Putin regge: si combatte fino all’ultimo ucraino?

I primi fiaschi dell’Armata avevano galvanizzato Kiev e gli alleati. La situazione s’è ribaltata, tanto che lo zar ha rifiutato il colloquio con Volodymyr Zelensky. Ora sorge il dubbio: si potrà davvero combattere fino all’ultimo ucraino?

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Da quando è iniziata, la guerra in Ucraina ha stravolto tutte le previsioni. All’inizio in molti erano convinti che sarebbe durata poco, a causa della schiacciante superiorità dell’invasore. Gli esperti di cose militari erano certi che l’armata russa avrebbe spazzato via in pochi giorni quella ucraina. In realtà, pochissimi erano a conoscenza che l’esercito di Kiev da anni veniva preparato dagli addetti militari americani e che addirittura alcuni ufficiali erano stati addestrati in California all’uso di missili e sistemi di difesa. Dunque, da guerra lampo che doveva essere, sia nelle previsioni dell’Europa che nelle probabili aspettative di Mosca, l’«operazione militare speciale» – come la chiama con una buona dose di ipocrisia Vladimir Putin – si è trasformata in un conflitto di posizione, con le forze in campo a confrontarsi senza grandi avanzamenti né dall’una né dall’altra parte.

La propaganda a reti unificate di Volodymyr Zelensky a un certo punto ha addirittura convinto l’Occidente che l’Ucraina era in grado di vincere e ricacciare le truppe russe da dove erano venute, riconquistando anche i territori occupati nel 2014. È probabile che, oltre a voler rincuorare i propri soldati, l’ex comico divenuto presidente si fosse fatto convincere anche dalle promesse americane ed europee, sia in fatto di armi che di efficacia delle sanzioni. A proposito di queste ultime, fin dall’inizio c’è stata una certa sopravvalutazione delle misure per isolare la Russia. Secondo alcuni, l’esclusione dalle transazioni finanziarie internazionali avrebbe messo in ginocchio l’economia di Mosca nel giro di poche settimane. Il blocco delle riserve detenute all’estero, l’embargo su alcuni prodotti, il sequestro dei beni degli oligarchi, avrebbe fatto il resto. Tanto da spingere gli Stati Uniti ad alcune incaute dichiarazioni. Lo strangolamento dell’economia russa e la minaccia per chiunque intrattenesse rapporti commerciali con gli invasori, secondo il capo del Pentagono Lloyd Austin avrebbero addirittura potuto portare a un golpe, con la destituzione di Putin, disinnescando ogni possibile minaccia da parte russa. A illudere molti che le cose sarebbero andate così sono stati alcuni rovesci al fronte subiti dall’armata rossa, che non solo non è riuscita a conquistare la capitale ucraina, come in principio sembrava possibile, ma addirittura è stata costretta a ripiegare. Una ritirata accompagnata da notizie non proprio positive nel mar d’Azov, dove gli ucraini sono riusciti ad affondare due navi della flotta di Mosca, e cercato di riprendere anche l’isola dei Serpenti, avamposto strategico per controllare i porti. Per non parlare poi dello stallo attorno all’acciaieria di Mariupol. Ma poi, quando la guerra sembrava aver preso una piega sfavorevole a Putin, le cose sono cambiate e la narrazione vincente di Zelensky ha cominciato a non coincidere più con la realtà.

Infatti, lo stesso presidente ucraino è stato costretto ad ammettere le difficoltà nel Donbass, riconoscendo le ingenti perdite fra le sue truppe. A un certo punto è sembrato pronto a rinunciare ad alcune rivendicazioni, come per esempio quelle sulla Crimea, rimangiandosi poi la disponibilità forse a seguito delle pressioni dei falchi americani. Che le cose non stiano però girando per il verso giusto lo dimostra non solo la caduta di Severodonetsk, la principale città del Donbass, ma anche la rimozione del comandante incaricato di difendere Kharkiv, secondo centro del Paese dopo Kiev. Zelensky reclama nuove armi, più sofisticate e in grado di colpire a distanza, ma si capisce che dopo un momento in cui l’Ucraina sembrava passata al contrattacco, ora è costretta sulla difensiva, al punto che il presidente accusa l’Europa di non fare il proprio dovere. La Germania non avrebbe fornito le armi promesse, Bruxelles non si deciderebbe a usare la mano forte con le sanzioni, eccetera eccetera.

Che il clima sia mutato lo dimostra anche l’annullamento della telefonata a tre che avrebbe dovuto svolgersi ieri, fra lo stesso Zelensky, Erdogan come mediatore, e Putin. Lo zar del Cremlino ha all’improvviso declinato l’invito a parlare, seppur in video conferenza, con il nemico, quasi non avesse alcuna fretta di sedersi al tavolo delle trattative. E qui si pone un problema, anzi: il problema. Ma se Mosca dopo aver conquistato il Donbass non avesse intenzione di fermarsi? Se volesse davvero riunire i territori presi con la Transnistria, impedendo ogni accesso al mare dell’Ucraina? Se le previsioni dell’America sull’efficacia delle sanzioni fossero sbagliate e Mosca riuscisse a tenere in piedi la propria economia nonostante l’embargo? Più passano i giorni e più queste domande diventano attuali, perché il bollettino di guerra che dava per prossima la disfatta dell’esercito russo a questo punto non sembra veritiero. Dunque, che si fa se la guerra continua? Le armi da sole non bastano e se l’Occidente vuole vincere, ma non sporcarsi le mani, rischia di avverarsi la fosca previsione dell’economista americano Jeffrey Sachs, il quale in un’intervista disse che l’America era pronta a combattere fino all’ultimo ucraino. Ma se gli ucraini si fossero stancati di combattere, e morire, per conto nostro? Anzi: per conto degli Stati Uniti? Dice lo storico americano Paul Kennedy, autore di Ascesa e declino delle superpotenze, che prima o poi con la Russia bisognerà parlare. Sì, ma quando? Cioè, dopo quante migliaia di morti? E soprattutto, per dire che cosa? Per invitare Putin a fermarsi dove è arrivato o per dirgli che siamo pronti a combatterlo? Ecco, prima o poi, sarà necessario che qualcuno esca dall’ambiguità.

19 replies

  1. Singolare coincidenza di vedute tra Bruttopietro faccina deforme e il gemello diverso Travagliosky, in versione amici dell’Ucraina per conto di Putin.

    I 2 compari vogliono tanto bbbene agli ucraini da volerli schiavi di Putin, li amano come il Putin stesso, che li bombarda fraternamente.

    Estendo al Bruttopietro e a Travagliosky, gli umanitari putinisti, l’invito a trasferirsi armi e bagagli nel loro paradiso della libbberta’ e dell’informazione, laddove potranno spiegare a Putin e a Lavrov come e’ cattivo Biden e antidemocratica e guerrafondaia l’Europa.

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    • A me sembra che stiano tutti e due benissimo in Italia. semplicemente non sono tifosi di BIden, Zelensky e compagnia , salvaguardando un minimo di imparzialità ed obiettività. Piuttosto, invece di invitare loro a traslocare in Putin Landia, perché non si trasferisce lei negli USA tanto ammirati? Le assicuro che ci si sta bene , credo anche meglio che in Russia

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    • Silvio b
      Da bravo itaGGliano dovresti evitare l’acquisto di carburante per trazione ed evitare di accendere il gas oltre, naturalmente usare elettricità prodotta grazie a fonti energetiche russe, evitare l’acquisto di olio di girasole, e non mangiare carne prodotta con derrate russe.

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    • Credo si debbano cercare le differenze. Ad esempio tra i morti vittime della “follia suicida” di Zelensky e quelli vittime della giusta permalosita’ di Putin, che proprio l’han irato per i capelli. Cosi’ come si devono cercare le differenze nei numeri di serie: quelli del missile esploso a Kramatorsk (SH91579) e quelli di un altro esploso in Siria, Aleppo, nel 2021 (SH910865).

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  2. Meno male che il mio omonimo ha aggiunto una B ( immagino la B di biden) al suo nick.
    Mi darebbe parecchio fastidio essere scambiato per lui.

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  3. Qualcuno pensa che agli US interessi qualcosa del destino degli Ucraini?
    Sono stati chiarissimi: “Fuck Europa”. Figurarsi Ucraina!
    Sono semplicemente il mezzo per destabilizzare la Russia per interposto… Continente, e temo che la tireranno per le lunghe finchè l’ Europa dà loro retta. E dato che hanno basi militari armate fino ai denti dovunque, temo che saremo costretti a dar loro retta per un bel pezzo. E comprargli pure il gas… Tipico esempio di “autodeterminazione dei popoli”. In questo caso, dei Continenti.

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  4. I giornalisti sono esperti di comunicazione, il gen. Mini è un esperto di cose militari. Quando si descrivono strategia e tattica di una guerra chi è il più attendibile? Il generale è stato chiarissimo sugli scenari sin da subito, la propaganda ha raccontato – com’era suo compito – una montagna di balle.

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    • Infatti, Paolo, leggere ANCORA:
      “A illudere molti che le cose sarebbero andate così sono stati alcuni rovesci al fronte subiti dall’armata rossa, che non solo non è riuscita a conquistare la capitale ucraina, come in principio sembrava possibile, ma addirittura è stata costretta a ripiegare. ”
      fa capire quanto la propaganda occidentale si sia autoconvinta, contrariamente alle dichiarazioni d’intenti dello stesso Putin, delle sue stesse menzogne.
      Kiev non è mai stata neanche assediata, ha sempre avuto una via d’uscita e d’ingresso completamente agibile, non c’è stato alcun “impantanamento” delle file di mezzi, che hanno, secondo il gen. Mini, semplicemente atteso e fatto da diversivo, occupando altrove le truppe ucraine, mentre i russi si dedicavano agli obiettivi dichiarati in Donbass.
      Eh, ma dare retta alle dichiarazioni di Putin significa credere alla “propaganda russa” (tutto è PROPAGANDA, se è russo, noi invece diciamo sempre la pura verità!), che, stranamente, si è permessa di rivelarsi veritiera, quindi bisogna inventarsi obiettivi inesistenti, per poterli poi dichiarare falliti!

      Ps (Piccolo Sassolino) Gli specchi sono rigati da tempo, ma c’è chi continua ad arrampicarcisi, non sopportando le figure di tolla che la realtà gli impone e insultando chi, semplicemente, si informa con senso critico dai veri esperti e dai veri inviati di guerra indipendenti, senza bisogno di imprimatur per essere in grado di discernere il vero dal falso.
      Certo elementi si sentono sperduti fuori dal sentiero tracciato, hanno bisogno di seguire il gregge, ma, credendosi eccelse menti scientifiche che si concentrano sul DITO dei canali “giusti”(autodefinitisi tali, ovvio), trascurando del tutto la luna, cercano di sminuire l’intelligenza altrui col solito righello passepartout.
      Pure per sapere se fuori piove, hanno bisogno di “fonti sicure” . Ahahah.
      Ma apri la finestra, idiota, e guarda…
      Che cosa vedi? PIOVE, anche se ti hanno detto che splende il sole!
      Ah, ma è il TEMPO che sbaglia…non la sua fonte attendibile che lo prende per qlo.

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      • l’articolo in questo passaggio “.. pochissimi erano a conoscenza che l’esercito di Kiev da anni veniva preparato dagli addetti militari americani e che addirittura alcuni ufficiali erano stati addestrati in California all’uso di missili e sistemi di difesa. Dunque, da guerra lampo che doveva essere, sia nelle previsioni dell’Europa che nelle probabili aspettative di Mosca, l’«OPERAZIONE MILITARE SPECIALE » – COME la CHIAMA con una BUONA DOSE di IPOCRISIA Vladimir Putin … “– mi ha procurato l’orticaria
        Quindi a mio avviso Belpietro sorvola glissa sulla ipocrisia ucronazi ma mette in evidenza quella di Putin.
        A LaVerità, escludendo Borgononovo, si barcamenano per non far passare totalmente pro ucraina. Stefano Piazza e Capezzone illeggibili

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      • Infatti. Varie righe a descrivere anni di preparazione per una guerra cercata e poi…l’ipocrita è chi crede di poter fare una “operazione militare speciale”, senza scatenare ‘sto pandemonio, esattamente come per la Crimea, passata alla Federazione russa dopo il referendum (non riconosciuto perché non era a loro favore, ovvio), tra MAREE di folla festante, e casomai proprio giustificato dal fatto che quelli erano sempre più minacciosi e arroganti.
        Del resto anche il Donbass aveva avuto il suo referendum, l’11 maggio 2014, celebrato e stravinto a colpi di Kalashnikov sui votanti da parte degli ucronazi…
        Scommettiamo che se avessero voluto unirsi all’Europa e l’Ucraina alla Russia, quel referendum sarebbe stato riconosciuto, secondo il principio di autodeterminazione dei popoli?
        Perché, occhio, per VALERE dev’essere un’autodeterminazione a NOSTRO favore, mica deve favorire l’odiata Russia!

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      • Se è per questo il FQ lascia scrivere anche Gad Lerner, e Furio colombo del west è fuggito su Repubblica perché non hanno licenziato Orsini.

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  5. A Furio Colombo non sembra vero di essere stato riesumato. Andrebbe dovunque pur di apparire e guadagnare ancora… Sono solo i poveri mortali che non ne possono più e invocano quota 100, quei fannulloni…

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