Dalla siccità alle valanghe “è colpa nostra” (ma mai dei politici)

(di Alessandro Robecchi – Il Fatto Quotidiano) – È consigliata l’autofustigazione, possibilmente in pubblico, l’autodafé, l’espiazione solenne e silenziosa. Insomma, porca miseria, pentitevi, ognuno scelga la sua modalità (frustate sulle piante dei piedi, pinze e tenaglie, digiuni e penitenze) perché quel che emerge dal disastro della Marmolada è che “siamo tutti colpevoli”, anzi “è colpa nostra”, anzi “questo è ciò che stiamo facendo al pianeta”, eccetera eccetera.

C’è del vero, ovviamente: se gran parte del riscaldamento globale dipende dall’Uomo (inteso come umanità, ma anche come guidatore di automobile, consumatore di risorse, utilizzatore di aria condizionata), la colpa sarà anche nostra, certo, e ben vengano appelli e preghiere a comportamenti più responsabili, ovvio. Eppure non se ne va la sensazione che la colpevolizzazione del cittadino, l’appello alla sua moderazione, faccia velo all’inanità della classe dirigente (quella che dirige, che decide). Per chiarire: siamo chiamati a riflettere sulle nostre colpe e a correggere i nostri comportamenti, a sentirci in colpa, giusto, ma questo avviene proprio mentre la politica mondiale riscopre il carbone, rinvia sine die la ricerca di nuovi modelli di sviluppo, moltiplica le spese in armamenti, si riunisce in enormi assise che decidono poco o niente (e questo al netto dei deficienti negazionisti che in gennaio titolano: “Riscaldamento globale? Ma se fa freddo!”). Insomma, è colpa nostra, ma le politiche del clima non le facciamo noi. E c’è anche una sindrome da spiazzamento costante: mentre a pagina sei si legge, contriti e pentiti, che non si può andare avanti così, a pagina otto ci si stracciano le vesti perché le immatricolazioni di auto rallentano, o perché l’industria ha fame di energia e in assenza di gas, vabbè, le daremo da mangiare carbone, che sarà mai.

Come si sa, si procede per emergenze, e in ogni emergenza si chiama a corresponsabile il cittadino, in molti casi additandolo come il vero colpevole del disastro corrente. Dopo il Covid, è diventato un classico: la sanità barcollava, i vaccini non c’erano ancora, la medicina di base agonizzava, i posti letto negli ospedali calavano (25.000 in meno negli ultimi dieci anni), ma si applaudiva l’elicottero dei Caramba che inseguiva un podista solitario sulla spiaggia, in diretta tv. Traduco: l’autorità non si discute (sacrilegio!), è il singolo che è stronzo.

La siccità ci offre un esempio illuminante in proposito. Non piove, non nevica d’inverno, i fiumi sono vuoti, gli invasi calano, i sindaci si scervellano per inventare soluzioni, razionamenti, regole. Di colpo si discute animatamente sull’uso che facciamo dell’acqua. Trenta litri per lavarsi i denti? Pazzesco. Cento per lavare la macchina? Cinquanta per farsi una doccia, ma siamo matti? E questa è una parte del problema, su cui molti riflettono. Poi c’è l’altra parte: su dieci litri d’acqua che entrano nella nostra rete di distribuzione, quattro vanno persi, oltre il quaranta per cento, perché la rete è un colabrodo, gli investimenti non si sono fatti, l’acqua piovana non viene sfruttata, gli sprechi sono enormi, la politica non fa il suo mestiere. Insomma, lo dico male: può risultare irritante l’accorato appello al risparmio e alla frugalità liquida se chi dovrebbe garantire l’approvvigionamento se ne fotte alla grande, non investe, non decide nuovi invasi, non sistema le condutture. È come se l’idraulico, chiamato per una perdita, invece che aggiustare il tubo logoro, ti dicesse: “Anche lei, però! Eccheccazo, si lavi un po’ meno!”.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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6 replies

  1. Certo certo……
    Riscaldamento globale.
    Forse i grandi cervelli “occidentali” che ci governano fanno finta di non sapere che se anche tutta l’europa riuscisse a funzionare con auto elettriche e energia pulita al 100% , il resto del mondo continuerebbe ad inquinare a oltranza e il riscaldamento globale non scenderebbe nemmeno di mezzo grado.

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    • Perdonami se mi permetto, ma questo tuo è un ragionamento un pelino contorto, che si basa sulla tua percezione “locale”. Lo dico perché da una parte si deve pur cominciare. Se il “primo mondo” si iniziasse a dare una bella regolata, non ho dubbi a ritenere che il “secondo” e il “terzo” mondo prima o poi lo seguirebbero, quali che siano i motivi e nei tempi pur biblici in cui queste cose di solito accadono. Ma ripeto, da qualche parte sarebbe bene che si iniziasse, e subito.

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  2. Concordo in pieno con l’articolo. La classe dirigente ha sempre un bel fare discorsoni paternalistici ai popolino bove votante, dimenticandosi che sia essa stessa formata dagli stessi straccioni che compongono il “popolo”, la “gggente”, ma che semplicemente siano riusciti a salire i gradini della classe sociale con i più elaborati giochetti alla faccia di tutti. È la stessa gente, ma coi soldi, e che finalmente ha capacità decisionale, in quanto classe legislatrice.
    Rompono le palle per tutto, piangono sempre miseria, pretendono che si seguano le regole, ma loro no, sono immuni, sono intoccabili, loro possono, noi no che non siamo “un ca§§o” (Marchese del Grillo docet), la colpa è sempre del popolo idiota, ma comunque mai loro, sempre degli altri, tipico ragionamento da asilo. Lo si è visto bene per qualsiasi cosa, e se c’è stato un accadimento che ha rivelato la pochezza delle classi dirigenti di questo pianeta… è stata proprio la guerra. Si pensava, da italioti, che il problema risiedesse nella nostra politica locale, nei pezzenti che ci governano da decenni – colpa anche degli “ittttagggliani” che votano sempre gli stessi ceffi merdos[beep] – e invece ci si è infine resi conto che seppur su scala maggiore, i problemi, la gentaglia, l’imbecillità, la totale inadeguatezza e colossale demenza che caratterizza la nostra politica di morti di fame italiani, appartenga anche (direi “per definizione”) alla politica decisionista di tutto il pianeta, almeno per quel che attiene al mondo “occidentale”. Si son visti i geni europei all’opra, si è ben visto dove i boss europei e ammarigani vogliano arrivare, dopo aver messo per decenni tutto il potere economico e finanziario in mano ai veri boss del pianeta, che lasciavano cadere briciole anche per loro, ma pur sempre alla faccia del popolo cafonte bisunto! La colpa è SEMPRE della politica, altro che storie! SEMPRE!
    E perdipiù questi poi han pure la faccia come il Q-lo di venire a farci la morale? Roba da pazzi…!

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  3. Rientra nel filone :”siamo vissuti al disopra delle nostre possibilità” ora dovete fare (voi cittadini buoi) dei sacrifici pesanti.

    Invece il politico che sperpera soldi pubblici in marchette elettorali e non ,può continuare imperterrito. E se arriva uno per puro miracolo che vuole rovesciare, e in parte ci riesce l’andazzo, te lo fanno fuori in un amen con la determinante collaborazione dei “suoi” !!!

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  4. Concordo pienamente! E poi Robecchi è sempre il top! Consiglio il suo sito ufficiale , dove ogni mercoledì escono i suoi arguti commenti! Non vi do il link , potete trovarlo da soli !

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  5. E figurati se non abbiamo qualche “colpa”.
    Immaginiamo un mondo senza l’ uomo: mai una valanga, una inondazione, un riscaldamento ( o raffreddamento) globale, … Un immenso eden immutato e immutabile che non cambia di una foglia? Eppure la scienza ci dice l’ esatto contrario: ci sarebbero ( come ci sono stati) continui sconvolgimenti a non finire.
    Suvvia, non siamo così importanti… Saremo “misura di tutte le cose”, ma solo nella nostra testa…

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