Roma brucia e il Pd assolve Gualtieri: “Città sotto attacco”

L’ennesimo disastro di fuoco nella Capitale, stavolta nel quadrante, quello orientale, più popoloso della città. Malagrotta, Casalotti, Pineta Sacchetti. Ora Centocelle. La Capitale d’Italia devastata da quattro incendi giganteschi in meno di un mese. Mentre ogni giorno ce ne sono decine sparsi per tutta la città. “Roma è aggredita dai piromani”, ha tuonato […]

(DI VINCENZO BISBIGLIA – Il Fatto Quotidiano) – Malagrotta, Casalotti, Pineta Sacchetti. Ora Centocelle. La Capitale d’Italia devastata da quattro incendi giganteschi in meno di un mese. Mentre ogni giorno ce ne sono decine sparsi per tutta la città. “Roma è aggredita dai piromani”, ha tuonato Claudio Mancini, deputato del Pd molto vicino al sindaco Roberto Gualtieri. Ieri pomeriggio l’ennesimo disastro di fuoco nella Capitale, stavolta nel quadrante, quello orientale, più popoloso della città. Le sterpaglie incolte e seccate dalla siccità hanno preso fuoco all’interno del Parco Archeologico di Centocelle e in pochi minuti hanno coinvolto alcuni dei numerosi autodemolitori che affacciano sull’adiacente viale Togliatti. Ne sono seguite esplosioni e il materiale tossico degli sfasci che ha alimentato le fiamme e creato uno scenario apocalittico, con una nube nera visibile fino al Circo Massimo, dove il pubblico era in attesa del concerto-evento dei Maneskin. In serata l’odore acre ha invaso la città, come già accaduto le altre volte. La Procura di Roma attende un’informativa dei vigili del fuoco per aprire l’ennesimo fascicolo. Fin qui, i pm romani non hanno voluto ipotizzare la presenza di una regia unica, tant’è che ogni rogo ha portato a un’inchiesta diversa. Ieri in serata il sindaco Gualtieri si è sentito con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, con il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi e con il prefetto Matteo Piantedosi. Tutti hanno concordato che il rogo di ieri non può essere frutto di autocombustione, dunque si ipotizza il dolo. Quello gli autodemolitori di via Togliatti è un problema decennale. Il trasferimento fuori dal centro urbano – e lontano da un sito in teoria tutelato dai Beni culturali – era già in ballo negli anni ‘90. L’ex sindaca Virginia Raggi l’aveva messo nel suo programma ma, a un passo dall’esito definitivo, nel 2020, si è dovuta scontrare con la burocrazia e le resistenze della Regione Lazio: l’ente guidato da Nicola Zingaretti avrebbe dovuto dare il nulla osta, ma ha sempre negato competenza decisionale. Ieri, il Pd romano ha fatto quadrato attorno a Gualtieri. L’erba secca e non sfalciata alimenta gli incendi. Ma i dem gridano al complotto. Invoca addirittura “l’eco-terrorismo” Roberto Morassut, che di Walter Veltroni fu assessore all’Urbanistica. “È il tempo dell’unità e della determinazione a non farsi intimidire sulla strada della modernizzazione della città”, ha dichiarato in serata il sindaco.

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4 replies

  1. Evidentemente per il potere ci sono fuochi e fuochi, (e ovviamente spazzatura e spazzatura, topi e topi, cinghiali e cinghiali, gabbiani e gabbiani, buche e buche ……..) e mentre prima erano colpa della sindaca ora il sindaco è la vittima, non fa una piega

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