La guerra degli errori allontana il dialogo

Da Mosca agli Usa agli altri amici di Kiev, prevale un linguaggio che stoppa i negoziati: “Minaccia esistenziale”, “aggressione non provocata” e così via. Nel fiume di parole dette e scritte, strillate o sussurrate, che è esondato su tutti i nostri media […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – Nel fiume di parole dette e scritte, strillate o sussurrate, che è esondato su tutti i nostri media, alcune parole importanti sono state sommerse dal fango della vergogna e della menzogna, trasportate dai detriti di ideologie divelte, confuse tra le ondate di piena dell’intolleranza, dell’irrazionalità e della strumentalizzazione. Ad esempio, la parola “aggressione”: nel diritto internazionale definisce una violenza armata di uno Stato contro un altro, fatta con forze preponderanti e senza preavviso. Ed è un crimine internazionale per quasi tutti gli aggressori. Quasi. Con vari escamotage e cavilli non sono risultati criminali né la Nato per l’attacco alla Serbia né gli Stati Uniti per la guerra all’Iraq del 2003 e altre guerre sparse. Ancorché la norma appaia ferrea, la sua applicazione è ancora oggetto di discussione tra gli esperti giuridici. Dal 2005 è stata inserita la norma della “Responsabilità di proteggere” e la sua applicazione nel quadro delle azioni previste dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che assegna agli Stati e alleanze la responsabilità di proteggere i propri cittadini dai crimini internazionali come genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità e pulizie etniche. In questo caso l’Ucraina, gli Stati Uniti, la Nato e l’Unione europea sono stati velocissimi nel qualificare le operazioni russe come aggressione, ma senza considerare gli otto anni in cui l’Ucraina non solo non ha protetto i propri cittadini del Donbass da crimini contro l’umanità, ma essa stessa ha intrapreso azioni violente contro di essi. Nessuno ha poi dato retta alle osservazioni russe sul fatto che l’intervento era stato chiesto da autorità di repubbliche autoproclamate e impegnate nella reciproca sicurezza. È vero, si tratta di questioni legali, opinabili e saranno opinate in tutte le sedi a partire dalle Nazioni Unite, ma intanto si spara, si ammazza e il termine “aggressione” è entrato stabilmente nel lessico ufficiale dei rapporti internazionali riferendosi esclusivamente alla Russia.

Eppure da quando è iniziata l’invasione russa, gli stessi americani hanno cominciato a modificare la parola aggressione in “aggressione-non-provocata”. Non c’è tweet o discorso ufficiale in cui tale nuovo termine non sia usato per definire la guerra in corso. Siccome la giurisprudenza internazionale non prevede la giustificazione o attenuante della provocazione per l’aggressione, la modifica lessicale è quantomeno sospetta. Da un lato sembra offrire alla Russia uno spiraglio a una possibile derubricazione del reato; dall’altro, appare come una auto-assoluzione per tutti i precedenti di aggressione effettuati dalla Nato e dagli Stati Uniti o, peggio, per l’accusa di aver provocato l’aggressione russa.

Altre parole chiave che hanno perduto il loro significato e la valenza etico-politica sono “autodeterminazione” e “intervento umanitario”. Usate e abusate per giustificare le guerre occidentali condotte dagli Usa e dalla Nato, non valgono per le popolazioni russofone dell’Ucraina che non volevano stare più in un Paese che con i presidenti Yushchenko e Poroshenko avevano perpetrato l’annientamento politico e fisico delle loro comunità. C’è poi la parola “minaccia” che nella forma di minaccia totale è applicata alla Russia e che nella forma di “minaccia esistenziale” è invocata dalla Russia. La prima è il pretesto per elevare i toni e i rischi di escalation bellica, la seconda è una linea rossa tracciata dalla Russia per non ammettere eccessivi compromessi. In questo caso, gli Stati Uniti e la Nato negli ultimi 24 anni hanno minacciato la Russia su tutti i fronti, ma essa ha reagito con la forza soltanto quando essa è diventata esistenziale. Ossia nella questione della sicurezza del Caucaso e in quella della Crimea. Oggi la minaccia totale non riguarda l’Ucraina ma tutta l’Europa, come minimo, e per la Russia è esistenziale la minaccia posta dall’Ucraina e dalla Nato. Mentre non sembra “esistenziale” la prospettiva di un ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia.

Una soluzione sensata per i negoziatori
Ora, se soltanto si potesse far capire a eventuali negoziatori il significato e le conseguenze dello stravolgimento lessicale, forse si potrebbe trovare una soluzione sensata. Tuttavia lo stesso negoziato è in crisi per l’errata e fuorviante interpretazione di un’altra parola chiave: diplomazia. Si sente dire che “quando le armi parlano la diplomazia tace”: è una idiozia e un crimine. Se i responsabili delle diplomazie europee e statunitensi non avessero chiuso il confronto dialettico con Mosca non saremmo giunti a questo punto. Anche il dialogo che parte con gli “aut aut” è pur sempre un punto di partenza. E se al primo ostacolo si chiudono i canali significa solo che o non si sa fare diplomazia o non si vuole nessun accordo e allora è infantile e ipocrita affermare dopo, a guerra iniziata, di voler la pace o la sospensione delle ostilità. Ma anche in questo caso è doveroso non rinunciare al dialogo.

Durante la guerra in Vietnam i colloqui ufficiali tra Usa e Vietnam del Nord non furono mai interrotti. A partire dal 1968 fino agli accordi del 1973, a varie riprese e in varia forma: apertamente con il negoziatore Duan Thuy e sotto traccia tra Kissinger e Le Duc Tho già a partire dal febbraio 1970. Gli accordi di Parigi del 1973 non furono definitivi e nonostante ciò Kissinger e Leduc ricevettero il Nobel per la pace. Le Duc lo rifiutò, non perché fosse ricco o non meritevole ma perché la guerra non era affatto finita. Si concluse con la caduta di Saigon nel 1975 quando il Congresso americano annullò dal budget federale i finanziamenti per gli “aiuti” al Vietnam del Sud che, meno ipocritamente, erano i finanziamenti per la guerra.

Non fu la prima volta che una guerra finisse per mancanza di soldi e neppure l’ultima. La guerra decennale tra Iran e Iraq si concluse quando furono chiusi i rubinetti di alimentazione della guerra finanziari e in armamenti compresi quelli di aggressivi chimici da parte degli Usa e della Russia all’Iraq e all’Iran.

Oggi la situazione in Ucraina sembra più difficile che mai ed è prossima a un’escalation regionale e globale per una situazione formale che di fatto ha incancrenito i rapporti fra Russia e Stati Uniti. A partire dalla rivoluzione arancione del 2004 e dal colpo di stato contro il presidente Yanukovich del 2014, entrambi fomentati e finanziati dagli Stati Uniti, è stato perseguito un livello di ambizione smodato da parte di tutti: la Russia ha ritenuto sufficiente far valere il proprio potere di deterrenza nucleare per rientrare da protagonista nella geopolitica globale e conservare un regime autoritario; gli Stati Uniti hanno approfittato della debolezza intrinseca della Russia per eliminarla dalla competizione globale sottovalutando la minaccia nucleare; la Nato ha coltivato l’espansione verso oriente erodendo non solo territori d’influenza ma la stessa dignità della Russia; l’Unione europea ha creduto di allargarsi alle spese della Russia e di rinsaldare il proprio interno seguendo la scia di Nato e Usa; l’Ucraina ha creduto di potersi liberare dall’influenza russa e ghettizzare la popolazione russofona con le armi, contando sull’aiuto statunitense e della Nato.

La Partnership strategica Washington-Kiev
Aiuto che in effetti c’è ancora e in termini così chiari e concreti da aver superato da tempo la linea rossa della minaccia esistenziale. Ecco su cosa si basa questo aiuto. Nella “Carta sulla Partnership strategica tra Usa e Ucraina” firmata a Washington il 10 novembre 2021 dal segretario di Stato Blinken e dal ministro degli Esteri ucraino Kuleba, che aggiorna la precedente firmata nel 2008, si stabilisce che gli Usa intendono:

– espandere la cooperazione bilaterale in ambito politico, di sicurezza, di difesa, di sviluppo, economico, energetico, scientifico, educativo, culturale e umanitario;

– appoggiare l’accesso dell’Ucraina alla Nato;

– prevenire aggressioni esterne dirette e ibride contro l’Ucraina;

– ritenere la Russia responsabile di tali aggressioni e violazioni del diritto internazionale, tra cui il sequestro e il tentativo (sic) di annessione della Crimea e il conflitto armato guidato dalla Russia in alcune parti delle regioni di Donetsk e Lugansk dell’Ucraina, nonché il suo continuo comportamento maligno;

– sostenere gli sforzi dell’Ucraina per contrastare le aggressioni armate, le interruzioni economiche ed energetiche e le attività informatiche malevole della Russia, anche mantenendo le sanzioni contro la Russia o a essa collegate e applicando altre misure pertinenti fino al ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti. In particolare “gli Usa non riconoscono e non riconosceranno mai il tentativo di annessione della Crimea da parte della Russia”;

– ribadire il loro pieno sostegno agli sforzi internazionali, compreso il Formato Normandia (Minsk-2), volti a negoziare una risoluzione diplomatica del conflitto armato guidato dalla Russia nelle regioni di Donetsk e Lugansk in Ucraina (tali accordi sono stati sempre snobbati dagli Usa e disattesi dall’Ucraina);

– sostenere gli sforzi dell’Ucraina di utilizzare la Piattaforma Crimea (pianificazione militare della rioccupazione) per coordinare gli sforzi internazionali per affrontare i costi umanitari e di sicurezza dell’occupazione russa della Crimea, coerentemente con la Dichiarazione congiunta della Piattaforma;

– sostenere l’ambizioso piano di trasformazione dell’economia ucraina, volto a riformare e modernizzare i settori chiave e a promuovere gli investimenti;

– proseguire la cooperazione nell’esplorazione e nell’uso dello spazio esterno per scopi pacifici e nell’attuazione di altre iniziative reciprocamente vantaggiose nell’ambito della cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale;

– riaffermare la necessità di rafforzare le infrastrutture sanitarie dell’Ucraina e la sua capacità di reagire e gestire le pandemie, come la pandemia Covid-19 (in realtà le 15 strutture di ricerca biologica in Ucraina sono state attivate a partire dal 2005 e col Covid hanno poco a che vedere. Sono finanziate direttamente dal Pentagono. I dati di rilevazione delle vittime del Covid sono fermi al 24 febbraio scorso e fino ad allora l’Ucraina aveva registrato oltre 5 milioni di contagi e 112.000 decessi).

Come si può osservare, le ambizioni di tutti si stanno scontrando con la realtà e non sarà facile indurre a una loro riformulazione soltanto gridando e insultando da lontano.

Forse è meglio cominciare a sussurrare qualcosa di più ragionevole che riguardi la sicurezza europea e globale nel suo complesso.

Il tempo per ragionare e negoziare è adesso, mentre si combatte, perché, disgraziatamente, nessuno vuol finire la guerra presto.

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7 replies

  1. Adesso, che è messo nero su bianco che Stoltemberg ha solo ribadito settimane fa (con la patetica smarcatura dei debunker e fact checker vari per dire che non aveva detto quel che ha detto), che gli USA NON ACCETTERANNO MAI LA CRIMEA RUSSA, che altro c’é da aggiungere?

    Ah, già: l’Ucronazia nella NATO appoggiata dagli USA.

    La nazinonna e le Blatte varie che diranno di quest’articolo?

    Che Mini non sa quel che dice perché mentana ha smentito tutto?

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    • Se per “nazinonna” si riferisce a me, le rispondo subito che questo articolo mi conferma dei dubbi e delle perplessità , già espresse in precedenza per altri articoli , sullo strano ruolo che si è assunto il generale in pensione Fabio Mini con i suoi quasi quotidiani interventi sulla guerra in Ucraina per giustificare l’aggressione compiuta dalla Russia di Putin e rovesciare colpe e responsabilità sulla Nato, gli Usa e l’Occidente tutto, con gli stessi argomenti di Putin, peraltro ampiamente opinabili. Mi viene solo da ripetere la domanda: ma per chi sta lavorando questo generale con questo zelante attivismo mascherato da apparente equidistanza e pacifismo? Già sapevamo dell’esistenza di Servizi Segreti “deviati” nell’oscuro e tragico passato della storia italiana; non è che scopriamo adesso che avevamo, e abbiamo, anche servizi più o meno segreti militari deviati, o devianti, che, pur avendo lavorato ufficialmente per NATO e Alleanze con USA legalmente istituzionalizzate e approvate dallo Stato italiano da decenni, di fatto si prestano a fare da portavoce e sostegno propagandistico e politico ad un despota straniero e ostile che ha dichiarato guerra, direttamente e indirettamente, oltre che all’Ucraina, a quelle stesse nostre alleanze e istituzioni, nonchè alle scelte politiche ufficialmente adottate dal Governo e dal Parlamento italiano ?

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      • Se lei Magda rifiuta questo, non si deve offendere se qualcuno l’ha pure paragonata a ” nonna con l’elmetto”

        “Al Qaeda è dalla nostra parte in Siria”

        L’email è inviata ad Hillary Clinton da Jake Sullivan, suo stretto collaboratore e consigliere che ha avuto un ruolo importante nelle guerre degli Stati Uniti in Libia e in Siria.
        Non importa cosa si pensi del presidente siriano Bashar al-Assad: gli Stati Uniti combattono al fianco di al-Qaeda, un’organizzazione terroristica che dietro il falso pretesto religioso ammazza brutalmente e indiscriminatamente i civili. La stessa organizzazione che, secondo la versione ufficiale statunitense, è responsabile dell’11 Settembre.

        Queste guerre non sarebbero potute avvenire senza il fondamentale ruolo dei media nel riprendere e ripetere all’infinito quelle menzogne, riuscendo a vendere all’opinione pubblica delle chiare guerre imperialistiche come missioni di pace
        Sfortunatamente, c’è una macchina propagandistica di sofisticatezza senza precedenti che ha passato generazioni a impedire veramente gli orrori della guerra e lei Magda è una di questa ” gente – opinione pubblica”

        Dentro Wikileaks: sostegno degli Stati Uniti al terrorismo
        Eugenio Abruzzese 06 Gennaio 2021

        Julian Assange ha sempre ripetuto che le guerre sono il risultato di menzogne. Ciò negli ultimi decenni si è potuto scorgere perfettamente nella messinscena del Golfo del Tonchino, un incidente mai avvenuto che servì agli Stati Uniti come casus belli della guerra in Vietnam; così come si è visto nella menzogna delle armi chimiche di Saddam Hussein, pretesto (rivelatosi in seguito falso) per invadere e far cadere l’Iraq in un vortice infernale senza ritorno di morte e distruzione. L’elenco può essere esteso ad ogni guerra recente.
        Queste guerre non sarebbero potute avvenire senza il fondamentale ruolo dei media nel riprendere e ripetere all’infinito quelle menzogne, riuscendo a vendere all’opinione pubblica delle chiare guerre imperialistiche come missioni di pace.
        Dopo il 2001 il nemico statunitense ha assunto un nuovo volto: quello del “terrorismo”.
        Nove giorni dopo l’11 Settembre il presidente Bush diceva:
        «Il nostro nemico è una rete radicale di terroristi e ogni governo che li sostiene. La nostra guerra al terrore inizia con al-Qāʿida, ma non finisce lì. Non finirà fino a quando ogni gruppo terroristico di portata globale sarà trovato, fermato e sconfitto».
        La particolarità di tale retorica è che il termine “terrorismo” è un concetto (e nemico) estremamente vago con cui si è riusciti a giustificare non una sola guerra ma più guerre condotte parallelamente in paesi diversi (molte tutt’ora in corso come l’emblematico caso dell’Afghanistan). Questa nuova narrativa ha provocato altri milioni di morti civili, raggiungendo il picco proprio nel martoriato Iraq.
        A partire dal 2016 Wikileaks ha pubblicato oltre 30.000 email collegate ad Hillary Clinton. Da queste è emersa la responsabilità dell’allora Segretario di Stato (2009-2013) degli USA nel finanziare il terrorismo, quello stesso terrorismo servito come pretesto per invadere altri paesi.
        In particolare in un’email inviata a Hillary Clinton da John Podesta (direttore della sua campagna elettorale) viene: “Dobbiamo usare le nostre risorse diplomatiche e più tradizionali di intelligence per fare pressione sui governi del Qatar e dell’Arabia Saudita, che stanno fornendo supporto finanziario e logistico clandestino all’ISIL e altri gruppi radicali sunniti nella regione.[…] Qatar e sauditi saranno messi in una posizione di equilibrio politico tra la loro continua competizione per dominare il mondo sunnita e le conseguenze della grave pressione statunitense”.

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        La consapevolezza che l’Arabia Saudita (e il Qatar) sia il maggior finanziatore del terrorismo è in netto contrasto con l’enorme esportazione di armi verso la petrol-monarchia di Riyad avvenuta proprio durante il mandato di Segretario di Stato della Clinton.
        L’Arabia Saudita ha acquistato infatti più di 50 miliardi di dollari in armi di fabbricazione statunitense (il 97% in più rispetto ai due mandati di George W. Bush) e gli Stati Uniti hanno approvato accordi per altri 65 miliardi di dollari. Una cifra record.
        Nel frattempo il governo di Riyad, in cambio, faceva grosse donazioni direttamente sul conto della Fondazione Clinton, per un totale di venti milioni di dollari. Finanziamenti con cui la Clinton ha pagato illegalmente la sua campagna elettorale. È risultato inoltre che anche il Podesta group di John Podesta (presidente della campagna elettorale della Clinton) è stato pagato 140 mila dollari al mese per fare pressioni a nome del governo dell’Arabia Saudita durante quel periodo.
        Dunque gli Stati Uniti sapevano perfettamente che i finanziamenti e le armi che passavano all’Arabia Saudita (e al Qatar) avrebbero costituito il maggior fondamento dell’Isis, al Qaeda e altri. Mentre veniva detto ai cittadini che le guerre statunitensi erano volte ad abbattere il terrorismo, i contributi statali versati dagli stessi cittadini andavano a finire nelle tasche dei gruppi terroristici.
        Ma non è finita. Altre email rivelano contenuti ancora più pesanti.

        “Al Qaeda è dalla nostra parte in Siria”

        L’email è inviata ad Hillary Clinton da Jake Sullivan, suo stretto collaboratore e consigliere che ha avuto un ruolo importante nelle guerre degli Stati Uniti in Libia e in Siria.
        Non importa cosa si pensi del presidente siriano Bashar al-Assad: gli Stati Uniti combattono al fianco di al-Qaeda, un’organizzazione terroristica che dietro il falso pretesto religioso ammazza brutalmente e indiscriminatamente i civili. La stessa organizzazione che, secondo la versione ufficiale statunitense, è responsabile dell’11 Settembre.
        Un’email come questa basta a sbugiardare decenni di retorica che, in nome della “guerra al terrorismo”, ha prodotto in Medio Oriente quasi 7 milioni di vittime e più di 48 milioni di profughi (secondo gli studi condotti dallo scienziato australiano Gideon Polya)
        Sta proprio in questo l’importanza di un organo mediatico indipendente come Wikileaks: controllare che il potere venga esercitato in maniera trasparente, verificare che questo informi correttamente i cittadini delle sue azioni e, una volta informati, lasciare a loro il diritto di decidere se accettarle o meno”.
        https://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/256-estero/81602-dentro-wikileaks-sostegno-degli-stati-uniti-al-terrorismo.html

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  2. @Tracia, tranquillo (o tranquilla?) che non mi offendo per gli epiteti che mi hanno affibbiato i poco pacifici finti pacifisti di questo forum; semplicemente non mi fanno nè caldo nè freddo, anzi mi confermano nelle mie convinzioni. E altrettanto semplicemente mi confermano nelle mie convinzioni queste ripetute paginate di testi risaputi e ricopiati per ricordare sempre e solo le “colpe” vere e presunte e gli errori degli USA, le mail segrete di Hillary Clinton, le opinioni di Assange e altri , che non sono la bocca della verità, ma offrono versioni parziali su vicende sulle quali si sono già spesi da decenni fiumi di inchiostro, senza peraltro assicurare certezze , verità certe e pace. Del resto, le guerre di Vietnam, Afghanistan, Libia e Siria ,Yemen e altrove non hanno portato alcun vantaggio politico, economico o strategico agli USA, e gli interventi errati prima, durante e dopo sono stati di tanti altri attori, Russia compresa. Io, vecchia Magda, infinitesima parte della opinione pubblica, conosco bene la propaganda ufficiale dei governi e della stampa compiacente, ma anche la libertà di critica e autocritica che è comunque consentita e diffusa nei paesi dell’Occidente, oltre i limiti dell’autolesionismo. E conosco bene anche la ” macchina propagandistica di sofisticatezza senza precedenti ” messa in moto dal signor Putin (maestro KGB e allievo della storica Radio Praga anni ’50), già da un paio di decenni ed emersa con chiarezza nella sua enorme diffusione, soprattutto in Italia, già il giorno dopo l’aggressione russa all’Ucraina. Senza contare le tante trappole economiche e strutturali (gasdotti) e le infiltrazioni con sostegno finanziario a gruppi politici di opposizione o comunque utili a destabilizzare e indebolire le democrazie occidentali, sobillando problemi e acuendo divisioni persino in USA e Regno Unito (oltre che nell’Ucraina e Donbass). Se era sbagliato “esportare la democrazia” occidentale con i cannoni, ancor più sbagliato e nefasto è esportare la dittatura putiniana con i carri armati russi. Ho sempre ascoltato con attenzione e anche condiviso , le critiche ai nostri politici e alle nostre istituzioni democratiche quando le ritenevo scorrette; ma con l’intento di correggerle e migliorarle, non per affossarle. Per questo . non accetto lezioni di storia politica e di democrazia dai galoppini di Putin , dichiarati o mascherati che siano.

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    • non mi offendo per gli epiteti che mi hanno affibbiato i poco pacifici finti pacifisti di questo forum; semplicemente non mi fanno nè caldo nè freddo, anzi mi confermano nelle mie convinzioni.

      Ma INFATTI, convinzione. La sola idea che il mondo giri intorno alle tue meningi è salvifica. Annulla ogni altro argomento.

      E altrettanto semplicemente mi confermano nelle mie convinzioni queste ripetute paginate di testi risaputi e ricopiati per ricordare sempre e solo le “colpe” vere e presunte e gli errori degli USA, le mail segrete di Hillary Clinton, le opinioni di Assange e altri , che non sono la bocca della verità, ma offrono versioni parziali su vicende sulle quali si sono già spesi da decenni fiumi di inchiostro, senza peraltro assicurare certezze , verità certe e pace. Del resto, le guerre di Vietnam, Afghanistan, Libia e Siria ,Yemen e altrove non hanno portato alcun vantaggio politico, economico o strategico agli USA, e gli interventi errati prima, durante e dopo sono stati di tanti altri attori, Russia compresa.

      QUINDI se uno delinque, ma gli va male, bisogna dire che non ha ladrato perché il furto non è andato a buon fine. Ma come ragionano le nonnette con l’elmetto?

      Io, vecchia Magda, infinitesima parte della opinione pubblica, conosco bene la propaganda ufficiale dei governi e della stampa compiacente, ma anche la libertà di critica e autocritica che è comunque consentita e diffusa nei paesi dell’Occidente, oltre i limiti dell’autolesionismo.

      INFATTI CHUDONO CARTA BIANCA pur di togliere di mezzo Orsini. E l’italia è oltre il 50o posto dei paesi con stampa libera. E l’Ucraina, la nostra beneamata, è oltre il 100o.

      Tutta la NATO compatta segue gli USA e la nonnetta ci racconta che in occidente hanno troppa libbbertà.

      Se era sbagliato “esportare la democrazia” occidentale con i cannoni, ancor più sbagliato e nefasto è esportare la dittatura putiniana con i carri armati russi. Ho sempre ascoltato con attenzione e anche condiviso , le critiche ai nostri politici e alle nostre istituzioni democratiche quando le ritenevo scorrette; ma con l’intento di correggerle e migliorarle, non per affossarle. Per questo . non accetto lezioni di storia politica e di democrazia dai galoppini di Putin , dichiarati o mascherati che siano.

      PER LA STESSA RAGIONE, e senza essere un galoppino di Putin, vorrei tanto vederti partire per libbberare il Donbass, sai quante borsettate gli daresti ai soldati e ai carri armati russi del perfido Vladimiro.

      Ripeto: un monumento vicino al pollaio è l’unica cosa che resterà di voi galoppini della libbertah occidentale.

      Ah, dimenticavo:

      Salutami tua cuggina:

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