Famiglie in ginocchio e 100 mila aziende rischiano la chiusura

Attesi nuovi rialzi. Il prezzo dell’elettricità è sei volte la media del 2004-2019. L’autunno sarà caldo, ma nelle case e fabbriche rischia di essere freddissimo. Se la pandemia ha fatto crollare la produzione industriale e dunque la domanda di energia nel 2020, la ripresa nel 2021 li ha fatti […]

(DI NICOLA BORZI – Il Fatto Quotidiano) – L’autunno sarà caldo, ma nelle case e fabbriche rischia di essere freddissimo. Se la pandemia ha fatto crollare la produzione industriale e dunque la domanda di energia nel 2020, la ripresa nel 2021 li ha fatti impennare. Dal 24 febbraio l’invasione dell’Ucraina e l’uso del metano come arma strategica da parte di Mosca ha fatto decollare i prezzi del gas in Europa, ma le attese sono di ulteriori rialzi e coinvolgono quelli dell’elettricità. Lo dicono i contratti future per l’elettricità registrati dal Gestore dei mercati energetici (Gme). Come molte altre materie prime, anche l’energia ha un mercato a termine sul quale le aziende possono contrattare un prezzo oggi per l’elettricità che useranno in futuro e i future indicano le attese sull’evoluzione dei costi. Da inizio mese il prezzo unico nazionale (Pun) dell’elettricità in Italia è stato in media di 386,65 euro per megawattora (MWh), il 42% in più da giugno e oltre il triplo dei 125,46 dell’anno scorso, che a loro volta erano il doppio dei 62,26 euro della media tra il 2004 e il 2019. Da inizio anno il dato è di 268,32 euro, più del doppio del 2021. Ma il peggio deve ancora venire: secondo i future registrati dal Gme ad agosto l’elettricità dovrebbe costare 371 euro/MWh, a settembre 374 e a ottobre 378, per calare nel primo trimestre dell’anno prossimo a 335, a 240 e poi a 225 nel secondo e terzo trimestre del 2023. Ma altre Borse dell’energia, come la tedesca European Energy Exchange (Eex), paiono più pessimiste: i future sull’elettricità italiana su Eex ieri segnavano un prezzo di 471,94 euro a luglio, 451,8 per agosto e 447 per settembre, intorno ai 460 per il quarto trimestre, 418 per il primo trimestre 2023 e 292 per il secondo.

Un disastro, insomma, per i consumatori e le imprese. Non a caso a metà giugno il Centro studi di Confindustria ha parlato di “anno orribile dei prezzi energetici” che ha causato rincari record delle materie prime e dei semilavorati che in alcuni casi già da fine 2021 hanno segnato rialzi a doppia cifra percentuale. Per Terna, la società che gestisce le reti dell’energia, a maggio l’indice dei consumi elettrici industriali è calato del 2% su base annua e nei primi cinque mesi dell’anno dello 0,1% sullo stesso periodo del 2021. Il calo della domanda è legato al boom delle bollette e significa riduzione della produzione: le aziende si fermano e mettono i lavoratori in cassa integrazione. Oltre all’agricoltura e all’allevamento, le industrie più colpite sono le più energivore: ceramica, vetro, gomma, plastica, metallurgia, carta che impiegano centinaia di migliaia di lavoratori che rischiano il posto. In Sardegna la Portovesme della multinazionale Glencore “programma la temporanea e graduale fermata della linea zinco” mettendo a rischio 750 dipendenti. Per le industrie il rincaro delle bollette è stimato tra 27,3 e 31,8 miliardi l’anno a fronte dei 46 dei concorrenti tedeschi e dei 7,5 miliardi della Francia, che ha costi ridotti grazie al nucleare. Su 600 mila imprese monitorate da Cerved quasi 100 mila potrebbero fallire, cresciute negli ultimi mesi di 11mila.

Ma l’impatto è pesantissimo anche sulle famiglie. L’energia spinge al rialzo tutti i prezzi, i salari non crescono, il potere d’acquisto cala. Secondo Confcommercio il 43% delle somme dedicate dalle famiglie ai consumi ormai va alle spese obbligate: il 6,3% in più dal 1995. Per l’energia, sia essa elettricità gas o carburante, nel 2022 servono più di 1.850 euro pro capite che, nella media del 2022, ormai valgono il 9,7% del totale dei consumi del 9,7%, record storico. Non a caso secondo l’Istat 2,6 milioni di persone sono costrette a chiedere aiuto per mangiare e ormai 5,6 milioni di italiani vivino in povertà assoluta. Le famiglie in povertà energetica erano l’8,5% nel 2019 e l’8,0% nel 2020, specie quelle del Sud, con oltre cinque componenti, con capofamiglia sotto i 35 anni o donna ultracinquantenne, ma Massimo Aprea dell’Università La Sapienza stima che nel 2020 per le famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza e in povertà energetica (quasi il 26%), le spese energetiche assorbivano poco più del 16% del RdC ma saliranno ben oltre il 25% con gl ultimi rincari record delle bollette. Il costo dell’energia finisce così per affondare chi già faticava a restare a galla.

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