Cappuccetto nero e i due lupi spelacchiati

Se fosse una favola, la débâcle del centrodestra nei ballottaggi di domenica si potrebbe intitolare cappuccetto nero e i due lupi spelacchiati. Un passo indietro. Quando Arianna Meloni dice che “faranno di tutto” per impedire alla sorella di diventare presidente del Consiglio […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Se fosse una favola, la débâcle del centrodestra nei ballottaggi di domenica si potrebbe intitolare cappuccetto nero e i due lupi spelacchiati. Un passo indietro. Quando Arianna Meloni dice che “faranno di tutto” per impedire alla sorella di diventare presidente del Consiglio (Il Foglio) si è portati a pensare che alluda alla solita sinistra che agita l’antifascismo per esorcizzare la nipotina di Almirante. O ai soliti pregiudizi dei cosiddetti poteri forti sulla scarsa affidabilità in chiave europea della leader di FdI. Eppure il feeling instaurato con Enrico Letta, e gli applausi al convegno dei giovani di Confindustria (per non parlare del turbo-atlantismo sfoderato contro la guerra di Putin) sembrano rendere tale narrazione abbastanza superata dai fatti. Dal primato elettorale che i sondaggi assegnano costantemente agli eredi della fiamma tricolore. E, insieme, dall’exploit, anche internazionale (vedi Vox) di io sono Giorgia, sono una donna, sono una mamma, sono cristiana che la collocano, quasi, sull’uscio di Palazzo Chigi.

Diciamo, quasi, perché un simile straordinario evento (la prima volta di troppe cose tutte insieme) per realizzarsi necessiterebbe della vittoria del centrodestra unito alle Politiche della primavera 2023. Se, appunto, unito, risultato altamente probabile. E della contemporanea, solenne accettazione da parte di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini che anche in quel caso il candidato premier della coalizione sarebbe chi prende più voti. Eventualità piuttosto complicata se toccasse a cappuccetto nero. E qui torniamo ai due lupi spelacchiati che ne farebbero volentieri un solo boccone, figuriamoci incoronarla premier. Per Salvini, infatti, essere costretto a cedere il passo alla Meloni significherebbe una sottomissione umiliante, e nel suo stesso campo. Per l’uomo che voleva farsi re (la sbornia del Papeete) addio sicuro alla leadership della Lega. Quanto a Berlusconi, difficile immaginare che possa digerire una seconda retrocessione dopo quella subita nel 2018 da Salvini. E per mano di colei che accolse la sua candidatura al Quirinale come una boutade. Ci sarebbe poi il disegno di conservare calda, in ogni caso, la poltrona di Mario Draghi, a cui Forza Italia e una parte influente del Carroccio non sarebbero insensibili, ma soprassediamo. Certo, a Verona, a Parma, a Catanzaro il centrodestra ha perso soprattutto per beghe locali. Basterà, tuttavia, l’ennesimo vertice a tre per dare piena legittimità a Giorgia? E Arianna che ne pensa?

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