Draghi, i migranti e le armi. Il limite c’è solo se fa comodo

Numeri. Il Paese che ha (giustamente!) accolto senza fiatare 145.829 ucraini in fuga dall’invasione di Putin non può permettersi 43 mila richiedenti asilo? “La cultura serve a giudicare chi ci governa”, diceva Claudio Abbado. In questo giudizio, l’analisi del linguaggio dei potenti ha una grande parte, perché la scelta e l’uso delle parole rivelano […]

(DI TOMASO MONTANARI – Il Fatto Quotidiano) – “La cultura serve a giudicare chi ci governa”, diceva Claudio Abbado. In questo giudizio, l’analisi del linguaggio dei potenti ha una grande parte, perché la scelta e l’uso delle parole rivelano anche ciò che essi vorrebbero tenere nascosto. Per questo colpisce la parola che Mario Draghi ha scelto nel suo discorso di Ankara, alla corte del “dittatore di cui si ha bisogno”, come lo definì nell’aprile 2021. Quella parola è ‘limite’: “La gestione dell’immigrazione deve essere umana, equa ed efficace – ha detto Draghi – Noi cerchiamo di salvare i migranti che si trovano nei nostri mari. Quindi il nostro comportamento è straordinario da questo punto di vista. Ma occorre anche capire che non si può essere aperti senza limiti, a un certo punto il paese che accoglie non ce la fa più … Forse noi siamo il paese meno discriminante e aperto, ma anche noi abbiamo limiti e ora ci siamo arrivati”.

Ci sarebbe moltissimo da dire sul nostro essere “straordinari”: specie pensando alle carceri libiche dove i migranti vengono torturati a spese del contribuente italiano (almeno 100.000 respinti tra 2016 e 2021). “Uomini legati per i piedi, grondanti di sangue, umiliati, picchiati e torturati con tecniche inimmaginabili – scrisse Avvenire – Le urla, la disperazione e la richiesta di aiuto, mentre gli aguzzini inveiscono su corpi inermi. A immortalare le spaventose crudeltà alcuni video che il Papa ha voluto vedere, in silenzio, per poi arrivare a dire che la Libia non è affatto un ‘porto sicuro’”.

Ma concentriamoci sul “limite”: quello che secondo Draghi avremmo raggiunto nell’accoglienza dei migranti. La rivista Altreconomia ha prontamente riproposto i numeri che smentiscono le affermazioni dell’ex banchiere: “Nel 2021 a livello europeo i richiedenti sono stati 535.000: la Germania ne ha “assorbito” il 27,7% (148.200), la Francia il 19,4% (103.800), la Spagna l’11,6% (62.100), l’Italia l’8,2%. Il “nostro” dato in termini assoluto è pari a 43.900 domande, cioè meno di 1,5 richiedenti ogni 1.000 abitanti”. In generale, quest’anno sono arrivati in Italia (dati al 30 giugno) 89.897 migranti. Davvero si è superato il ‘limite’ strutturale di un Paese di oltre 59 milioni di abitanti? Lo stesso Paese che ha (giustamente!) accolto senza fiatare 145.829 ucraini in fuga dall’invasione di Putin? In base agli Accordi di Dublino, nel 2021 avremmo dovuto accogliere 19.936 persone rifugiate in altri paesi europei, ma invece ne abbiamo accettate appena 1.462: altro che limite raggiunto!

Il Draghi che parla di un limite ai migranti è lo stesso che nel 2012, da banchiere centrale europeo, dichiarò solennemente che avrebbe difeso l’euro senza limiti: whatever it takes, ad ogni costo. È quello che, da premier in pectore, disse al Meeting di Cl dell’agosto 2020 che “il ritorno alla crescita … è divenuto un imperativo assoluto”. È sempre lo stesso che nel marzo di quest’anno ha deciso di portare la spesa militare italiana ben oltre i limiti che avevamo finora osservato, e fino al 2% del pil. Ed è ancora quel presidente del Consiglio che, alla fine di giugno, ha deciso di inviare ancora più armi all’Ucraina: senza un limite definito.

La linea culturale è decisamente chiara: la moneta e la guerra si sostengono senza limiti. La crescita economica deve essere illimitata, pur in un pianeta i cui limiti sono sempre più tragicamente evidenti. Al contrario, l’accoglienza dei migranti (specie di quelli neri e non cristiani), ha un limite ben preciso, e guarda caso l’abbiamo già raggiunto. Nel vocabolario di Draghi, dunque, il “limite” non è un concetto oggettivo, non è nelle cose: al contrario, è definito dall’opinione, dall’ideologia e ancor più dalla convenienza di chi parla. Proprio come i valori, o i diritti: quelli degli ucraini, per dire, non sono come quelli dei curdi. Perché questi ultimi si possono sacrificare nel modo più cinico, senza nemmeno renderne conto: “chiedete a Svezia e Finlandia”, ha detto Draghi sprezzante.

Allora, il sospetto è che “limite”, per Draghi, abbia un altro significato: quello di confine, di barriera. Di frontiera. È il limite tra “noi” e “loro”: tra “casa nostra” e “casa loro”, tra Occidente e resto del mondo, tra valori asseriti e interessi urgenti. E qui il discorso diventa chiaro: il nostro modello economico va difeso illimitatamente, perché è in quello, e non già nella democrazia, che davvero ci identifichiamo. La guerra va fatta senza limiti, anche se il limite potrebbe essere la fine nucleare dell’umanità, perché sentiamo minacciato il nostro dominio. La crescita che garantisce la spartizione iniqua della ricchezza non conosce nemmeno i limiti concreti del collasso della natura.

Ma i migranti, invece, sono oltre quel limite: non siamo noi, non ci riconosciamo nella loro umanità, la loro vita non vale quanto la nostra. Per chi è fuori da questo “limite”, inteso come frontiera dell’Occidente, c’è un “limite” preciso: oltre il quale deve, semplicemente, morire.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

3 replies

  1. Ovviamente se si può si fa: se si è spalancato il mondo del traffico di uomini oltre a quello delle merci, in tanti coglieranno l’opportunità.
    Se il traffico verrà impedito, tutti coloro che fuggono per i motivi più diversi, certamente favoriti dai dittatori del loro Paese che si liberano così di un bel po’ di problemi, non fuggiranno più.
    E magari inizieranno a creare in patria – nei confronti dei satrapi che li governano in eterna combutta con le multinazionali estere che fanno di tutto per mantenere al potere quei poveri Re Travicello così comodi- un pochino di problemi.
    E sarebbe proprio ora: ognuno ha diritto a vivere nel luogo in cui nasce, accanto alla propria famiglia, nelle proprie tradizioni e diversità. Ovunque c’è modo, con governanti capaci, di mantenere in loco ricchezze spesso immense e fare sì che ne godano i nativi e non i predoni stranieri.
    Ma si sono inventati l’accoglienza proprio per specularci sopra, qui e laggiù. Buttare fuori un bel po’ di giovani maschi anche “problematici” scansa non pochi problemi, e lo sfruttamento continua indisturbato world Wide.
    Quanto poco funzioni l’ ingiusta ( il nostro modello di vita imposto non è l’unico possibile) integrazione, si vede ormai benissimo anche da noi. Per non parlare degli US, in cui bianchi e neri convivono da sempre. E non mi pare ancora granché.

    Piace a 2 people