Innaro e il nuovo “edittino” Rai

(Roberta Labonia) – La RAI ritorna ai tempi “d’oro” della censura. Dopo aver silurato il prof. Orsini ed altri stimati intellettuali rei di analizzare oltre il dovuto le cause del conflitto russo-ucraino in corso, ora un nuovo “editto bulgaro” anzi, per meglio dire, un edittino RAI, si è abbattuto sul giornalista Marc Innaro, storico corrispondente RAI da Mosca,

noto per la sua approfondita conoscenza delle dinamiche politiche e sociali che si muovono attorno al regime dell’autocrate Vladimir Putin.

Sembra di essere ritornati ai “bei tempi” del ventennio berlusconiano, quando con una dichiarazione da Sofia, l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, fece fuori dal servizio pubblico ben tre giornalisti del calibro di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi. Tutti e tre, come Innaro oggi, pagarono il fatto di essere menti libere e di dire e scrivere ciò che sapevano e pensavano.

A rimuovere Innaro da Mosca, con tutta probabilità su input governativo, è stato l’attuale AD RAI Carlo Fuotes, il quale lo ha spedito al Cairo, dove peraltro era già stato, all’epoca a ragione, per raccontarci delle primavere arabe e della rovinosa fine (anche per noi italiani), del regime libico di Gheddafi.

Anche la “colpa” di Marc Innaro, che poi è quella di tutte le teste pensanti e libere (vedi i Biagi, i Santoro e i Luttazzi di cui sopra), è quella di aver detto fin dall’inizio del conflitto russo ucraino le cose come stanno. Lungi dal ricalcare la narrazione imperante nel mainstream nazionale che ha ridotto l’analisi di questa guerra fratricida al teorema basico del “Putin cattivo” e “ucraini buoni”, si è permesso di dare conto ai teleutenti (e paganti), delle cause che ne stanno alla base; certe sue frasi del tipo: negli ultimi 30 anni “a essersi allargata a Est non è stata la Russia ma la Nato” e su questo “gli Usa e l’Europa qualche considerazione avrebbero dovuto farla”, hanno fatto saltare sulla sedia parecchi parrucconi del “servizio pubblico” (virgolettato non a caso), tipo la Monica Maggioni, attuale capa del Tg1 che, da allora, l’ha praticamente oscurato.

Innaro è finito anche in alcune oscene liste di proscrizione (nuovo sport nazionale dei soloni de noantri), fra cui quella stilata dal piddino Andrea Romano alla Camera, lista che grida vendetta al cospetto del mondo della cultura per i nomi che vi si leggono, fra cui quello di Corrado Augias reo, durante una puntata di “Rebus”, di aver intervistato uno storico del calibro di Alessandro Barbero, anche lui “putiniano” perchè colpevole di conoscere, con dovizia di particolari, le radici che stanno alla base dell’attuale conflitto.

Ciò che ci consola è stata la reazione, arguta quanto ironica di Marc Innaro quando è venuto a conoscenza di essere nelle black list all’italiana insieme a nomi che godono della sua stima:

“mi sarebbe dispiaciuto non esserci”.