Una guerra lunga per cancellare il passato

Tra propaganda e realtà. Si è tentato di far scordare gli ultimi 8 anni di conflitto. Tutto ciò che si è detto e scritto sulle operazioni militari è, a oggi, smentito. La prima cosa che appare chiara, dopo 100 giorni di guerra in Ucraina, è che tutto ciò che si è detto e scritto sulle operazioni militari russe è saltato […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – La prima cosa che appare chiara, dopo 100 giorni di guerra in Ucraina, è che tutto ciò che si è detto e scritto sulle operazioni militari russe è saltato. Una volta di più, si è dimostrato che la narrazione della guerra segue logiche e grammatiche diverse dalla realtà, per non parlare della verità. Il giochetto della propaganda, antico come il mondo, è infatti quello di attribuire all’avversario scopi e strumenti molto più alti di quelli effettivi, per giustificare sia una vittoria clamorosa sia una sconfitta onorevole, oppure per spaventare e ottenere con la paura ciò che non si avrebbe mai con la ragione.

Le intenzioni strategico-politiche attribuite a Mosca, sin da prima dell’invasione e tuttora sostenute, si sono dimostrate sbagliate, eppure sono riuscite nello scopo che le baggianate dovevano conseguire: orientare la narrazione. La demilitarizzazione e la denazificazione annunciate dal presidente Putin come scopi politico-strategici, non riguardavano la debellatio dell’Ucraina o la purificazione della popolazione dal morbo nazista. La prima mirava a impedire che l’Ucraina diventasse parte di una alleanza militare ostile alla Russia (la Nato); la seconda perseguiva la “pulizia” della leadership e delle strutture di sicurezza dalle componenti neo-naziste che in pratica dal 2014 avevano assunto poteri anche istituzionali.

Facendo partire la guerra dal giorno dell’invasione, si è tentato di far dimenticare gli otto anni precedenti durante i quali i vari governi ucraini hanno massacrato le popolazioni (ucraine) del Donbass colpevoli di essere legate a una propria lingua (del tutto simile a quella ucraina) e di volere una autonomia politico-amministrativa dal governo centrale. Un governo che nel 2014 si era insediato con un vero e proprio colpo di Stato manovrato da estremisti nazionalisti e russofobi sostenuti dagli Stati Uniti e dall’Unione europea.

Si sono volute far dimenticare al mondo occidentale le palesi minacce e provocazioni da parte ucraina e della Nato dei precedenti 24 anni e in particolare degli ultimi quattro mesi, durante i quali è stata definita la strategia offensiva nei riguardi della Russia.

L’Ucraina e gli Stati Uniti, con un accordo bilaterale “capestro” siglato nel 2008 e aggiornato a settembre del 2021, avevano oltrepassato la linea rossa che la Russia aveva tracciato tra minaccia e “minaccia esistenziale”. L’accordo è scritto in un linguaggio del peggior estremismo nazionalistico ucraino, della peggiore forma diplomatica e firmato dagli Usa in una chiara visione di confronto sia diretto sia mediato (da Ucraina e Nato) contro la Russia. Stando allo spirito, e soprattutto alla lettera di quell’accordo, non esisteva e non esiste tuttora alternativa alla guerra. La Russia doveva soltanto scegliere il modo di iniziarla e condurla.

Ha scelto un modo molto classico e quasi arcaico: l’invasione con truppe corazzate e obiettivi limitati sul piano militare, per dare sicurezza al Donbass e concorrere agli obiettivi strategici. Quella che viene ancora oggi definita come una “invasione a tutto campo” una “aggressione” immotivata e non provocata sul piano militare è stata condotta con forze del tutto insufficienti a conseguire la conquista di tutto il Paese e meno che mai l’occupazione e l’espansione russa in Europa. “Dopo di noi toccherà a voi”, gridava il presidente Zelensky immediatamente acclamato e seguito (o perfino preceduto) su questa linea da tutti – o quasi – gli europei e americani. “Noi stiamo combattendo per voi”, tuonava il presidente incitando Usa e Nato a partecipare alla guerra con armi, sanzioni e miliardi di euro/dollari in nome dei valori condivisi.


Battaglie condotte in modo quasi arcaico

Se da un lato è molto dubbio (e perfino pericoloso) che l’Europa condivida i valori di questa Ucraina, dall’altro è assolutamente vero che essa stia conducendo una guerra per conto degli Stati Uniti. Le operazioni militari russe si sono immediatamente concentrate sulla parte del Donbass dove l’Ucraina dal 2014 aveva schierato truppe regolari e irregolari ben addestrate e armate dall’Occidente in versione anti-insurrezionale: carri armati e milizie contro la popolazione del Donbass e contro i cosiddetti separatisti. Questi ultimi erano (e sono) appoggiati dalla Russia in nome di una “responsabilità di proteggere” giuridicamente prevista, ma non riconosciuta alla Russia da ucraini, americani e consueto seguito.

L’esercito e le forze di sicurezza interne dell’Ucraina potevano contare su circa 160 mila uomini alle armi ai quali si aggiungevano 16-20 mila “volontari” di varia natura e provenienza. Un terzo di queste forze era schierato a est del Dniepr, di fronte ai territori delle neo-repubbliche del Donbass; un terzo a nord della Crimea in preparazione dell’attacco alla penisola e Sebastopoli previsto dalla “piattaforma Crimea” del 2021 approvata e sostenuta dagli Stati Uniti; il restante era dislocato a difesa dei centri urbani e altri obiettivi sensibili.

Mentre le truppe russe penetravano in Donbass su tre vie tattiche (Lugansk-Sloviansk, Donetsk-Dnipro e Mariupol- Zaporizha-Kherson) e attaccavano con artiglierie e missili obiettivi sensibili come Kharkiv, furono subito attivati i primi colloqui russo-ucraini per un cessate il fuoco. Un esercizio militar-diplomatico promosso da alcuni leader europei che probabilmente non avevano letto bene gli accordi bilaterali tra Usa e Ucraina, così come non si curano ancora di leggere quelli tra Ucraina e Gran Bretagna, tra Polonia e Ucraina, tra Paesi baltici e scandinavi e Gran Bretagna.


L’azione dimostrativa di forza con i raid su Kiev

Allo stesso tempo, la Russia avviò un’azione dimostrativa di forza inviando una forza corazzata su Kiev. Voleva essere un modo per influenzare i negoziati, orientare la politica di Zelensky verso un distacco dai suoi partner estremisti e soprattutto convincere le forze armate ucraine a un accordo. A Kiev, evacuata dalla maggior parte degli abitanti oltre che dalle ambasciate e dai “consiglieri militari” occidentali, ci furono bombardamenti in periferia, l’occupazione di alcuni centri suburbani e una sosta tanto forzata quanto minacciosa di una chilometrica fila di carri armati in puro stile Ungheria o Praga. Anche in questo caso venne propagandato l’imminente attacco alla città. Ed è stato smentito dai fatti.

Le truppe russe si ritirarono quando fu chiaro che dai colloqui non poteva nascere niente, le forze armate ucraine non si accordavano, le milizie e la polizia ucraine controllavano la città, l’Occidente non intendeva trattare e anzi stava ottenendo nuove adesioni alla Nato, le truppe ferme per quasi un mese stavano perdendo motivazione e vite umane e, non ultimo, il fronte interno dei falchi del Cremlino criticava Putin per la scarsa volontà di usare la forza.

Ovviamente il riposizionamento fu sfruttato dalla propaganda ucraina come una vittoria dell’eroica resistenza e di fatto convinse i leader ucraini e gli amici occidentali ad aumentare aiuti e sostegno militare in vista della cacciata dei russi dal territorio ucraino, Donbass e Crimea inclusi.


La seconda fase: il Donbass priorità strategica

Lo stesso si verificò quando i russi lasciarono la periferia est di Kharkiv. In realtà, l’affermazione della priorità strategica russa al Donbass rese possibile esercitare una pressione maggiore su tutta la regione. Inoltre, nonostante le forti perdite subite, tutta la parte sud-est fino a Mariupol e lungo la costa dei mari Azov e Nero era già controllata dai russi che furono ancor più motivati dal determinante chiarimento che la guerra non riguardava l’Ucraina, ma tutto l’Occidente contro la Russia. Così, infatti, si erano espressi gli ineffabili statunitensi Blinken e Austin, il britannico Johnson, il Segretario della Nato Stoltenberg e la Commissaria europea Von der Leyen seguiti dai vari Cip&Ciop della politica da salotto.

Oggi il pendolo delle operazioni volge in favore della Russia, che metodicamente continua a spingere le forze ucraine dal Donbass al fiume Dniepr. Probabilmente si fermeranno lì, sul grande fiume dove lo Stato Maggiore ucraino ha già ordinato di costituire una linea difensiva innescando l’effetto “panico” (in italiano “Caporetto”) delle forze usurate dal punto di vista fisico e demotivate dalla resa della Brigata Azov. Il pendolo potrebbe tornare indietro con l’arrivo delle nuove armi americane e inglesi fra un paio di settimane. Ma potrebbe essere già tardi per recuperare terreno oppure troppo tardi per tutti. I russi stanno aspettando un razzo sul proprio territorio per scatenare la Terza guerra mondiale. Con o senza Putin.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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17 replies

  1. Si Paolo, l’articolo è perfetto come quello della Spinelli, il problema è che entrambi giungono alla stessa conclusione…..
    Speriamo che non accada

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  2. Roba da MATTI furiosi.
    Quello che ho sempre immaginato a grandi linee ora me lo trovo confermato con massima precisione nero su bianco dal gen. FABIO MINI.
    Bastardi maledetti I MIGLIORIteste di caxo
    D’itaglia compreso il para qulo 5s.

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  3. CANFORA:PUTINIANO? IMPOSSIBILE PER UN COMUNISTA

    di Frida Nacinovich
    – Professore, andiamo subito al cuore del problema: come scrive il brillante vaticanista Marco Politi, è centrale chiedersi quale sia l’obiettivo geopolitico finale del conflitto. Da una parte Papa Francesco e il presidente francese Emmanuel Macron, che continuano a chiedere in tempi rapidi un tavolo di negoziato, dall’altra i Paesi baltici e la Polonia, che premono per infliggere alla Russia un colpo finale che non le consenta mai più avventure militari, sostenuti da un pezzo del governo Usa e da quello inglese. Secondo lei che sviluppi possiamo aspettarci?
    “La risposta non è facile. Fino a qualche mese fa si poteva pensare che in Occidente regnasse il buonsenso. Invece da qualche tempo a questa parte abbiamo capito che ai vertici degli Stati Uniti c’è una parte che vuole chiudere la partita contro la Russia. Dato che i polacchi danno una mano – e sono anche gli ‘infiltrati’ degli Stati Uniti dentro l’Unione europea – la situazione è molto seria. Possono prevalere questi irresponsabili, per i quali una guerra generalizzata non è un problema. I polacchi forse hanno la tendenza al suicidio, gli Stati Uniti sono tranquilli perché protetti da due oceani. Quindi, mentre l’Europa va al massacro, loro se la spassano. E vendono le armi agli europei che si massacrano fra loro. L’opzione di chiudere la partita con la Russia non è impossibile, c’è solo da sperare che non prevalga”.
    – Professor Canfora, non c’è da avere paura quando i governi mettono l’elmetto mentre i governati chiedono trattative, il cessate il fuoco e stop al riarmo?
    “Da quando abbiamo i governi del presidente, l’opinione pubblica non conta nulla. È come se non ci fosse. Forse l’opinione pubblica voleva un governo comprendente tutti, dalla Lega al Pd? Credo di no. Eppure questo governo ci è stato imposto. E se a noi non piace, a loro non importa. È stato detto, non è una mia riflessione, che nel Paese è stata sospesa la democrazia perché maiora premunt. Quando è entrato in carica il governo Draghi, è stato giustificato con il fatto che l’ora grave della patria richiedeva l’unità, e ogni conflittualità doveva essere messa da parte. Il governo è nato così. Ma a quel punto le dinamiche che siamo soliti chiamare democratiche vengono sospese, inutile fingere che sia andata diversamente. Molti giornalisti si sono affrettati a dire che è vero il contrario. Pazienza”.
    – La guerra è tornata in Europa, come accadde nella ex Jugoslavia. Sembra che i governi continentali abbiano nuovamente dimenticato la terribile lezione del secondo conflitto mondiale.
    “Non l’hanno dimenticata affatto. Dopo la fine dell’Unione Sovietica la Nato ha deciso di spazzare via tutto quello che sopravviveva del socialismo. Quindi il bersaglio principale era la Jugoslavia, alla quale hanno inflitto prima una guerra civile, poi una guerra di aggressione da parte della Nato, nel 1999. I governi sanno benissimo quello che fanno. Avevano promesso a una persona ‘ingenua’ come Gorbaciov che la Nato non avrebbe fatto passi per arrivare ai confini della Russia, dopo poco hanno fatto esattamente il contrario. E ora, come ha detto Papa Francesco, la Nato abbaia ai confini della Russia. Non è che hanno dimenticato, stanno seguendo un piano preciso, al quale evidentemente tengono moltissimo”.
    – Dopo tre mesi di guerra, in Italia anche i più convinti sostenitori dell’aiuto armato all’Ucraina iniziano a farsi delle domande. Perché ogni guerra, si sa, provoca conseguenze economiche e sociali non soltanto fra gli attori principali del conflitto.
    “Non deve convincere me che questo piano sia pericoloso. Come le ho già detto, per gli Stati Uniti le guerre a casa degli altri sono la norma. Hanno avuto solo una loro guerra ‘interna’, perché all’epoca, nel 1861, il partito democratico voleva mantenere la schiavitù dei neri, mentre il partito repubblicano era contro. Lo dovremmo raccontare a Walter Veltroni. A parte quella guerra civile interna, un massacro, hanno sempre fatto le guerre a casa degli altri. Quando hanno aggredito il Vietnam dicevano che stavano combattendo per la libertà. Come recita un proverbio siciliano, non è cretino carnevale, lo è chi va dietro a carnevale. Quello è stupido. Abbiamo una notevole quantità di persone assoldate per dire il contrario di quel che sta accadendo”.
    – Il suo ultimo libro, edito da Laterza, si intitola “La democrazia dei signori”. C’è chi sostiene che per Putin la vera minaccia sia il mondo occidentale nel suo complesso, cui si stava pericolosamente avvicinando l’Ucraina. Questa chiave di lettura la convince?
    “Basta avere la forza e poi si può imporre anche l’idea che gli asini volano. Lei che vede l’asino può dire di no, non vola. Ma le risponderanno che è appena atterrato. Il 3 ottobre scorso il Guardian, giornale inglese che non si stampa a Mosca, ha redatto un profilo allucinante di Zelensky. Un personaggio a dir poco inquietante, anche sul piano degli affari”.
    – Il primo ministro inglese Boris Johnson ha dovuto smentire le indiscrezioni che lo volevano pronto a inviare navi nel Mar Nero per garantire l’esportazione di grano dal porto ucraino di Odessa. Per fortuna.
    “Condivido questo suo allarme. Boris Johnson ha avuto una sorta di allucinazione e si è convinto di essere Winston Churchill. Crede di impersonare Churchill contro la Germania nazista. Evidentemente ha bevuto troppe birre, e quindi si comporta come se vivesse nel 1939/40. E tutti i giornali gli vanno dietro”.
    – Come può una manifestazione sindacale non avere la pace quale tema principale? Esistono forse diritti o giustizia sociale sotto le bombe?
    “Mi ricordo una frase di Trotsky sul mondo occidentale. Lui diceva che apparentemente è il luogo della libertà, perché tutti possono volare. Ma non tutti hanno l’aeroplano”.
    – In una sua recente intervista, di fronte all’ennesima accusa di tifare per Putin ha risposto: “Non posso essere putiniano, sono comunista …”.
    “Hanno inventato il concetto di putiniano, è uno pseudo concetto che serve a falsificare la realtà. La realtà è che siamo di fronte a un conflitto fra potenze. La Russia non è più sovietica, è diretta da una élite di magnati, di oligarchi. Con il socialismo non ha niente a che fare. Ma questo non è il problema che turba i magnati dell’Occidente. Il vero problema è che loro ritengono che la Russia abbia ancora una forza militare preoccupante, quindi bisogna ‘tagliargli le unghie’, come si diceva una volta. Portando argomenti ovviamente nobili, la libertà, ecc, ecc.. Ma la sostanza non cambia, è questa. La Cina è una potenza economica gigantesca ma non ha le armi che hanno gli Stati Uniti. La Russia le ha, ma non è più una potenza economica. Allora bisogna colpire prima la Russia e fare piazza pulita di quell’arsenale. Poi toccherà alla Cina, alla quale già pensava George Bush junior quando diventò presidente nel 2000. Presidente con l’imbroglio, perché in base ai numeri elettorali avrebbe dovuto vincere le elezioni Al Gore. Appena Bush entra in carica, la prima cosa che fa è valutare la situazione militare in vista di una guerra con la Cina nel 2013. Per fortuna l’abbiamo scampata. Ma questo è nella zucca dei portatori di libertà a casa altrui: intervenire contro la potenza residuale della Russia perché ha armi preoccupanti. Risolto quel problema, toccherà alla Cina. Per poi dominare il mondo. Nella testa di questi signori non c’è qualcosa di diverso. Dopodiché, definire putiniano chi lo fa notare è di una stupidità sublime”.
    – Professore, certo lei non le manda a dire.
    “Io ho sempre detto quello che penso. Non sono così dogmatico da ritenere che tutto quello che dico è giusto. Ma quando intervengo, lo faccio dopo aver riflettuto. E aver la possibilità di esprimersi non è sempre scontato.”

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  4. Non è cretino carnevale, è cretino chi va’ dietro a carnevale,
    Ne abbiamo un esempio lampante su infosannio,
    Da quasto alle tonte, e altri
    Ma i fumogeni cominciano a diradarsi

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  5. Bravo generale Mini! Putin ringrazia! Con il suo completo sostegno alle giustificazioni per la sua “operazione speciale” in Ucraina (compresa sfilata turistica di carri armati fino a Kiev) si è guadagnato un posto da futuro “Ministro della Difesa” (pardon, “della Resa”) in un futuro governo Salvini/M5S modello Lukascenko. E gli zelanti galoppini qui sempre presenti e attivi, dopo 100 giorni di insulti triviali contro i malcapitati che cercavano di difendere il diritto dell’Ucraina a scegliersi governo e alleanze, si sono guadagnati come minimo un posto di futuro capocondominio-spia del Kgb- guardiano della fede putinista. Auguri!

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    • De fici ente come se l’Ukraina fosse una persona !
      come dire l’Itaglia s’è desta !pora sema decele brata!
      Metà ukraini sono scappati certo tutti guerrieri loro.
      Questa qui mi fa proprio uscire di testa.

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    • Non poteva mancare la strega dei mari de noaltri, che spara idiozie che dimostrano solo che o non sa leggere, oppure ha speso molto male la sua vita visto che di saggezza non ne ha nemmeno l’ombra.

      Vai al fronte come crocerossina. E portati anche la Blatta come assistente.

      Non ci mancherà la vostra personalità stolta e accidiosa.

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  6. “i russi stanno aspettando un missile per scatenare la terza guerra m. Con o senza Putin” Quindi anche Mini (tra i preferiti di Travaglio che seleziona non so come) dichiara che non è solo Putin il problema, ma lo sono i generali e secondo me buona parte del popolo russo

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