Al di sotto di ogni sospetto

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Va a vedere che dobbiamo qualcosa a questo ceto dirigente spregiudicato, cinico e sfacciato. Ad esempio l’eclissi della figura del galantuomo, integerrimo  e di specchiate virtù, idealtipo irrinunciabile di una classe compromessa dalle inchieste, ma non del tutto doma se un suo esponente minore alloggia con secondo mandato sull’alto colle.

È andata di moda nelle sue varie declinazioni finche hanno avuto diritto di cittadinanza sia pure solo retorica valori come l’onestà e la coerenza, spazzate via dall’irruzione di altre virtù del politico, arrivismo, ambizione, competitività, fidelizzazione a un’azienda, partito o piattaforma, e quando si è circoscritta l’onestà alla rinuncia a sfilare dalla tasca del vicino in tram il portafogli che occhieggia tentatore. Mentre invece venivano legittimati la disonestà intellettuale, il conflitto d’interesse, il clientelismo e il familismo, a conferma che integrità e rettitudine  sono attitudini personali, irrilevanti nel contesto pubblico e indegne di battaglie e denunce a differenza di altre inclinazioni e propensioni sessuali e  comportamentali.

Tanto che fece scuola la sprezzante risposta data allo spavaldo e temerario doge di Venezia dal sindaco filosofo dall’alto della collina dello Steinof: io non ho bisogno di rubare perché sono nato ricco, come se il furto con destrezza, l’appropriazione indebita proprio come il borseggio, fossero gli effetti incontrastabili della povertà, delle ristrettezze e non una delle tendenze proprie  dell’avidità, della smania bulimica di  accumulazione che muove chi ha e pretende sempre di più. Come dimostrano le prestazioni di  Musk,    per la prima volta è in cima alla classifica dei più ricchi secondo Forbes  che nel marzo scorso possedeva circa 219 miliardi di dollari, 68 miliardi di dollari in più rispetto allo scorso anno,  superando Bezos, Arnault e altri mecenati e filantropi che in Russia verrebbero definiti oligarchi, come Gates e Buffett.

Niente a che fare con il galantuomo che dal dopoguerra in poi era presente in tutte le lista elettorali insieme alla bracciante, al compagno metalmeccanico, in rappresentanza, proprio come aveva fatto in sede di costituente, per tutelare principi di carattere confessionale o proprietari, rivelando ai settimanali “familiari” i suoi usi probi e intemerati, la messa ogni mattina nella chiesetta romita, i sacri riti domestici, tuttora in uso presso il becchino inviato da Bruxelles.

Via via la propaganda fide si è estesa a militanze ancora meno laiche, professioni di antifascismo applicate all’adesione alla campagna vaccinale come esemplare manifestazione di responsabilità civile, bellicismo come impegno morale inteso a legittimare la partecipazione a una guerra giusta. I riti penitenziali del Pantheon democristiano vengono adottati per giustificare misure di austerità punitive di costumi dissipati e approvati per attribuire un significato morale alla rinuncia a diritti e garanzie che restano inviolati in regime di esclusiva per l’establishment.

Non a caso la specie del galantuomo non alligna di certo tra gli esibizionisti sgangherati della cerchia del Cavaliere, dei buzzurri impresentabili che fanno da suggestivo contorno a Salvini, dei ruspanti figuranti di Fratelli d’Italia, anche se a unirli a questi ultimi c’è un recupero frettoloso dei miti dell’amor patrio e della Nazione. Il terreno di coltura è quello del grande tradimento dei partiti che hanno firmato l’atto di abiura dal mandato di testimonianza e rappresentanza degli interessi di sfruttati e oppressi, ben contenti di liberarsi dall’onere di dover camminare a fianco del popolaccio scontento, malmostoso e risentito, che mette in dubbio la loro superiorità culturale, sociale e morale e che minaccia con i suoi fermenti populisti la loro supremazia.

Ogni tanto rispuntano come una malaerba o per candidarsi direttamente o per offrire appoggio a titolo non gratuito a qualche competente imposto dall’alto e da fuori, esibendo le credenziali di trasparenza e incorruttibilità conquistate sul campo dell’astensione anodina da ogni scelta di campo dichiarata, boiardi di Stato, alti funzionari, magistrati, accademici che hanno brillato per pervicace conformismo.

Oggi, 2 giugno, me ne viene in mente uno, molto osannato in vita e in morte, quel Carlo Azeglio Ciampi che aggiunge alle sue referenze di uomo di Stato il recupero dei riti marziali d’amor patrio reintroducendo la parata con tanto di frecce tricolori in via dei Fori Imperiali. Caduto il regime democristiano, unico caso tra le grandi democrazie, in Italia la politica viene ciclicamente commissariata per affidarsi ad un tecnico, sempre espressione del mondo finanziario, senza alcuna legittimazione elettorale: era accaduto con Dini, poi con Monti, ora con Draghi e prima ancora con lui, che da Palazzo Chigi passerà a essere glorificato al Colle,insieme alla moglie spontanea e schietta come la Mondaini delle scenette con Raimondo, che costringe i Grandi a aspettare che ritrovi la scarpa sfilata sotto il tavolo della cena ufficiale, nonno severo ma giusto, amante delle tradizioni che cementano quell’identità nazionale che in prima persona ha provveduto a cancellare con i patti osceni sottoscritti in Europa, svendendo i beni di famiglia in favore di potentati esterni.

E fu sempre lui da capo del Governo a avviare la privatizzazione della Bnl,fu lui allora governatore di Bankitalia  a fare il nome di un suo protetto, Mario Draghi  come direttore generale del ministero del Tesoro,  c’era sempre lui a fare da suggeritore al mozzo del Britannia durante il vertice promosso da Goldman Sachs, gli estremi di quel piano di privatizzazioni e di smantellamento dell’Iri, premessa irrinunciabile per fare entrare il Pese nella moneta unica. Non a caso il 27 maggio 1992, panfilo Britannia attracca a Palermo e la regina Elisabetta col consorte visitano il luogo della strage di Capaci, proprio mentre cominciano a circolare i primi sospetti sull’ipoteso che Falcone sia stato ucciso da un ordigno confezionato da un ex-ordonovista con la complicità dei servizi segreti facenti capo agli USA e all’Inghilterra.

Mica serve essere complottisti per asserire che i grandi stravolgimenti che hanno cambiato le sorti del paese sono frutto di “frodi” sottobanco. E che dietro quelle truffe concordate fuori dai confini, hanno tirato i fili quei galantuomini nostrani, che ogni anno il 2 giugno, inossidabili e imperturbabili, muovono le labbra a simulare l’inno patrio con la mano a sinistra, sul portafogli.

10 replies

  1. Gli allucinogeni distorcono e intensificano le sensazioni uditive e visive. Per esempio, alcune persone si sentono come se vedessero suoni e ascoltassero colori (detta sinestesia). Si può avere la sensazione di non sentirsi reali (cosiddetta “depersonalizzazione”) o avvertire un senso di distacco dal proprio ambiente (“dissociazione”). I soggetti manifestano variazioni dell’umore (in genere euforia, ma a volte depressione), e offuscamento della capacità di giudizio. I consumatori definiscono la combinazione di questi effetti un “viaggio”.

    L’effetto reale può dipendere dall’umore e dalle aspettative dei soggetti nei confronti del “viaggio”, dall’abilità di far fronte alle allucinazioni e dal contesto in cui la droga viene assunta. Le allucinazioni visive sono più diffuse con l’uso della psilocibina e della mescalina che con l’LSD. Per esempio, è possibile che i soggetti si sentano depressi prima di assumere la sostanza e ancora più tristi quando inizia a fare effetto. Il pericolo principale che si corre usando queste sostanze è costituito dagli effetti psicologici e dalle alterazioni della capacità di giudizio che provocano e che possono comportare decisioni pericolose o incidenti. Per esempio, chi ne fa uso può credere di poter volare e può addirittura arrivare a gettarsi da una finestra per dimostrarlo.

    La capacità di chi ne fa uso di gestire le distorsioni visive e uditive influenza anche l’esperienza, spesso definita “viaggio”. I consumatori inesperti e spaventati sono meno capaci di gestire il “viaggio” rispetto ad altri con più esperienza e con meno paura. Le persone sotto l’influenza di un allucinogeno, spesso l’LSD, possono sviluppare una grave ansia e avvertire un senso di panico, vivendo quindi un brutto “viaggio”. Possono anche voler interrompere il “viaggio”, cosa che è impossibile.

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  2. Non esiste una sola ricetta del minestrone perché, come abbiamo anticipato, le verdure utilizzate cambiano ogni stagione. Per un minestrone invernale utilizzate il cavolo nero, la zucca, i broccoli e le verza, per l’estate invece fagiolini, pomodoro e basilico a volontà. Alla base c’è sempre un soffritto di sedano, carote e cipolle sulla quale poi si aggiunge il resto allungando tutto con acqua. Si può preparare a parte anche un soffritto con la pancetta o la cotica di maiale per dare ancora più sapore e si aggiunge a metà cottura. Non possono mancare verdure in foglia come spinaci e bietole, ma nemmeno zucchine, patate e un po’ di pomodoro per dare colore. I legumi devono essere ammollati per 10-12 ore prima e poi cotti con il resto; oppure cotti a parte a poi aggiunti alla fine. Il minestrone cuoce per 35-40 minuti, finché le verdure non hanno rilasciato tutto il loro sapore e non saranno diventate morbide. Se ci sono anche i legumi la cottura viene prolungata fino a una-due ore. Al minestrone si possono aggiungere anche cereali e pasta quasi a fine cottura allungando tutto con un po’ di acqua e portandola a bollore. Con la pentola a pressione i tempi di cottura ovviamente si dimezzano

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    • Il primo commento ricordi di biaggio.😂
      Il secondo maria sotto forma di cannone.🤦‍♂️
      Bene spero che tu sappia usare con destrezza il coltello per ridurre cipolle e carote a pezzetti.

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  3. Anna non te la prendere, ti capisco!,Anch’io ne ho le p…e piene di questa gentaglia.
    Speriamo sempre che “domani sia un altro giorno” purtroppo il giorno dopo c’è sempre un’altra commemorazione.!
    365 manifestazioni o commemorazioni in un anno sono insufficienti all’ipocrisia di queti politici.
    Mennomale che forse domani è la commemorazione del “povero”,dopodomani del “ricco” ,il giorno dopo del ladro… e via così sino ad arrivare al Politico di professione,al traditore ecc… quando la finiranno?
    Tagliare nastri e discorsi di convenienza : bla,bla,bla e la gente abbocca.
    I media raccolgono queste circiostanze per restaurare il sistema e i cittadini applaudono.Solo i poveracci hanno i cranpi allo stomaco;loro inceve c’hanno la peluria.
    Coaggio quanto dobbiamo sopportare ancora tali meschinità?Ma nessuno si in…a?

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    • Io mi incazzo e sicuramente molti italiani come me lo sono, basta vedere la percentuale dei votanti,più del quaranta per cento degli italiani non crede nella classe politica che viene propinata e quindi non vota.Ieri mattina mi é capitato di ascoltare la canzone di Battiato “Povera Patria”,e mi ha fatto molto male ascoltarla,questa canzone veramente é un grido di dolore,un’Italia straziata,viviamo una mala tempora.
      Ringrazio la giornalista per l’articolo che fa un riassunto chiaro dei fatti politici di questi ultimi anni e che ci tiene sul “pezzo”.

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  4. I “galantuomini” non fanno mai carriera, e così a lungo, poi…
    Delle persone note, di quelle che ci governano, noi non sappiamo alcunchè: crediamo a quello che le Aziende dei media ci dicono: se ci dipingono qualcuno come “galantuomo” e ci illustrano tutte le sue imprese, tacendocene i vizietti lo percepiamo come tale. Se ce lo illustrano come disgraziato ed infingardo ( magari dopo averlo incensato fino al giorno prima) , subito accorriamo a linciarlo.

    Un caso di scuola è Salvini: quando si formò il Conte1, Salvini veniva magnificato come ” Capitano”: ricordate? La sua mission doveva essere quella di depotenziare e mettere i badstoni tra le ruote al M5stelle, vittima predestinata fin da subito, un terzo incomodo che avrebbe messo in crisi il Patto del Nazareno non doveva esistere.
    Poi Salvini ci prese gusto e viaggiò in autonomia, facendo addirittura approvare Quota 100 e regolando gli sbarchi, per non parlare dell’ appoggio al Reddito di Cittadinanza e a una riforma della Giustizia che avrebbe rotto le uova nel paniere a molti. Tutte iniziative che avrebbero penalizzato grandemente la libera volpe nel libero pollaio.
    Mettendoci anche del suo, i giornali andarono all’ attacco: fu facile passare da un giorno all’ altro da “Capitano” a “ubriacone”, bastò una festa al Papete e un giretto del figlio su una moto d’ acqua della polizia, descritta con più accanimento e livore del puff pieno di soldi di De Lorenzo e del suo sangue infetto (già sdoganato: si è rivisto in TV).

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    • Già.. il sangue infetto di De Lorenzo..
      Sono veramente troppe decadi che i politici usano l’immunità per fare le peggiori nefandezze a danno d ei molti.. senza il benché minimo scrupolo della coscienza .
      In realtà l’investitura politica dell’uomo /donna “giusto” che si adopera per il suo mandato con vera dignità e onore apparirebbe un santo agli occhi della gente, invece siamo un popolo martirizzato da un ceto politico che ha ormai sdoganato ogni senso di leicita ‘ e pudore .

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