Gratteri: “Riforme? No, disastri”

“Riforme? No, disastri, Correnti ancor più forti e pm meno autonomi”. Procuratore di Catanzaro. I cittadini hanno bocciato il referendum: Cartabia e governo non li ignorino. “In Italia ci sono ancora tante personalità di grande levatura morale: facciano sentire la loro voce; facciano capire ai cittadini che non fa bene a nessuno avere dei magistrati costretti a compiacere politici e avvocati per fare carriera” […]

(DI MARCO TRAVAGLIO – Il Fatto Quotidiano) – Procuratore Gratteri, i referendum sulla giustizia hanno superato a stento il 20% di affluenza. Se l’aspettava un flop così clamoroso?

Concordo sul punto col presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia: il mancato quorum è una plateale bocciatura di una cosiddetta riforma della magistratura e della giustizia che non era gradita a quasi nessuno e scontentava tutti.

Ma ora la ministra Marta Cartabia punta a un tour de force per fare approvare la sua legge sull’ordinamento giudiziario a tappe forzate. Lei ha già bollato con parole di fuoco anche quella “riforma”. Ora, dopo il referendum, che dice?

Dico che la ministra Cartabia e il governo dovrebbero prendere atto che ben più dell’80% dei cittadini (quelli che non hanno votato e quelli che hanno votato No) non vogliono la separazione delle carriere: invece vogliono che i magistrati possano continuare a lavorare senza interferenze e senza meccanismi che intacchino la loro autonomia e terzietà.

Si riferisce al quesito numero 4 del referendum, quello sul controllo degli avvocati sulle valutazioni dei magistrati?

Esattamente: in quel referendum non solo non si è raggiunto il quorum, ma – si badi bene – hanno votato a favore non più del 15% degli italiani. E invece la riforma Cartabia prevede praticamente quello che gli italiani hanno bocciato: un controllo “esterno” sul lavoro dei magistrati. Idem per il quesito numero 3 sulla separazione delle carriere: non la vogliono non solo i magistrati, ma anche la stragrande maggioranza degli italiani. I partiti dovrebbero riflettere attentamente su quanto è accaduto.

E sulla proposta di riforma del Csm invece?

Guardi, non cambierebbe assolutamente nulla. La riforma proposta dalla ministra non solo non modifica in alcun modo il “sistema” delle correnti che tutti a parole denunciano e dicono di voler combattere. Ma, se possibile, addirittura lo fortifica. Le correnti continueranno a fare quello che fanno e il loro strapotere non verrà in alcun modo indebolito o archiviato. L’unica strada è quella del sorteggio temperato, a favore del quale, non dimentichiamolo, si sono recentemente espressi il 41% dei magistrati. Molti emendamenti al testo governativo riguardano questo aspetto: sono gli unici che possono avere un senso.

Dopo mesi e mesi di balletti, il governo Draghi pare determinato a chiudere la partita. Crede troverà la quadra?

Non lo so. Ma, se le proposte che prevedono intollerabili interferenze del governo sulla magistratura non vengono eliminate, spero proprio di no. Come si può accettare che sia il Parlamento a indicare quali sono i reati da perseguire? Come si fa a restare inerti di fronte alla previsione che il progetto organizzativo delle Procure sia approvato dal Consiglio superiore della magistratura solo dopo aver valutato le eventuali osservazioni formulate dal ministro della Giustizia? La magistratura è uno dei tre poteri dello Stato. E la separazione dei poteri è uno dei principi fondamentali su cui si fondano uno Stato di diritto e una democrazia liberale. La riforma, invece, prevede delle ingiustificate e ingiustificabili interferenze che intaccano la separazione tra i poteri. Che non dev’essere toccata.

Ci avevano già provato Berlusconi&C., in passato, ma la rivolta della società civile e delle opposizioni, non solo della magistratura, lo costrinsero a fermarsi. Come si spiega oggi una reazione così tiepida, per non dire inesistente?

Me lo domando e non trovo una risposta. Forse è perché veniamo da due anni di pandemia che ha sfiancato tutti. Forse perché siamo coinvolti in una guerra terribile. Forse perché milioni di italiani che faticano ad arrivare a fine mese sono afflitti da troppi problemi quotidiani. Forse perché i media hanno diffuso un’aura di intoccabilità attorno a questo governo, che invece – almeno sulla giustizia – ha combinato solo disastri. Ma non dobbiamo abbassare la guardia: se il sistema giustizia non funziona, i danneggiati non siamo noi magistrati, ma la collettività. Non resta che sperare in un rigurgito di coscienza da parte di chi sa bene che questa è una deriva pericolosissima.

A chi pensa?

In Italia ci sono ancora tante personalità di grande levatura morale: facciano sentire la loro voce; facciano capire ai cittadini che non fa bene a nessuno avere dei magistrati costretti a compiacere politici e avvocati per fare carriera; ricordino a tutti che quasi 80 anni fa, per conquistare la nostra democrazia, hanno perso la vita migliaia di donne e uomini. Ogni stagione ha la sua resistenza.

1 reply

  1. Vi immaginate avere un Ministro della Giustizia così al posto della Cartabia?

    Gratteri ha scritto: “La corruzione non è solo il prezzo che i cittadini onesti pagano alla malapolitica e alla malaeconomia, ma anche, e soprattutto, «un fattore strategico e strumentale dell’espansione mafiosa».
    Corruzione e mafia, ormai, vanno sempre più a braccetto. Sono due facce della stessa medaglia. Oggi la corruzione influenza le regole del mercato e rappresenta uno degli ostacoli principali alla crescita economica, distorce la libera concorrenza, scoraggia gli investimenti.
    C’è una preoccupante correlazione tra criminalità, corruzione e distorsione dei processi democratici. La corruzione, da sempre, è contraria ai principi che guidano la democrazia.Chi era convinto che il Mezzogiorno fosse l’unico habitat funzionale alle mafie è stato costretto a ricredersi. Le regioni del Nord, soprattutto quelle più ricche, da tempo garantiscono sponde funzionali al riciclaggio e all’investimento dei capitali mafiosi.Dilagano gli squallori, i vizi, le volgarità di un sistema di potere nel quale la politica, l’imprenditoria, la mafia e la società civile sono unite dal sottile filo della corruzione, non solo economica, ma anche culturale.
    In un Paese dove la progressione per meriti sgomita senza successo, il modello che prevale è quello dei favori e delle clientele.

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