Salvini sostiene le ragioni dello sciopero ma non risolvere i problemi. Dopo tassisti, balneari e ambulatori privati si allunga la lista dei settori “abbandonati”

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Camion fermi e scaffali vuoti. È solo l’ultima fotografia da incubo che rischia di accompagnare il governo di Giorgia Meloni. Un ulteriore colpo di immagine. Al di là dello scenario possibile tra qualche settimana, c’è un dato certo: anche gli autotrasportatori sono pronti a protestare contro un esecutivo “amico”. O ex tale.
Si tratta, in senso cronologico, dell’ultima categoria delusa dalla destra, che per decenni l’ha blandita. Prima i tassisti e ancora di più i balneari hanno fatto i conti con le mancate promesse.

Tir fermi
Adesso, dunque, tocca agli autotrasportatori. Lo sciopero, proclamato dal 25 al 29 maggio (saldandosi al ponte del 2 giugno), sarebbe il sigillo della rottura totale tra i camionisti e la destra al governo.
Nei fatti lo stop ai tir durerebbe una settimana a causa del weekend e delle festività. «Il 90 per cento delle merci viaggia su gomma, quindi vuol dire bloccare il Paese, fermare le attività per carenza di materie prime nei negozi. Non è neanche lontanamente immaginabile arrivare a questo», ha detto il vicepremier, Matteo Salvini, a Radio 24.
Lo stato di agitazione è stato annunciato in risposta «al silenzio assordante del governo in questa fase drammatica a causa degli alti costi dei carburanti, che stanno determinando l’impossibilità di proseguire l’attività», ha detto Unatras, una delle associazioni di categoria. È già da un mese che sul tavolo è stato calato l’asso del blocco dei servizi.

Salvini, nonostante sia il principale titolare del dossier come ministro dei Trasporti, ha parlato come un esponente dell’opposizione: «Gli autotrasportatori hanno ragione». Le risposte, però, spettano al suo governo, che finora ha preferito la misura tampone dello sconto sulle accise per tutti. Misura che in settimana dovrebbe essere rinnovata. L’idea di un intervento ad hoc per gli autotrasportatori era presente nella bozza del primo decreto Carburanti. Poi si è persa nelle nebbie delle poche risorse a disposizione.
La soluzione è attesa dal vertice convocato venerdì a Palazzo Chigi, alla presenza della premier Meloni, e del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, oltre ovviamente a Salvini. La sensazione è quella di voler soddisfare le principali richieste dell’autotrasporto, a partire dal ripristino del rimborso accise sul gasolio di 26,9 centesimi al litro. Ma il settore ha vissuto l’inazione governativa come un tradimento.

Dagli ambulatori ai taxi
Così è sempre più lungo l’elenco di lobby deluse dal governo Meloni. Tra quelle meno note ci sono le imprese sanitarie private, come i poliambulatori. Da tempo l’Uap, l’associazione di categoria dei laboratori, è entrata in rotta con il governo dopo aver tenuto una linea di contatto. Dopo una serie di tensioni c’è stato il casus belli dei 50 milioni di euro destinati alle farmacie per la sanità di prossimità, attraverso l’annuncio del sottosegretario alla Salute, il meloniano Marcello Gemmato, di professione farmacista.
«La situazione della sanità italiana è critica e il sottosegretario Gemmato propone di investire risorse pubbliche su realtà non idonee, per configurazione e finzione, all’erogazione di prestazioni sanitarie», ha ribadito la presidente dell’Uap, Mariastella Giorlandino. Resta irrisolto pure il problema dell’aggiornamento delle tariffe per i servizi per cui c’è stato una battaglia di ricorsi alla giustizia amministrativa.

Ma dalla sanità si passa all’agricoltura, ambito in cui c’è stata l’ormai nota mobilitazione dei trattori contro il governo. Le organizzazioni, da sempre accarezzate in ottica elettorale dalla destra, hanno dovuto lanciare una serie di iniziative di proteste. Una delle ultime si è concretizzata a marzo scorso, quando decine di agricoltori hanno attraversato il Raccordo anulare per raggiungere la sede del ministero delle Imprese.
Al grido di “Te lo do io il made in Italy”. E pensare che la Lega per decenni ha cavalcato la battaglia pro agricoltori e antieuropea. Senza portare a casa nulla quando è arrivata al potere.
Ci sono i grandi classici delle lobby abbandonate da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Le imprese balneari, a più riprese, hanno manifestato il proprio malcontento. Speravano che con Meloni a Palazzo Chigi potessero ottenere lo stop alle normative europee. E invece «il governo, a 14 mesi dalle elezioni, è chiamato a dimostrare coerenza e credibilità, dando seguito agli impegni assunti in campagna elettorale», ha sottolineato di recente il presidente di Assobalneari Italia-Federturismo Confindustria, Fabrizio Licordari.

Così come intorno ai tassisti, categoria da sempre vicina ai partiti ora al governo, non c’è pace. Proprio negli ultimi giorni Forza Italia ha rilanciato la proposta per un ridisegno del settore e un cambio di regole per il Ncc. Aprendo un altro fronte delle (ex) lobby amiche della destra.