È la fine delle illusioni di Stati Uniti, Nato e Ue. Ma una svolta non c’è

Prospettive opache. Il rischio è che a Mosca si rafforzi l’ala oltranzista che vuole la guerra totale. Sentendo forse di camminare sull’orlo di un baratro e intuendo forse che la retorica bellicosa altro non era che fame di vento, visto che non cambiava i rapporti di forza nella guerra in Ucraina […]

(DI BARBARA SPINELLI – Il Fatto Quotidiano) – Sentendo forse di camminare sull’orlo di un baratro e intuendo forse che la retorica bellicosa altro non era che fame di vento, visto che non cambiava i rapporti di forza nella guerra in Ucraina, Biden ha deciso il 31 maggio di scrivere una lettera aperta a Putin, sotto forma di un commento sul New York Times. Lo stesso giornale che qualche giorno prima, il 19 maggio, aveva espresso forti dubbi sulla strategia di Washington e alleati, sulla grande illusione di una vittoria ucraina, sull’appoggio incondizionato offerto al presidente Zelensky, su riconquiste territoriali ritenute non più realistiche. Biden ha reagito a questi dubbi inviando a Putin messaggi che contraddicono gran parte delle tesi sostenute dalla Casa Bianca in questi cento giorni di guerra.

Innanzitutto, il Presidente fa sapere che non ha intenzione di spodestare Putin, contrariamente a quanto sbandierato il 26 marzo a Varsavia. Invia armi sempre più esiziali a Kiev, ma dice di non volere una guerra Nato-Russia e comunica che né Washington né gli alleati parteciperanno direttamente al conflitto. La “lettera” presidenziale è indirizzata a Putin, ma il Presidente Zelensky e anche gli europei più bellicosi (Polonia, Baltici) sono in copia. Biden non fa proprie le parole del New York Times (“Occorre chiarire a Zelensky che ci sono dei limiti a quanto Stati Uniti e Nato possono fare nel fronteggiare la Russia, e limiti alle armi, al denaro e al sostegno politico che possono fornire. È imperativo che le decisioni del governo ucraino siano basate su una valutazione realistica dei propri mezzi e di quanta distruzione l’Ucraina può sopportare”) ma qualche confuso passo avanti lo compie, anche se siamo tuttora molto lontani da un’analisi fine della storia lunga della guerra ucraina. Analisi che Kissinger fa da trent’anni, che ha ribadito in questi giorni, e che la Nato è incapace di ascoltare.

Biden non arriva alla lucidità di Kissinger, non dice a chiare lettere che l’Ucraina non può vincere, ma tra le righe sembra ammetterlo. Manda in Ucraina missili ancora più pericolosi (gli Himars), continua a immaginare un’unità atlantica che non c’è, sottovaluta il non allineamento di gran parte del pianeta (in Asia, Africa, America Latina) ma non ripete i trionfalismi dei primi mesi, quando promettendo a Zelensky vittorie sicure s’impelagava in un’ennesima guerra per procura.

Naturalmente c’è ancora chi rimastica il linguaggio atlantista delle prime settimane: la pace è possibile solo se i russi si ritirano dal Donbass e restituiscono la Crimea; non bisogna far doni a Putin dividendosi nell’Unione europea o rinunciando, come ha fatto Biden, a inviare missili a lunga gittata in grado di colpire la Russia. Sono gli irriducibili di una guerra a oltranza. Nella migliore delle ipotesi regalerebbero all’Europa (non agli Stati Uniti) un Afghanistan alle porte di casa.

Riannodare i rapporti con la realtà sul terreno di guerra non è tuttavia sufficiente. Serve a negoziare un’eventuale tregua, questo sì: una specie di 38º parallelo coreano in Ucraina, con i russi che restano padroni della Crimea e mantengono il controllo sul Donbass e sui territori che stanno conquistando lungo il Mar Nero. Ma non serve a passare dal cessate il fuoco a un trattato di pace che finalmente includa la Russia nel sistema di sicurezza europeo.

Per riuscire in tale intento gli Stati della Nato dovrebbero esaminare la genealogia del conflitto, riconoscere gli errori commessi negli otto anni di guerra civile del Donbass e prima ancora, nel falso ordine unipolare del dopo-Guerra fredda. Tra gli errori più vistosi: i successivi allargamenti della Nato a Est; l’interferenza statunitense nella politica interna ucraina (semi-colpo di Stato nel 2014, per spodestare dirigenti troppo vicini a Mosca); riarmo massiccio dell’Ucraina a partire dal 2014; esercitazioni Nato in territorio ucraino ancora alla fine dell’anno scorso; ostilità Usa verso gli accordi di Minsk negoziati da Germania e Francia con Ucraina e Russia, che prevedevano una amplissima autonomia anche linguistica del Donbass, mai accettata da Kiev. L’insieme di tali errori non giustifica di certo ma spiega l’invasione russa del 24 febbraio.

Su questi punti non si constata ancora una svolta realistica, né a Washington né nell’Unione europea così come rappresentata da Ursula von der Leyen. Le sanzioni aumentano e le politiche che hanno facilitato l’offensiva russa vengono riconfermate tali e quali, come si evince dall’annunciata adesione di Finlandia e Svezia alla Nato, e dalla decisione di trasformare l’Ucraina in un grande e corrotto deposito di armi, infiltrato da milizie neonaziste e mafie. Non si paragona più Putin a Hitler ma in cambio si trasforma il Mar Baltico, davanti a San Pietroburgo, in uno spazio dominato dalla Nato. È l’umiliazione che Mosca conobbe già nel 1991, quando finì l’Urss e la Russia venne calpestata economicamente (per questo forse sventolano tante bandiere con falce e martello nel Donbass). Il rischio è che esca rafforzata, a Mosca, l’ala oltranzista che in Ucraina avrebbe voluto e vorrebbe non già un’“operazione speciale” ma la mobilitazione generale e la guerra totale.

Fondata nel 1949 per scongiurare aggressioni russe e custodire la pace in Europa, la Nato ha fallito l’obiettivo, visto che l’aggressione infine c’è stata. Anche l’Alleanza Atlantica dovrà un giorno mettere un limite alle proprie grandi illusioni, sanando le radici del conflitto odierno. È un passo non ancora compiuto. Scartato il modello della Seconda guerra mondiale (abbattere il tiranno), barcolliamo verso il modello della guerra ’14-’18, chiamata opportunamente “inutile strage” da Benedetto XV. Dice Dmitrij Suslov, direttore del Centro studi europei e internazionali presso la Scuola superiore di Economia di Mosca, che la deterrenza atomica ha funzionato: in fin dei conti Zelensky non ha ottenuto la no fly zone e le armi a lungo raggio che chiedeva. Ma il Dottor Stranamore è sempre possibile, e l’incidente sempre dietro l’angolo.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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14 replies

  1. La Von der Laiden ha 7 figli e dimostra di essere una casalinga di Vogheren incapace di farsi persino la lista della spesa.

    Che razza di babbioni dementi che ci governano, tra lei, Biden, Dragula, Stolto e il travestito Michel/le.

    A proposito: nel dark web sono già in vendita Javelin a 30.000 dollari.

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  2. Ormai è chiaro che si tratta di una guerra per procura sulla pelle degli Ucraini. Se lo scopo di Putin è il (ri)conquistare una parte del territorio russofilo e cercare di arginare l’ accerchiamento NATO, gli US cercano di destabilizzare.
    Ovunque sono intervenuti hanno esclusivamente destabilizzato, consegnando interi Stati a figure equivoche che mantenessero la destabilizzazione oppure scappando di corsa quando è spuntato all’ orizzonte qualcosa di più “succoso”. In Afghanistan, ad esempio, dove penso che il “regalo” fatto ai Talebani verrà ricambiato se la guerra si trascinerà più a lungo.
    Anche in Europa la destabilizzazione sta funzionando benino: Italia e Polonia capofila e gli altri a seguire obtorto collo.

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    • “in corso una guerra brutale. L’Ucraina pensa di essere in guerra con la Russia, la Russia pensa di essere in guerra con gli USA, gli USA pensano di essere in guerra con l’Europa, l’Europa – sfortunatamente, non ha nulla a cui pensare. E questo è solo l’inizio”
      E gli scemi ascoltano mentina, che gli lava il cervello riempiendolo di spazzatura.

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  3. Barbara Spinelli, che tristezza! Suo padre, Altiero, dopo aver subito persecuzioni e confino, ideò e promosse la costituzione dell’Unione Europea in difesa dei valori e principi liberali e contro ogni totalitarismo. Lei, ora , e da mesi, si presta a scrivere questa specie di manifesto che decreta e auspica, quasi con soddisfatto compiacimento, la morte per suicidio dell’Europa e l’umiliazione dell’Occidente, facendo proprie e ripetendo col copia incolla tutte le giustificazioni addotte da un tiranno come Putin, neofascista e capitalista che incarna il nuovo imperialismo sovietico, che ha voluto estendere il suo potere distruttivo di aggressore- conquistatore su una nazione che voleva semplicemente aderire alla Unione europea e far parte di istituzioni democratiche.

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    • Retorica, la sua: non si armano canaglie, non si appoggiano esaltati razzisti, non si nascondono anni di barbarie sui civili per portare la “democrazia”.
      Questi sono fatti. Ne democrazia, né giustificativi: fatti.
      Poi veda lei come farci subdole e dannose ideologie. Spinelli parla pragmaticamente sulla base di fatti accertati, benché da lei (probabilmente) non noti.

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    • Se questa rimbabidet èra una professoressa non stupisce lo stato comatoso della scuola itaGGliana, non vorrei essere stato uno dei suoi studenti ma soprattutto non avrei voluto che i miei figli frequentasse un aula con tale psicopatica

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    • Altiero Spinelli non resisterebbe cinque minuti in questa EU dei banchieri e delle Van der Laiern guerrafondaie facinorose lecca-lecca degli amerikani

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  4. Barbara Spinelli ha un’ onesta’ intelletuale che lei nemmeno si sogna… devota “professoressen”.

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  5. L’incidente è sempre dietro l’angolo anche perché, se ho ben capito, i missili a lungo raggio all’Ucraina li sta fornendo la Gran Bretagna.

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  6. Sono anni che gli USA armano, dispongono e curano l’Ucraina per far sì che succeda ciò che poi è successo. (Obama, Trump, Biden). Zelensky è cosciente e da gran furbacchione tiene Biden per le palle. Stop. I capoccioni dell’UE sono una banda di rincoglioniti.

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    • Mi spiace ma vorrei proprio dire che il re è nudo.
      La gente, il popolo, i poveri cristi che tutti I mesi fanno fatica a sbarcare il lunario, ma anche coloro i quali hanno paura di perdere il loro benessere, NE HANNO LE SCATOLE PIENE DELLA GUERRA.
      Le sanzioni si ritorcono su tutti noi. Ci hanno bombardato di una retorica occidentale che sono trenta anni che non sentivamo più. Che il presidente ucraino faccia come i più saggi capi pellerossa. Tratti la pace col più forte e salvi il salvabile della sua Nazione

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  7. TOKYO – Mentre il CEO di JPMorgan Jamie Dimon avverte di un imminente “uragano” economico negli Stati Uniti, anche gli investitori globali stanno osservando contemporaneamente un potenziale terremoto. Le scosse provengono dagli sforzi a Mosca e Pechino per unire le forze contro il dominio del dollaro nel commercio e nella finanza. La notizia di questa settimana che i volumi di scambio mensili rublo-yuan sono saliti alle stelle del 1.067%…

    Politica ufficiale degli Stati Uniti: “Possiamo vincere una guerra nucleare” di Breaking News
    Un elemento di questo conflitto attuale è il cambiamento della strategia nucleare statunitense negli ultimi 30 anni.

    Questo è sufficiente per ” l’incidente sempre dietro l’angolo.”

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