Ucraina e Texas, quanto vale una vita umana

Non so voi, ma io trascorsi tre mesi e oltre di stragi, massacri e devastazioni non riesco quasi più a leggere (e a guardare) scene di altre stragi, altri massacri e altre devastazioni. Ho scritto quasi più perché il lavoro che svolgo m’impone di non distogliere […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Non so voi, ma io trascorsi tre mesi e oltre di stragi, massacri e devastazioni non riesco quasi più a leggere (e a guardare) scene di altre stragi, altri massacri e altre devastazioni. Ho scritto quasi più perché il lavoro che svolgo m’impone di non distogliere lo sguardo poiché, ogni giorno, quell’orrore incombente può dirci qualcosa di più sull’incubo in cui siamo piombati in quel 24 febbraio e dal quale, come in un’interminabile angoscia notturna, non riusciamo a uscire. Oggi nessuno può sapere quanto un cessate il fuoco concordato con Zelensky appartenga realmente all’agenda bellica dello Zar Putin. Oppure se i cosiddetti spiragli di trattativa rappresentino solo un lugubre diversivo, l’ennesima finzione del gatto che gioca col topo convinto di farne prima o poi un solo boccone. Con una variabile, però, che il felino criminale forse sottovaluta: il livello di sopportazione delle opinioni pubbliche occidentali davanti a spettacoli scellerati come (dopo Bucha) quello dei morti ucraini accumulati come immondizia all’interno del supermercato di Mariupol. Non si comprende infatti come il padrone del Cremlino non si renda conto che simili, ripetute esibizioni di pura malvagità, oltre a ricoprire d’infamia l’intero popolo russo possono impedire ai governi europei, anche ai più bendisposti, di parlare con lui, ormai marchiato come il regista di tanta disumana abiezione.

Non so voi, ma io non sono riuscito a guardare le foto dei 19 bimbi assassinati a Uvalde, insieme a due loro insegnanti, da quel maledetto fuori di testa e dai suoi complici: i maledetti delle lobby affaristico-politiche che prosperano sulle carneficine. Il nesso tra ciò che accade in Ucraina e i fatti del Texas? L’assoluto disprezzo per la vita umana. La prevalenza dei più biechi interessi. La manipolazione delle coscienze a cui viene fatto credere che sparare al prossimo, in una trincea o in una scuola (o sperimentare altri missili con altre testate nucleari) faccia parte del naturale corso della storia. Che perciò l’unica cosa che possiamo fare è non farci trovare in traiettoria. Non so voi, ma io alla ricerca disperata di una notizia umana l’ho trovata nell’intervista a Violante Guidotti, moglie di Carlo Calenda, cui è stata diagnosticata la leucemia. Che alla domanda su cosa farebbe se avesse davanti la persona che le ha donato il midollo risponde: “Lo guarderei negli occhi e lo abbraccerei. Mi manca molto il non poter conoscere il suo viso, la sua voce. Soffro il poter essergli grata solo a metà”. Grazie.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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8 replies

  1. Quanto vale una vita umana esattamente non lo so.
    Sicuramente molto meno del costo di un carro armato, probabilmente un po’ meno del costo di un ar15 o di un ak47.

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  2. Io non tollero neanche articoli come questo, dove si devono per forza concentrare tutti i paletti antiputin OBBLIGATORI della narrazione unica, nei primi paragrafi.
    Alla strage di Bucha ti ho mollato, Padellaro.
    Magari era pure un bell’articolo, ma la nausea per certi conformismi mi impedisce di andare avanti.

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  3. Quanto vale la vita umana? A casa nostra quella di un vecchio ( non VIP) meno di niente. Ma ci commuoviamo a comando per il resto del mondo: Ucraina, Texas…
    Strategia vecchissima per distrarci dalle nostre carneficine giornaliere. Ci sono molti modi per uccidere…

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  4. Padellaro conformista?
    Evidentemente le cause di alcuni macabri episodi di questa guerra sono date per ASSODATE anche da giornalisti critici a cui non frega niente doversi conformare a quello che viene definito da certo pensiero unico, PENSIERO UNICO.
    Come i cadaveri trovati nel supermercato di Mariupol, o le immagini dai doni delle città del Donbas “liberate” dai russi, però rase al suolo tipo Hiroshima, o Aleppo.
    Quì ci sono proprio le impronte digitali.
    I punti di vista diversi vanno benissimo, la disonestà intellettuale no.

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    • Disonesto è chi identifica l’assassino nel primo che trova vicino al cadavere, senza neanche analizzare le prove e le TESTIMONIANZE che raccontano una verità diversa, anche se gliele mettono sotto gli occhi di continuo.
      I morti accatastati sono quelli trovati sotto le macerie.
      Apprendo che i russi avrebbero dovuto costruire singole bare di mogano e organizzare funerali personali per l’ennesimo massacro di GUERRA, per non turbare la sensibilità di chi vuol continuare a mandare armi per favorire la PACE, credendo forse che ucraini e russi se le scambino come dono, in segno d’amicizia.
      La fossa comune di Bucha è stata rivendicata dal vicino ospedale.
      Non parliamo del massacro, che nemmeno nei quiz polizieschi della Settimana Enigmistica avrebbero potuto attribuire a chi mancava da 3(tre)giorni.
      Le distruzioni dei palazzi civili? Quali, quelle causate direttamente dagli Ucraini con incendi intenzionali etc o indirettamente, utilizzando i piani alti come postazioni militari e tenendo i civili nelle cantine o sparando e spostandosi lungo i loro perimetri, per farsi rispondere dai russi, così causando le distruzioni da addossare loro?
      A parte il fatto che se il Donbass è stato bombardato dai naziucasini per otto anni, certo non poteva essere intatto ADESSO.
      Ormai certe verità le scrivono persino i quotidiani USA… e le sanno anche i miei gatti, ma non le persone disoneste intellettualmente e i minus habens con forti difficoltà di apprendimento e glossite acuta.

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  5. La guerra è la guerra, inutile girarci intorno. Inutile stupirsi per i cadaveri “civili” ( dopo la mattanza di milioni di civili della IIGuerra Mondiale, ci stopiamo per qualche cadavere in un supermercato?) e millantare “genocidi” o indire a caldo processi a favore dei media.
    Durante una guerra le regole ( e la pietà) stanno a guardare: quando è in gioco la tua vita (e non in modo virtuale) e sei stato addestrato ad uccidere ( a questo servono le armi) le leggi vanno a farsi benedire.
    Per questo le guerre dovrebbero essere fatte finire ad ogni costo, anche di perderle.
    Ma la strategia “democratica” è quella di mantenerle per anni a bassa intensità. Non sempre riesce (Vietnam), ma ultimamente l’ esportazione della democrazia le fa durare all’ infinito: meglio “liberi” ( cioè sotto un diverso padrone) che morti. Dicono quelli che stanno a guardare.

    Ho sempre considerato la boxe uno sport molto educativo. Dovrebbero praticarlo tutti i giovani.
    La ragione? Facile: dopo anni passati a guardare in TV e in Rete morti virtuali, stupri, botte da orbi in cui appena finita la mattanza il nostro eroe – che dovrebbe essere morto al primo pugno a mani nude – si rialza come nulla fosse… da seduti caldi e sicuri nella propria cameretta, pieni di adrenalina “gratis”, i ragazzotti capirebbero – in sicurezza – che le botte vere fanno male, molto male… E forse guarderebbero il tutto con occhi diversi… E magari girerebbero senza coltello in tasca.
    (Negli US le pistole, qui i coltelli: l’ aggressività in giro è ormai la medesima, cambia il numero delle vittime).

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