Ucraina e i 100 giorni di guerra: i volti e l’orrore, istantanee di una tragedia

Gli scatti che hanno raccontato la verità: dai volti dei feriti alla scoperta delle fosse comuni ai luoghi della vita civile cancellati dai bombardamenti

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(foto Afp, Ap)

(Roberto Saviano – corriere.it) – Le foto. Sono loro che hanno permesso di farci vedere questi cento giorni di guerra. Sono i reporter che hanno sconfitto la propaganda di regime. Sono queste foto che hanno permesso di vedere la guerra nel più difficile momento che possa vivere la comunicazione umana. In Siria mancarono questi eserciti di reporter per smontare le bugie del regime che usava il gas sulla propria gente per poi smentirlo. E anche in Italia ciarlatani d’ogni tipo diffusero la menzogna nonostante molte, moltissime prove (ma tutte o quasi del posto) che quei gas non furono mai stati usati o non fossero opera di Assad. In Ucraina occhi di tutto il mondo hanno fotografato, misurato, scattato, mappato quello che stava accadendo. Difficilissimo quindi è stato per il regime manipolare, negare, nascondere.

La differenza tra video e foto è tutta nella scelta e nel tempo. La foto è la scelta, tra il flusso di immagini presceglie lo scatto in grado di raccontare il contesto e chiede allo spettatore di fermarsi. La foto chiede pensiero, è una dimensione intima. Queste foto sono entrate nei corpi di chi le ha osservate portando sul fronte anche gli sguardi più distratti. La foto di Olena Kurilo arriva nei primi giorni di conflitto come primo volto segnato dalle schegge. Le esplosioni che lacerano il volto Aris Messinis le racconta scattando questo ritratto di sofferenza. È il primo allarme, la guerra d’invasione russa non ha contro eserciti ma civili.

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Olena Kurilo (Afp)

La foto del peluche insanguinato nella strage di Kramatorsk realizzata da Andriy Andriyenko riesce a mostrare la violenza estrema dell’artiglieria che bersaglia una stazione con l’intento di colpire persone inermi che cercano di scappare. Il messaggio del regime di Putin: non c’è via di fuga. Quel peluche racconta un bambino senza mostrarlo, il sangue impregnato è la prova che ciò che era un gioco è diventato scudo che ha usato sul volto per proteggersi dalle schegge e poi spugna del suo stesso sangue. I reporter sono testimoni, non solo cronisti. Il testimone è colui che non riporta solo notizia o informazione ma porta il corpo e lo sguardo nello spazio stesso del fatto, l’adagio di Capa rimane il migliore: le foto vanno sempre scattate «leggermente fuori fuoco», troppo lontano non sei sulla cosa, troppo vicino non permetti ad altri di vedere, osservi solo tu, leggermente fuori fuoco permetti di essere vicino alla verità ma soprattutto renderla visibile. È la filosofia del reporter che prediligo. I corpi fatti a pezzi sono stati testimonianza e ricerca di molti fotoreporter come Emilio Morenatti, che racconta la memoria sulla carne. La mia generazione italiana sino ad oggi non conosce questa forma di memoria che invece da sempre è nota all’umanità: i mutilati.

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Peluche insanguinato alla stazione di Kramatorsk (Ap)

Yarik e Yana erano anche loro a Kramatorsk insieme alla mamma Natasha. Yana e Natasha si erano allontanate per comprare del tè quando il cielo è diventato d’improvviso nero. Yarik era rimasto in stazione vicino ai bagagli. Un missile ha strappato le gambe alla madre e alla figlia e ora Yarik si occupa di loro. Lo schifo della guerra è l’obiettivo di racconto di molti fotografi.

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Natasha Stepanenko e la figlia Yana ferite a Kramatorsk e amputate (Ap)

I volti verdi come questo ripreso da Wolfgang Schwan mostrano che anche il colore della carne la guerra lo muta. È un antisettico, lo stesso disinfettante che conosciamo quando ci operano, viene cosparso sulla carne prima d’essere tagliata dal chirurgo, qui viene cosparso invece dopo i tagli delle ferite delle schegge. Le bombe non massacrano solo l’obiettivo su cui vengono lanciate ma le schegge casuali, incontrollabili, travolgono chiunque.

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Un ferito a Kharkiv (Anadolu via Afp)

Persino il momento sacro della nascita non viene risparmiato, la foto di Marianna Vishegirskaya, la donna incinta che scappa dal bombardamento dell’ospedale di Mariupol, racconta una persecuzione costante della vita quotidiana. E se non ci fossero stati molti sguardi quel giorno la propaganda che millantava la presenza di comparse avrebbe vinto. Solo i diversi occhi presenti hanno dato le prove smontando le balle.

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Mariupol Marianna Vishegirskaya (Ap)

Zelensky cambia le storia della guerra con un unico gesto e lo fa all’alba dell’invasione. Inaspettato per il regime di Mosca, inaspettato per gli americani, del tutto inaspettato per le democrazie europee: rimane a Kiev. Ma non è stata l’unica mossa politica vincente, la seconda riguarda proprio queste foto. Zelensky ha fatto entrare reporter d’ogni parte del mondo. Avrebbe potuto controllare la comunicazione, permettere solo ad alcuni di entrare con la scusa della sicurezza, invece aprendo le frontiere ai reporter ha reso fonti aperte quello che accade in Ucraina ed è stato fondamentale.

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Selfie di Zelensky e di alcuni ministri (Afp)

La foto della reporter Carol Guzy mostra un corpo tirato su da una fossa comune che sembra, osservandolo, un Cristo deposto di Raffaello o di Bartolomeo Schedoni. Dinanzi a queste foto si crede di non poter spendere l’espressione «bella foto» ed è giusto, fotografia necessaria è il giudizio che diamo. Le fosse comuni sono da sempre strumento di camuffamento dell’orrore. Da un lato servono tecnicamente per evitare il fetore dei cadaveri e la diffusione di malattie ma in realtà lo scopo politico è togliere tracce delle esecuzioni e poterle quindi attribuire ad altri. Il caso scuola fu opera del regime di Stalin che nel 1940 a Katyn fece fucilare 22 mila ufficiali, giornalisti, professori, imprenditori polacchi colpevoli d’essere a suo giudizio nemici della sovietizzazione della Polonia. Furono tutti nascosti in una enorme fossa comune e, una volta scoperta, la colpa fu data dai sovietici ai tedeschi, soltanto nel 1990 emerse la verità. Non così è andata a Bucha dove la strategia era la medesima — massacri, fosse comuni e attribuzione agli ucraini — solo i reporter fotografando e indagando hanno permesso di bloccare la propaganda russa.

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Un corpo estratto da una fossa comune a Bucha (Carol Guzy /Zuma Press Wire)

La mano di Bucha scattata da Zohra Bensemra è un dettaglio fondamentale per descrivere la vita che si interrompe all’improvviso. Uccisi mentre andavano a far la spesa, mentre si recavano al lavoro, uccisi senza motivo, presi a caso in strada. Quella mano curata racconta di una vita che non aveva smesso di proteggersi, sono sempre questi gli elementi più utilizzati dai complottisti per dire che è tutto falso. Ma come, le unghie laccate in piena guerra? È lo stesso argomento usato contro Josefa, la donna salvata in mare da una ong che fu accusata di avere smalto alle unghie e quindi di essere «una figurante».

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La mano di Iryna Filkina, uccisa a Bucha (Reuters)

E in ultimo uno scivolo crivellato di colpi in un parco per bambini di Hostomel, fotografato da Metin Aktas, l’aberrazione cieca dei bombardamenti disegna il destino dell’umanità che non dismetterà mai la sua vocazione di distruzione colpendo persino i luoghi dell’innocenza.

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18 replies

  1. Lascio passare tante cialtronate di tanti cialtroni del Mainstream. Ma tra quelli che m’indignano di più a cui non riesco a fare sconti c’è questo Buffone arricchito, miracolato dagli eventi e dalla furbizia. Saviano mi disgusta perché ne riconosco il talento comunicativo, ed anche in una prima fase, gli albori del libro ( plagio o non plagio) Gomorra, il coraggio. Poi si è travestito da eroe civile, progressista e di Sistema, ed ha cavalcato ogni denuncia in funzione di un Potere, quello vero, che lo ripaga e lo mantiene. Rappresentare tutte le cialtronate, le mistificazioni, le falsità che ha detto e scritto in questi anni impiegherebbe ore di ore di scritti e documenti che lo ridicolizzano, inchiodandolo. Ma basta anche dare un’occhiata a quest’articolo sul Corriere. Le foto, le sceglie e le commenta con retorica furbetta, quella che serve alle “finte” anime belle del politicamente corretto, ma ne attribuisce responsabilità a cazzo, senza una prova ( vedi Kramatorsk), mistificando ed omettendo. È un vero pezzo di merda. Lo disprezzo totalmente. Proprio perché aveva qualità superiori ai tanti buffoni di Corte.

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  2. Questo articolo è una montagna di sciocchezze per non dire un altra espressione colorita, Povero Saviano come ti sei ridotto…

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  3. Ma che cazzo vi mangiate la mattina, per essere così velenosi contro un articolo che afferma solo che grazie ai reporter riaffiorano meglio alcune verità di tutte le guerre e,soprattutto, queste foto possono,forse,anche in minima misura,rallentare gli orrori di una guerra?

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  4. “da 30 mila dollari”

    https://bulgarianmilitary.com/2022/06/02/location-kyiv-javelin-atgm-is-sold-for-30k-on-the-darknet/

    Avanti, chi offre di più?
    Abbiamo qui un bel javelin, gentilmente regalato dalle potenze democratiche occidentali e ora a disposizione di terroristi, mafiosi e delinquenti di ogni risma. Forza fate le vostre offerte! È una occasione che si ripeterà spesso ma conviene approfittarne subito, il prodotto è molto richiesto!
    Compra un javelin e corona il tuo sogno!

    Manica di deficienti sdraiati ai piedi degli squilibrati oltreoceano.

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    • In un paese già povero di suo, come pensavi potesse finire la storia di arsenali pregiati sottomano, eh deficiente?

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  5. ”’La foto del peluche insanguinato nella strage di Kramatorsk realizzata da Andriy Andriyenko riesce a mostrare la violenza estrema dell’artiglieria che bersaglia una stazione con l’intento di colpire persone inermi che cercano di scappare. Il messaggio del regime di Putin: non c’è via di fuga. Quel peluche racconta un bambino senza mostrarlo, il sangue impregnato è la prova che ciò che era un gioco è diventato scudo che ha usato sul volto per proteggersi dalle schegge e poi spugna del suo stesso sangue.”’

    Ah, ecco.

    Se invece volete vedere le vittime senza pelouce, potreste dare un’occhiata alla fine di una madre e del suo figlio. Quando? Nel DONBASS, qualche annetto addietro, causa l’artiglieria UCRAINA:

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    • @SM: era proprio necessario? Facciamo gara a chi ce l’ha più lungo? Vogliamo cadere nella stessa becera propaganda vittimistica dei guerrafondai atlantisiti?

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      • Beh sai, queste sono foto che girano solo da 7-8 anni, stupisce molto che questi morti siano dimenticati e ignorati, mentre Saviano ci fa vedere gli scivoli e i pelouche.

        Quindi sì, mi pare giusto ricordare queste persone ammazzate. La guerra (dal 2014) è questa, se vuoi raccontarla, devi raccontarla tutta.

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    • Stefano Mencarelli, come Cagliostro, sei un infame. Un infame.

      Chiama i tuoi e chiedigli di pagarti l’avvocato. Eddai! Non fare il vigliacco.

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  6. Aspettiamo Saviano sul Corriere che parla dei civili ammazzati dagli ucronazi in Donbass, ma dopo 8 anni penso che non ci sia niente da aspettare più. Almeno tacesse per la vergogna.

    O queste foto sono MENO evocative delle sue?

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  7. La furia di Kiev ha colpito. Vera Filatova ha la parola.

    “È quella particolare donna con una maglietta rossa (sapete quale intendo, se avete visto il filmato) la cui morte mi ha scioccato di più. Devo confessare che, in primo luogo, non ho mai assistito a una morte così orribile da vicino con la telecamera con tutti i dettagli cruenti del sangue che le usciva dalle gambe amputate e il sangue su tutto il viso. E, in secondo luogo, è l’incredibile dignità che ha mantenuto nelle sue devastanti circostanze fatali: i suoi occhi penetranti, che ti guardano e non gridano aiuto per se stessa, ma con una voce molto piacevole, stoica e educata, che chiede aiuto per una persona ( già morto) sdraiato accanto a lei.’
    Ecco un’altra clip di Inna. Le grida sembrano provenire dal fotografo.

    https://rixstep.com/1/1/1/20140606,00.shtml

    il video è già stato rimosso , rimangano solo le foto e l’orrore
    peccato non poterlo spedire a quel millantatore di Saviano

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  8. Una volta chi nasceva di sinistra moriva di sinistra, e quindi come minimo era contro la guerra, contro la Nato e contro gli Stati Uniti.

    Poi arrivò Giuliano Ferrara che fece di no col ditino, e da allora…

    Solo oggi conto Lerner, Saviano e Galli della Loggia.

    Mica male!

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  9. Grazie Saviano,se continui a scrivere questi articoli , il popolo Italiano passerà dalla nostra parte.

    Grazie ancora ti avevamo giudicato male, ti lasciamo un caffè pagato al bar

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  10. ? Non si tratta di fare a chi ce l’ha più lungo, se entrambi sono una merda bisogna farlo vedere.
    Mi ripeto per l’ennesima volta, non ho alcuna intenzione di versare lacrime e soldi per un paese che in una scala da 0 a 100 è democratico 0,5, quand’anche la Russia fosse democratica 0(ed effettivamente è così).
    Le lacrime le verso solo per gli innocenti, di qualsiasi parte ed etnia essi siano

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