano la chiedesse, quando addirittura ti fai strappare dal petto la stella dell’acqua pubblica, le giustificazioni non servono a granché. Si è puntato sull’agiatezza acquisita, sui benefici di una dimensione lontana, ovattata, dove le urla del popolo sembrano sussurri indistinguibili, rumore di fondo.

Gli uomini sono facili da plagiare, quegli scranni ammaliano più del canto di una sirena, talvolta ti convinci talmente tanto che cedere qualcosa serva a preservare il resto da ritrovarti a tutelare solo le mosche che ti sono rimaste in mano.

L’inceneritore sarebbe stato il colpo di grazia, la disfatta totale, la resa incondizionata. Lo scatto d’orgoglio mostrato però non cancella lo scempio avallato precedentemente.

Certo, c’è chi ritiene la mossa di Conte geniale, strategicamente perfetta, ma è lo stesso che giustificava ogni decisione passata, che avrebbe detto la medesima cosa se la scelta fosse stata diametralmente opposta, che già prepara due monologhi nel caso mercoledì venga ribadita l’uscita o si assista all’ennesima giravolta, poiché tutto ciò che fuoriesce dalla bocca di Conte è vangelo, fosse anche un rutto o una parola biascicata. È il dogma del classico tifoso (ne rimangono sempre meno, per fortuna), quello a cui quando chiedi se gli piaccia il mare non risponde sì o no, ma attende che si esprima in merito Conte, in pratica rinunciando al senso critico ed all’uso del cervello per affidarsi totalmente a colui che ritiene il salvatore della patria. Fino a qualche anno fa si comportava allo stesso modo nei confronti di Di Maio (e tutti stiamo vedendo com’è finita), fra qualche tempo (a patto che il movimento esista ancora) si abbandonerà al prossimo messia, quando in precedenza sbeffeggiava quelli che mettevano il cuoricino alla foto di Salvini che addentava una porchetta. La chiamano evoluzione. Vabbè.

Ritornando alle cose serie, o quasi: prepariamoci fino a mercoledì ad un bombardamento mediatico senza precedenti, ai mercati in subbuglio, allo spread, ai prezzi alle stelle, al covid letale, alla siccità, alle piaghe d’Egitto, ai carriarmati russi che attraversano il Brennero o in coda all’entrata di Ventimiglia; la gente va terrorizzata a dovere tanto da implorare un ripensamento del migliore fra i migliori. La realtà è che con 345 parlamentari in meno ben pochi sono sicuri di una rielezione, ed altri otto mesi di emolumenti sono comunque un sacco di soldi, per non parlare della pensione maturata a settembre. Sempre per il bene dell’Italia, per carità.

No, la partita è tutt’altro che chiusa, chiunque in quelle stanze ne è consapevole, dal pigiabottoni semianalfabeta allo stesso Mattarella/bis, dal pomiglianese dal consenso invisibile persino al microscopio al cospiratore toscano.

L’opera di demolizione, interna ed esterna, continua…

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