Draghi, Macron e Scholtz in treno verso Kiev

(Marco Galluzzo – corriere.it) – Il programma dice che viaggiano di notte in carrozze diverse, ma sullo stesso treno. Un centinaio di agenti dell’intelligence, dei tre diversi Paesi, sono distribuiti lungo il convoglio che parte dal territorio polacco ed entra nel territorio ucraino, per raggiungere la città di Kiev alle dieci di mattina. Ad attendere Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz c’è una rete di sicurezza composta da almeno 300 militari ucraini, integrati in una rete di prevenzione e scambio di informazioni che coinvolge anche reparti militari speciali dei tre Paesi europei.

Il capo del governo italiano, il presidente francese, il cancelliere tedesco arrivano oggi insieme, salvo sorprese dell’ultimo minuto, nella capitale ucraina. Arrivano con un messaggio di unità che è un successo pieno per l’Unione europea: il Vecchio Continente — che ha brillato per unità su alcuni dossier, meno su altri — si presenta per la prima volta davanti al governo ucraino, dopo oltre tre mesi e mezzo di guerra, con i tre leader più importanti. La prossima settimana, nel corso del Consiglio europeo, insieme agli altri 24 capi di Stato e di governo, dovranno dare una risposta necessaria e urgente alle richieste plurime dell’Ucraina di candidarsi ad entrare nella Ue.

A Kiev Draghi, Macron e Scholz avranno programmi in parte uguali, in parte convergenti, in parte diversi. Di sicuro tutti e tre terranno una conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, avranno colloqui anche con diversi membri del governo. La visita è stata preparata per diverse settimane dalle diplomazie di Roma, Berlino e Parigi: si sono incastrate le agende, con i leader che staranno quasi tutto il giorno nella capitale ucraina; le esigenze di sicurezza, integrate con l’esercito ucraino; i programmi, che coinvolgono anche organizzazioni e pezzi di società civile. Draghi, Macron e Scholz arrivano per parlare dei dossier più urgenti: altri aiuti militari, possibili negoziati sul grano, candidatura all’adesione di Kiev alla Ue, ma anche ricostruzione del Paese, stime sui bisogni del medio e lungo periodo di un territorio in alcuni casi quasi interamente distrutto.

La visita dei tre leader è anche l’affermazione di un nocciolo duro europeo che per la prima volta, dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, si muove in modo coordinato di fronte ad un appuntamento che appare come un passaggio storico. La giornata avrà un valore altamente simbolico, magari non porterà risultati concreti, e nessuno si fa illusioni su questo punto, ma avrà in ogni caso un risvolto e una risonanza politica che segneranno la storia di questo conflitto. È anche un successo non indifferente per l’Italia, che per la prima volta viene inserita appieno in quello che per tanti anni è stato un asse a due: il tandem di governo della Ue che oggi si allarga alla presenza di Roma è un dato che le nostre istituzioni registrano con orgoglio.

Fra i dossier in discussione ci sarà quello della sicurezza alimentare: sarà fatto un ulteriore approfondimento sulla possibilità di sbloccare via mare le rotte del grano e delle altre sementi ucraine bloccate ad Odessa. Ma con Zelensky sarà discusso anche il ruolo svolto finora dalla Turchia nel tentativo di mediazione possibile fra Mosca e Kiev: è il caso di insistere sulle capacità diplomatiche di Ankara? Sarà una delle domande alle quali i quattro leader cercheranno di dare una risposta.

La visita di oggi è stata preceduta da una piccola, forse strumentale, polemica, da parte del consigliere del presidente ucraino, Oleskjy Arestovych: ha espresso il timore che nella loro imminente visita a Kiev Mario Draghi, Olaf Scholz ed Emmanuel Macron premano perché il Paese accetti un cessate il fuoco. «Temo che cercheranno di raggiungere una sorta di Minsk 3». Un dato che conferma, al di là della polemica, quanto sia difficile immaginare, al momento, ogni sorta di soluzione o di inizio di negoziato.

In ogni caso, afferma Macron alla vigilia della visita, «noi, come Unione europea, dobbiamo mandare dei chiari segnali politici all’Ucraina, che sta resistendo in modo eroico da mesi, un messaggio tanto più importante in quanto la prossima settimana dovremo prendere importanti decisioni al Consiglio europeo».

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3 replies

  1. non facevano prima ad incontrarsi in Polonia?
    vabbeh
    cercheranno di sondare cosa vuole Zeta
    oramai prigioniero della sua propaganda

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